Teliad, link network e case costruite sulla sabbia

schottisches CastleImmagine originale tratta da Fotolia
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Pubblicato il 30 settembre 2014

Perché mi invocate: “Google, Google!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie linee guida e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo un sito, ha lavorato molto bene e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuto l’update, il filtro investì quel sito, ma non riuscì a smuoverlo perché era costruito bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito un sito di sabbia, senza fondamenta. Il filtro lo investì e subito crollò; e la penalizzazione di quel sito fu grande.

Dalla parafrasi molto libera della parabola dei Vangeli della “casa costruita sulla roccia” si può imparare molto anche in ambito SEO. Il caso Teliad ne è la prova.

Breve riassunto per chi, in quei giorni, era giustamente in vacanza: il famoso sito di link network, che metteva in raccordo la domanda di collegamenti con certe caratteristiche con l’offerta di siti idonei, è stato escluso dagli indici di Google. Ad oggi, sopravvive qualche pagina di FAQ interna.

Il business di Teliad è (era) molto florido e da anni era il serbatoio specie di settori molto competitivi come il gambling, quello assicurativo.. e grazie a un modello ben oculato – non era infatti possibile sapere quale link si stava per acquistare, quindi da quale dominio, ma solo le sue caratteristiche – era sopravvissuto a Panda e Penguin vari.

Link network: Google porta fuori la spazzatura da casa sua

Mettiamo in chiaro una cosa, Google è una Inc. e per quanto se ne dica, deve difendere il suo business: il fatto che questo coincida nell’offrire i migliori contenuti possibili per gli utenti (evitando che il suo quasi-monopolio occidentale sia intaccato da Bing-Yahoo) è un fulgido esempio capitalista della doppia morale sovietica. In una parola: hanno vinto.

Il portale di accesso che ha costruito al Web è di sua esclusiva proprietà, quindi è normale che le regole se le faccia da sé. Secondo queste, non dovresti comprare link, publiredazionali, acquisire link con infografiche etc.

In soldoni, Google Inc. vuole che i link siano solo earning, guadagnati e non building, costruiti. Perché si tratta di una manipolazione di un algoritmo gargantuesco che al suo cuore c’è proprio la misurazione della quantità e della qualità dei link, nonostante sia “solo” uno dei fattori.

Nella realtà dei fatti poi, specie in certi settori, la link building è ancora valida, e business come Teliad hanno prosperato, con l’enorme rischio di impresa di giocare in un campo non proprio e sempre sul filo del fuorigioco: Pippo Inzaghi la buttava spesso dentro così, ma per le sue 288 reti in carriera (fonte: Wikipedia), sarà stato fermato almeno dieci volte altrettanto dalla bandierina del guardialinee.

Ora accade che Google decide di tagliare la testa al toro e di scacciare Teliad fuori dai propri indici. La società di link network risponde con un comunicato in cui dice che solo l’1% dei propri clienti è stato colpito e, apriti cielo, succede il classico pioggione di polemiche da SEO bar.

Ri-citando le Sacre Scritture (no, non le linee guida di Google)

 di spam.

Dalle fila che ho potuto tracciare ho notato che:

  • Nei miei piccoli contatti non c’è UNO che ha detto “si, Google mi ha tanato i link su Teliad“.
  • C’è gente che pensava fosse una nuova evoluzione di Penguin (“Al Pinguino, al Pinguino“!).
  • Il mondo SEO è pieno di mogli del reverendo Lovejoy “qualcuno pensi ai clienti, io non l’ho mai usato“.

Personalmente non utilizzavo Teliad da un po’, non coincidendo più richieste da parte dei clienti – messi sempre al corrente dei rischi – e settori interessanti per l’offerta che aveva il servizio di link network in quel periodo. Piuttosto, sto dedicandomi a un caso spinoso di anti-penalizzazione per il settore bancario, ma i link inseriti fanno parte di un network riconoscibilissimo e sputtanatissimo (w i tecnicismi).

L’evoluzione del link network in content marketplace

Lasciando da parte conclusioni sottointese (Google ha seccato Teliad non riconoscendo i link venduti vista l’atipicità del business), Teliad lascia il passo a SeedingUp, un Marketplace nel segno del Content Marketing , più conforme alle linee guida della Inc. di Mountain View.

I SEO un filo più scafati avranno già visto i file robots di entrambi i domini – anche SeedingUp ad oggi è escluso dalle SERP – e la tipologia di link che da Teliad va al nuovo servizio, un 301 da una pagina interna.

Ora via alle ostilità: dimmi la tua nei commenti 🙂

  • Filippo J

    Giusta la distinzione tra acquistare link di qualità e prendere a caso secchiate di link da domini di infima qualità, magari spulciando la lista degli indiani presenti su Fiverr.

    Ovviamente, quando è possibile, l’earning puro è preferibile all’acquisto, ma questo non sempre è fattibile.

    Bisogna concentrarsi quindi, anche nel caso dell’acquisto, sulla qualità e sulla riservatezza dei link ottenuti. Anche molti PBN sono stati rasi al suolo ultimamente, ma nella maggior parte dei casi si trattava di PBN che non erano davvero privati, ma erano di fatto pubblici.

    • Infatti, se sono sgamabili e accessibili all’esterno.. non sono PBN 😀

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