Smettiamola di chiamarlo Content Marketing!

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Pubblicato il 2 maggio 2014
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Il content marketing è la “killer app” di Internet e oggi più che mai aziende e liberi professionisti scelgono di comunicare servizi e prodotti con le parole piuttosto che utilizzare la tradizionale (e certamente più costosa) pubblicità. Questo accade anche online in quanto il contenuto di qualità è più virale e convincente del più creativo annuncio su Google Adwords.

Eppure anche gli ads sono contenuti, non credete? Bill Gates nel 1996, nel suo celebre saggio “Content is King” affermava che “those who succeed will propel the Internet forward as a marketplace of ideas, experiences, and products—a marketplace of content”.

Idee, esperienze e solo in terza posizione prodotti… eppure le idée non sono contenuti. Perché quindi continuare a chiamare questa attività Content Marketing e non piuttosto, come sarebbe più corretto, Emotional Marketing. Di questa idea è anche Derrick De Kerckhove, sociologo dell’Università Ferdinando II di Napoli, che afferma come oggi “Internet non è più solo tecnologia, ma funziona come una specie di limbo, trasmette emozioni.”

Per questo se chiedi a un professionista una semplice attività di content marketing, puoi stare certo che fallirai: le aziende devono diventare editori e questo implica nuove competenze e prospettive che vanno oltre la redazione del semplice contenuto.

Il primo passo: smetterla di pensare ai contenuti

Il contenuto (sito, blog, newsletter) deve avere un obiettivo e non essere fine a se stesso: incrementare la brand awareness, generare loyalty, accrescere le vendite. Chi si occupa di marketing deve disegnare strategie e definire gli obiettivi per poter misurare il successo delle azioni compiute. Una volta raggiunto l’obiettivo bisogna muoversi velocemente verso nuovi traguardi e strategie e il contenuto deve adeguarsi.

Alcune aziende sanno offrire contenuti che contengono consigli per le piccole aziende, altre invece creano contenuti semplicemente promozionali.

Il primo passo è smetterla di pensare ai contenuti e iniziare a pensare a cosa possiamo offrire al mondo, da azienda e da professionista.

Ecco quindi tre consigli pratici:

  1. Scrivere per mantenere l’attenzione: Il vecchio modello dei contenuti a imbuto è morto in quanto la creazione della brand awareness genera un’ampia lead generation ma davvero poche vendite per la tua azienda. Dobbiamo quindi un po’ tutti ripensare al marketing digitale e focalizzarci sul modo di attirare l’attenzione: utilizzare slogan e contenuti non per farsi pubblicità, ma per fare promesse chiare.
  2. Creare un valore reale: smettiamola di promuovere servizi e prodotti e offriamo un’esperienza superiore.  Il nostro contenuto deve divulgare i valori e la storia del brand, non un prodotto o servizio e deve farlo in modo chiaro e coerente per non rivelarsi una perdita di tempo (e di denaro!) per l’azienda e il lettore.
  3. Dimenticare le strategie: oggi tutti si definiscono content strategist e persone che si reinventano come esperti di contenuti senza avere alcuna esperienza nel settore dell’editoria. Quello di cui le aziende hanno bisogno non sono headline intelligenti ma contenuti che trasmettano competenze, mettendo al primo posto l’obiettivo del testo e al secondo il numero di condivisioni, like e commenti e soprattutto la SEO.

Non è ginnastica, ma un lavoro serio. Quindi smettiamola di chiamarlo content marketing e torniamo all’emozione, l’unica in grado di mantenere oggi l’attenzione del lettore digitale.

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