SEO e Copywriting o SEO Copywriting?

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Pubblicato il 17 ottobre 2013

Se la SEO è scienza e il copywriting è arte, il SEO Copywriting è alchimia felice delle due attività oppure mitologica pietra filosofale 2.0?

In questi ultimi mesi mi hanno fatto riflettere molto le discussioni di Riccardo Esposito e Daniele Imperi, due artisti della parola – due copy 100% insomma, mentre dal lato puramente SEO del Web di rado ho sentito echi di interesse sul tema, a parte l’immancabile mantra “Il Contenuto è Re” ripetuto come un “gollum, gollum, gollum” ad minchiam – per citare un altro copy involontario, il prof. Scoglio.

Sarà perché parte dei SEO sono dei tecnici puri che non hanno visto la luce del sole dagli anni di Smeagol mentre i copywriter sono assai più creativi – e a guardare le vecchie foto con i dreads di Riccardo – pure un po’ hippie?

SEO Copywriting: perché no

Imporre le regole della SEO alla libertà piena di allusioni, metafore, sogni e desideri del copywriting è un po’ come mettere l’armatura del ragionier Ugo nell’indimenticabile Superfantozzi a Super Mario: nessun salto di qualità per i tuoi testi.

Se al copywriting mettiamo gli occhiali della SEO, spessi come fondi di bottiglia per scrutare le SERP, il grosso rischi è quello di abusare delle ancore, di ripetere (la mitologia lo chiama keyword stuffing) la stessa parola chiave a motopompa.

Una vignetta vecchia quanto un politico italiano.

Una vignetta vecchia quanto un politico italiano.

Sì, lo so che stai per dire: “Ah Benedé, questo non è SEO Copywriting,  questa è una pratica deprecata da Google, il Contenuto è Re”. Allora, io mi e ti chiedo:

  • Perché gira ancora tanta di questa roba?
  • Soprattutto, perché ne sono ancora piene le SERP?

IMHO questo è il “copywriting” ad opera di un SEO puro, non per mancanza di elasticità mentale – al di là delle metafore tolkeniane – ma perché il percorso formativo e lavorativo è nettamente diverso rispetto a quell’umanista cannaiolo del copywriter.

Serve a poco, se non a nulla, se non a fare Link Building massiva. Si, si, non voglio (ri)aprire un’altra discussione, però a distanza di un anno da quel post la spintarella esterna funziona sempre. Più affinata certo. Più chirurgica.

E, lo dico qui in calce, spero che Hummingbird renda Google qualcosa di più simile a Siri che alla Siria del contenuto di qualità, cioè un devasto. Ok, questa era politicamente scorretta.

SEO e Copywriting: perché sì

In primo luogo perché su LinkedIn sono presente come “SEO E Copywriter” e cambiare la dicitura mi urta terribilmente.

Scherzi a parte, quando appunto mi registrai sul social network dei professionisti quasi inconsciamente arrivai a formulare tale separazione: i SEO vengono da Marte, battaglieri delle SERP; i copywriter da Venere, creativi ed empatici con i bisogni degli utenti.

Sarà per questo che la SEO è una fiera della salsiccia (olé, seconda sgravata scorretta) e – a parte i già citati Riccardo e Daniele, io non mi ci metto neanche – i migliori copywriter che conosco sono donne.

Battute da Jerry Calà a parte, IMHO un testo di qualità deve esserlo DUE volte:

  1. Lato SEO.
  2. Lato Copywriting.

Lato SEO vuol dire impostare una impalcatura, una strategia, uno schema di squadra:

  • La/le keyword(s) sul quale far ruotare – e non semplicemente ancorare – il contenuto;
  • la formazione, o meglio la formattazione del testo;
  • i link, per collegare il contenuto al resto del Web, un po’ come il centrocampo fa da collante fra difesa e attacco.

Lato Copywriting vuol dire emozionare, stuzzicare, prendere per mano il lettore:

  • Incuriosendolo e talvolta disorientandolo con finte ubriacanti, ma allo scopo di farti seguire;
  • fornendo una soluzione alla sua problematica come un assist filtrante;
  • portandolo e portandoti a rete ovvero alla call-to-action, all’obiettivo che ti sei prefissato.

Questo vuol dire un contenuto di qualità per l’utente e il motore di ricerca, sempre IMHO.

Calcisticamente è come il dualismo Sacchi/Baggio. A me piacevano da matti entrambi, anche se come SEO e Copywriter sono ancora ai livelli di un Fascetti/Osmanovski (questa la capiranno solo i baresi o gli amanti del calcio anni ’90).

Ora, la parola a te nei commenti – l’ottimo Salvatore Capolupo mi aveva consigliato di fare degli esempi circa le due soluzioni ma (siccome sono un pesaculo) che ne dici di vedere assieme quelli che mi proponi :)?

 

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