Vorrei un sito web, me ne dia un kilo e mezzo

Siti Web al KiloImmagine originale tratta da Fotolia
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Pubblicato il 21 maggio 2012

Un signore entra dal macellaio e ordina un etto e mezzo di… siti web. Già, in questa affermazione c’è evidentemente qualcosa di strano, eppure, fuor di metafora, è il riflesso di un atteggiamento mediatico fastidioso, invadente, che regolarmente torna alla carica, tentando di prendere a spallate chi come tutti noi, cerca di svolgere al meglio il proprio mestiere. Il mestiere di chi, sotto molteplici aspetti, realizza siti web.

Si, ho detto siti web, non salami.

Spot contro webdesigner, webdeveloper, copywriter e compagnia bella.

“100 settori, scegli il colore che vuoi, scegli il layout che vuoi e fai modifiche quando vuoi”. La ricetta è servita insomma. Tutto bello, tutto facile, clicca di qua clicca di là, perchè mai dovrei perdere tempo dietro a “quelli che giocano con il computer” quando posso farmi tutto da solo? Poi suvvia, 10€ al mese. Più 7€ all’anno di dominio, più 1€ e mezzo al mese per la casella email consultabile da tutti i dispositivi del mondo. E poi se voglio ho anche il piano super-figo che mi fa leggere la posta su tutti i dispositivi! Sì anche dentro la micro-machine o l’auto di batman! Beh dai, arrotondando sono quasi 150€ l’anno. Bazzeccole.

“Pensa che quello là me ne ha chiesti 600 per fare 5 pagine”.

Quelli “là” esatto. Siamo io, te che stai leggendo ed il tuo fidato collaboratore con cui realizzi i siti web.

Uno spot del genere è una valanga di fango gettata sul nostro lavoro quotidiano. Noi che ogni volta che ci troviamo a “discutere”, con persone che hanno intenzione di curare realmente la propria immagine online, cerchiamo di far capire, come formiche operaie, il valore di ogni singola parola, ogni singola immagine e caratteristica del prodotto che stiamo vendendo. Noi che lottiamo per sentirci capiti e per arrivare a far sentire soddisfatto il nostro interlocutore. Già, perchè solitamente chi ci capisce poi rimane soddisfatto realmente. E non solo dalla qualità del prodotto che si trova in mano, ma anche dall’umanità, dal rapporto con cui si è arrivati ad ottenere un risultato simile. E soprattutto dalle potenzialità, e quindi dei possibili ritorni economici ed a livello di immagine, che ne otterrà. In una parola sola: dalla qualità. Questa parolina magica che cela concetti troppo “elevati” per lo standard del dio denaro e dei media. Concetti come: Fatica, dialogo, studio, usabilità, ottimizzazione, applicazione, unicità, problem solving, proposte, iniziative.

Questo è tutto ciò a cui possiamo aggrapparci. Oltre all’antitrust che cerca di tutelarci condannando questi servizi. Già perchè queste attività vivono sul filo dell’ “abuso di posizione dominante e intesa restrittiva della concorrenza”.

La storia si ripete, ma gli eroi restiamo noi.

Chi lavora in questo settore da molti più anni di me assicura che “queste storie ci sono sempre state ciclicamente, e finisce sempre che il mercato ci rimane bruciato e torna all’ovile cioè noi”. La scelta di prodotti economici a basso costo infatti, sortisce gli stessi effetti collaterali di qualsiasi altro ambito di mercato. Spendi poco? Ottieni poco. E i soldi risparmiati all’inizio devi riutilizzarli tutti e molti di più per tornare ad essere “qualcuno” nel web.

C’è da dire tuttavia che la qualità di questi servizi purtroppo è in crescita. E’ vero che il processo di standardizzazione necessaria per realizzare questi applicativi va contro le logiche qualitative eppure i tentativi li stanno facendo. Questo ci obbliga quindi ad alzare sempre di più l’asticella dei nostri obiettivi e dei nostri standard. Ogni giorno. E ci “costringe” ad un lavoro sempre più scrupoloso ed attento nei confronti di chi si mette in contatto con noi. Educare al bello, alla qualità ed all’innovazione è una sfida difficile, ma è l’unico modo che ci permetterà di campare di fronte a spot ed imprese sostenute da ingenti somme di denaro.

Questo è il mio pensiero condiviso anche da tutti i nostri autori di webhouse.

E tu che cosa ne pensi in base alla tua esperienza?

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