Come utilizzare i footprint di Google per trovare backlink

Tempo stimato di lettura: 3 minuti, 15 secondi
Pubblicato il 25 novembre 2013

Chi di noi ha mai fatto uso dei footprint di Google per la SEO? Si tratta di uno strumento molto potente, che molti usano poco o tendono ad ignorare, e che invece offre potenzialità davvero notevoli: mediante un video cercherò, per questo nuovo articolo, di mostrarvi alcuni esempi di uso di questo strumento.

Quando si parla di footprint molti sono propensi a pensare le cose più strane o improbabili: orme sulla spiaggia lasciate da qualche bagnante, il primo uomo sulla Luna, chissà che altro. Eppure tale strategia ha iniziato a prendere piede – è proprio il caso di dire – qualche tempo fa, quando qualche informatico un po’ più sveglio (e nerd) di altri si accorse che alcuni CMS utilizzavano nel footer una dicitura predefinita, e sempre uguale: “Powered by WordPress“, ad esempio, ma anche stringhe leggermente più complesse (che potete scovare, a fine lettura, cercando qualcosa tipo “SEO footprints” o “google footprint“). Cercandoli su Google, in sostanza, l’elenco dei siti risultanti sembrava inequivocabilmente ricondurre ad un insieme di siti fatti in WordPress, informazione difficile da ottenere per via diversa e, dal loro punto di vista, preziosa.

In sostanza i footprint vengono prima individuati dagli hacker (nell’accezione peggiore del termine, oserei specificare), e successivamente cercati su Google per scoprire blog che, incautamente, li abbiano lasciati invariati: a quel punto l’attaccante dispone di un bell’elenco di siti fatti al 99% con il CMS identificato da quel tipo di impronta, e non gli resta che stabilire che tipo di strategia utilizzare per sferrare un attacco brute-force, ai plugin non aggiornati, alla schermata di login oppure il caro vecchio spam nei commenti. In ambito SEO, invece, i footprint identificano generiche chiavi di ricerca (solitamente, ma non per forza, combinate con alcuni operatori di ricerca di Google) che fanno riferimento a “modi alternativi” per effettuare le solite ricerche, sfruttando il fatto che possono spesso fornire buone fonti di link ignote (o solo parzialmente visibili) alla concorrenza del nostro settore.

Usare i footprint per trovare fonti potenziali di backlink: il video

A questo punto, piuttosto che scrivere un post chilometrico che sarebbe stato troppo lungo per voi da leggere (oltre che per me da scrivere), ho optato per un bel (spero) video esplicativo, che mostra alcuni esempi concreti (semplici) di questo tipo di strategia, ricordandovi che:

  1. i footprint non creano i backlink dal nulla (quello succede solo nella sci-fiction), bensì aiutano a scovarli più facilmente delle ricerche “ordinarie”;
  2. si possono utilizzare per trovare blog tematici, forum, directory e siti di guest post a tema col vostro topic, sui quali dovrete ovviamente seguire quanto suggerito in ognuno dei siti (scrivere una mail al webmaster, iscrivervi al portale e così via);
  3. non vanno usati indiscriminatamente, perchè in certi casi tirano fuori backlink potenzialmente inutili quando non dannosi (sono costretto a specificarlo prima per evitare che qualche “pionere” si lanci in operazioni avventate di auto-spam);
  4. non vanno secondo me visti con sospetto perchè, in fin dei conti, tutto dipende dal nostro approccio mentale alla link building, piuttosto che al modo in cui troviamo link;
  5. quelle riportate nel video non sono le sole ed uniche tecniche di SEO footprinting esistenti, e basta un po’ di pratica per rendersene conto.

Premesso questo, passiamo al video: dura circa dieci minuti, e specialmente se siete completamente “acerbi” su questa tecnica vi suggerisco di guardarlo fino in fondo.

Il footprinting può, in definitiva, essere utilizzato per effettuare ricerche in maniera “trasversale”: nel lavoro di consulenza SEO questa tecnica a volte fornisce una marcia in più, specialmente qualora siate a corto di idee oppure se i candidati al link siano abusati, di scarsa qualità oppure sempre i soliti. Raccomando nuovamente di non prendere come oro colato tutto quello che uscirà nei risultati con questa tecnica (estendibile con un po’ di pratica), e chiaramente di segnalare nei commenti qualche ricerca interessante che avete avuto modo di sperimentare sul campo.

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