Micro influencer marketing e blogging

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Tempo stimato di lettura: 4 minuti, 13 secondi
Pubblicato il 28 giugno 2018

Influencer marketing: come un blogger può essere un micro-influencer

A proposito di influencer marketing, sentiamo sempre più spesso parlare di micro-influencer. Di chi si tratta? Di blogger che diffondono contenuti sul web, godendo di un numero di follower discreto, non elevatissimo. Tale numero va dai 1000 ai 10000 seguaci e fa del micro-influencer un personalità non famosa sul web, ma abbastanza conosciuta all’interno di una cerchia di persone selezionate, sebbene essa sia ristretta.

Il micro-influencer marketing è uno strumento utile per le aziende, le quali se ne avvolgono per comunicare e promuoversi in modo più diretto a target designati, e diventa ancora più prezioso se i blogger con cui si collabora sono davvero competenti e autorevoli.

Micro-influencer e blogging

Credere che qualsiasi blogger possa essere un micro-influencer è un’ingenuità. Non si tratta esclusivamente di possedere i numeri giusti, non nell’epoca dei bot. Piuttosto, si tratta di avere le qualità necessarie a tutti, con moltissimi o pochi follower: competenza e autorevolezza.
Il vantaggio che deriva alle aziende nell’intessere relazioni collaborative con i micro-influencer deriva dal fatto che i blogger in questione sono autorevoli all’interno di una nicchia, che si suppone corrisponda all’ambito di interesse dell’azienda stessa. In altre parole, il piccolo influencer parla a poche persone ma a quelle giuste, ha una presenza sui social network attiva e costante, infine riceve una buona quantità di visite al blog.

Buttar giù qualche pezzo, magari approfittando di un paio di ore di tempo libero, non è esattamente ciò che fa di un blogger anche un influencer, seppur piccolo.

Cura dei testi e dei rapporti con le persone

Spesso si dice che il micro-influencer è mosso soprattutto da passione. Certo, in moltissimi casi il blogging nasce dall’attaccamento agli interessi personali. Da parte del pubblico la passione del blogger viene percepita come sinonimo di sincerità e onestà, le quali a volte sembrano mancare ai grandi macro-influencer che parlano di un brand. Fatto salvo che anche le collaborazioni con i micro-influencer si pagano, sia chiaro che la sola passione non basta a garantire la qualità delle pubblicazioni. Pochi o molti che siano i seguaci, un blogger che vuol essere un micro-influencer garantisce testi curati, dalla A alla Z. Nella sostanza le responsabilità sono sempre le stesse, soprattutto di fronte al pubblico della nicchia più attento, partecipativo e vicino.

Il lavoro del blogger è molto ampio e complesso, poiché prevede lo studio di tecniche di scrittura SEO e photo editing, ricerca di keyword e analisi delle statistiche. I testi raccontano storie, ma dimostrano la trasparenza e la competenza di chi scrive quando sono corredati da informazioni pratiche precisi e affidabili. L’autorevolezza del blogger si costruisce, quindi, attraverso competenze tecniche imprescindibili, alle quali si accompagna la cura dei rapporti virtuali.

Il micro-influencer si distingue, infatti, dalla grande personalità del web perché riesce a creare una rete piccola di contatti, che però funziona meglio in relazione agli obiettivi stabiliti tanto dal blogger quanto dalle aziende con cui collabora. In un certo senso, è il lavoro della personalità minore che dà senso alla parola community in ambito digitale. Sta poi all’azienda saper scegliere il micro-influencer adatto ai proprio scopi promozionali.

Vademecum per i micro-influencer

Ricordiamo, in primo luogo, che l’opera del micro-influencer si completa con la sua presenza sui social network, i quali richiedono un’attenzione costante. Ogni ambito di blogging ha delle piattaforme predilette: Instagram, ad esempio, va alla grande nel turismo, nella moda e nell’enogastronomia, ma non funziona allo stesso modo in alti settori. Ora, se essere presente su ogni social network non è furbo per le aziende, lo è anche meno per i blogger stessi. La ragione di ciò è semplice: ogni piattaforma ha le sue caratteristiche e le sue dinamiche, così non è sempre possibile usarle tutte e al meglio delle possibilità. Qual è il principio guida? Meglio pochi social ma buoni, perché un profilo curato male non aiuta a creare la community profilata e partecipativa che le aziende desiderano quando si rivolgono a un influencer.

In seconda istanza, la propria “filosofia” di blogger deve essere ben definita e chiara. In termini strettamente pratici, farsi portavoce di una nicchia significa essere specializzati. È molto semplice apparire tuttologi, sicuramente più impegnativo ma utile è acquisire conoscenze in un ambito specifico. È il repertorio di competenze ed esperienze acquisite che fa la differenza, cioè quella che frutta al blogger le collaborazioni con le aziende. Per il micro-influencer mettere in risalto le proprie caratteristiche è fondamentale e lo si può fare, all’interno del blog, nella pagina “Chi sono” ad esempio, dove si può raccontare di se stessi, del proprio modo di vedere e fare le cose, degli obiettivi che si desidera raggiungere. In altre parole, bisogna dare un’immagine di sé dai tratti ben distinti e restare ad essa il più possibile fedeli: per non tradire le aspettative del pubblico e delle aziende, per evitare proposte di collaborazione poco vantaggiose, a volte ridicole.

Certo, l’influencer marketing può anche riguardare numeri di proporzioni micro, ma l’impegno è in proporzione comunque di entità macro. Tutto funziona solo se, da una parte, le aziende sono capaci di individuare l’influencer adatto alla propria nicchia e, dall’altra parte, quando il blogger s’impegna a fare blogging mantenendo standard di qualità elevati.

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