La strana figura del Project Manager. Scopriamo chi si cela dietro un progetto.

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Pubblicato il 28 aprile 2014

Di cosa si occupa nello specifico un project manager? Cos’è un project manager?
Partiamo innanzitutto dalla definizione. Anche per chi non mastica l’inglese, la traduzione è senza dubbio ovvia: manager del progetto, responsabile del progetto.
La figura oscura che gran parte delle volte è dietro la realizzazione di un progetto.

Il ruolo del Project Manager (per comodità di tanto in tanto abbrevieremo con PM) è una figura professionale che in realtà nel nostro paese esiste da poco più di un decennio ufficialmente. In che senso?
Nel senso che adesso siamo soliti identificare questa figura in una diversità di ruoli a noi noti, ma soltanto da poco è invece una figura professionale riconosciuta, in alcuni casi con tanto di certificazione.
Per essere veramente precisi è una professione riconosciuta in pieno solamente dal 2013 con la legge 04/2013.

Se vogliamo concentrarci principalmente sul campo a noi tanto caro, il web, sarebbe opportuno concentrarsi sulla figura del multimedia project manager, sul suo ruolo all’interno di un progetto, sul team che gestirà, sui falsi miti che ruotano attorno a lui.

Partiamo quindi dalla fine.

I falsi miti: siamo tutti Jedi

Ma che c’entrano adesso gli Jedi? (C’entrano sempre sappiatelo) Infatti non tutti sono in grado di controllare la forza! Accantonando adesso Star Wars e tornando con i piedi per terra, il senso è che non tutti hanno la propensione all’organizzazione, non a tutti interessa farlo, non a tutti piace. Già, la passione! Senza passione inutile intraprendere questo percorso potete crederci sulla parola.
Sono tante le soddisfazioni quando un progetto viene portato a termine secondo gli step prefissati, tante soddisfazioni quante le spade di Damocle che si incontrano lungo il percorso. Tenetelo sempre a mente.
Non tutti possono diventare Jedi, non tutti possono definirsi PM.

Spesso l’account manager (giusto per chi non lo sapesse, colui che gestisce il portfolio clienti) si auto definisce anche PM, così come avviene per il webdesigner e il web developer. Ecco questo non è propriamente corretto, diamo ad ognuno il suo.
Il contrario può esser spesso vero però, un PM può essere un developer, un web designer o un account manager. Perché no, anche tutti e tre, tutto dipende dal progetto.

I puntini sulle i

I puntini son dovuti a questo punto. In piccoli progetti (senza sminuire nessuno, più avanti identificheremo meglio cosa si intende) è vero che il webdesigner si trova ad affrontare un po’ tutti gli aspetti e gli incarichi che solitamente spettano ad un PM, ma spesso lo fa per necessità più che per propensione.
Questo perché la cultura in ambito web ormai ci ha portato a dover saper fare un po’ di tutto, dalla grafica al codice, dal front-end al back-end.
Ma vi siete mai chiesti quale possa essere la qualità di un progetto se ogni ruolo venisse rispettato e ogni processo venisse suddiviso?
La qualità aumenterebbe sicuramente, avvicinandoci con molta probabilità al 100%.

Stiamo diventando polpi

La globalizzazione digitale italiana (ci tengo a specificarlo) ci ha portati per forza di cose ad aver rapporti diretti con cliente, a dover realizzare il layout grafico, ad incontrare nuovamente il cliente e sottoporglielo, a dedicarci infine al front-end e al back-end.

Beh, trovate un altra definizione migliore di quella di un polpo?
E poi? Se qualcosa va storto, se al cliente qualcosa non piace più? Saremo anche polpi stressati!
Può accadere, qualcosa può andare sicuramente storto, lo dice Murphy e lo dice la vostra esperienza, perché non è un’ipotesi così remota come qualcuno potrebbe pensare.
Ecco, se stiamo lavorando per la soddisfazione del cliente allora dovremo tornare alla grafica per poi rimetter mano al codice e così via.
Adesso potrebbero arrivare ricche obiezioni: ma che dici esistono i contratti, le clausole, gli acconti, questo non può quindi accadere.. Invece accade più spesso di quanto possiate immaginare, soprattutto se siete agli inizi e non vi siete mai posti il problema. Se non avete previsto tutto.

Vi rivolgo una domanda adesso: meglio un cliente che paga perché c’è un contratto firmato o che paga soddisfatto e può quindi portarvi sicuramente altro lavoro?
Meglio impiegare 10 giorni per svolgere un lavoro con la giusta retribuzione o meglio impiegarne 30?
Un cliente soddisfatto è un cliente che sicuramente tornerà, è un cliente che paga per ogni modifica necessaria senza storcere minimamente il naso, è una pubblicità positiva gratuita e gradita!
E i restanti 20 giorni di cui parlavamo quì sopra? Potenzialmente sono altri due lavori, quindi nuove entrate.

Il burattinaio

Vi starete chiedendo: Sì ok, ma alla fine di cosa si occupa il PM?
Se volessimo definire il PM in poche semplici parole potremmo usare queste: pianificazione, supervisione e conoscenza. La qualità sarà quindi una logica conseguenza. Il prodotto finale.
Cercate di immaginare il Project Manager come un burattinaio con la sua marionetta. Possiamo occuparci di un progetto dalla sua fase embrionale fino alla conclusione, ma se intrecci anche un solo filo si rischia di mandare tutto all’aria.

Cercare di spiegarvi questa professione non è possibile farlo su due piedi. Sarebbe riduttivo spiegarvelo in qualche paragrafo lasciando inevitabilmente delle lacune. Cercherò di illustrarvelo nei prossimi mesi, nel miglior modo possibile, usando metafore ed esempi chiari, discutendone con voi e perché no, progettando qualcosa insieme.

L’obiettivo è quello di aprirvi gli occhi, di approfondire un argomento che non è assolutamente scontato, farvi alzare l’asticella della qualità ad un livello sicuramente superiore.
Vi mostrerò software professionali e tool gratuiti, vedremo come organizzare un progetto, analizzeremo gli errori più comuni e quelli da non commettere durante i vari step.
Lo faremo in modo graduale, svariando spesso da una parte all’altra per rendere la cosa più interessante.. soltanto un problema persiste adesso, sarete abbastanza curiosi?

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