La SEO verso il 2013: intervista doppia a due professionisti

Tempo stimato di lettura: 9 minuti, 21 secondi
Pubblicato il 23 ottobre 2012

Parliamo della SEO. Parliamone, però, con uno sguardo diverso.

Dopo un guest post pubblicato su Webhouse (Link Building: ancora valida?) e la relativa risposta pubblicata da un valido professionista SEO (La parola ad un EX Membro del Search Quality team di Matt Cutts) abbiamo deciso di scoprire le carte in tavola e fare un’intervista doppia ai due autori.

Pareri diversi, esperienze diverse: quello che noi di Webhouse vogliamo fare è mettere a confronto due professionisti del settore e cercare di fare chiarezza dando spazio a entrambi. Buona intervista doppia e non dimenticarti di lasciare un commento sul tema.

I protagonisti

I due protagonisti della nostra intervista doppia sono SEO già conosciuti nel settore: Benedetto Motisi e Andrea Pernici.

Autori di due blog ricchi di notizie e spunti ed entrambi impegnati con l’organizzazione di corsi e giornate di studio dedicate all’argomento, Benedetto e Andrea hanno accettato di dedicare qualche minuto del loro prezioso tempo a Webhouse e noi vogliamo ringraziarli da parte di tutta la redazione.

L’intervista

Avete “combattuto” a suon di “SEO-risposte” in merito al fare Linkbuilding oggi. Insomma, chi ha ragione?

Benedetto:

In linea assai teorica mi piacerebbe dire che ha ragione Andrea. Nonostante mi professi un White Hat, in confronto mi sento Darth Maul. Hanno ragione due miei amici Black Hat: “hai un cuore nero, Ben!”. Scherzi a parte, dalla teoria alla pratica è un saltone bello lungo e mi sento di dire che IMHO nessuno ha ragione e nessuno ha torto.

La cosa bella della SEO è il suo relativismo: devi andare per tentativi e ci sono nicchie in cui se fai il bravo ragazzo ti stroncano e altre in cui Google ti guarda con la severità che nemmeno l’occhio di Sauron. L’importante è non essere dogmatici ma flessibili. Le linee guida di Google IMHO non sono il Vangelo e se questo lavoro era così rigido tanto valeva fare il prete. Più sgravi fiscali Considera che, nonostante bene o male abbia un mio modus operandi, l’unico sito in cui sono stati riscontrati dei problemi dopo Penguin è un portale grosso modo riconducibile al dating. Quindi SERP veramente zozze in tutti i sensi e fra l’altro a causa di una Link Building pregressa da siti tedeschi con anchor text giapponesi. Puro male. Va bene va beh fare LB ma questa sembrava partorita dalla bocca dell’Inferno SEO. Per il resto, i progetti usciti dal Mulino della agency per cui lavoro non hanno avuto alcun problema.

Andrea:

Non credo di aver “combattuto”, ma semplicemente espresso una mia opinione. I commenti nel post da cui è scaturita l’idea dell’intervista la dicono lunga e credo non ci sia bisogno di aggiungere molto altro.

Credo anche che definire la link building come una serie di regole ben definite sia un errore grossolano. Una super semplificazione che serve solo a giustificare alcuni tipi di lavori, che mi dispiace dirlo, ma non portano da nessuna parte. La link building per come la vedo io non è qualcosa di raccontabile tramite un manuale di istruzioni. Che dire. Non spetta a me decidere chi ha ragione.

Siamo alle porte del 2013, la SEO è stata rivoluzionata, si parla sempre più di Author rank e fattori “incontrollabili”. Alla luce di questo, tutto l’aspetto di ricerca dei link legato a directory, article marketing e comunicati, come va ripensato? 

Benedetto:

La mia a riguardo l’ho detta sul post incriminato della contesa sulla Link Building. Ben vengano Author Rank e fattori sempre più umani ma la domanda è (magari non ci arrivo io): in certe nicchie come fai al momento a immaginarti tutto questo?

Lo ri-scrivo qui in calce: finché Google continuerà a basarsi sul Page Rank inteso come popolarità dai backlink, e non come barretta verde che non serve a niente, esisterà la Link Building. La quale, in linea assai teorica, è artificiosa per antonomasia. Se no si chiamava, che so, Biolinking. Naturalink. E invece è Building. Costruzione. Mi sto sentendo Carcarlo Pravettoni.

Andrea:

La SEO per come è stata raccontata forse è stata rivoluzionata, ma in realtà poco è cambiato nel fare SEO. Si sono aggiunti elementi e segnali da tenere sotto controllo e sono aumentate le intersezioni con altri insiemi collaterali. Per dirla tutta “La SEO sta diventando sempre più affascinante e sempre meno alla portata di tutti”.

L’aspetto dei link legato a directory, article marketing e comunicati non è cambiato in nessun modo. In prima istanza bisognerebbe capire come la pensa su tale attività chi fa la domanda 🙂 e di conseguenza rispondere, ma visto che non è possibile provo a sintetizzare quello che ho espresso in tanti post remoti e recenti.

  • Non c’è nulla di male nel voler inserire il proprio sito in una directory, ma il problema è il come viene fatto.
  • Non c’è nulla di male nel voler crearsi un nome scrivendo articoli su siti specializzati, ma il problema è il come viene fatto.
  • Non c’è nulla di male nel fare comunicati stampa. Esistono da molto prima dell’avvento dei motori di ricerca e non è Google a poter dire che i comunicati stampa sono inutili.

C’è molto male nell’utilizzare i sopra citati per infestare il web di contenuti duplicati al solo scopo di ottenere link chirurgici.

Se tu iniziassi un’attività di Link Building, per esempio, per un’attività con scarse possibilità di sfruttamento “social” ma molto localizzata sul territorio oggi cosa faresti?

Benedetto:

Qui lo dico e qui non lo nego: ora come ora, la ciccia serve. Certo se la nicchia lo consente e la localizzazione è molto precisa (e togliamo “Roma” “Milano” e città principali) alla fine ti puoi posizionare bene anche solo con un ottimo copywriting SEO. Ah, sia chiaro: per me ottimizzazione interna ed esterna sono due fasi da distinguere.

Confesso che fare Link Building è una rottura di scatole. Mi diverte di più strutturare il sito con tutti i crismi e scrivere dei testi performanti per gli utenti e i motori di ricerca. Perché l’obiettivo è attirare il prospect sul sito del cliente e fargli compiere un’azione – non per supercazzola.

Poi per la spinta esterna, ci si regola. Qui lo dico e qui non lo nego (2): al cliente-tipo frega poco che azioni compi, gli interessa che lo fai fatturare. IMHO e per mia esperienza se gli vado a dire “eh ma sai, Matt Cutts dice che rischi di essere penalizzato fra 6-12 mesi” quello mi sputa in un occhio. Intanto per un anno lui fattura e paga gli stipendi ai dipendenti e non è detto scientificamente che crolla. Soprattutto se lavori bene. E lavorare bene non vuol dire fare il chierichetto.

Se la nicchia lo consente, perché solo di ciccia non puoi campare altrimenti al sito gli stroppia il cuore, ti tocca alzare la cornetta stile commerciale per cercare di piazzare contenuti con un link esterno sui siti autorevoli del settore del cliente. Detto in due parole: guest posting. Ma ripeto, dipende da caso a caso: personalmente vedo sempre fin dove arrivo con l’ottimizzazione interna. Poi mi regolo. Flessibilità. E’ una bella parola, dopotutto.

C’è chi punta il dito dicendo che la Link Building è il male ma IMHO è uno strumento, più spuntato, ma sempre uno strumento. Guai poi a fare i puritani: c’è chi è più puritano di te e potrebbe dirti che i backlink che ricevi dal footer dei clienti sono LB innaturale, se follow, o eticamente sbagliati, se nofollow.

Andrea:

Dipende dal tipo di attività, dipende da cosa si intende con scarse possibilità di sfruttamento “social”, dipende da cosa si intende per molto localizzata sul territorio.

Insomma! Dipende. Non ci sono pattern utilizzabili genericamente nella SEO e spesso la scarsità dipende solo dalla scarsità di idee.

Ultimamente il web pullula di Webinar gratuiti. Il 95% di essi non lascia nulla di concreto a chi li ascolta o di applicabile nel quotidiano. Sei d’accordo con questa affermazione?

Benedetto:

Da parte di chi fa il 5% di SEO Webinar concreti si 😀 A parte l’uscita “arrogance” pari solo al mio CEO o a Larry Bird, c’è da dire che se i webinar sono gratuiti è normale che nella stragrande maggioranza dei casi si tratti di pillole per incentivare all’acquisto del pacchetto completo. Però che se davvero non dai nulla-nulla rischi di farti una cattiva promozione.

Andrea:

Mi servirebbe un elenco dei webinar gratuiti che ci sono in giro e ascoltarli per poter dare un giudizio perché onestamente non ne seguo molti.

Posso però dire che con i webinar/hangout che abbiamo organizzato con gt in passato abbiamo ottenuti dei feedback altissimi – che sono anche visibili pubblicamente sul Master Club – mentre invece quelli di Dejan SEO e i Google Webmaster Hangout di John Mueller che ho seguito mi sono sempre sembrati molto interessanti. Per giudicare o meno l’utilità di un Webinar o corso che sia bisogna sempre considerare “a chi è rivolto”. Beginner, Intermediate, Advanced…etc etc perché è ovvio che anche il più insulso dei Webinar per me, ad esempio, potrebbe essere molto interessante per altri. Non ci sono cose facili o difficili, ma cose che si sanno oppure non si sanno.

Uno sguardo finale alla SEO italiana: pensi che il nostro sia un panorama di qualità o c’è ancora molto da fare per alzare il livello?

Benedetto:

Questa domanda me l’aveva già posta tempo fa il mio amico e collega Dario Stefanelli. La mia risposta è sempre quella:
le richieste di azioni SEO/visibilità su Internet sono parzialmente soddisfatte da un’offerta assai variegata.
Dall’inventato all’inventore c’è di tutto e per fortuna: è il libero mercato, bellezza.

Guai, guai, guai se non fosse così: ugualmente all’esistenza di meccanici più o meno bravi, più o meno truffaldini così è il settore SEO in Italia. Chi sa lavorare, lavorerà sempre. Saggezza popolare applicata al 2.0. Fra l’altro IMHO non ha senso guardare a un mercato più evoluto del nostro come quello USA. Ma non per andare contro l’esterofilia ma semplicemente perché la nostra realtà è diversa: una laguna in confronto all’oceano. E questa l’attraversi con le gondole non con i transatlantici.

Operiamo SEO in una realtà di Piccole e Medie Imprese. Tradotto: la grande maggioranza dei casi il cliente ha l’esercizio a Petralia Balsamo (o Cinisello Sottana), non a Pasadena. Bisogna tenere conto, secondo me, dell’enorme diversità della cosa per approcciarsi meglio e in maniera più proficua. Perché di profitto si parla. E’ lavoro anche se mosso da una grande passione.

Come disse l’eterno Trap “io sono terminato”. Grazie ai ragazzi di Webhouse per l’occasione e una stretta di mano ad Andrea: ben combattuto!

Andrea:

Penso che in Italia ci siano troppi SEO che sono figli del fatto che la SEO oggi converga con tante altre professioni.

Penso anche che in Italia ci siano tantissimi SEO di altissimo livello e credo senza ombra di dubbio che tra gli italiani ci siano dei professionisti con una profonda conoscenza dei motori di ricerca. Sui profili di qualità credo non ci sia nulla da invidiare al resto del Mondo. Non dimentichiamo che, con altissima probabilità, il numero dei SEO che pensiamo di conoscere in Italia sono solo la minima parte. Moltissimi non sono nemmeno presenti (o attivi) sui social e non hanno nemmeno un documento pubblicato, ma ciò non toglie che siano delle SEO Super Star e molto di più di tantissimi che come SEO si definiscono.

Concludendo…

Vogliamo concludere ringraziando Benedetto e Andrea per la disponibilità. Ognuno ha il proprio pensiero, ognuno lavora in maniera diversa, con Webhouse abbiamo voluto mostrarti due lati di questa professione.

Tu come la pensi?

Shares