Ecco quando non puoi fare SEO

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Pubblicato il 15 novembre 2013

Molti citano spessissimo la frase-chiave di uno dei più grandi formatori conosciuti: “Fare o non fare, non c’è provare”. Seth Godin? Nah. Philip Kotler? Nemmeno. Vatti a fare cinque minuti di vergogna, sto parlando del maestro Yoda.

Purtuttavia il piccoletto verde di Dagobah, seppur illimitatamente saggio, non ha considerato una variabile: quando?

Ora, non voglio dire “quando puoi fare SEO” perché se il momento buono è questo, beh, corri a lavorare e non perdere altro tempo con me. Dato che solo i Sith vivono di assoluti (citazione di un altro maestro, il barbuto Obi-Wan) vediamo insieme “quando non puoi fare SEO“.

Che significa quando non posso fare SEO?

“Dico, siamo impazziti? Ho da fare, Ben, smettila di buttarla in caciara come tuo solito.”  Stoppati un attimo, parafrasando Padre Maronno ti  chiedo se hai da fare SEO o – se poi te ne penti? “Ah Benedé, davvero davvero, smettila.”

Non ti voglio fare perdere tempo ma anzi guadagnarne! IMHO ci sono alcune situazioni, che ho vissuto sulla mia pellaccia sbiancata dalla luce del monitor peggio che la trippa del supermercato, in cui non vale la pena fare SEO.

Permettimi di elencartene almeno cinque prima di mandarmi a quel pianeta.

I cinque brutti momenti quando non puoi fare SEO

1. Non puoi fare SEO quando la struttura è più traballante di una panna cotta

Hai presente il webinar di qualche settimana fa che ha inaugurato Classroom?  Ho avuto l’onere e l’onorissimo di far esordire il nuovo progetto di formazione di WebHouse *marketta, dlin dlon* con due ore di progettazione e pianificazione di un progetto orientato alla SEO fin dalle sue fondamenta.

Per dirla in soldoni con Salvatore Capolupo, se ti capita sotto le mani un sito che è disastrato valuta se fare SEO sia la scelta migliore o se conviene proporre di dargli di pars destruens prima di passare alla pars construens. Al di là di tirarmela perché ho buttato cinque anni al liceo classico, intendo dire se non ti conviene proporre di buttare giù quel palazzo della follia per realizzare un più moderno e funzionale grattacielo SEO in grado di solleticare il motore di ricerca.

Ad esempio, qualche tempo fa mi è capitato un portale da oltre 15k pagine (di cui solo la metà indicizzate) gestito in maniera folle da un CMS proprietario che aveva tre pannelli. Tre. Ognuno in conflitto con l’altro per alcune variabili. Piuttosto che proporre di “mettere una pezza” con piccole pagine landing per le parole chiave di interesse – che è una strategia low cost – ho chiesto di valutare il da farsi con quella specie di catafratto che avevano. Hanno preferito ripartire da zero, considerando che il sito lato-utente era utilizzabile come un SUV in mezzo al traffico del GRA.

2. Non puoi fare SEO quando il budget è più basso della sommatoria fra un ex ministro e un ex premier

A parte il paragone deliziosamente populista: ehi, davvero, se ti offrono un piatto di fagioli come compenso non è che puoi tirarci fuori un piatto da gourmet. Le cose sono due: o sei quell’inciafruglione di Alessandro Borghese che però poi dai due fagioli ci cava un intruglio ovvero tiri fuori un casino, oppure meglio essere chiari fin da subito con il cliente.

Insomma, se il budget è 3 pretendere un progetto di Web Marketing declinato alla SEO  da 10 e lode è fuori luogo e non realizzabile. Anche volendo, non hai le risorse necessarie per farlo a meno che tu davvero non ti immoli alla causa più di una Giovanna d’Arco.

Si, c’è crisi e i tempi sono quelli che sono, io non riesco ad aprire nemmeno il conto corrente perché l’home banking mi dice “guarda, lascia stare, non voglio farti prendere ‘sto dispiacere”. La mia banca è differente eh?

Però IMHO se prendi un lavoro SEO da 3 , fai massimo 4. Non regalare 10. La professionalità passa anche da questo, se no si chiama volontariato. Personalmente ho lasciato stare da tempo e per combinazione sono aumentati i clienti un po’ più disposti a investire su di me. Con la macchina.

3. Non puoi fare SEO quando una terza parte sta più di traverso del supplì che ho mangiato ieri

Mi è capitato di lavorare su un portale legato all’ambito del design realizzato con i piedi di un pirata dotato di gamba di legno: una roba veramente brutta. Siccome il settore è molto stimolante e uno dei due referenti era una persona estremamente professionale ed entusiasta mi sono lanciato questa avventura, fra l’altro con buoni risultati per me insperati date le premesse. Il problema era l’altro dei referenti – il socio/aspirante programmatore che ha iniziato a prendersi tutti i meriti e a mettere i bastoni fra le ruote circa i report di miglioramento per il progetto.

In queste situazioni lavorare è difficile e tortuoso e rischi di prenderti anche le colpe che non hai. Qui ci vuole tanto savoir-faire, non c’entra nerdeggiare con la SEO: o ci riesci o è meglio non farsi il fegato fritto con le cipolle a meno che non sei Hannibal oppure ne vale davvero la pena economicamente.

4. Non puoi fare SEO quando hai le tempistiche di un battito di ali di una farfalla

Altra situazione-tipo: quando serve il preventivo per il prospect? Ieri. Statisticamente, parlandone con altri colleghi, più il personaggio in questione ha fretta più è lesto nello sparire o nel buttare casini che ti faranno perdere tre volte il tempo di un prospect senza turbe da Speedy Gonzales. IMHO valuta con molta attenzione i progetti che si configurano da realizzare in tempi strettissimi.

La fretta è peggio di una cattiva consigliera, perché oltre a farti lavorare male ti fa vivere male ciò che stai facendo. E se psicologicamente non sei tranquillo è finita, pare una cavolata ma è verissimo, l’acqua erode le montagne lo fa con nonchalance. Il fuoco brucia ma si esaurisce in fretta. L’ho imparato giocando a Pokémon: molto meglio Squirtle che Charmender.

5. Non puoi fare SEO quando potresti fare altro in modo migliore

Quasi una sommatoria delle situazioni precedenti: lo dico in tutta sincerità, la SEO non è la panacea di tutti i mali come non lo è il Social Media Marketing o qualsiasi altro ramo della promozione online. Se il cliente ha un buon business, IMHO come markettaro 2.0 il nostro lavoro è dargli quel valore aggiunto per giustificare la nostra spesa e un surplus di guadagno a fine mese. Se il budget, i tempi o più banalmente il suo settore di riferimento non si adattano a una strategia SEO, ci sono tante altre frecce per l’arco del Marketing, senza necessariamente essere Legolas o Hawkeye.

In soldoni, se arriva l’ennesimo “hotel roma” e il progetto ha variabili che ritieni non giustifichino un intervento SEO, è “onestà intellettuale” (fa tanto intellighenzia st’espressione) indirizzare il prosect a una soluzione alternativa: magari organizza cene gotiche con delitto e ci si può fare un’ottima campagna social.

Wow, inoltre questo punto ha una proprietà transitiva importante: funziona anche se sei un Social Marketer e ti contatta l’azienda che fa  – i macchinari che costruiscono i macchinari che costruiscono le macchine (sembra una roba da Vulvia). Meglio provare un approccio SEO no?

Ora la parola a te: tu quando non puoi fare SEO? Diccelo nei commenti!

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