Donne e carriera, quando la famiglia diventa un ostacolo

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Pubblicato il 1 maggio 2013

Nel 2013 l’avere figli non è più un dato scontato e il non averne è diventata quasi una scelta obbligata fino a una certa età.

Scrivo questo articolo di getto e non, conscia del fatto di esser fresca da un non rinnovo quasi sperato. Per la società sono una nuova disoccupata da mantenere a partire dal 1 maggio e per la mia ex azienda ufficialmente sono un costo in meno.

La spiegazione più logica per me, dal momento che il 17 maggio mi sposo, è il terrore da parte dell’azienda di un eventuale maternità. Per il matrimonio non ho chiesto alcuna licenza, quindi: mancanza di fiducia oppure qualche parente/amico farà il mio lavoro, dal momento che una figura professionale come la mia serve con urgenza?

Chiedo venia anticipatamente se l’articolo risultasse prolisso o acido ma un piccolo sfogo può sempre servire a ricordare come le donne sono trattate oggi. Mai in quasi 10 anni di lavoro mi era successo di dover chiedere la disoccupazione ad uno stato sconvolto dai debiti. Peccato che di quelli “.. sempre a causa dello stato ..” ne abbia accumulati anch’io e a fronte di spese pressanti quali affitto, bollette e un matrimonio tanto desiderato, mollai anni di libero professionismo per un lavoro dipendente che mi desse la tanto agognata sicurezza economica. Ed è proprio in quest’ultima frase la parola che mi ha fregato. MATRIMONIO. Ebbene sì, proprio la speranza di crearmi una famiglia ha buttato ai rovi anni di lavoro.

Quindi la domanda è: come fare a crearsi o mantenere una famiglia?

Ragioniamo.

Il libero professionismo no, regime ordinario, spese del commercialista, clienti che non pagano e spese vive rendono impossibile qualsiasi tranquillità economica. E per tranquillità economica intendo uno stile di vita esente da EQUITALIA.

Uno stipendio da dipendente è impossibile. Lo spettro della licenza matrimoniale e della maternità terrorizza qualsiasi imprenditore tanto da proporre dimissioni in bianco alla firma del contratto nonostante il grosso rischio o nuove strategie per tutelarsi.

Ed ecco le nuove strategie imprenditoriali del 2013 per non “farsi fregare” (da chi poi?)

Contratti a progetto a scadenza annuale con taciti accordi quali orario da dipendente, niente maternità per almeno i primi anni in cambio di stipendio regolare e false ferie e malattia.

Contratti part time a tempo determinato di 6 mesi che si trasformano magicamente con tacito accordo in full time sempre a patto che non ci siano matrimoni o maternità all’orizzonte.

Lavori in nero sempre più frequenti nonostante le campagne anti-parassiti.

Licenze matrimoniali saltate a piè pari per paura di perdere il lavoro.. dimissioni obbligate.. licenziamenti dopo lettere di richiamo assurde o mobbing… donne in cassa integrazione che lavorano tutti i giorni… sindacati completamente assenti che fanno il gioco dei capitalisti… falsi bilanci per rendere i licenziamenti (ahimè si sempre più femminili senza figli) giustificati ai fini dello stato.

In conclusione?

Peccato che il tempo passi e se prima dei 30 anni non puoi far famiglia perché propongono solo contratti da apprendista dopo i 30 ti ritrovi all’interno di labirinti burocratici infiniti. E qui il bivio.. zitella a vita o la famiglia a costo di rinunciare a tutto? Famiglia! Ok, fai presto perché l’orologio biologico corre.

E alla fine ho capito, la zitella è la dimensione migliore per un imprenditore. Peccato che se sua madre lo fosse stato a quest’ora non sarebbe qui.

LEGGI:

Ai sensi dell’art. 54 del D.Lgs. n. 151/2001, le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine del congedo di maternità, nonchè fino al compimento di un anno di età del bambino. Inoltre con sentenza 5749/2008 la sezione lavoro la Cassazione ha stabilito che è comunque dovuto il risarcimento anche nel caso in cui venga licenziata una donna in stato di gravidanza o puerperio e quest’ultima non abbia dichiarato il suo stato al datore di lavoro.

Ai sensi dell’ art.o 4 del D.P.R. n. 1026/1976 per la determinazione del periodo di gravidanza, si presume che il concepimento sia avvenuto 300 giorni prima della data del parto indicata nel certificato medico. E’ inoltre importante sapere che il divieto di licenziamento deve essere applicato anche per le madri adottive o affidatarie (sia in via temporanea che definitiva) dura un anno e decorre dal momento in cui il bambino fa il suo ingresso in famiglia.

Cosa fare nel caso in cui il divieto di licenziamento non venga rispettato dal datore di lavoro? Entro 90 giorni dal licenziamento è necessario presentare la richiesta di ripristino del rapporto di lavoro e una certificazione dalla quale risulti l’esistenza, all’epoca del licenziamento, delle condizioni che lo vietavano. I riferimenti normativi sono i seguenti:

Testo Unico n. 51/2001, artt. 54 e 55
Legge n. 53/2000, art. 18
D.P.R. n. 1026/1976, art. 2
Circolare INAIL n. 51/2001, allegato, punto 6, pag. 23
Circolare INAIL n. 58/2000, punto 7
Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6

Fonti: inail.it 

Oggi è il primo maggio.

Cosa c’è da festeggiare?

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