Competenze digitali: la sfida della startup Tinkidoo

tinkidoo
Tempo stimato di lettura: 3 minuti, 47 secondi
Pubblicato il 6 aprile 2017

Ho il piacere di collaborare da qualche mese con Tinkidoo, start up tutta al femminile che si occupa di diffondere le competenze digitali e una “sana” cultura digitale in Italia. Ho realizzato questa intervista con Sonia China, CEO e founder, il giorno dopo il lancio di una campagna di crowdfunding su Eppela per parlare proprio di questo: siamo pronti, in Italia, a partecipare alla riuscita di progetti così innovativi?

Sonia, la campagna di crowdfunding su Eppela a cosa mira?

La campagna mira a raccogliere i fondi necessari per sviluppare la prima community dedicata agli smart toys e allo sviluppo delle competenze digitali. Riteniamo che lavorare su queste competenze, dal coding al pensiero computazionale, sia fondamentale in questo momento storico. Altrettanto importante è proporre nuovi modelli educativi che passino per il gioco e i giocattoli digitali.

Un approccio già diffuso e ampiamente supportato in altri Paesi come gli USA e quelli del nord Europa, e inserito a pieno titolo ad esempio nel modello educativo  Finlandese, ma che in Italia stenta a decollare. Il crowdfunding ci aiuta nella diffusione di questo tipo di cultura.

Esiste una falsa convinzione: che i nativi digitali siano esperti di tecnologia. Purtroppo ne sono solo consumatori passivi, ne sono circondati. Tinkidoo nasce per trasformare questo rapporto e consentire loro di acquisire competenze che saranno fondamentali per il futuro.

Chi sono, quindi, le persone interessate ai prodotti e servizi di Tinkidoo?

Tinkidoo si rivolge agli educatori in senso molto ampio. Oggi si apprende non solo nel contesto scolastico, ma anche nelle ludoteche, nei musei, nelle gallerie d’arte, nei centri di divulgazione scientifica e a casa, con mamma e papà. Noi abbiamo pensato a servizi e prodotti che possano andare incontro alle diverse esigenze.

Sonia, gli smart toys si stanno diffondendo sempre di più nelle case degli italiani, ma ancora troppo poco nelle scuole. Cosa sta succedendo?

I numeri ci dicono che quest’anno verranno acquistati circa 8 milioni di smart toys e 420 milioni nel 2021. I dati sono globali, certo, ma raccontano che presto lo strumento si diffonderà abbastanza per diventare un abilitatore di altri servizi. E noi li avremo già immaginati. Inoltre, come accaduto per esempio nel mercato dell’e-learning, l’evoluzione e il cambiamento del mercato avverranno quando gli smart  toys saranno nelle case, nelle scuole, nei musei e in tutti i luoghi in cui oggi si fa intrattenimento con i bambini. Lo stare insieme di qualità, che ormai diventa fondamentale per i genitori che hanno sempre meno tempo a disposizione, passa per nuovi approcci educativi. Tinkidoo ne è l’esempio.


Raccontaci brevemente come sei arrivata fino a questo punto?

Il mio lavoro è da sempre la comunicazione, la mia passione invece è l’innovazione. Ai bambini ci arrivo con un DNA familiare visto che mia madre è insegnante di sostegno e da sempre ho (anzi abbiamo io e Loredana, mia sorella e socia co-fondatrice) imparato facendo.

Tutto è nato in H-farm. Lavoravo nella digital Agency exit H-art e ho potuto vedere l’innovazione diffondersi velocemente attorno a me. Poi l’acquisto del primo prototipo di giocattolo e l’immediata convinzione che il gioco tangibile potesse cambiare il modo in cui i bambini imparano a essere creativi con il digitale. Poi la sperimentazione, il supporto di tanti: dai miei ex referenti di progetto in TIM, fino a Gianluca Dettori, che per primo demolì e poi mi aiutò a ricostruire l’idea di Tinkidoo. Ed è con Gianluca e con Primomiglio che stiamo scommettendo sulla sfida della crescita accelerata di Tinkidoo.

Quali sono ora i traguardi di innovazione che Tinkidoo vuole raggiungere?

Quello che facciamo è scegliere i prodotti migliori sul mercato, costruire attorno a questi prodotti servizi, contenuti, attività e formare la community di genitori ed educatori a supporto delle attività. Ma è solo l’inizio. Siamo pronti a testare il nostro primo toy già brevettato con il Politecnico di Milano e preparare la fase 2 di Tinkidoo. Abbiamo in road map un sistema intelligente per raccogliere tutti i Big Data su quella che definiamo la sfida del Play analytics: come, quanto e cosa davvero apprendono i bambini usando gli Smart Toys.

Torniamo alla campagna su Eppela, quali consigli daresti a una start up che vuole lanciare una campagna di crowdfunding?

Il mio consiglio è di costruirsi una rete di valore, formata da persone che credono nel progetto prima ancora che nei prodotti, di persone pronte a metterci la faccia. Chi condivide è sempre più importante di quanto dona. Relazione, fiducia, coinvolgimento sono le parole chiave per una campagna di successo. Infine scegliere il giusto partner: Eppela e Poste lo sono per noi in questa campagna.

Shares