Web writer cercasi, disperatamente

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Pubblicato il 20 giugno 2012

Che valore ha il lavoro di un web writer?

Io ho iniziato a chiedermelo con insistenza dopo questa e-mail:

Abbiamo una posizione aperta per nostro notizie.it.
Al sito daremo ampia visibilità nel network ed è per questo che cerchiamo una persona preparata.
Per gestire un blog servono passione, costanza e preparazione. Durante il primo anno ci conosceremo dal secondo diventerà un vero e proprio lavoro. Il contratto prevede un pagamento iniziale di 1 euro per tutti i post con più di 300 like nel mese di competenza e di 2 euro per i post con più di 1000 like nel mese di competenza.
I post con meno di 300 like non saranno pagati.
A fine mese dovrai mandarci una mail con numero di post scritti segnalando quali di questi  post hanno raggiunto i “like” necessari.
 I like su Facebook sono un termometro importante della qualità del redattore e della capacità di scrivere post attraenti per il pubblico.

Il messaggio, inquietante per la verità, è la risposta a un loro annuncio di lavoro.

C’è, tra le righe, qualcosa che avrebbe dovuto allarmarmi ancor prima di contattare la referente? A ragionarci bene, forse sì.

Sono diversi gli elementi che lasciano presagire una fregatura:

•    totale spersonalizzazione della risposta
•    assenza di qualsiasi criterio serio di meritocrazia
•    assenza di riferimenti ad una retribuzione

Davanti a questo tipo di proposta, se sei un professionista, dovresti semplicemente tirarti indietro. Proprio come ho fatto io.

Queste offerte da fame alimentano, infatti, un sistema dannoso ed offensivo.  Il problema, però, è che il più delle volte non riuscirai a pesare a monte la consistenza dell’offerta.
Leggi questo annuncio, ad esempio.

Pure in questo caso i fraintendimenti sono dietro l’angolo: in primis perché l’azienda glissa totalmente sul prezzo e poi perché gli altri annunci, quelli che becchi ogni santo giorno navigando, purtroppo, non sono molto diversi.

Ma allora da dove puoi cominciare per distinguer un annuncio serio da una bufala?

Il mio suggerimento è semplice: dalla chiarezza

La chiarezza è tutto
L’assenza di trasparenza degli annunci di lavoro per web writers è un problema complesso e non mi propongo certo di risolverlo con questo post.

Ci sono, comunque, dei punti di partenza per ragionare su possibili soluzioni.

Ad esempio: far circolare annunci limpidi, senza segreti sul prezzo, potrebbe concorrere a smuovere le acque, a raddrizzare le storture del mercato, permettendo ai professionisti del settore di riguadagnare qualche scampolo di professionalità.
Leggi quest’altro annuncio: l’offerta è dettagliata, e c’è da sperare che i prezzi indicati non siano fantomatici.

Ma la questione è troppo spinosa per ricondurla ad un annuncio ingannevole. La verità è che in Italia dilaga una generale ignoranza sul valore della scrittura. La Rete è libera, ed è un bene. Tuttavia dobbiamo ammettere che la velocità con cui fioccano portali e siti è spesso controproducente. La richiesta di manodopera illude molti di potersi spacciare per competenti, alimentando di fatto un sistema selvaggio, spietato, insalubre.

Una Commissione di salvaguardia

Per arginare il fiume di proposte indecenti, si potrebbero istituire delle Commissioni di tutela per i web writers che si occupino di fissare un prezzario-tipo, un disciplinare, e che si impegnino, magari in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti, a scovare il sommerso di questa professione, assai sfaccettata.

Sì, ma il prezzo?

Il prezzo del lavoro è la questione madre, la spina nel fianco di ogni web writer italiano e la totale assenza di tariffari non aiuta. Non esistono documenti di massima e questo dà la libertà ai committenti di proporre paghe indegne. Gli unici riferimenti espliciti che ci sono in Italia sono quelli per i giornalisti.

Sul sito del Consiglio dell’Ordine campeggia il tariffario dei compensi minimi, ma non è un documento esaustivo.  Molti web writers non sono giornalisti: giornalismo e scrittura on line, nonostante i crescenti punti di contatto, restano due settori diversi.

Di recente, Alessandro Stazi, technical writer e autore del blog “L’artigiano di Babele” ha riaffrontato la questione, postando  una tabella di riferimento negli Usa per web writers, gost writers e redattori on line. La tabella si basa su alcuni dati raccolto tra il 2009 e il 2010 da Lynn Wasnack, medical writer esperta in materia. Evidentemente oltre oceano palesare le tariffe e compararle è la prassi.

Ma non occorre volare negli Stati Uniti per beccare qualche dato.  In Francia Stephane Bourhis, consulente di comunicazione e creatore dell’agenzia Red-Act  ha stilato un prezzario di massima distinguendo il costo di un pezzo non solo per settore (stampa o web), ma anche per tipologia (articolo, dossier, ecc).

Questi standard non solo orientano, ma anche intrecciano una rete di protezione abbastanza spessa.

In assenza di interventi dall’alto, è bene che iniziamo ad organizzarci, a confrontarci, senza paura di perdere privilegi o fette di mercato, non credi?

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