Webwriting: Scrittura Emozionale o Scrittura Ragionata?

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Pubblicato il 28 maggio 2014

Qualche sera fa, mentre ordinavo i miei libri, mi è capitato tra le mani uno dei miei romanzi preferiti: Ragione e sentimento di Jane Austen. Quell’episodio mi ha ispirato questo post.

Non voglio parlare di letteratura inglese dell’Ottocento, stai tranquillo.
Ma ho riflettuto su un aspetto molto interessante che mi ha portato a fare una sorta di esamino di coscienza del mio modo di lavorare e delle meccaniche di scrittura.
Tutti quelli che scrivono per il web (ma non solo!), almeno una volta nella vita, si sono posti la fatidica domanda: scrivere di pancia o di testa?

Da brava e diligente copywriter wannabe, ho studiato la SEO.
Inutile dire che non serve, perché non è vero. Sarebbe una bugia bella e buona. La SEO serve eccome.
Chi scrive online deve avere quanto meno un’infarinatura di come funzionano i posizionamenti e quali sono le tecniche di ottimizzazione.

Ma scrivere per il web non vuol dire scrivere per i motori di ricerca, questo nell’ultimo anno ce lo hanno e ce lo siamo ripetuto ogni sera prima di andare a letto, come pregherina della buona notte.

Scrivere per il web vuol dire proporre ai tuoi lettori contenuti interessanti, originali prima di tutto, che diano un valore aggiunto e che non siano aria fritta o fuffa.

I post devono essere ricchi di sostanza, quindi. E i contenuti per funzionare devono avere al loro interno i cosiddetti microcontenuti che fanno da corridoio luminoso sia per Big G sia per il lettore, che deve essere il solo e unico destinatario dell’articolo.

Se arricchisci i tuoi articoli di link esterni, infografiche e materiale extra e rendi il tuo contenuto espandibile, hai già guadagnato 10 punti. Eh sì, perché se piaci alle persone, che sono umane, capaci di comprendere le metafore, i giochi di parole, l’ironia e le sfumature della scrittura, piacerai anche a Google. Sono ormai 5 anni che scrivo sul web e per il web e il mio stile di scrittura è cambiato, chiaramente. Si è evoluto e (spero) migliorato.
All’inizio scrivevo quasi per me stessa, non avevo la minima idea che potesse esistere una distinzione tra scrittura per il web e scrittura “normale”. Provenivo da un ambiente accademico classico, lavoravo già da qualche anno per il settore tecnico come editor, per cui la mia scrittura era abbastanza ingessata. Era anche un fiume di parole, spesso noioso e interminabile.

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A poco a poco ho cercato di discostarmi da quel tipo di scrittura e ho comincito a studiare.
Ho seguito diversi corsi di copywriting, ho letto libri di settore e partecipato a webinar gratuiti e a pagamento e mi sono aggiornata.
Mi sono anche un po’ svecchiata.

Ho studiato la SEO – come ti dicevo poco fa – e ho usato qualche regola per rendere i miei testi adatti per il web, più agili e più snelli. Ho cominciato a ragionare sui testi. All’inizio il mio modus operandi era in una fase di scrittura di getto e poi una di riorganizzazione e limatura. Poi, post dopo post, ho imparato a crearmi mentalmente una scaletta ordinata. E ho cominciato a pensare il mio articolo già per punti da trattare, diviso in paragrafi ed elenchi puntati.

In questi anni ho capito una cosa: la scrittura per il web non è statica, è evoluzione per certi versi. Se fino a qualche tempo fa ero più ligia alle regole della SEO, adesso sinceramente lo sono meno. Questa affermazione, però va presa con le pinze. Quello che voglio dire è che ho fatto miei alcuni accorgimenti, che applico oramai senza pensarci. Questo mi permette di concentrarmi più sull’emozione che voglio suscitare in chi mi concede l’onore di leggermi.
E devo dire che funziona.

Anche se scrivo di argomenti tecnici, faccio di tutto per far emergere la mia personalitàLa scrittura non deve essere asettica, ma umana, deve creare coinvolgimento. Proprio per questo motivo quando comincio un post parto sempre da un mio pensiero, da un episodio che mi è successo veramente, da una mia emozione, per trasmetterla agli altri. Proprio come ho fatto in questo.
Chiaramente una fase di limatura c’è sempre, per controllare che l’articolo sia equilibrato e a prova di web.

Detto inter nos, non credo di fare niente di speciale, in fondo persino Google sta indirizzandosi verso la scrittura semantica.
Pensa a Hummingbird, che non è il nuovo uccellino domestico di Google, ma un nuovo algoritmo di ricerca che si muove verso il web semantico e che mira a restituire risultati migliori. Quindi perché non parlare per metafore?

Quindi alla domanda se la scrittura deve essere emozionale o ragionata rispondo: entrambe la cose.
In media res stat virtus; per me la scrittura per il web deve essere ragionata ma di pancia.

Chi ti legge non deve avere l’impressione di avere davanti un robot che ripete sempre le stesse parole chiave, ma deve pensare di avere una persona in carne ed ossa con delle emozioni e delle passioni.
Quindi di influenza emozionale sì, ma con razionalità.

E tu che ne pensi? Pendi più per la ragione o per il sentimento?

  • iLeon

    Sono pienamente d’accordo, e mi auguro che ben presto “big G” penalizzi a dovere i siti, gli articoli robot stracolmi di keywords!

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