Web writer cercasi, disperatamente

WebwriterImmagine originale tratta da Fotolia
Tempo stimato di lettura: 3 minuti, 51 secondi
Pubblicato il 20 giugno 2012

Che valore ha il lavoro di un web writer?

Io ho iniziato a chiedermelo con insistenza dopo questa e-mail:

Abbiamo una posizione aperta per nostro notizie.it.
Al sito daremo ampia visibilità nel network ed è per questo che cerchiamo una persona preparata.
Per gestire un blog servono passione, costanza e preparazione. Durante il primo anno ci conosceremo dal secondo diventerà un vero e proprio lavoro. Il contratto prevede un pagamento iniziale di 1 euro per tutti i post con più di 300 like nel mese di competenza e di 2 euro per i post con più di 1000 like nel mese di competenza.
I post con meno di 300 like non saranno pagati.
A fine mese dovrai mandarci una mail con numero di post scritti segnalando quali di questi  post hanno raggiunto i “like” necessari.
 I like su Facebook sono un termometro importante della qualità del redattore e della capacità di scrivere post attraenti per il pubblico.

Il messaggio, inquietante per la verità, è la risposta a un loro annuncio di lavoro.

C’è, tra le righe, qualcosa che avrebbe dovuto allarmarmi ancor prima di contattare la referente? A ragionarci bene, forse sì.

Sono diversi gli elementi che lasciano presagire una fregatura:

•    totale spersonalizzazione della risposta
•    assenza di qualsiasi criterio serio di meritocrazia
•    assenza di riferimenti ad una retribuzione

Davanti a questo tipo di proposta, se sei un professionista, dovresti semplicemente tirarti indietro. Proprio come ho fatto io.

Queste offerte da fame alimentano, infatti, un sistema dannoso ed offensivo.  Il problema, però, è che il più delle volte non riuscirai a pesare a monte la consistenza dell’offerta.
Leggi questo annuncio, ad esempio.

Pure in questo caso i fraintendimenti sono dietro l’angolo: in primis perché l’azienda glissa totalmente sul prezzo e poi perché gli altri annunci, quelli che becchi ogni santo giorno navigando, purtroppo, non sono molto diversi.

Ma allora da dove puoi cominciare per distinguer un annuncio serio da una bufala?

Il mio suggerimento è semplice: dalla chiarezza

La chiarezza è tutto
L’assenza di trasparenza degli annunci di lavoro per web writers è un problema complesso e non mi propongo certo di risolverlo con questo post.

Ci sono, comunque, dei punti di partenza per ragionare su possibili soluzioni.

Ad esempio: far circolare annunci limpidi, senza segreti sul prezzo, potrebbe concorrere a smuovere le acque, a raddrizzare le storture del mercato, permettendo ai professionisti del settore di riguadagnare qualche scampolo di professionalità.
Leggi quest’altro annuncio: l’offerta è dettagliata, e c’è da sperare che i prezzi indicati non siano fantomatici.

Ma la questione è troppo spinosa per ricondurla ad un annuncio ingannevole. La verità è che in Italia dilaga una generale ignoranza sul valore della scrittura. La Rete è libera, ed è un bene. Tuttavia dobbiamo ammettere che la velocità con cui fioccano portali e siti è spesso controproducente. La richiesta di manodopera illude molti di potersi spacciare per competenti, alimentando di fatto un sistema selvaggio, spietato, insalubre.

Una Commissione di salvaguardia

Per arginare il fiume di proposte indecenti, si potrebbero istituire delle Commissioni di tutela per i web writers che si occupino di fissare un prezzario-tipo, un disciplinare, e che si impegnino, magari in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti, a scovare il sommerso di questa professione, assai sfaccettata.

Sì, ma il prezzo?

Il prezzo del lavoro è la questione madre, la spina nel fianco di ogni web writer italiano e la totale assenza di tariffari non aiuta. Non esistono documenti di massima e questo dà la libertà ai committenti di proporre paghe indegne. Gli unici riferimenti espliciti che ci sono in Italia sono quelli per i giornalisti.

Sul sito del Consiglio dell’Ordine campeggia il tariffario dei compensi minimi, ma non è un documento esaustivo.  Molti web writers non sono giornalisti: giornalismo e scrittura on line, nonostante i crescenti punti di contatto, restano due settori diversi.

Di recente, Alessandro Stazi, technical writer e autore del blog “L’artigiano di Babele” ha riaffrontato la questione, postando  una tabella di riferimento negli Usa per web writers, gost writers e redattori on line. La tabella si basa su alcuni dati raccolto tra il 2009 e il 2010 da Lynn Wasnack, medical writer esperta in materia. Evidentemente oltre oceano palesare le tariffe e compararle è la prassi.

Ma non occorre volare negli Stati Uniti per beccare qualche dato.  In Francia Stephane Bourhis, consulente di comunicazione e creatore dell’agenzia Red-Act  ha stilato un prezzario di massima distinguendo il costo di un pezzo non solo per settore (stampa o web), ma anche per tipologia (articolo, dossier, ecc).

Questi standard non solo orientano, ma anche intrecciano una rete di protezione abbastanza spessa.

In assenza di interventi dall’alto, è bene che iniziamo ad organizzarci, a confrontarci, senza paura di perdere privilegi o fette di mercato, non credi?

  • d’accordissimo con questo post.
    aggiungo due cose però :
    1. il giornalismo spesso in mancanza di argomenti o idee pesca spudoratamente dal mondo dei blogger
    2. gli annunci e le offerte di lavoro in generale necessitano di una regolamentazione : chi cerca lavoro in rete trova milioni di offerte fasulle, ingannevoli e spesso pericolose

    • marina

      hai ragione, ci vorrebbe una ripulita globale…io ho solo trattato un aspetto del problema:) buona giornata

  • Kiko

    Eh ma anche tu fai la difficile, eh?!? E che ci vuole a scrivere un post al giorno per 1 euro? Soprattutto mi farebbe piacere sapere il “perché” dei 300 likes. Inoltre è bello il “devi mandarci l’email con il rapporto completo”. Nel momento in cui scrivo la loro prima pagina è stupefacente: 0 like di media (matematicamente è 0,004), ergo non capisco che tipo di mago stanno cercando.

    Su “lavora con noi” parlano di “far fruttare” il tuo lavoro: sorge spontanea la domanda “come?”!

    • Credo che Kiko sia sarcastico 😉

      C’è da ribadire un concetto fondamentale: MAI accettare compromessi del genere, la colpa è anche di chi accetta, secondo me. Sbaglio?

      • marina

        ops, mannaggia al sarcasmo on line:)))

  • marina

    Questo post è scritto per sondare un po’ il terreno.
    Non è risolutivo, ma solo propositivo. Sì, io la faccio difficile, e penso che dovremmo iniziare tutti (quelli che hanno una professionalità, che sanno scrivere sul serio, che sanno comunicare) a tirarcela un po’. Per il resto: a ciascuno la sua sacrosanta libera opinione

  • Silvestro

    Bellissimo post, complimenti!
    Sono d’accordo su tutta la linea! Le offerte di lavoro per i web writers sono spesso una vera e propria giungla. E l’assenza di tariffari ufficiali e di coordinate dall’alto è lo specchio di una realtà ambigua, dove il dilettantismo svaluta e confonde, ma fa comodo a molti (ahimè).

    A proposito di lavoro, annunci e compensi, vorrei segnalare il sito Scribox, un marketplace di contenuti editoriali. Vengono commissionati articoli, ci si candida e si spera che il lavoro venga assegnato. Ma i compensi sono spesso irrisori, a mio avviso, e inadeguati alla preparazione e al lavoro di ricerca necessari per svolgere il lavoro in maniera professionale. Il punto è questo: per uno che si rifiuta di scendere a compromessi, dieci accettano. E svalutandosi, svalutano il lavoro dell’intera categoria.

    Silvestro

    • marina

      vero…

  • Valerio Mariani

    Ciao, argomento molto spinoso. Credo che non si possa sperare in una autoregolamentazione dei committenti, loro fanno solo il proprio interesse. Ricordo che anche ePolis, quotidiano free di carta, pagava cifre massime intorno ai 10 euro per interviste e inchieste, dunque la questione è diffusa e non riguarda solo il web. Inoltre, impensabile immaginare una regolamentazione in collaborazione con l’Ordine, troppo impegnato a difendere gli interessi dei poveri giornalisti assunti. Dunque, che fare? Sperare che tutti noi si rifiuti di accettare simili prese in giro è vano: ci sarà sempre un neolaureato che vive ancora con i genitori da reclutare a quelle cifre. Tra l’altro il pagamento a cottimo è un’idea che partì qualche anno fa proprio dagli Stati Uniti. Ora, l’unica è riunirsi in gruppi autogestiti di web writers, una sorta di ritorno alla cooperativa. Oppure?

    • marina

      lo so che il problema non è solo del web…abbiamo dovuto arginare la questione, che si dipana in mille settori complementari.
      Il fatto di rifiutarsi viene dalla consapevolezza, che matura con l’esperienza. Il problema è culturale, secondo me. La cooperativa? Io lavoro attualmente nella cooperazione (settore comunicazione). Si, credo possa essere una soluzione per combattere la solitudine lavorative, a patto che i cooperatori non accettino prezzi scandalosi, siamo sempre là.

  • Uno dei problemi grossi è che quelli che accettano di lavorare gratis o a 50 centesimi ad articolo sono ancora tanti, troppi. Io attraverso il mio blog, sto cercando di creare un gruppo abbastanza numeroso che si metta d’accordo su un tariffario e trasformare questo in un “manifesto” che possa diventare un punto di riferimento. Il vero problema è convincere certi entusiasti di guadagnare 30 euro al mese, e ce ne sono a bizzeffe… Bisogna essere in tenti, creare massa critica e trasformare la protesta in un atto concreto. Ci stiamo lavorando!

    • marina

      bertrando, grazie per il commento

  • Alessandro Stazi

    Salve a tutti. Intanto ringrazio Marina per la citazione. E poi mi aggiungo nel denunciare una situazione che definire inaccettabile è il minimo. Mentre negli USA e, più in generale nel mondo anglosassone, puoi valutare A PRIORI quanto dovrai investire (in media) in un certo tipo di prestazione professionale, qui è tutto immerso nella nebbia. Mi interesso di questo argomento da un po’ ma con scarsissimi risultati per quanto riguarda il panorama italiano. E quando non è immerso nella nebbia, le proposte che tutti noi vediamo in giro sono veramente… diciamo così… “poco professionali”… e mi fermo qui.

    • marina

      confermo, alessandro si sta spolmonando per la questione. Insomma, ci toccherà andare tutti negli U.S.A. come stanno le cose

    • Ciao Alessandro!
      Purtroppo (e come sempre) siamo molto indietro rispetto ad altri Paesi, ma qualcosa sta forse cambiando: ultimamente i contenuti sono diventati un punto centrale per chi ha bisogno di stabilizzarsi nel web, quindi credo che potremo solo migliorare.

      Credo che il primo passo sia NON accettare più offerte simili e far capire a tutti quanto sia di valore il lavoro di web copywriting.

      • Alessandro Stazi

        Ciao Beatrice. Effettivamente, da un anno in qua, da quando è uscito Google Panda, i contenuti di qualità stanno acquistando peso. Ma è ancora diffuso il concetto che “devo aggiornare frequentemente il sito web per alzare il page rank…”; QUINDI RIEMPIRE PAGINE “A BASSO COSTO” tanto per aggiornare il sito web. Sarà dura estirpare questa robaccia dalla testa degli editori web! http://artigianodibabele.blogspot.it/2012/04/io-e-google-abbiamo-sempre-ragione-la.html

  • Salvatore

    Il problema è che da un lato c’è un ordine professionale che non tollera che si scriva per lavoro, a meno di pagare regolarmente una quota associativa (bisognerebbe aprire una discussione a parte sull’argomento, ma non voglio andare fuori tema…), dall’altro è francamente disarmante vedere come novellini del web aprano blog a caso e vogliano lucrare sulla pelle delle persone, del tip offerte miserevoli come quelle riportate da Marina.

    Purtroppo è sempre la solita, in troppi non hanno consapevolezza dei propri DIRITTI, e fino a qualche tempo fa accettavano entusiasticamente di farsi “pagare con Adsense” su vari blog collaborativi (cosa che è VIETATA espressamente dalle condizioni d’uso, salvo portali visitati oltre una certa soglia, per la cronaca). Insomma bisogna darsi una svegliata collettiva a mio parere, i copy dovrebbero esigere un pagamento a consulenza (e non comodamente “a quantità”) esattamente come dovrebbero fare i consulenti SEO o chiunque realizzi siti su commessa. È vero che in giro ci sono offerte di lavoro parassite, ma non facciamo l’errore di accettarle in modo incondizionat perché “c’è la crisi”… in questo modo davvero non se ne esce mai.

    • marina

      Come dicevo, visto che dall’alto non arriva nulla, tocca a noi fare muro…la scrittura è un’arte, e come tale va valutata e ricompensata, dentro e fuori la Rete.

  • Come darti torto? Davvero non è possibile. Parto dal tuo post per provare ad allargare la prospettiva. A un certo punto dici che in Italia si ignora il valore della scrittura. Vero, anzi verissimo non sono moltissime le agenzie che riconoscono ancora come un buon contenuto sia oggi vitale e non solo per il SEO ma per la comunicazione in generale.
    Io ho lottato per mesi contro i web designer che mi dicevano “fottitene della grammatica, sono le keyword a essere importanti”. Però alla fine ho fatto di testa mia e i risultati sono arrivati. Morale ora scrivo i testi SEO come dico io e spesso veniamo premiati.
    Quindi cosa se ne deve dedurre? Secondo me che chi lavora nel nostro campo non deve essere soltanto un professionista ma anche un formatore, un educatore. Qualcuno che sia capace di creare una consapevolezza dei processi produttivi tale da restituirne davvero l’importanza. Solo così potremmo avere quello che ci spetta

    • marina

      Sono perfettamente d’accordo, Ho dovuto tirare le somme di una questione infinita, un’aporia quasi. Oggi ho letto di nuovo annunci per redattori nel Regno Unito…guarda mi sono davvero depressa. Non capisco perché da noi si stenta a credere nella qualità. Grazie per il commento e buon lavoro

  • Semplicemente dico: UNA VERGOGNA. Sia a far un sito, che scrivere un articolo (che non è cosa da poco) non è facile..purtroppo inutile dirlo in Italia non is cerca la professionalità ma chi viene a lavorare gratis. Spero finisca presto questo periodo di prese in giro. Deleterie per tutti! Per la serie: “A.A.A. cerco apprendista di venti anni massimo con 10 anni di esperienza come muratore”

  • I prezzi americani sono commisurati al loro costo della vita. Non a caso, uno che lavora al McDonald porta a casa 15-20 dollari a ora senza problemi. Bisogna inoltre considerare il fatto che i giornali basati su modello pubblicitario, in italia, soffrono e tanto. Negli Usa, un blog “medio” porta a casa senza problemi anche 1-2000 dollari al giorno di advertising, in Italia forse li porta a casa in 1 mese. Cmq 1 euro a pezzo è comunque offensivo.

  • Sergio

    Io mi sono rotto dei web editor che pretendono un tariffario minimo o che vogliono 10-20-30 euro a pezzo. Questa è gente che non ha mai lavorato e che vuole la pappa pronta. Web editor significa saper scrivere per il web, non solo saper scrivere. La qualità del contenuto è solo uno dei tanti aspetti. Ce ne sono mille altri, dalla tempestività di inserimento alla cura del Seo e del web pushing sui social e poi mille altre cose. Invece di lamentarsi per la paga di 1 euro a post da un sito mediocre, consiglierei a tanti piagnucoloni di aprirsi un blog da soli, mettere adsense in pagina e ottenerlo da soli quell’euro. Da autodidatti si imparano tante cose e si finisce per guadagnare di più che elemosinando in giro. Altrimenti se si vuole lavorare per un committente serio e percepire di più, bisogna prima essere davvero preparati e pronti a farsi il mazzo. Zero piagnistei e tanto training on the job (che per ora manca). Tutto qui.

    • Alessandro Stazi

      Sergio, la tua invettiva è un pò vaga e poco verificabile. Vorresti darci degli elementi per capire cosa intendi? Se ti sei rotto, basterebbe ignorarci. Sei così certo di essere più preparato e di esserti fatto un mazzo superiore a tutti coloro che stanno intervenendo sul post scritto da Marina? Se si, facci sapere che studi hai fatto, quale/i blog pubblichi e su quali testate web scrivi e ti firmi. Poi qui si sta discutendo di un problema oggettivo (basta vedere le tabelle che ho proposto), magari non saremo tutti concordi sulle soluzioni, magari qualcuno di noi sarà in errore, ma non credo che siamo tutti in malafede e tutti scemi. Esiste un dato di fatto: in altri paesi esistono tabelle di riferimento per il lavoro di web content writing, perchè in Italia no o perchè i prezzi di mercato sono infinitamente più bassi rispetto al mercato USA?

      • Perché essendo un mercato FREELANCE deve sottostare anche lui alle leggi di DOMANDA/OFFERTA.

        In alternativa ci si può sempre alzare la mattina alle 4 per scaricare le cassette di frutta all’ortomercato. Li alla fine del mese hai il tuo stipendio, già al netto delle tasse e senza problemi di “concorrenza sleale”.

  • Alessandro Stazi

    Scusate se mi sono eclissato, sto lavorando troppo in questo periodo. Ho letto tuti gli interventi, alcuni li condivido, altri meno. Cercherò di essere breve: se vogliamo che qualcosa cambi, dobbiamo inizare noi a promuovere il cambiamento. Qualcuno ha detto: per un content web writer che rifiuta una paga ridicola, c’è un ragazzetto universiatrio pronto ad accettare. Bene… e chissenefrega! Quando il web sarà pieno di ragazzetti illetterati che avranno fatto più danni della grandine, quando qualcuno si accorgerà che quel contenuto non lo legge nessuno, le cose cambieranno. Tanto per fare un esempio ecco un mio post su dei “sedicenti” professionisti… nn ho fatto il nome nel post per evitare querele, ma è facile risalire al “chi”…
    http://artigianodibabele.blogspot.it/2010/08/quanto-costa-realizzare-un-white-paper.html
    Questo è un altro modo di operare, cioè farsi parte in causa dello “web sputtanamento” di improvvisati, copioni (oggi ho beccato una pagina copiata integralmente senza nemmeno citare la fonte) e “prestatori d’opera gratuita” molto “avventurosi”.
    Fabrizio Ventre dice: i prezziari USA sono adeguati al costo della vita USA. Non sono d’accordo. Per il CCNL delle C.O.L.F., una colf non la puoi pagare meno di 7.30 Euro l’ora… altrimenti se va dai sindacati i e ti denuncia, il Giudice del Lavoro (giustamente) ti apre in 4! Allora vogliamo dire che se per scrivere un articolo ci impiego un’ora, mi devi dare ALMENO quanto una COLF? Il problema è semplice… la COLF è una persona fisica, che grazie ad una normativa nazionale, può rivolgersi ad un Giudice. Un Content Web Writer… semplicemente NON ESISTE! E se non esisti, perchè ti devo pagare? Ora qualcuno dirà: ci vuole l’Albo Professionale, l’Ordine dei content writer! Io sono contrario agli ordini professionali, ho più fiducia nel mercato e nelle persone che si organizzano dal basso. Spero di non avervi annoiato… ciao.

  • Silvia

    Anche io ho ricevuto la stessa email…inutile dire che sono rimasta alquanto perplessa, esattamente come te. Non so, però, se hai letto il seguito della mail, laddove si dice che ci sarebbe anche la possibilità di fare “praticantato” nell’arco dei due anni e poi prendere il tesserino di pubblicista. Mi chiedo: quanto è realistica questa cosa? Non è che poi uno porta la documentazione all’ordine degli articoli che ha scritto e quelli ti ridono in faccia? Tra l’altro non è scritto da nessuna parte che la “testata” in questione è iscritta al Tribunale come testata giornalistica…tu cosa ne pensi?

  • Grazie per aver cancellato il commento, siete stati davvero molto gentili. Fino a che uno si schiera dalla vostra parte ok, altrimenti “ERASE”. Grandissimi! 😉

    • Solitamente cancelliamo i post anonimi e i backlink fini a se stessi, chi sei oltre ad un fantomatico “Articolo24” procacciatore di backlink? Nome, cognome, poi si può discutere di tutto. Mettendoci la faccia.

  • Se non è anonimo e non ci sono link i post non vengono rimossi. Se hai una posizione critica di invito, con correttezza, a riproporla.

  • Stefano Airoldi

    Ho dimenticato un aspetto importante da segnalare: sono giunto colpevolmente in ritardo sulla vostra pagina web, digitando la query di ricerca “CERCASI WEB WRITER”. Ci tengo a sottolinearlo per dimostrare che non sono a caccia di backlink, ma sto cercando lavoro. Ciao 😉

  • irene maria dianda

    Un sito web mi ha chiesto di fornirgli un preventivo per il mio lavoro: web content per articoli tecnici di una lunghezza minima di 250 parole all’incirca. Dato che è la prima volta che mi chiedono un preventivo, non so come muovermi: altri siti per i quali ho scritto mi offrivano compensi in base alle visualizzazioni, altri una tariffa minima di 2,50€ per 200 parole circa. Chiedo aiuto a chi ha più esperienza nel campo! 🙂 Grazie! Irene

  • Rosita Corato

    E se poi ci si trova dall’altra parte? Io sono in cerca di un web writers serio, se possibile appassionato d’auto, ma come faccio a trovarlo??? ho dato fiducia ad un master in web marketing, ma non sono rimasta contenta! Qualcuno può darmi una dritta??? Conoscete qualcuno di serio? Qui giustamente parlate di soldi, ma se quei soldi li aveste dati a qualcuno che non merita?

    • io sono disponibile fabriscristiano@gmail.com

    • Matthew Nocets

      Buongiorno, Ho letto con piacere la vostra disponibilità a collaborare con persone giovani e motivate nel mondo del web writing.
      La mia passione per la scrittura in blog mi ha portato a creare negli anni siti ed acquisire stili di scrittura mutevoli e google friendly. Collaboro con web designer / developers per creare siti adatti a gestire contenuti rispettando tag ma anche la grammatica italiana.
      IL mio obiettivo è acquisire esperienza e integrare la mia passione per la scrittura in qualcosa di realmente visibile tra le tante pagine web.
      Ho conoscenze in
      – dreamweaver
      – seo
      – web marketing
      – Photoediting

      Se preferisce posso inviarle anche curriculum vitae nel quale è in evidenza il mio lavoro attuale ( che ormai intraprendo dal 2010) e che è calzante con quanto richede essendo io un perito assicurativo ramo auto regolarmente iscritto all’albo.
      Nel curriculum ho omesso le mie passioni che si estendono dall’astronomia al cinema dal cinema alla lettura web nautica viaggi.
      Spero di aver risposta e intraprendere collaborazione con Voi.
      In Fede
      Matteo Noceti
      Matteos1@hotmail.com

  • Lasciamo perdere… mi sono imbattuta anch’io nell’offerta che ha pubblicato Marina. Ora, io non so quando hai scritto l’articolo ma a vedere dai commenti sono passati almeno due anni. Ti dico che fino a pochi mesi fa il succo della mail era sempre lo stesso. Ovviamente ho declinato. 300 like per esser pagati??? Ahahahah anche no grazie.

Shares