Vorrei un sito web, me ne dia un kilo e mezzo

Siti Web al KiloImmagine originale tratta da Fotolia
Tempo stimato di lettura: 3 minuti, 13 secondi
Pubblicato il 21 maggio 2012

Un signore entra dal macellaio e ordina un etto e mezzo di… siti web. Già, in questa affermazione c’è evidentemente qualcosa di strano, eppure, fuor di metafora, è il riflesso di un atteggiamento mediatico fastidioso, invadente, che regolarmente torna alla carica, tentando di prendere a spallate chi come tutti noi, cerca di svolgere al meglio il proprio mestiere. Il mestiere di chi, sotto molteplici aspetti, realizza siti web.

Si, ho detto siti web, non salami.

Spot contro webdesigner, webdeveloper, copywriter e compagnia bella.

“100 settori, scegli il colore che vuoi, scegli il layout che vuoi e fai modifiche quando vuoi”. La ricetta è servita insomma. Tutto bello, tutto facile, clicca di qua clicca di là, perchè mai dovrei perdere tempo dietro a “quelli che giocano con il computer” quando posso farmi tutto da solo? Poi suvvia, 10€ al mese. Più 7€ all’anno di dominio, più 1€ e mezzo al mese per la casella email consultabile da tutti i dispositivi del mondo. E poi se voglio ho anche il piano super-figo che mi fa leggere la posta su tutti i dispositivi! Sì anche dentro la micro-machine o l’auto di batman! Beh dai, arrotondando sono quasi 150€ l’anno. Bazzeccole.

“Pensa che quello là me ne ha chiesti 600 per fare 5 pagine”.

Quelli “là” esatto. Siamo io, te che stai leggendo ed il tuo fidato collaboratore con cui realizzi i siti web.

Uno spot del genere è una valanga di fango gettata sul nostro lavoro quotidiano. Noi che ogni volta che ci troviamo a “discutere”, con persone che hanno intenzione di curare realmente la propria immagine online, cerchiamo di far capire, come formiche operaie, il valore di ogni singola parola, ogni singola immagine e caratteristica del prodotto che stiamo vendendo. Noi che lottiamo per sentirci capiti e per arrivare a far sentire soddisfatto il nostro interlocutore. Già, perchè solitamente chi ci capisce poi rimane soddisfatto realmente. E non solo dalla qualità del prodotto che si trova in mano, ma anche dall’umanità, dal rapporto con cui si è arrivati ad ottenere un risultato simile. E soprattutto dalle potenzialità, e quindi dei possibili ritorni economici ed a livello di immagine, che ne otterrà. In una parola sola: dalla qualità. Questa parolina magica che cela concetti troppo “elevati” per lo standard del dio denaro e dei media. Concetti come: Fatica, dialogo, studio, usabilità, ottimizzazione, applicazione, unicità, problem solving, proposte, iniziative.

Questo è tutto ciò a cui possiamo aggrapparci. Oltre all’antitrust che cerca di tutelarci condannando questi servizi. Già perchè queste attività vivono sul filo dell’ “abuso di posizione dominante e intesa restrittiva della concorrenza”.

La storia si ripete, ma gli eroi restiamo noi.

Chi lavora in questo settore da molti più anni di me assicura che “queste storie ci sono sempre state ciclicamente, e finisce sempre che il mercato ci rimane bruciato e torna all’ovile cioè noi”. La scelta di prodotti economici a basso costo infatti, sortisce gli stessi effetti collaterali di qualsiasi altro ambito di mercato. Spendi poco? Ottieni poco. E i soldi risparmiati all’inizio devi riutilizzarli tutti e molti di più per tornare ad essere “qualcuno” nel web.

C’è da dire tuttavia che la qualità di questi servizi purtroppo è in crescita. E’ vero che il processo di standardizzazione necessaria per realizzare questi applicativi va contro le logiche qualitative eppure i tentativi li stanno facendo. Questo ci obbliga quindi ad alzare sempre di più l’asticella dei nostri obiettivi e dei nostri standard. Ogni giorno. E ci “costringe” ad un lavoro sempre più scrupoloso ed attento nei confronti di chi si mette in contatto con noi. Educare al bello, alla qualità ed all’innovazione è una sfida difficile, ma è l’unico modo che ci permetterà di campare di fronte a spot ed imprese sostenute da ingenti somme di denaro.

Questo è il mio pensiero condiviso anche da tutti i nostri autori di webhouse.

E tu che cosa ne pensi in base alla tua esperienza?

  • Manuel

    Bravo Davide ottima analisi! Quasi quasi creerei una petizione a difesa della categoria.

  • Forse io sarò contro-tendenza ma.. ben vengano questi servizi. Permettetemi di spiegarmi!

    Chi si ricorda la mia Impresa Online? (“servizione” di questo stampo, con dentro le Pagine Gialle). Che fine ha fatto? Balla di fieno rotolante.

    Servizi come questo, che passano persino con lo spot in TV, sono rivolti a tutto quel serbatoio di clienti che, comunque, si affiderebbero allo zio del parente del cognato del cugino. IMHO.

    Insomma, questi servizi fanno loro, gratuitamente, una pre-selezione di clienti, ripulendoci la mail da gente che vuole tutto per 50€.

    Quando poi, sempre IMHO, gli utenti si accorgeranno che con questo servizio possono realizzare solo siti tutti uguali che non si posizionano, non convertono o comunque valgono per quel che costano, allora, e solo allora, quando si rivolgeranno a un professionista forse saranno più disposti a capire che quello che facciamo è un lavoro e non un divertimento.

    Quelli che invece saranno ancora più diffidenti, beh, in Italia un cugino non si rifiuta a nessuno.

    Mi scuso se sembro un po’ arrogante, sono i miei 2 cents. E poi è lunedì mattina, via 😀

    p.s. Per fare un esempio, è come IKEA: ha ammazzato quelli che stavano sulla stessa fetta di mercato (Aiazzone, etc..) ma un artigiano che fa una sedia buona, continua a fare la sedia buona senza alcun problema di mercato.

    • Chiaro SEOJedi, in parte sono d’accordo. Sono anche io convinto che sotto alcuni aspetti possa fare bene. Tuttavia è inevitabile che colpisca più persone di quante ne possiamo “colpire” noi e fa disinformazione totale. Ci obbliga ad essere sempre più attenti e ad aspettarci che molta più gente chieda 50€. Alla lunga le cose potrebbero tornare buone come quando si dice: “queste storie ci sono sempre state ciclicamente, e finisce sempre che il mercato ci rimane bruciato e torna all’ovile cioè noi”, ma non è così scontato che accada in primis. Credo che il grosso “problema” poi di questi fenomeni sia che colpisce troppe persone che non sanno, ed “educarle” è una sfida lunga e che ci impegna molto, togliendo, inevitabilmente, tempo prezioso anche al lavoro stesso. In soldoni, potresti doverti trovare a non dover rispondere più solo a 10 email di buontemponi che vogliono un sito per 50€ ma a 100 magari. Insomma, non è proprio il massimo…

      • Beh, (continuo sul solco arrogante) basta metterli in SPAM 😛

        Si, non è il massimo, però IMHO considerando che il nostro è un lavoro di “competenze” quasi puramente intellettualoidi, dovremmo essere pagati anche per il training al cliente.

        Il problema è nel rapporto fra chi deve essere “educato” e chi no, insomma in un più generico digital divide, e per questo organizziamo i corsi base, differenziando il tipo di target.

        Ma chi parte dall’idea che vuole spendere 50 al massimo arriva a 100. E allora andassero a intasare le altrui mail. 🙂

        • ehehe certo, allora mettiamola così: è una campagna che mira a colpire la negligenza della massa quindi è bene schierarcisi contro. No?

          • E’ il brutto e il bello del mercato 😉

    • Approvo e condivido il tuo pensiero.. BEN VENGANO!

    • Valentina Filacchione

      Ciao SEOJedi,
      visto che hai nominato un servizio come impresa online, ultimamente vedo che sta girando questa: http://www.pagine-mail.it/primiPosti2012.do
      Al limite della denuncia per pubblicità ingannevole, da come la vedo io.

      • LOL! Me lo avevano fatto vedere giusto qualche giorno fa, m’era passato di mente perché è davvero.. davvero.. troppo *inserire aggettivo preferito*

        • Sarei curioso di sentire che raccontano sti tizi (senza contare che quasi certamente ci sarà un call center sottopagato dietro…) e pensiamo che nella SEO (per inciso, è femminile per me… o almeno credo proprio che sia donna XD) è ancora peggio, perchè non puoi misurare troppe cose, questi addirittura danno garanzia di prima pagina… Cutts stava per denunciare gli analoghi americani di aziende del genere, se non fosse che poi sono stati arrestati per truffa. In bocca al lupo a chiunque chiamerà… ^_^

  • Mi pare la stessa filosofia degli editor WYSIWYG, quindi destinata a durare poco. Sono d’accordo con SEOJedi: alla fine i nodi verranno al pettine e quando l’utente vorrà passare ad un livello superiore si renderà conto di essere intrappolato dalla piattaforma. Roba da ignorare, insomma.

  • Condivido la posizione di SEOjedi su questo argomento, aggiungendo due riflessioni.
    La prima è che in fin dei conti tutte le azioni che portano ad ampliare un mercato rendono più ampio lo spazio di azione degli operatori.
    La seconda è che siccome, in un mercato libero, non si può impedire a qualcuno di realizzare un prodotto stà a noi ed alla nostra iniziativa fare in modo di essere competitivi da un punto di vista qualitativo e/o quantitativo.

    • *Chapeau*
      Due punti interiorizzati che non avevo esplicitato. Grande Vittorio 🙂

    • Sul punto 1: il mercato lo amplia può darsi, meglio ampliarlo con senso critico però, no?
      Punto 2: certamente non possiamo impedire nulla del genere, ma informare chi non lo è sul poco valore di questi servizi è un diritto sacrosanto. O no?

      • Non te lo voglio (e penso nemmeno Vittorio!) negare:)

      • Non rispondo sul punto del mercato perchè è un discorso troppo ampio da tenere in un commento. Dico solo che è una cosa che riguarda tutti i settori e non solo il design, o il web design nello specifico.
        Per quanto riguarda la necessità di educare chi non sa, penso che ciò che dici è corretto Davide ed è quello che chi lavora seriamente in questo settore fa da sempre… credo…
        Infine ci sono tanti colleghi o pseudotali che vendono siti web (se si possono definire tali) a prezzi indegni… Quindi credo che prima di tutto manca una deontologia professionale. Ma anche questa è una cosa che riguarda tutti i settori e non solo il nostro anche se forse il nostro è uno dei più colpiti.

  • Articolo interessante ed è una battaglia che porto avanti da anni. Come quella di ottimizzare il sito per soli 90€ l’anno. Concordo con Gabriele e Benedetto fino a metà e vi spiego il perché. La piccola impresa (di quello mi occupo da anni) mettiamo caso un concessionario mi chiede un preventivo per realizzare il sito internet istituzionale compreso di galleria e dettagli delle vetture in vendita. Gli chiedo il “giusto” e lui mi dice che è troppo. Poi vede questo spot e mi chiama dicendomi che ha trovato come farlo da solo. Benissimo. Lui procede, il lavoro si sa, viene una schifezza. Dopo un anno lo incontro e mi dice, lo vedi che il sito internet non serve a niente, in un anno non ho ricevuto neanche una visita. Io gli spiego che non è colpa del sito internet ma solamente che ha sbagliato a fidarsi di certi servizi. Io ho perso un cliente grazie a questi servizi, il cliente ha perso la fiducia di essere presente su internet. In questo periodo il mobile di Ikea va benissimo, spendo poco e magari per due o tre anni la sedia regge. Questo è quello che pensano i piccoli clienti ed è difficile fargli cambiare idea. Hanno poca fiducia di internet e di quelli come noi, ma si fidano della pubblicità in TV

    • Una volta che gli hai spiegato perché non ha funzionato il suo sito, sottolineando che si ottiene ciò per cui si paga, ma comunque resta della sua idea, nel giro di poco sarà fuori dal mercato anche lui, se la mentalità è questo e IMHO, altri competitor invece si porranno una stecca avanti grazie a un servizio che lui non ha capito.

      Credo si chiami “sgrassatura”.

    • Credo che questa sia la realtà. La volontà di ottenere il meglio a costo zero (o quasi) è una cosa che si sente troppo spesso di questo periodo. Io sono ai primi passi con il web design, ma sono già sfiduciato ancora prima di buttarmici a capofitto.

      Tutti i giorni ho a che fare con i capi che usano le solite frasi fatte “Se è gratis digli che lo facciamo, sennò lascia stare”. Ma che ragionamento è? Oppure “Digli che se ci costa meno dell’attuale fornitore passiamo a lui”. Ma che cavolo di analisi è? Qual’è il reale beneficio che ottieni? Forse risparmiare 150€ su un canone da 5000€ annuali? Forse il gioco non vale la candela e se ti trovi male con il nuovo fornitore, ecco che scattano le cazziate a destra e manca, prendendotela con chiunque passi per strada!

      Risultato: sulla rete aziendale si è lavorato un male boia. Il reparto IT si è fatto in quattro per supplire alle mancanze del nuovo prodotto. E la ciliegina sulla torta: i prossimi fornitori davvero professionali perderanno comunque di credibilità viste le esperienze regresse.

    • Hai centrato il punto Daniele. Purtroppo l’utenza media si fida delle pubblicità in tv più che di noi. Ce ne vuole prima che “capiscano”. Grazie dell’opinione che hai riportato.

  • Ciao Davide ho letto il tuo articolo e lo trovo molto interessante e soprattutto attuale. Ti vorrei però fare presente che in realtà (a mio parere) 1&1 ci fa un piacere. Può sembrare assurdo ma sinceramente non credo che tolga mercato ad un professionista. Mi è capitato spesso nella mia breve carriera da WebDesigner Freelance di incontrare persone che volevano un sito ma non sapevano come, non sapevano cosa metterci e soprattutto non volevano pagare. Ora questo genere di clienti andrà da 1&1 se sarà contento rimarrà con loro ma se vorrà qualcosa di un pò meglio, una cura e gestione del SEO o una personalizzazione del sito tornerà da un webDesignerdi professione che si farà giustamente pagare di più, ma si sà un vestito fatto su misura costa ( e vale) di più di uno di fabbrica.

    • Ciao Giuseppe, concordo con te come con SEOJedi, infatti non dico che “faccia male”, come già espresso più volte il problema è come viene proposto e come purtroppo la gente “abbocca” a queste trappole. Noi dobbiamo fondamentalmente cercare di raccattare i delusi di questi servizi.

  • Argomento spinoso… approvo pienamente quanto è stato scritto, e mi auguro che sia solo una bolla di sapone tutto quanto…

    è lo stesso principio di Aruba per gli hosting, alla fine (tanto per fare un nome): prendono clientela esclusivamente dalla pubblicità televisiva (per carità, ben venga qualche donna ignuda a fare lo spot, e mi fermo qui… :-D), mentre in rete ne parla male praticamente chiunque. È un atto di svendita della professione, è vero, che pero’, secondo me, ha dei grossi limiti: alla fine chi pretende arrogantemente siti vetrina a 100 € in nero in un certo senso “merita” prodotti di questo tipo… la gente che vuole qualità alla fine capirà che una personalizzazione di un software web è una cosa molto diversa. Spero che sia solo questione di tempo, insomma.

  • “Educare al bello, alla qualità ed all’innovazione è una sfida difficile” (cit.) direi che il punto è proprio questo. La qualità. Se qualcuno si rivolge a questi servizi molto presto passerà a qualcosa di più professionale (si spera).

    Ottimo articolo!

  • Reports

    Ci sono vari aspetti negativi e positivi in tutto ciò.
    Di negativo c’è che, lo si deve riconoscere, che l’utente medio si è convinto che ormai un sito è solo una o due pagine collegate fra loro e che la loro utilità, in una scala da uno a dieci, occupa la posizione del “fa figo”.

    Ci sono poi quelli che comprendono il vero valore di un sito o portale ed allora sanno che la qualità e la consulenza ha un certo controvalore a livello economico.

    Ci sono anche quelli che si offrono come professionisti ed invece nulla hanno a che vedere con queste figure. Questi siti ad esempio ne sono un esempio. Il problema però è che in tv, alla radio, sul web troviamo tante di queste campagne ed ora anche dall’estero (1&1 per la cronaca non è italiana) dove il messaggio è a dir poco fatto bene e riesce a colpire dove deve: l’utente che non capisce cosa c’è dietro ad un sito oppure l’utente che per una o più ragioni non vuole spendere più di 200 euro per un sito web.

    Da poco abbiamo lanciato una campagna di marketing per MioEcommerce.it, cosa è successo anche se il pacchetto è appena uscito? Che già una email fra quelle ricevute ci ha chiesto come mai il prezzo sia così alto quando altri lo fanno per molto meno… proprio come ha scritto Davide De Maestri nel suo articolo. Abbiamo spiegato le differenze, quelle più evidenti per uno che usa e vede il portale basato sul nostro pacchetto ma spesso non c’è spiegazione che tenga. Il mercato è stato viziato come esattamente è stato viziato dai servizi di hosting low cost.

    Anche per questi il discorso è identico, solo il prodotto è differente: servizi quasi sempre scadenti, adatti per pochissime situazioni, però quei 20, 50, 200 o 1000 euro all’anno risparmiati a chi non fanno piacere? Ci sono persone che poi si lamentano perchè il sito va giù, altre che dicono che l’azienda di Hosting ha oscurato il sito senza preavviso, altri che hanno problemi di compatibilità… La colpa di chi è?

    Di tutti, loro e nostra.
    Loro perchè si limitano a valutare la qualità con la sola formula “basso prezzo = conveniente, alto prezzo = ladro” e noi perchè abbiamo sempre ragionato da Italiani.

    • Grazie per aver portato la tua opinione e la tua esperienza.

    • “aver ragionato da italiani”, purtroppo per tutti, è un modo sintetico per dirla tutta in poche parole…

    • Valentina Filacchione

      A volte mi viene da ridere a pensarci, gli italiani hanno fatto del “bello e della bellezza” un vanto ed un orgoglio in Europa, ma così come in tanti aspetti della vita, non siamo stati “educati” a riconoscere la bellezza e questo purtroppo vale anche nel web.

  • aledesign.it

    Disarmante questa pubblicità, certo..importante è educare al bello.. certo purtroppo in tempi di crisi come questi anche siti da 400 euri non farebbero male…So che alla fine ritorneranno da noi per gli stessi motivi elencati da te, SEOJedi etc etc, purtroppo la vedo come l’ennesimo rallentamento alla nostra crescita, purtroppo la società si sta basando troppo su questi servizi (e non mi baso solo sui siti web) del “tutto facile e subito”. Resterò sempre un inguaribile romantico del ‘Artigianato multimediale..una cosa fatta con le proprie mani, da valore e amore per il proprio lavoro, è una specie di vita che si crea…ci fa sentire più vivi e ci fa avere un “contatto” con il cliente…una sintonia, uno scambio umano di idee e pareri, cosa che non penso possa avvenire con siti alla 1&1.

    • Quoto ale in toto. Mi hai capito eeheh, W l’artigianato multimediale e non solo. W la passone, l’attenzione e la cura del nostro prodotto!

  • Mi consola solo il fatto che noi designer non spariremo mai, perchè dietro a un sistema come quello di 1&1 (che disprezzo alquanto) c’è comunque il lavoro di grafici e web designer/developer, perchè qualsiasi servizio si inventino serviamo noi per realizzarlo!

    • Ehehhe giusto pensiero Carlo, peccato che questi con 4-5 figure fanno quello che dovrebbero farne almeno 100-1000 🙂

  • clienti infernali, business infernale…. se per fare un sito web basta fare due click e appiattirsi su contenuti già pronti….. di cosa ci stupiamo i 4 salti in padella sono arrivati anche nel web.
    qualche anno fa mi battevo per un web e quindi una comunicazione che fosse frutto di pensiero e creatività (anche tecnologia ovviamente). ora penso che un sito al kilo vale un sito al kilo. è il prodotto “primo prezzo”. ora a chi vuole un sito e dice “ma lì lo pago 150 euro” io risponderei…. prego accomodati e fallo. E’ un problema di scelta e di sapere cosa si sta comprando….. ma senza illudersi.

    • I 4 salti in padella del web, ahahahah mitica! Grazie del commento Elena!

  • Sentivo dire lo stesso quando arrivarono i supermercati e spazzarono via i piccoli alimentari “di nonna Pina”.

    Secondo me, ingranditevi o sarete spazzati via come loro.

  • In tutto questo si dimentica che a comandare il mondo è il “Dio” denaro. E’ ovvio che dietro questa pubblicità c’è uno studio di marketing di alto livello che ha intravisto nelle difficoltà economiche del Paese e nel sogno di poterle risolvere con pochi click e ancor meno euro “invadendo” (campa cavallo che l’erba cresce) con la propria attività il mondo del web.
    E’ ovvio che a chi fa questo mestiere con passione, sudore, dedizione e competenza, questa “fregatura appare scontata, ma, purtroppo, il grande pubblico televisivo, che di web non sa nulla e che, magari dopo aver provato timidamente a chiedere i costi di un sito web ad un’agenzia, si ritrova di fronte una possibilità così a buon mercato, non ci penserà troppo ad abboccare all’amo.
    Che ne sanno loro di ottimizzazioni on page ed off page, che ne sanno di ancor test e SEO, e sopratutto cosa importa a chi ha progettato questo software di creare qualche milione di siti che non verranno visti mai da nessuno?
    Io dico solo una cosa, alla fine questi signori, pur arricchendosi, fanno il nostro gioco, perchè chi proverà questo prodotto, prima o poi si renderà conto che, a parte i suoi familiari e qualche amico fidato su quel sito non ci va nessuno e sarà costretto a chiedersi il perchè e sopratutto a chiedere consulenza.
    Sorridete quindi.. Perchè è vero che al momento si rischia di passare per truffatori, ma è anche vero che nel giro di 6 mesi 1 anno avrete qualche milione di clienti in più! 😉

    Massimo.

    • E’ quello che ci auguriamo tutti… 🙂

    • scusa ma ti rendi conto delle castronerie che dici nell’ultima parte ?

      • Caro Adolfo quando fai accuse così pesanti cerca di essere chiaro e spiegami perchè ciò che ho detto sono castronerie.
        Io affermo che qui in Italia la conoscenza del web è davvero limitata alla stragrande maggioranza del pubblico (in particolar modo quello televisivo) che magari solo per sentito dire ha sentito parlare di costi per la costruzione di siti che vanno dai 500 ai 5000 euro e sopratutto pensa che per creare o meglio ancora gestire un sito web occorrano conoscenza non alla loro portata.
        L’ignoranza sull’argomento porta la gente ad aver paura di investire soldi in qualcosa che non conosce e questo chi ha progettato quella campagna pubblicitaria l’ha capito benissimo..
        Il fatto di potersi affacciare al mondo del web a costi bassi, invoglierà sicuramente tantissima gente a fruire del servizio e, che a te piaccia o no, questa è gente che: 1) Non si sarebbe mai creata un sito web; 2) è gente che tra un anno si sarà resa conto che senza qualcuno che gli faccia consulenza quel sito non riceverà mai visite.
        Ora spiegami qual’è la castroneria di cui parli!

        Massimo

  • Mirkopulvirenti

    la prima volta che ho visto la pubblicità di 1&1 ho detto, siamo rovinati. Oggi dico meno male che esistono queste cosa almeno i professionisti non hanno più quel panorama di clienti che si meritano solo sputi in faccia. Ritengo che sia una spesa inutile i 150 euro per un sito su 1&1, perchè la qualità è molto molto molto molto molto molto bassa, inoltre ci sono altri 1000 sistemi per non spendere quei soldi, se proprio il cliente vuole farsi un sito da solo! A questo punto mille volte meglio servizi gratuiti come http://www.offertone.net che ti offrono il sito gratuito con tutto un panorama di possibili clienti e community.

    • Il problema Mirko infatti è che a noi tocca ri-educare tutta quella fetta di clientela. E’ la disinformazione fatta per far abboccare che infastidisce aumentando la convinzione delle masse per cui il sito web serve perchè fa figo. e basta.

  • Quelli come Noi?!?

    • Caro Paolo, sulla prima parte ti do ragione. Pur non c’entrando direttamente con la questione sollevata è vero che c’è tanto pressapochismo e tanti si credono già “arrivati” dopo aver fatto il sito per il paninaro sotto casa. Per il resto giusto quel che dici sullo studio di strategie, è anche l’invito che faccio in chiusura di articolo invitando tutti ad “alzare” l’asticella.

  • Max

    Una cosa da sottolineare è che questo tipo di servizi vanno a fare concorrenza a coloro che, alle prime armi, cercano disperatamente con passione, dedizione, professionalità (oltre a considerevoli dosi di caffeina!) di ricavarsi uno spazio in questo settore: a questi, magari, il sito da 200/300€ in nero potrebbe fare comodo.

  • Ma è sparito un mio commento o sbaglio?

    • Sì Daniele, ripubblicalo pure in modo adeguato grazie 😉 Ci teniamo che anche le critiche siano costruttive e non lasciate al caso 🙂

      • Sinceramente mi sembrava un post adeguato, comunque riformulo:

        Tutto questo mi ricorda quello che è successo quando arrivarono i supermercati, tutti a lamentarsi che i piccoli alimentari non riuscissero a tenere il passo ma alla fine, sono stati spazzati via.

        Quindi, secondo me dovete ingrandirvi altrimenti verrete spazzati via come loro.

        Questi servizi di siti web al chilo miglioreranno sempre di più, diverrà tutto più automatizzato e il piccolo “artigiano” multimediale non avrà vita facile.

        E’ la storia che lo insegna.

        Pertanto se posso dare un consiglio, tutti questi liberi professionisti non hanno senso, solo agenzie ben specializzate ed efficienti riusciranno a tenere botta nel mercato.

        Ovviamente, IMHO.

        • Mi trovi in totale disaccordo. Non è necessaria un’agenzia per salvare il mercato. Certo le agenzie offrono qualità ma spesso per loro interesse stanno dietro ai “grandi” nomi. Curano fette di mercato molto ristrette e remunerative. E il 90% del mondo dove lo mettiamo? Per il resto condivido solo la parte in cui dici ci “ingrandirsi” che coincide con l’affermazione dell’articolo di alzare l’asticella. Ognuno. That’s all for me 😉

          • Il 90% del mondo andrà dove un prodotto migliore costa meno ed ha una qualità maggiore.

            E secondo me, il singolo libero professionista non sarà in grado di offrire questo ancora per molto.

          • Dipende da che concezione di libero professionista hai. Se pensi a quello che fa il sito dall’inizio alla fine può darsi, ma solitamente chi è più “sgamato” collabora con altri professionisti e spesso ha poco da invidiare ad un’agenzia a livello di qualità offerta. No?

          • Potrà avere anche la stessa qualità, ma non avendo la stessa efficienza non avete gli stessi soldi da investire per aggiornamento skills, ecc ecc.

            PS: Io non ho un’agenzia e non lavoro per un’agenzia! Sembra che gli stia facendo pubblicità 😛

          • SitSardegna.com

            Esatto, e per questo che ho usato la frase “ragioniamo all’italiana” e siamo bravissimi a farlo. Questo ne è un esempio: le grandi agenzie puntano ad aziende disposte a spendere 20.000 o 50.000 euro per un sito, e ce ne sono… I piccoli imprenditori o freelance come voi allora cosa devono fare? Spararsi? Tutto questo mercato DEVE essere loro e vostro e non preso da servizi come 1&1 o pagine gialle perchè tanto rivolto ad una nicchia che non è disposta a spendere 500 euro.

            Anche perchè allora vi dico: se io azienda dovessi mai assumere nuovi collaboratori o dipendenti, su cosa dovrei basare le loro esperienze se non hanno un buon portfolio da mostrarmi? Potrei dire al candidato di mostrarmi qualche sua creazione mentre la crea davanti a me, ma sarebbe tempo perso per me perchè quelle ore che starei dietro a ciascun candidato sono ore tolte a miei clienti.

            Se invece voi avete il vostro spazio, riuscite a farvi un buon portfolio etc… allora anche noi web agency possiamo anche migliorare le nostre assunzioni e quindi rigirare a voi del lavoro che non riusciamo a tenere noi…

            Non si deve assolutamente ragionare in quel modo… tanto i grandi sono con i grandi… però ricordiamoci che anche i grandi sono partiti da piccoli, ciò significa che oggi il piccolo è davvero in pericolo, oggi più che mai.

        • Ognuno è libero di posizionarsi come meglio crede.

          Attenzione però che non è la grandezza organizzativa la carta vincente di una società, dipende dagli altri player di mercato.

          Ogni ambito merceologico offre esempi di successo dove il “piccolo” con un’elevata specializzazione di nicchia e qualità ad un prezzo equo riesce a competere con grandi player.

          Questo la storia insegna.

          P.

          • Sono d’accordo,

            però in questo campo quanti fanno un lavoro di nicchia? Su questi settori particolari hai completamente ragione, anche perchè spesso sono poco automatizzabili 🙂

  • Livia

    Articolo molto interessante e attuale. Devo dire che quel che oggi succede per il web è ciò che è successo fino a ieri con le tipografie che si improvvisavano grafici: al diavolo la professionalità e la competenza in ambito di comunicazione, loro svendevano al cliente il lavoro grafico perché tanto caricavano sul costo di stampa… Purtroppo, alla fine della fiera, mi vien da pensare che non sia la televisione o la pubblicità a conquistare i clienti. Loro, questa tipologia di clienti, si sentono furbi a risparmiare 2 soldi perché nell’ignoranza e nell’arroganza credono di saperne più del professionista.. e noi professionisti non dobbiamo far altro che metterci sulla riva del fiume e aspettare di veder passare il cadavere…

  • mica è il primo sito a offrire un servizio simile..pensiamo a wix…
    comunque è un bene che esistano siti simili perchè molta gente vuole spendere poco e avere un sito semplice, senza effetti flash, animazioni o quant’altro…purtroppo gente improvvisata webmaster/webdesigner sparavano pressi assurdi (oggi è impensabile e poco intelligente data l’esistenza di facebook); i veri webmaster non saranno spaventati da siti simili perchè saranno in grado di rendere un sito web di un cliente unico, diversamente dai pacchetti già pronti e vagamente modificabili… diciamo, ad ogni esigenza e portafogli il suo sito web…

    • Nessuno è spaventato qui 🙂 Ti invito (si capisco che siano tanti) a leggere gli altri commenti in cui abbiamo sollevato e risposto già alle tue affermazioni 🙂

      • si ne ho letti parecchi ma non ho tutto il giorno..
        il dato di fondo è che questo servizio sarà utile a tutti quelli che vogliono un sito semplice di riferimento (sono tizio, la mia azienda o il mio ufficio sono qui, contattami e stop).
        un azienda che fa siti web ti chiede cifre spropositate anche per siti così semplici…
        quindi mi ripeto, tutto è proporzionato

        • Io ne faccio un discorso di utilità per qeusti siti: due paginette buttate lì che fanno contento il cliente senza che lui neanche sappia perchè. Insomma, per me servono a poco e si pagano altrettanto. Wix è un ulteriore esempio, ma anche lì: quante visite ricevono alla fine? Quante conversioni fanno questi minisiti – di questo si tratta?

          Si ha l’impressione che questi vogliano fare cassa svendendo un servizio come un altro, e facendolo passare per chissà cosa… forse è l’idea stessa di farsi fare un sito (magari dall’amico di mio figlio che col computer è bravissimo) che è troppo semplicistica, ingenua e (permettimi il termine) retrograda! Per me non puoi costruire addirittura un business su una cosa che poteva andare bene forse 10 anni fa. Il web è cresciuto fin troppo velocemente, le paginette semi statiche a chi servono davvero? Il vero problema è che uno non potrà dire che fa siti per lavoro che verrà immediatamente sminuito …

  • Marinella Mana

    In questo paese siamo tutti ingegneri, economisti, fisici, scienziati, cuochi, giocatori di calcio, etc etc… perchè meravigliarsi se si vuole fare anche il webdesigner? E’ anche più figo! Una cosa è sicura, la qualità si deve pagare! Se voglio un bel vestito fatto apposta su misura per me vado da un sarto capace non al mercatino! Buon lavoro a tutti!

    • Buon lavoro Marinella, rapida e spensierata! Giusto!

    • Fabrizio

      Giusto Marinella! Ops hai dimenticato che siamo tutti Allenatori

  • LavoroCasa

    Sono uno che il sabato si dedica al bricolage. Non sono un falegname, ma con il mio trapano e la mia sega riesco a fare dei lavoretti niente male. Attenzione, però: una cosa è la panchina di legno del giardino, che come viene, viene. Un’altra cosa è la casa in legno per ospitare il mio ufficio. Da appassionato – ma responsabile – del bricolage so che a un certo punto ho bisogno dei professionisti, a meno che non voglia diventarlo io stesso, formandomi sull’argomento.
    Quello che voglio dire è che il fai-da-te è un fenomeno che ci può stare, soprattutto nel libero mercato. E non deve meravigliare che ci siano finanziatori di progetti come quello dello spot.
    E’ anche vero, come hai già scritto nel tuo articolo, che la qualità di questi servizi è in crescita. Cioè, è sempre più facile montare belle soluzioni preconfezionate per vedersi online in modo decente. Ma rimane sempre un problema: la competenza. Accostare i colori, i pattern, strutturare layout, individuare strategie di usabilità, ridurre il numero dei clic, implementare funzioni ad hoc e, alla fine di tutto, convogliare tutto questo verso l’unico vero obiettivo di un sito professional che è la conversione. Chi lo fa?
    Allora, il fai-da-te nel web design richiama l’attenzione anche sull’importanza di ripensare ai servizi web in un’ottica consulenziale. Design e sviluppo. Ok! Ma anche formazione e consulenza. Le cose vanno insieme. Il mercato va verso questa direzione. Le aziende cercano un interlocutore unico e competente che trovi delle soluzioni efficaci, interessanti. Il nuovo mercato è il mercato delle idee, delle piccole idee, quelle che aiutano a passare da uno a due e da due a tre. Il web design, in tutto questo, diventa un servizio complementare, necessario ma afferente al complesso dei mezzi e della tecnologia di cui dispone il consulente.
    È obbligatorio passare a un nuovo livello, dove realizzare un sito significa costruire il progetto e aiutare le aziende a metterlo in pratica – e non semplicemente disegnare l’interfacciamento delle pagine -, dove il bricolage del fai-da-te rimane un momento legittimo, ma pur sempre un fatto amatoriale.
    Ottimo articolo.

  • Luca Orlandini

    Sai secondo me queste sono sempre delle occasioni per noi. Il nostro lavoro non è quello del webmaster, non più almeno.

    Ero un webmaster nel 93-94, oggi sono più un consulente di comunicazione online. E’ una figura difficile da spiegare e che comprende molte discipline ma che si può sintetizzare con “quello che fa in modo che il tuo sito funzioni”.

    Le poche aziende che puntano sulla spesa bassa non sarebbero comunque nostre clienti (io per 200 euro non vado neanche all’appuntamento) e la differenza tra molte agenzie web è solo che questi fanno pubblicità in tv.

    Sono ottime per noi. Fanno capire a chi guarda ancora la tv che c’e’ bisogno di un sito e quando avranno provato lamiaimpresaonline o 1and1 poi arriveranno a noi.

    • Fulvio

      Io lavoro nel settore dal ’96 e nella tua definizione mi ci ritrovo in pieno, grazie ai molti anni di esperienza ed avendo visto nascere ed evolvere il web, abbiamo accumulato delle conoscenze ed una visione d’insieme che per forza deve valere. Tu per 200 non vai ad un appuntamento io non ci vado per meno di 1000. Sarebbe solo tempo perso. A un cliente che si lamentava per il prezzo 4 volte superiore ad un altro preventivo ho risposto ” io mangio dovunque a 10 euro nel ristorante del tuo hotel ce ne vogliono almeno 40, fai un po tu”

  • scusatemi, ma a sinistra c’è il banner del sito di cui parla l’articolo… viva la coerenza!

    • Davide De Maestri

      Succede anche questo 🙂 ehehhe

    • Non è una scelta nostra, è Google che inserisce gli ads!

    • Igor Felluga

      probabilmente Google pensava che stavi cercando anche tu i siti a Kg per la tua azienda, mi confermi che non era così, vero? 😀

  • Manuele R. Pennisi

    Purtroppo finchè anche noi Designer(non solo web, ma in tutti i campi) non avremo un nostro albo professionale abilitante, sarà così. Sembra quasi che il nostro non sia un lavoro, ma un passatempo, e quando poi si arriva al preventivo l’espressione è sempre questa “D:” con le dovute lamentele “ma è solo un sito!Che ci vorrà mai”. E intanto uno pensa alle spese fatte, agli anni di studi, e alla professionalità che mette in campo. Forse, si dovrebbe arrivare a manifestare, e ottenere finalmente questo benedetto albo.
    Pensiero di un Designer, piccolo e isiginficante, ma stufo di questa realtà.

    • Non sono d’accordo, non lo ero all’inizio quando Scano parlava di albi e di IWA in associazione come pensiero, se un albo ci deve essere non deve necessariamente buttare fuori chi non ha una determinata formazione, il Web è libero e tale deve rimanere, se non sei capace è il web a buttarrti fuori non un’associazione in cui decide chi deve restaree chi no.
      In altre parole ben venga l’associazionismo se serve a tutelare da forme di lavoro improprie ma solo per quello, preferirei si parlasse di un “sindacato” dei webmaster piuttosto che di una forma di corporazione.

      M.

  • Mi vengono in mente almeno i “poco pagare, poco valere” e “rapido, economico, ben fatto, scegline due”.
    Purtroppo, non è un argomento che si possa liquidare con un post o un commento, ma in base alle mie esperienze, posso assicurarvi che anche aziende (parlo di SpA, non del cantinaro) che fanno webdesign di mestiere, ti rifilano fregature molto ma molto più costose.
    D’altra parte, ne’ il singolo webdesigner ne’ il volume di fuoco tecnologico esposto dalle grandi aziende, possono garantire che poi il sito “funzionerà”.
    Il che è perfettamente normale: troppi sono gli elementi in gioco e sappiamo (o dovremmo sapere, tutti, clienti e fornitori) che il sito è solo un primo passo; e che bellissimo o perfettamente allineato a chissà quale normativa standard, potrebbe non portare comunque ai risultati voluti.
    Non si spiegherebbe, diversamente, perché siti miliardari hanno fatto flop e blog di semisconosciuti abbiano invece fatto faville.
    Una grande verità, a mio avviso, è che un sito è come una macchina da corsa: se non la sai pilotare al meglio, non è detto che passi il traguardo per primo.
    Aggiungo che con l’arretratezza di mentalità che circola e una notevole ignoranza circa il web, è ovvio che un cliente, se proprio deve farsi fregare, preferisce farlo per 100 Euro piuttosto che per 5.000 e -almeno dal punto di vista umano-, non riesco a dargli torto.
    Un albo -si presume-, dovrebbe fornire qualche garanzia in più, ma non risolverà il problema, quanto meno, non nel breve termine.
    Realizzare un sito oggi, comunque, non è più impresa che possa compiere una persona sola; le competenze necessarie si sono moltiplicate a dismisura e quindi -a mio modesto avviso-, dietro un sito degno di tale nome, almeno formalmente, non ci vogliono meno di tre persone, se tutto va bene.
    Non lo dico per sminuire l’operato e le capacità individuali, ma anzi, per sottolineare la necessità di consorziarsi.
    A tal proposito, con la saggezza popolare ho aperto, e con essa chiudo: non a caso, si dice che “il tutto, è maggiore della somma delle singole parti”.

    Pasquale

  • Articolo molto interessante in effetti, io mi occupo di consulenza informatica per aziende e privati dal 2000, dodici anni fa era diverso, anche io per alcune piccole aziende ho creato dei siti, fino a quando mi sono scontrato con realtà un pochino più grandi e più il tempo passava più mi sono reso conto che fare siti internet non era cosa per tutti. Dalla grafica all’indicizzazione tutto richiedeva tempo e conoscenze ben precise che io pur essendo nell’informatica da quando ho 19 anni non avevo. Ora a distanza di anni per diversi motivi mi sono rimesso a studiare tutto quello che riguarda il Web Marketing, dalla creazione di siti alla pubblicità sui Social Network , e mi rendo conto che le cose non sono cambiate, ho meglio è cambiato il web ma non la mentalità delle persone. C’è ancora chi pensa che creare e gestire un sito sia un gioco (come del resto anche dare consulenza tecnica a livello informatico, ma sì , intanto in Italia siamo un po’ tutti tecnici e anche tante altre cose). Chi usa quei siti (se gli avete provati lo saprete) si trova davanti cose carine, che vanno bene per qualche libero professionista che vuole far vedere che a un sito, ma dai…. la professionalità è un altra cosa. Non servono albi o chissà cos’altro per dare il giusto peso a dei professionisti, serve solo avere una mentalità meno retrograda e più aperta e in Italia dobbiamo farne di strada a mio parere.
    Complimenti per l’articolo e per quello che fate ragazzi.

    Alberto

    • Concordo che non servono albi per rendere la qualità, quella o ce l’hai o non ce l’hai, ma la tutela del lavoro quella sì.
      D’altra parte sarebbe poco opportuno che da una forma di tutela del lavoro si passasse ad un corporativismo che schiaccerebbe le forme di concorrenza come già accade in altri settori.

      M.

  • Anna

    Ma qualcuno di voi ha letto le “condiziono generali” di questa offerta di 1&1? Le trovate qui http://www.1and1.it/Gtc?__lf=Cancel&linkOrigin=&linkId=ft.nav.TandCs
    Leggete tutto perchè c’è da ridere…
    1) chi compra il sito non è proprietario di nulla, nè dei testi forniti, nè delle foto, nè della grafica, quindi a fine del contratto nulla può essere riutilizzato
    2) 1&1 si riserva il diritto di poter aumentare i prezzi come dove e quando vuole senza nessun limite di aumento (quindi potrebbe aumentarli anche del 200%)
    3) l’aumento dei prezzi deve essere accettato dal cliente, ma, se il cliente non accetta, 1&1 si riserva il diritto di sospendergli tutti i servizi e quindi lasciarlo senza sito e senza mail così dall’oggi al domani
    Che ne dite?

    • Chissà come mai non le mettono in homepage a caratteri cubitali! Comunque sono da schiantarsi dalle risate!

      • Anna

        Purtroppo c’è ancora tanta ma tanta gente che firma i contratti senza leggere le clausole e si lascia semplicemente affascinare da una pubblicità ben fatta senza accorgersi che è solo fumo… che amarezza!!!
        Grazie per questo articolo, vi ho conosciuti da poco e per caso ma dubito fortemente che vi mollero!!! 🙂

        • Grazie Anna, ci fa molto piacere 🙂 Anzi sentiti libera di fare anche critiche, ascoltiamo molto volentieri i vostri suggerimenti, consigli ed idee!

        • Anna, parlando anche con amici, in tanti credono che fare click qua e là non equivalga ad un contratto in forma scritta, anzi, non credono proprio che sia un contratto.
          Io non mi scandalizzo per le clausole e ne mi scandalizzo perché poi dicano: “mi hanno chiuso il sito!”, fatti tuoi, non leggi peggio per te.
          Anni fa, ma anche ora, c’era la querelle su Aruba che chiudeva siti senza dare spiegazioni, poi parlavi con le persone e scoprivi che avevano violata qualche norma del contratto.
          I contratti, proprio perché tali vanno sempre rispettati, è inutile che persone si lamentano perché gli hanno chiuso l’account su Facebook perché avevano messo foto di nudo, è inutile tirare in ballo il falso moralismo, c’è scritto nel contratto l’hai sottoscritto e allora che vuoi?
          Ma no, ci si inventano scuse inconsistenti per portare avanti una ragione falsa e così si rovina la reputazione di una classe di persone.
          Su internet sono tutti truffatori! E con quel TUTTI si intende proprio tutti, l’erba è tutt’una quando c’è da parlar male.

          M

    • Questo è veramente uno scandalo…

  • Simoneplp

    A me e’ già capitato di perdere un cliente che dopo aver visto quella pubblicità prima si e inventato un sacco di scuse e poi e’ sparito , era un camionista veneto abbastanza scorbutico e poco educato, il suo dominio era intestato a me per cui mi sono divertito a fare anche il basta**** ed e’ ancora mio , mi ha persino minacciato un’azione legale tramite avvocato perche il nome del dominio era il nome della sua ditta, da un paio di mesi e’ sparito. Mai riso così tanto in vita mia . Per fortuna che esiste 1and1

  • Quella pubblicità di cui non fai il nome, tanto non serve, è ossessiva ed è ovunque, mi chiedo quanto spendano per vendere tanto fumo.
    Poi insomma per dirla con Simoneplp meglio perdere i clienti di quel “coso” piuttosto che ritrovarsi a litigare con clienti riottosi che pensano che siamo noi a vendere fumo.
    E non ce l’ho con le applicazioni che ti permettono di avere un sito in pochi click, vanno bene se stai su blogger o su myspace, vanno benissimo per chiunque, ma essere superiori all’uomo! La macchina che si prende la rivincita! Moderni mostri di Frankstein che presto, si spera, faranno la fine di quell’altro.

  • Marco Grazia

    Io ricordo a tutti che persino Google ha un suo settore chiamato sites, ovviamente ben nascosto nei meandri delle sue directory, ma c’è.
    Persino l’allora nascente HTML.IT (per non voler citare) aveva il suo.
    Tutti questi servizi sono più o meno gratuiti, mentre bisognerebbe mettere proprio l’accento su questo, con il servizio in oggetto si paga.
    Allora la questione è un’altra ma che lo fai a fare se devi pagare, vattene su Google, non vuoi farti aiutare da un professionista? Bene ma almeno non farti fregare i soldi, se devi farti del male fallo gratis.
    Se poi la guardo dal punto di vista del servizio sempre in oggetto alla discussione, be allora capisco perché tanta pubblicità, perché uno dovrebbe pagare per un servizio che altri offrono gratuitamente?

    M.

  • Mark

    1&1 è un servizio che fà ridere : un seria Azienda MAI si rivolgerebbe a loro. Provate a sforare con la banda (anche e-mail) e ve ne accorgerete. Risultato ? : meno paghi e meno hai .. è stato sempre così .. e sempre sarà cosi. Ciao.

  • Ciao,
    in sintonia con quanto hai scritto, anche io, a suo tempo, buttai giù un post analogo proprio partendo dalla pubblicità di 1&1 🙂
    Per eventuali curiosi: http://www.millestanze.it/myblog/index.php?itemid=258

    Grazie e buon 2014 a tutti! 🙂

  • Sergio Pinna

    Se non sono troppo indiscreto: e Webhouseit su quale server gira? Io ho conosciuto SiteGround: cosa ne pensate?

    • Ciao Sergio, da un anno circa abbiamo una partnership con dagmaweb (trovi i banner nella sidebar), realtà non molto grande ma di ottima qualità, ti consiglio di provarli! Il server è una VPS.

  • Stefano

    Lo stesso vale per la piattaforma Wix … la gente solo perchè “costa poco” pensa poi di avere lo stesso ritorno di un progetto web ad hoc in cui sono state valutate tutte le possibilità di business… ma per favore 1&1, Wix, Seat …. siete bravi a vendere la favole grazie ai media!

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