Vita da webdesigner: storia di un successo

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Pubblicato il 31 ottobre 2011

Oggi apriamo ufficialmente la stagione delle interviste di Webhouse riportando l’esperienza di Diego Merello aka “Dizeta”, webdesigner dal 1999 oggi operante in Wip Italia s.r.l. “società di cui sono Partner fondatore e umile servo“.

Chi sei? Che cosa fai nella vita? Perchè lo fai?

Diego Merello - Dizeta

Descrivere brevemente è compito di Twitter, quindi alla prima domanda rispondo incollando la descrizione del mio profilo: “In casa sto in mezzo a 3 donne, in ufficio fra nerd e agenzie, in entrambi i casi faccio il creativo e cerco di far quadrare le cose“.

Da questo si dovrebbe dedurre che sono marito, papà e lavoro nel campo della comunicazione.

In Wip mi occupo di direzione creativa e tecnica, ruolo che pare essere contraddittorio, ma in realtà è indicativo dell’intera impostazione che abbiamo voluto dare al nostro lavoro.
La comunicazione digitale ha bisogno di competenze ibride e complete.
Il mercato del digital è sempre stato conteso fra società di consulenza, agenzie di comunicazione e software house. La comunicazione fra queste realtà è sempre stata difficile, noi abbiam voluto fondere queste competenze in una attività in cui l’innovazione e gli obiettivi di marketing nascessero da un forte legame fra tecnologia e creatività. Pare che funzioni.

Perchè lo faccio? è come chiedere a un chitarrista perchè suona…perchè è appassionante.
L’esempio del chitarrista calza a pennello: non si può creare buona musica senza conoscere le regole, un pezzo complesso eseguito meramente vale poco.
Così è il nostro mestiere: User Experience, applicazioni Facebook, mobile, motion graphic, progettare la comunicazione digitale è incontro fra approcci diversi, apparentemente antitetici ma che quando si incontrano riescono a creare qualcosa di buono.

Come vivi il tuo lavoro e quali esperienze ti hanno aiutato maggiormente a raggiungere i traguardi più importanti nella tua “web-carriera”?

Wip Italia S.r.l.

Ho la fortuna di aver iniziato questo lavoro con 3 grandi amici, e la fortuna è che lo siano rimasti  😉
Questo rapporto ha sempre sostenuto la passione per il mio lavoro.
Da soli non si rischia, si impara la metà ed è più difficile crescere, è fondamentale stare con chi ha passione per ciò che ci interessa, fortunatamente nel mio caso la cosa va ben oltre l’ambito lavorativo.

Vivo il mio lavoro cercando di mantenere l‘umiltà e la curiosità dell’inizio, il web e la comunicazione digitale sono in costante evoluzione quindi è fondamentale avere piena coscienza che non si è mai guru omniscenti, nel poco tempo in cui stai seduto la tua sedia traballa, devi alzarti e correre verso un’altra porta.

Ogni traguardo che mi viene in mente del mio lavoro è di fatto stata una partenza:

Il mio primo studio e la nascita della Wip: Nel 2000 ho iniziato uno stage in una piccola società di grafica, qualche anno dopo ho rilevato la società e con il parco clienti che si era costruito ho iniziato a fare il freelance. Mi concentravo sulla qualità del design e dei cms che sviluppavamo senza badare più di tanto ai conti o a logiche commerciali. Quando nel 2003 abbiamo fondato la Wip Italia mi sono reso conto che alla progettazione e alla tecnologia va aggiunto molto buon senso imprenditoriale, far crescere una attività non coincide solo con il “saper fare” un mestiere.

La Delicious, una linea di magliette creata prima ancora di costituire la società. E’ stato il primo pretesto con cui abbiamo cercato di costruire un brand contemplando tutto: la brand image, il below the line, il web e il Seo Sem, il buzz marketing, la progettazione di un punto vendita in fiera, piccoli eventi… Ci abbiamo rischiato tutto, i pochi soldi, il tempo e la nostra bella faccia, andavamo in giro in fiera con maschere da topocane appiccicando adesivi Delicious in ogni dove.
Da questo piccolo case project è nato il rapporto con Eagle Pictures per la quale da tempo studiamo merchandising e comunicazione stampa.

L’incontro con le grandi agenzie di comunicazione: il primo contatto è stato Alessandro Sironi che ai tempi lavorava in Arc Leo Burnett e cercava un art director e un flasher per sviluppare il sito di Fiat 4×4. Alessandro è stato per me un riferimento sulla direzione creativa, per la sua capacità di orientare la creatività altrui verso l’obiettivo di comunicazione seguendone l’originalità con cui è nata.
Le grandi agenzie sono state per noi un trampolino di lancio, ci hanno permesso di capire gradatamente le logiche di comunicazione dei grandi brand e l’approccio strategico ai progetti.

“Il tabellone”, cioè momento in cui abbiamo deciso che il nostro lavoro di creatività e di sviluppo, ormai fortemente integrato con il lavoro di molti collaboratori, doveva trovare una forma matura, doveva essere organizzato secondo ritmi più vicini all’industria che al laboratorio creativo.

Che cosa consiglieresti a chi decidesse di diventare un professionista del web? Quali doti e quali aspetti umani sono fondamentali in questo mestiere?

Diego Merello

Umiltà e osservazione: ogni progetto, dal grande marketplace al più piccolo dei siti privati ha qualcosa da insegnare.
Se non è nell’aspetto tecnologico lo sarà in una nuova esigenza creativa, se non è in quello sarà in un nuovo aspetto del rapporto con il cliente che non ci si aspettava. Non esistono lavori non interessanti, qualsiasi lavoro, inserito nel suo giusto contesto di impegno, può farci creare e sperimentare qualcosa di buono.

Tanta curiosità: per essere creativi bisogna guardare cose belle, per creare buona tecnologia bisogna studiare quella che funziona bene, e per fare tutto questo ci vuole tempo. Se Bill Gates ha copiato Mac OS per creare Windows, così Steve Jobs ha copiato Xerox per creare il suo rivoluzionario system. Il concetto non è copiare, ma guardare ininterrottamente cosa c’è in giro, che sia codice o grafica, che siano interfacce innovative o nuovi cms.

Eclettismo, tanto tanto eclettismo: il web è fatto di competenze ibride, chi vuole crearsi una buona professionalità in questo campo deve poter parlare con un programmatore sapendo quali sono le esigenze di comunicazione e a un creativo sapendo quali sono i limiti e le opportunità tecnologiche. Non si può essere tuttologi, ma dobbiamo cercare di oltrepassare ogni giorno quello che concepiamo come “limite di campo”.

Lavorare insieme, non solo allo stesso progetto, è fondamentale: Le conoscenze di uno sviluppatore servono all’art, quelle dell’art al copy, quelle del copy a chi fa strategie, e così via. Il cosidetto “lavoro di team” sul singolo progetto è fondamentale, ma non basta. La crescita del singolo dipende dal luogo in cui opera, da quello che vede negli altri, dalla passione che gira nell’aria.

Vivere il web, coscienti la divisione fra reale e virtuale va riconcepita: cerco di evitare fraintendimenti: intendo dire che il web è fatto da persone, che vedono, condividono, scrivono, disegnano, discutono. Il web non è fatto di post, di parole chiave, di codice o di animazione. Il web è un media popolato da persone. Chi scrive su un social network è una persona, non è un numero nella fan page. Se ricordiamo questo probabilmente saranno di più i fan delle nostre “fan page”, ma soprattutto potremo sostenere un modo migliore di innovare questo media.

Quali sono i miti da sfatare per chi decide di fare del web il proprio mestiere?

Il web è morto. Mito poco interessante oltre che falso.
Quando Wired ha sparato la provocazione sulla sua copertina ha usato una metrica di valutazione quantitativa: la banda.
Secondo questa logica una pagina web sarebbe dovuta essere meno rilevante di un video, ma chi ha detto che la qualità e il tempo di permanenza di chi legge una pagina web siano meno rilevanti di chi guarda Pingu su youtube?
E i video non sono forse parte integrante del web? mah.

Flash è morto. Beh, ma html5 è ancora in fasce.
Actionscript è un linguaggio completo e potente. Flash, oltre che ancora mostruosamente diffuso, è in continua evoluzione e rimane una tecnologia eccezionale.
La terna html5-css3-javascript può trovare la diffusione che realmente merita solo quando i browser Microsoft si decideranno ad evolvere in modo dignitoso e saranno capaci di fare il loro mestiere, il contrario di quanto hanno fatto finora.
Un’altra utopica alternativa sarebbe che la gente decida di cambiare browser, ora che l’offerta è molta e di ottimo livello.
Dovremo attendere molto e durante questa attesa Flash continerà ad evolvere migliorandosi come ha sempre fatto, quindi studiamo bene entrambe le tecnologie, domani è un’altro giorno

  • Articolo molto scorrevole e scritto davvero molto bene 🙂 le parole che lo compongono riescono a esprimere molto bene la gioia del web designer mentre si racconta all’intervistatore, sembra quasi che le parole abbiano il suo sorriso.. 🙂 L’unica cosa, forse Diego, nella troppa foga, quasi non la finiva più di rispondere alle domande.. Ma come dicevo all’inizio ciò è comunque superabile grazie alla bravura del relatore dell’articolo che è riuscito nel non facile intento di non annoiare il lettore 🙂

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