Team Building: come possiamo migliorare la gestione di un Team

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Pubblicato il 19 settembre 2014

Abbiamo già discusso in linee generali di cosa si occupa un project manager, andando ad identificare tre capacità fondamentali di qui un PM non può fare a meno: pianificazione, supervisione e conoscenza .
Ho tralasciato volutamente la capacità di team building, per un motivo molto semplice, meriterebbe più di un capitolo a parte.

Per spiegarvelo ho pensato di riportare di seguito 5 suggerimenti tratti dai pensieri di Dave Wakeman, un PM che in soli 18 mesi ha realizzato l’infrastruttura IT per un sito di e-commerce portando gli utili da 0 a 4 milioni di dollari, roba da poco insomma.

Di cosa si occupa un project manager? La domanda è ormai ricorrente ma la risposta non è così scontata in quanto un project manager non ha come obiettivo primario solamente la realizzazione del progetto, ma anche la gestione del suo team di lavoro, la creazione di una vera e propria squadra.

Possiamo quindi riordinare i processi dando una maggiore importanza a questo aspetto, mettendo su un piano (relativamente) secondario il progetto finale. Premetto che non sono impazzito, mi spiego meglio: se mettiamo avanti le persone con cui stiamo lavorando, se diamo loro la giusta importanza, il progetto raggiungerà la qualità sperata ed avremo un team consolidato con cui e da cui ripartire.

Ci basta dare uno sguardo a queste pagine per capire meglio, WebHouse è una squadra, un team, una casa. Una casa con tanti inquilini e due architetti, Beatrice e Davide, che senza la giusta sintonia lavorativa non avrebbero mai potuto dar vita a questo progetto. Hanno introdotto un tassello alla volta, senza mai rompere gli equilibri, senza mai fare il passo più lungo della gamba. Ed il risultato è un progetto di qualità.

Ritornando a noi, il project manager DEVE quindi creare la giusta atmosfera, deve tirar fuori il meglio dal proprio team, deve dar vita a una famiglia.
Wakeman suggerisce cinque passi per poter arrivare a questo obiettivo.

1.Essere comunicatori attivi

Ruolo del project manager non è solamente condurre il progetto verso l’obiettivo, ma facilitare le prestazioni e la crescita dei membri del team. Essere dei comunicatori attivi significa saper comunicare in maniera efficace e chiara e allo stesso tempo interessarsi a quello che pensano i membri del team rispetto al progetto in quanto a stretto contatto con ogni sua sfaccettatura.

2.Fidarsi del proprio gruppo

Credo che su questo punto ci sia poco da dire, se non ci si fida delle persone con cui lavoriamo è inutile pensare di costruire qualcosa di buono.
Durante le fasi progettuali può capitare di trovarsi però di fronte ad un vicolo cieco, o apparentemente tale, per mancanza di competenze tecniche specifiche. Il bravo project manager deve riuscire a trasformare queste situazioni in opportunità per rafforzare lo spirito di squadra e dei membri coinvolti in questo blackout momentaneo, dando loro la possibilità di uscire dalle linee guida imposte utilizzando la propria esperienza diretta sul progetto.

3.Capire le motivazioni individuali

Questo è un punto difficilmente attuabile in Italia, dove la società e il fisco ci hanno portato a far coincidere la motivazione con “il lavorare bene per portare a casa lo stipendio”. Basta prender come esempio il colloquio di assunzione dove alla domanda riguardo le proprie motivazioni si risponde nel 95% dei casi con delle fantastiche sviolinate.

In luoghi non troppo remoti dalla nostra penisola però, le motivazioni personali sono tutt’altro.

Compito del project manager è quello si saper prender tempo per capirle pienamente, saper ascoltare. Comprendere le ambizioni personali di ogni membro del team ti aiuterà a capirlo e ad accettarlo nel proprio nucleo “familiare”, e aiuterà lui a fidarsi di noi. Solo così sapremo utilizzare pienamente tutto il suo talento.

Sun Tzu affermava “Conosci il tuo nemico, conosci te stesso, mai sarà in dubbio il risultato di 100 battaglie”. E se oltre il nemico (la concorrenza) conoscessimo anche la persona con cui stiamo lavorando? Pensate che risultati potremmo ottenere.

4.Non mettere in imbarazzo il proprio team

Wakeman per spiegare questo aspetto fa un esempio molto interessante: nello sport si sente spesso parlare di coach player (non traduciamolo, sarebbe riduttivo). Bene, un aspetto condiviso da questi coach è il non rimproverare mai i propri giocatori davanti ai media, davanti alle telecamere. Parlano con loro in privato, ma mai pubblicamente, mai di fronte agli altri.
Questo è un aspetto molto importante, da cui si può imparare davvero molto.
Un progetto ha delle scadenze, delle risorse limitate, dei budget da rispettare, dei muri insormontabili. Tutti elementi che portano inevitabilmente a stress, ma nonostante questo nessun membro deve esser mai additato come capro espiatorio. Questo è il modo più rapido per distruggere il morale del team.
Ricordiamo che si vince insieme. (Anche questo dovrebbero ricordare le aziende italiane)

5.Essere flessibili

Questo è forse l’elemento di spicco per creare una grande famiglia, per costruire un grande team.
All’interno di un progetto, il project plan rischia di diventare un documento troppo rigido, fonte sicura di stress che genera un ambiente poco comunicativo e che spezza la coesione del team. Tutto sembra concesso per cercare di proteggere il progetto da insidie esterne, per lasciarlo sui binari prefissati. Invece no!

Dobbiamo partire dal presupposto che è inevitabile che si incontrino degli ostacoli lungo il percorso. La flessibilità dovrà quindi essere una colonna portante per preservare lo spirito di gruppo: esser flessibili, garantisce la fiducia di chi lavora per noi e con noi, lo slancio necessario per andare avanti nonostante le difficoltà. Il nostro team si sentirà quindi più libero di agire di propria iniziativa, sviluppando capacità di problem solving da cui il progetto potrà solamente giovarne.

Conclusioni

I cinque suggerimenti di Wakeman possono esser presi per buoni oppure no, sta ad ognuno di noi farne il giusto utilizzo e capire quanto in realtà non siano altro che buoni consigli per una sana e pacifica convivenza, con la differenza che l’applicazione stavolta è il mondo del lavoro.

Certo è che il regime dittatoriale che vige spesso nelle grande aziende non serve a nessuno. Seguire un progetto non significa soltanto portarlo a compimento, ma far sì che ogni membro possa sentirsi effettivamente parte attiva del risultato ottenuto, elemento senza il quale il progetto avrebbe delle lacune. Elemento su cui far affidamento e poter ripartire.
Per voi che importanza ha il team building?

  • Daniele Congiu

    Ciao Alessio, ottimo articolo 😉

    Concordo appieno sull’importanza dell’instaurazione di rapporti Umani, oltre che professionali; avere fiducia in chi lavora al tuo fianco e soprattutto il rispetto reciproco all’interno di un Gruppo (scritto volontariamente con la G maiuscola), contribuiscono in buona percentuale al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. All’interno di un team bisogna saper ascoltare e confrontarsi l’un l’altro; i componenti del gruppo devono essere messi in condizioni ottimali per produrre il massimo di loro stessi (ovviamente senza che se ne approfittino).

    Ottimo l’esempio di Webhouse 😉 e il saggio detto “suntzuniano”.

    Null’altro da aggiungere se non: “Great!!!”

    • alessio nunzi

      Grazie mille Daniele, mi fa molto piacere la tua osservazione. Avendo fatto lavori differenti e stando a contatto con realtà differenti purtroppo devo ammettere che la costruzione di un gruppo è tanto decantata quanto lasciata in disparte. In Italia conta il dio denaro ricordiamolo.. quando poi non si capisce che i soldi l’imprenditore li porta a casa grazie alle PERSONE che lavorano per lui, non grazie all’organico.

  • Luisa Rosini

    Ciao Alessio,
    trovo molto interessante questo articolo. Sostengo da sempre che le aziende le fanno le persone e che, se un imprenditore vuole la certezza del risultato, deve coinvolgere e far sentire protagonisti dei vari processi/progetti tutti i collaboratori, a tutti i livelli. Chi, quotidianamente, si confronta con l’operatività può essere anche la persona più adatta a suggerire aree di miglioramento e andrebbe ascoltato sempre.
    L’altra cosa che condivido pienamente è il concetto di non mettere in imbarazzo nessun membro del team. Farlo vorrebbe dire minare in modo pesante il rapporto di fiducia e di conseguenza l’equilibrio del team.

    • alessio nunzi

      grazie mille luisa..
      purtroppo siamo un po’ pochini a pensarla così, o cambiamo mentalità o cambiamo paese credo..

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