Sopravvivere a Google? Per Batman è possibile

batman
Tempo stimato di lettura: 6 minuti, 10 secondi
Pubblicato il 21 settembre 2012

Ho letto con interesse e attenzione l’intervento di Salvatore Capolupo sui rischi della dipendenza da Google che la maggior parte dei siti web si trovano ad affrontare, praticamente di default, fin dal loro primo giorno di vita online.

È pur vero che, per quanto riguarda i motori di ricerca, in effetti non c’è niente di più performante di Google; nessun altra fonte può regalare al webmaster gli impressionanti numeri che talvolta Google restituisce, in termini di visite uniche, al nostro amato sito.

Diventa quindi comprensibilimente difficile rinunciarvi specie per coloro che desiderano monetizzare i propri contenuti. E’ infatti certo che, se nel nostro “negozio” non entra nessuno, sarà impossibile anche solo incassare il necessario per pagare l’affitto dei locali.

Un particolare sul quale desidero soffermarmi, un attimo prima di proseguire, è quello che riguarda gli innumerevoli post sull’argomento ‘ottimizzazione del vostro sito web‘ che si possono consultare online. E’ praticamente impossibile trovare qualcuno che vi spieghi come sopravvivere senza Google. Anzi, le migliaia di post disponibili per un eventuale approfondimento si concentrano soprattutto su come diventare amici di questo motore di ricerca così speciale ed unico.

Io stesso, nei miei primi anni come blogger, ho trascorso settimane intere e notti insonni, vi assicuro, alla disperata ricerca della formula segretissima che mi permettesse di scrivere il post perfetto per Google. Ebbene, l’avessi trovata, oggi sarei un uomo ricco;  questo è fin troppo evidente. Senza considerare che un post scritto seguendo le regole SEO serve a ben poco se non viene pubblicato al momento opportuno, ma questo è un altro discorso.

Proseguendo… quanti siti di vostra conoscenza utilizzano Adsense per monetizzare? Molti, vero? Quasti tutti, direi. Diciamo, ad essere pessimisti, un buon 90 percento. E di chi è Adsense? Di Google chiaramente.

Ecco quindi che si delinea ancora meglio l’incredibile spinta che muove un operatore del web, quasi inconsapevolmente, a mettersi in toto nelle mani di Google. In primo luogo per ricevere le fondamentali visite al sito, secondariamente per monetizzare le visite stesse grazie agli spazi pubblicitari che Adsense vi rivende ogni qualvolta una vostra pagina viene richiamata e caricata da un browser.

Google è una dittatura?

Qualche tempo fa, un mio amico pronunciò con una certa naturalezza questa breve frase: Google è una dittatura. La buttò li, nel mezzo di un discorso davanti ad una birra in una serata invernale. Non ne discutemmo oltre, in quella occasione, ma a me rimase particolarmente impressa e cominciai a domandarmi se davvero volevo essere parte di un sistema multimediale che non ha oggettivamente rivali, che gestisce praticamente tutto il world wide web occidentale e che diventa sempre più influente grazie ad acquisizioni strategiche che oramai permeano ogni aspetto della nostra esistenza, anche al di fuori della vita virtuale.

Un sistema che, tra l’atro, cambia gli algoritmi da un giorno all’altro, come è successo con Panda, e rischia di lasciarvi a piedi all’improvviso e vanificare il lavoro di mesi, se non di anni. Un sistema, e la finisco qui, che vi sospende improvvisamente l’account – a me non è successo ma basta googolare un po’ – e non ha alcun servizio di contatto con il cliente. E stiamo parlando di una multinazionale tra le più enormi che esistano sulla faccia della terra.

In pratica mi resi conto di essere diventato, nel tempo, un perfetto dipendente-pupazzo di Google. Senza contratto, pure. Io lavoravo per loro e lo facevo al meglio delle mie possibilità, e loro mi restituivano qualche soldo ogni tanto. Se vi sembra un contratto equo beh, a me, mica tanto.

Così cominciai a spremere le meningi. Perché amo cogitare prima di addormentarmi la sera.

La rivincita: si può vivere senza Google!

Dopo qualche elucubrazione di carattere tecnico e sopratutto morale sono giunto alla conclusione che avrei fatto qualunque tentativo fosse nelle mie possibilità per sganciarmi da un sistema che mi stava lentamente digerendo.

Ho cominciato quindi a lavorarci un po’ sopra.

La prima considerazione sulla quale mi sono ritrovato a ragionare è quella che attiene l’audience. Se avessi voluto rivolgermi al più vasto pubblico possibile avrei dovuto necessariamente fondare un sito web in lingua inglese. Bene, io l’inglese lo conosco discretamente, sono in grado di capirlo e di affrontare un discorso senza grossi problemi. La scarsa conoscenza della grammatica però non mi avrebbe permesso di offrire al visitatore internazionale un contenuto pulito, corretto e presentabile; avrei rischiato degli strafacioni anche ridicoli.

Quindi mi sono semplicemente lanciato nella direzione di un sito fotografico. Il web produce quotidianamente fotografie bellissime, elaborazioni digitali, illustrazioni ed infografiche originali sui più disparati argomenti. Inoltre l’immagine non ha bisogno di spiegazioni o di traduzioni. Se è bella, se racconta un messaggio curioso, si lascia comprendere da se.

Capite bene che un sito fotografico però, basato quindi sulle immagini, non può contare sull’appoggio di Google. Non trovando del testo appetibile gli spider vi lasciano semplicemente al palo. E questo in effetti è quello che è successo.

Allo stesso tempo però un ottimo contenuto non passa inosservato. Può esprimere una opinione politica, può raccontare il modo migliore per realizzare una ricetta, può semplicemente presentare delle belle fotografie , come nel mio caso. Un buon contenuto, un contenuto che stupisce, sarà sicuramente condiviso e diffuso naturalmente sul web.

I dati

Fatte queste considerazioni mi sono messo all’opera e ho cominciato a lavorare al mio nuovo progetto. Bene, il risultato allo stato attuale, che si può leggere dalle mie statistiche analytics, è il seguente.

Considerate che il sito web di cui vi parlo è online da poco più di sei mesi.

////////////
2.82% Search Traffic
22,255 Visits
////////////
82.84% Referral Traffic
654,294 Visits
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14.34% Direct Traffic
113,303 Visits
////////////
0.00% Campaigns
11 Visits
/////////////
Visits: 789,861
Pageviews: 991,991

Questi risultati li leggo, personalmente, come un grande successo, specie per un sito web con un editore unico, il sottoscritto, e una direttrice artistica che è la mia pazientissima fidanzata.

Solo 22.222 visite dai motori di ricerca contro 650.000 visite dai referrals ed altre 113.000 dai link esterni. Vi dirò di più. Pur avendolo praticamente ignorato, il pagerank che Google mi regala oggi è di ben 3 punti dopo soltanto sei mesi di vita online. Probabilmente questo piccolo successo è merito della naturale evoluzione della ragnatela di link “importanti” che si è creata giorno dopo giorno. Trattandosi di arte, infatti, spesso capita di postare contenuti praticamente inediti, che in pochi hanno visto.
E’ chiaro che questa situazione si trasforma in un vantaggio dal momento in cui un utente desidera condividere con gli amici le sue più originali e belle scoperte.

E questo per quanto attiene alle visite di un sito web che non prende in considerazione le regole del Panda.

Per quanto riguarda la monetizzazione invece, e dovesse capitare l’occasione sarò felice di fare nomi e cognomi e indirizzi web, l’unica cosa che mi sento di raccontarvi, vista anche l’oscena censura che vige riguardo i dati ufficiali che non possono essere mai comunicati ad alcuno (e magari chiedetevi perché) esistono PPc decisamente più corrette, più collaborative e di molto più remunerative di quella che il famoso 90 percento di siti utilizza. Questo vale, almeno, per il mercato internazionale. Non ho esperienza diretta con quello italiano.

Perché vi racconto questo?

Dalla redazione di Webhouse mi è stato gentilmente chiesto di provare a spiegare come può un sito internet sopravvivere e prosperare senza tenere in alcun conto Google ed il suo algoritmo Panda. Io spero di essere quantomeno riuscito a raccontarvi la mia personale esperienza. Non sono un tecnico, solo un appassionato. Sarò quindi molto felice se avrò comunicato e confermato il concetto, con queste brevi righe, che un mondo senza Google esiste e prospera anche.

Lasciando al palo, per una volta, l’imperatore del web.

  • Ciro

    molto interessante

  • Post interessante, but IMHO:

    Considera la natura stessa del sito che hai lanciato: essendo un portale di fotografia, quindi con poco contenuto da offrire allo spider questo emerge dai dati stessi:

    2.82% Search Traffic
    82.84% Referral Traffic

    ovvero basi tutto il traffico del tuo sito su referral. Ora, non so il dettaglio di questi ma posso azzardare che si tratti di viralizzazione sui social network: un altro canale per attirare traffico, un altro spazio occupato da dei ditt-attori del Web.

    E’ un po’ come se i nostri siti fossero SuperSantos e Google (per la ricerca) e Facebook (per i SN) i due campi dove giocare.Certo, possiamo sempre scegliere il campetto sotto-casa/unicamente la diffusione tramite i siti della nostra nicchia ma IMHO la resa è minore.Mi è capitato, ad esempio, di dover ottimizzare tempo fa il sito di un fotografo. Lato search non esisteva e aveva pochi contatti dal sito nonostante fosse uno dei più conosciuti offline della sua zona.

    Abbiamo per forza dovuto giocare con le regole del campo “search” per posizionarlo con le keyword di suo interesse.IMHO per un business non ti puoi permettere di perdere tutta quella fetta di utenti che cerca “semanticamente” il tuo servizio/prodotto.

    my two cents!

  • Ciao e grazie per aver condiviso la tua esperienza su un discorso che credo interessi davvero moltissimo, si tratta di risultati davvero fuori dal comune e sarei curioso di chiedere se il vs. sito è a carattere commerciale o meno, perché questo fa molta differenza (se lo è meritate complimenti doppi, per intenderci).

    Diciamo che ci sono almeno due punti da specificare su cui vorrei risponderti punto-punto, anche se il commento sarà decisamente più lungo della media 😀
    “Google è una dittatura”

    Già sentita in più occasioni, ci potrebbe anche stare come affermazione discorsiva ma è a mio avviso un’enormità: nessuno ti obbliga ad usare Google col fucile spianato, ci sono molti altri motori di ricerca e se volesse uno potrebbe dirottare la propria attenzione su di essi. La verità è che Google funziona piuttosto bene ed è difficile per certuni ammetterlo senza mettere di mezzo l’immancabile paranoia dietrologica 🙂 È vero che le accuse che gli si rivolgono sono spesso fondate – il fatto che possa aver manipolato i risultati di ricerca per non inimicarsi governi non proprio trasparenti è agghiacciante – ma il più delle volte mi pare si strilli al complotto per motivazioni del tutto futili (c’è chi grida alla censura quando spariscono i torrent ad esempio, ma Google non può davvero fare nulla di diverso da quel che fa in quei casi… o no?).
    “Un sistema che, tra l’altro, cambia gli algoritmi da un giorno all’altro, come è successo con Panda, e rischia di lasciarvi a piedi all’improvviso e vanificare il lavoro di mesi, se non di anni”

    Su questo non sono affatto d’accordo: fermo restando che la posizione di Google è discutibile sotto vari aspetti, il problema in questi casi è legato alla mentalità troppo SEO-centrica, ovvero sei portato a fare le “furbate” – oppure agire facendo cose differenti sulla base degli update che arrivano volta per volta, visti da vari corsi formativi come un Mostro da combattere… ma questo si riconduce ad una capacità che non è nelle corde di quasi nessuno a mio, e dimostra semplicemente che molti SEO amano sopravvalutarsi (“faccio il reverse engineering di Google”). Un’autentica “eresia” professionale, un errore grossolano che nessuno di noi può permettersi di fare e che per definizione è semplicemente sbagliato. Spero di essermi spiegato, a me non piace che si dipenda da Google ma dobbiamo ricordare che ha costruito una posizione dominante sul recupero di conoscenza, uno scopo non completamente trasparente (e con finalità commerciali, chiari), ma certamente più nobile di una multinazionale qualunque.

    • Batmanleroe

      Grazie Salvatore per essere intervenuto, accolgo con piacere le tue obiezioni che mi sembrano assolutamente condivisibili. Forse pero’ sono stato io a non spiegarmi bene, in effetti. Non e’ una questione ‘morale’ che parte dal presupposto ‘Multinazionale = Potere = Male’, anche se potrebbe essere ampio il discorso in relazione a cio’. Purtroppo il mio pensiero anticonvenzionale deriva dall’esperienza diretta come ‘collaboratore’, utilizzatore’, chiamalo come preferisci, di Google. Non quindi come semplice utente del motore di ricerca, ma come webmaster, come publisher e quant’altro. Se ho maturato questa leggera idiosincrasia nei confronti di G e’ perche’ mi sono accorto, con l’esperienza, che ci sono aziende, che svolgono le stesse funzioni,che hanno davvero a cuore l’esperienza dei loro collaboratori e rivenditori. Aziende che ti contattano personalmente se c’e’ qualche problema e che tentano di risolverlo insieme al webmaster. Aziende con chat aperte 24 su 24 che rispondono in tempo reale, e sono aziende comunque grosse, con milioni di utenti. Certo conoscerai il valore di una azienda collaborativa, piuttosto che una che ti mette a disposizione un forum dove rispondono, quando rispondono, degli utenti come te che ne sanno poco di piu’. Insomma, un esperienza negativa che, negli anni, mi ha spinto ad esplorare alcune alternative che poi, solo per certi versi e’ vero, si sono dimostrate ugualmente competitive.

      • sì chiaro, concordo sul fatto che l’assistenza sia carente, del resto lavoro ogni giorno con realtà di hosting che si prendono molta più cura di te ma purtroppo, se ci pensi, nella posizione di Google – con milioni di furbi sempre attivi e altrettanti inserzionisti pronti ad azzannarli al primo errore – è comprensibile che non si possa dare retta a tutti. Sul fronte Adsense il forum è funzionale ad esempio, a me hanno sempre risposto per dirti, su quello WMT lasciamo perdere… la mia critica era rivolta ad un modo piuttosto diffuso di “malevolizzare” realtà solo perchè molto famose (vedi “guerre sante”anti-Apple, anti-Microsoft, anti-iPhone tanto sterili quanto virali), ma non è questo il caso, mi pare di capire – per fortuna 🙂

        Credo molto nel modello collaborativo, e anzi lo sfrutto appieno nelle mie attività, e mi rivolgevo al “magna-magnarismo” fin troppo diffuso in rete (ovvero trattare Google come se fosse il Signor Google, non so se mi spiego: c’è un post di LowLevel che spiega in modo eccellente questo aspetto e che condivido completamente)

        http://www.lowlevel.it/google-contro-google-lassurda-convinzione-che-esista-un-solo-google/

  • Batmanleroe

    “ma posso azzardare che si tratti di viralizzazione sui social network: un altro canale per attirare traffico, un altro spazio occupato da dei ditt-attori del Web.”

    E’ proprio cosi. Non credo pero’ che si possano paragonare Digg, Delicious
    o Reddit a Google. Per quanto influenti rappresentano comunque una parte miserabile rispetto all’enormita’ del sistema gestito da Mountain View.

    • D’accordo per i tre che hai citato. Purtuttavia si trattano di sistemi che hanno funzionato IMHO anche per il mercato anglosassone che li utilizza.

      Facebook tanto miserabile non mi pare 🙂

      • Batmanleroe

        Ma sei proprio cosi’ sicuro che Fb ti porti cosi’ tante visite? A me sinceramente ne porta pochine, almeno rispetto ad altre realta’. Ti diro’ che questa ‘pochezza’ mi ha anche un po’ stupito, nel tempo.

        • Dipende sempre dalla nicchia e di come “sfrutti” FB 🙂
          Su alcuni è praticamente inutile (associazioni di professionisti con la pagina FB che manco gli associati stessi sono iscritti) su altri fronti è devastante (enternaiment)

          • Batmanleroe

            allora mi sa che sto sbagliando qualcosa, da quel punto di vista..

          • Non è fatto di sbagliare o di fare bene, ma di trovare la chiave di lettura del target di riferimento per coinvolgerlo :))
            Che poi è IMHO il lavoro principale del Social Media Marketer, mica aprire una paginetta che quello lo sanno fare tutti !

  • Roberto Sala

    Interessante, io sto seguendo lo stesso percorso con un sito che avendo perso senza ragione l’80% del traffico dopo Penguin è stato spostato su nuovo dominio ed è ripartito da zero. Pur non essendomi ancora affrancato da Adsense, per quanto riguarda la monetizzazione, devo dire che Google incomincia a diventare solo uno dei tanti canali – sebbene ancora il principale – dai quali i visitatori arrivano al sito.

  • Valerio Dotfox Volpicelli

    Bella Batman! [nanananana nanananananananana nana Batmaaaan] 😉

  • si può anche dire che google sia una specie di una “libera dittatura invisibile”.. Interessante il post.

  • manuelrosini

    Le condivisioni sincere si riconoscono da come si scrivono, e questo è un caso esemplare. Il caso di un appassionato che mira al contenuto e non alla tecnica (che tanto piace a Google). Lasciamo che le emozioni che scaturiscono dai nostri post facciano del sano e spontaneo social.

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