I Social Network e le Pubbliche Relazioni

Social network per le digital pr
Tempo stimato di lettura: 5 minuti, 36 secondi
Pubblicato il 4 maggio 2016
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I social network hanno rivoluzionato tutti gli ambiti del marketing e della comunicazione. Oggi ci concentriamo sulle pubbliche relazioni (PR), che in ambito digitale si chiamano appunto “digital PR”. A questo proposito è utile partire dalla definizione di pubbliche relazioni coniata dalla Public Relations Society of America:

“Le pubbliche relazioni sono un processo strategico di comunicazione che costruisce relazioni reciprocamente vantaggiose tra le organizzazioni e i loro pubblici.”

Dunque è abbastanza chiaro che Il lavoro dell’addetto alle pubbliche relazioni nel digitale non si può limitare a inviare email o comunicati stampa all’indirizzario aziendale (di solito gelosamente custodito). Infatti, quando parliamo di digital PR parliamo anche appunto di social network.
La creazione e la gestione di una community aperta sui social è forse il modo più tipico di fare PR digitali oggi, anche se, in base ai casi, può essere importante agire anche attraverso i blog, i portali, o i forum.

Alla base di ogni azione c’è una reputazione

  • Gli Influencer

Il social listening, o ascolto della rete, è un passo fondamentale che ti permette di individuare il tuo pubblico all’interno dei social network: quali social usa più frequentemente, come si esprime, che cosa cerca. Di norma, gli utenti dei social non agiscono isolatamente, ma tendono invece a formare reti di interessi comuni. Ogni rete ha i propri “influencer”, persone che, grazie a una dimostrata autorevolezza in un certo ambito, riescono a emergere all’interno della rete e a condizionare o determinare le scelte di molti altri utenti.

La collaborazione fra influencer e aziende è un elemento cruciale, ed è possibile stabilire alcune azioni di base da compiere insieme agli influencer. A questo proposito vorrei ricordare alcune buone pratiche relative al seeding, ovvero alla distribuzione di contenuti, suggerite da Matteo Pogliani nel suo recente libro Influencer Marketing (Dario Flaccovio Editore, 2016):

– Le news devono essere funzionali e in target con l’influencer

– Il messaggio deve essere chiaro e semplice da comprendere e da riproporre

– I contenuti creati per il web e specialmente i comunicati interattivi rappresentano un plus

  • Le azioni di PR sui social

Twitter è uno dei canali migliori per trovare influencer e distribuire i contenuti in coordinazione con le azioni di questi ultimi.

LinkedIn invece (come già menzionavo in questo post) è quasi esclusivamente un network rivolto al B2B, cioè alle relazioni fra addetti ai lavori. Oltre a pubblicare sulla pagina LinkedIn aziendale, è anche utile coinvolgere direttamente i propri responsabili aziendali in regolari attività di pubblicazione sui loro profili privati.

Instagram è sinonimo di community, e dunque non sembra bene escludere gli igers dalle tue campagne di digital PR. In questo social, gli hashtag sono protagonisti, perciò la loro scelta è strategicamente centrale. Un’ottima cosa è inserire questi tag in un piano editoriale che includa contest e repost del materiale caricato dai follower.

Se hai individuato e coinvolto gli influencer giusti, allora è molto probabile che questi decidano di attivarsi direttamente per distribuire i tuoi contenuti nei vari canali. Gli influencer sono anche esperti del tipo di coinvolgimento che gli utenti di un certo social network si aspettano, e dunque possono essere degli alleati preziosi per selezionare i contenuti in base al network.

Facebook e Twitter rimangono i social più popolari e attivi, ma può non essere bene proporre le stesse cose in entrambi. È opportuno variare il tipo di contenuto, e non bisogna dimenticarsi di includere format attraenti e ad alto potenziale di diffusione come i podcast, i video o le infografiche. A questo proposito ti suggerisco anche di costruire una community su YouTube, il secondo motore di ricerca più usato al mondo!  

  • Le persone che fanno digital PR

Nei tanti corsi di formazioni nell’ambito delle risorse umane, molte volte ci si preoccupa giustamente di stabilire la distinzione tra saper fare e saper essere. Credo che, quando si parla di pubbliche relazioni, questa differenza sia davvero fondamentale. Infatti saper fare è certamente importante, ma saper essere è altrettanto cruciale, specialmente quando ci si presenta per la prima volta al pubblico degli interlocutori e dei potenziali lead. Chi gestisce le pubbliche relazioni, infatti, dovrà essere capace di ispirare fiducia, sia come persona digitale sia come rappresentante di un brand, e sia come promotore e come risolutore di eventuali problemi.

“I mercati sono conversazioni”, e dunque l’ascolto è imprescindibile. Riuscire a mettere il tuo interlocutore al centro del tuo lavoro può fare una grande differenza. Essere aggiornati sui principali strumenti delle digital PR è certamente necessario, ma saper usare bene le parole o i silenzi, e adattarli al momento, ti permetterà di rafforzare il legame fra gli interlocutori e il brand.

Forse il termine “empatia” è un po’ troppo inflazionato, però credo che sia utile ricordarlo. Possiamo definire l’empatia come la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere velocemente i processi psichici dell’altro. Se si capisce in quale situazione si trova l’altra persona, allora si è anche in grado di dare informazioni e risposte più coinvolgenti.

Alcuni strumenti per Pubbliche Relazioni on line

Probabilmente, un lavoro fatto a mano garantisce il massimo controllo. Però richiede anche più tempo, e spesso non se ne ha tanto a disposizione. Ecco dunque alcuni tool che possono aiutare gli addetti alle digital PR. Talkwalker è una piattaforma di social data intelligence che serve a monitorare le attività di PR in tempo reale. Con questo strumento puoi controllare le conversazioni on line e intervenire tempestivamente quando è necessario.

Augure è un software che analizza una varietà di media e permette di fare analisi di mercato. Con questo motore di ricerca è possibile cercare blog o portali pertinenti, distribuire contenuti, arricchire i propri comunicati stampa con format di tipo diverso e monitorare le azioni di digital PR.

Un altro tool utile per scoprire blog è Blog Anatomy, una directory in espansione che raccoglie i blog italiani. I titolari dei blog possono registrarsi e, dopo una valutazione da parte dello staff del sito, possono pubblicare una loro presentazione. La piattaforma è divisa per categorie (food, cinema, digital, ecc.) e gli uffici stampa digitale possono iscriversi per avere accesso ai contatti dei blogger.

Conclusioni

Quando parlo di social network e pubbliche relazioni, mi viene in mente il rapporto fra tempo e credibilità. Un’azione spot, fatta occasionalmente per raggiungere un risultato immediato, non crea le condizioni migliori per stabilire relazioni che coinvolgano veramente il pubblico o gli influencer. Chiaramente, un unico intervento non è nemmeno sufficiente per costruirsi un’identità dotata di una buona reputazione.

Per parlare al pubblico giusto, usando i termini corretti, e per stabilire una presenza solida ed efficace, sono invece fondamentali la creazione di una community e l’ascolto. Che si decida di lavorare manualmente o appoggiandosi a tool di automazione, è importante fare chiarezza sugli obiettivi, il target e le risorse. E non dimenticarti della SEO e del KPI (key performance indicator) . Sei pronto per l’avventura?

  • Ottimo articolo, Susana. Il fatto che ho notato, almeno qui in Italia, è che spesso chi fa marketing, fa anche digital marketing, ma lo fa male. Le aziende italiane piccole e medie ancora affidano la parte PR a persone con una certa esperienza di marketing ma poca e malaccia per i rapporti sul web.
    Qualche mese fa ero stata contattata da un marketing manager che mi aveva inviato un comunicato stampa sulla sua azienda da pubblicare sul mio blog. Inutile dire che non ho accettato, rispondendogli che fa malissimo il suo lavoro di comunicazione.
    Non aveva, infatti, accennato nulla sull’interesse verso il mio blog, né il motivo per cui dovrei pubblicare qualcosa (gratis) sulla sua azienda senza nemmeno aver recensito i suoi prodotti personalmente. Infatti, non pubblicherei mai qualcosa che non ho provato personalmente. Perhé… è una questione di reputazione e anche i blogger sono professionisti che vanno rispettati.

    • Susana Alonso

      Ciao Antonella, grazie per il tuo commento! In effetti, oggi
      il ruolo dei blogger e l’uso dell’Influencer Marketing sono dei
      temi caldi. Il
      motivo, a mio parere, è il gap tra i trend del marketing digitale
      e l’atteggiamento
      di alcuni operatori del settore, che lavorano con logiche per lo
      più superate. La buona notizia è che questo gap si può coprire con
      la
      formazione, anche se ci vorrà un po’ di tempo. Poi c’è il fattore
      sensibilità:
      il saper essere. Per questa variabile sono importanti sia
      l’esperienza che il
      buon senso 😉

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