Smettiamola di chiamarlo Content Marketing!

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Il content marketing è la “killer app” di Internet e oggi più che mai aziende e liberi professionisti scelgono di comunicare servizi e prodotti con le parole piuttosto che utilizzare la tradizionale (e certamente più costosa) pubblicità. Questo accade anche online in quanto il contenuto di qualità è più virale e convincente del più creativo annuncio su Google Adwords.

Eppure anche gli ads sono contenuti, non credete? Bill Gates nel 1996, nel suo celebre saggio “Content is King” affermava che “those who succeed will propel the Internet forward as a marketplace of ideas, experiences, and products—a marketplace of content”.

Idee, esperienze e solo in terza posizione prodotti… eppure le idée non sono contenuti. Perché quindi continuare a chiamare questa attività Content Marketing e non piuttosto, come sarebbe più corretto, Emotional Marketing. Di questa idea è anche Derrick De Kerckhove, sociologo dell’Università Ferdinando II di Napoli, che afferma come oggi “Internet non è più solo tecnologia, ma funziona come una specie di limbo, trasmette emozioni.”

Per questo se chiedi a un professionista una semplice attività di content marketing, puoi stare certo che fallirai: le aziende devono diventare editori e questo implica nuove competenze e prospettive che vanno oltre la redazione del semplice contenuto.

Il primo passo: smetterla di pensare ai contenuti

Il contenuto (sito, blog, newsletter) deve avere un obiettivo e non essere fine a se stesso: incrementare la brand awareness, generare loyalty, accrescere le vendite. Chi si occupa di marketing deve disegnare strategie e definire gli obiettivi per poter misurare il successo delle azioni compiute. Una volta raggiunto l’obiettivo bisogna muoversi velocemente verso nuovi traguardi e strategie e il contenuto deve adeguarsi.

Alcune aziende sanno offrire contenuti che contengono consigli per le piccole aziende, altre invece creano contenuti semplicemente promozionali.

Il primo passo è smetterla di pensare ai contenuti e iniziare a pensare a cosa possiamo offrire al mondo, da azienda e da professionista.

Ecco quindi tre consigli pratici:

  1. Scrivere per mantenere l’attenzione: Il vecchio modello dei contenuti a imbuto è morto in quanto la creazione della brand awareness genera un’ampia lead generation ma davvero poche vendite per la tua azienda. Dobbiamo quindi un po’ tutti ripensare al marketing digitale e focalizzarci sul modo di attirare l’attenzione: utilizzare slogan e contenuti non per farsi pubblicità, ma per fare promesse chiare.
  2. Creare un valore reale: smettiamola di promuovere servizi e prodotti e offriamo un’esperienza superiore.  Il nostro contenuto deve divulgare i valori e la storia del brand, non un prodotto o servizio e deve farlo in modo chiaro e coerente per non rivelarsi una perdita di tempo (e di denaro!) per l’azienda e il lettore.
  3. Dimenticare le strategie: oggi tutti si definiscono content strategist e persone che si reinventano come esperti di contenuti senza avere alcuna esperienza nel settore dell’editoria. Quello di cui le aziende hanno bisogno non sono headline intelligenti ma contenuti che trasmettano competenze, mettendo al primo posto l’obiettivo del testo e al secondo il numero di condivisioni, like e commenti e soprattutto la SEO.

Non è ginnastica, ma un lavoro serio. Quindi smettiamola di chiamarlo content marketing e torniamo all’emozione, l’unica in grado di mantenere oggi l’attenzione del lettore digitale.

  • http://www.seojedi.it Benedetto Motisi

    Scrivere per soddisfare un bisogno. C’è poca strategia che tenga, l’obiettivo in fondo è questo. Bell’articolo :)

  • Lorenzomonfreg

    Bel post! Prospettiva interessante per quanto riguarda la fase creativa dei contenuti. Certo c’è poi anche la parte puramente numerica in cui è giusto chiamarlo proprio “Content” Marketing. Nel senso che lo si chiama anche Content Marketing perché i contenuti sono tracciabili, ogni pezzo di contenuto creato è tracciabile per quanto riguarda traffico e (ancora più importante) conversioni. Quindi, quando ci si trova davanti ad un CEO o un cliente che investe dei soldi, la performance di un “contenuto” permette di offrire numeri specifici come risultato di una strategia. Alla fine il concetto di contenuto è necessario per definire il ROI di una strategia Content Marketing, almeno fino a quando si crea contenuto con scopi commerciali. Detto questo, dentro al ROI, più si spezzano le abitudini, meglio è.

  • http://www.thewonderweb.it/ Ilario SeoCopy Gobbi

    Bell’articolo Cristina,
    è giusto dire che occorre offrire un’esperienza superiore anziché un mero contenuto.
    Oggi tutti scrivono e la gente ha sempre meno tempo di leggere, per convogliare l’attenzione dei nostri utenti occorre parlare di qualcosa di cui si ha davvero esperienza, perciò che si è in grado di gestire come un profano non potrebbe fare. Case histories, test, esperienze dirette… mi sembrano utili esempi di contenuti studiati per i propri lettori.

  • Luca

    Cara Cristina, ognuno vede le cose a modo suo. in base alle proprie esperienze e cultura.
    A mio avviso il contenuto è proprio ciò che fa attirare l’attenzione del pubblico!
    Il resto è solo il contenitore.
    Pensi davvero di trasmettere emozioni con una lunga e soporifera scheda di prodotto?
    Hai la minima idea di cosa sia lo storytelling, il posizionamento di marca, il marketing che è alla base di ogni strategia?
    Credi che aziende tipo Nike, Coca Cola, Apple, non abbiano avuto un ritorno sull’immagine ADV e ATL che è stata creata ad hoc per quel preciso prodotto o servizio?
    Questo link utilizza le tue stesse parole (ma usate nel significato corretto, tu le confondi): digitalsparkmarketing com/creative-marketing/advertising/apple-marketing-strategy/

    Se credi che siano importanti i like vedi questo:
    youtube .com/watch?v=oVfHeWTKjag

    E vediamo infine se avrai il coraggio di pubblicare questa mia replica.
    Cordialità.

    • http://www.webhouseit.com/ Webhouse

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    • cristina

      Ciao, commento come ospite perchè non ho i dati alla mano. Credo che lo scambio di opinioni sia fondamentale soprattutto sul web. Con questo articolo intendevo dire che il contenuto deve trasmettere emozioni e credo che se si sa scrivere bene anche una “lunga e soporifera scheda prodotto” possa farlo. In fondo quando acquistiamo un prodotto lo facciamo perché soddisfa un bisogno di soddisfazione personale. E la maggior soddisfazione nasce dall’appagare i propri desideri. Quindi resto convinta che anche anche e soprattutto online vincano le emozioni.

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