SEO, qualcosa di completamente diverso: domande e risposte

Webinar SEO Domande e RIsposte
Tempo stimato di lettura: 6 minuti, 56 secondi
Pubblicato il 29 maggio 2013

Passiamo ad una rassegna delle domande più interessanti che mi sono arrivate durante il webinar.

Quando decidiamo di linkare possiamo farlo autonomamente oppure è necessario chiedere il “permesso”? (Francesca, Rende)

Il tutto si ricollega alla tua idea di netiquette: sul mio blog, ad esempio, ritengo opportuno citare le fonti originali per tributarne l’autore, ammesso che ne esista solo uno. In generale un link in uscita da un lato non fa che valorizzare la fonte (in questo senso, nell’ottica di un web aperto, non richiede un vero e proprio “permesso”) e, dall’altro, aumentare il potenziale di discussione / trackback (di default se usi WordPress), ed è quindi da considerare come un fatto completamente positivo per entrambe le parti. Se invece è una questione di copyright dei contenuti altrui, e su questo aspetto non mi addentro per brevità, direi che il “permesso” andrebbe richiesto.

Se faccio un anchor nel mio blog, mi aiuta nel posizionamento, o mi aiutano solo i link da parte di altri blog? (Francesco)

I link in uscita non dovrebbero, sulla carta, fornire alcun contributo al rank: se stai linkando il sito per un motivo valido (che non sia compravendita o forzature varie) puoi a mio avviso lasciare il collegamento intatto, altrimenti tanto varrebbe toglierlo di mezzo. Il problema mi sembra comunque meno prioritario di altri, in linea generale.

Se io blogger commento un altro blog della mia nicchia firmandolo con un link diretto al mio blog (àncora), mi danneggio? Cioè il link àncora che ho creato mi penalizzerà? (Alex)

In generale no, anzi per rendere popolare un blog a tema è quasi la norma, ammesso che non sia una cosa puramente auto-promozionale: il discorso che ho portato avanti sostiene, da diversi anni, che i link contestuali o tematici siano – con diverse “gradazioni” – sempre validi e di qualità. Ovviamente riuscire a misurarne l’efficacia non è banale, ma dovremmo preoccuparci piuttosto dei backlink fuori contesto o provenienti da siti di natura “dubbia”. Nella pratica si tratta quasi esclusivamente di link nofollow, per la cronaca.

E l’update del 22/5? Che ci dite al riguardo? (Concetta)

Non moltissimo, non amo tirare fuori congetture personali su questi argomenti anche perchè, in questo caso, si tratta di un ennesimo update algoritmico incentrato sulla qualità dei contenuti senza ulteriori specifiche. Preferisco basarmi su quelle che sono le dichiarazioni ufficiali: circa il 2% delle query inglesi ne sarà affetto, “languages with more webspam will see more impact” ovvero dipende tutto da quanto spam è presente per quella lingua. Nel caso italiano il livello di preoccupazione generale suggerisce che, quantomeno alcuni, avranno di che preoccuparsi: in altri scenari non è il caso di alimentare allarmismi preconcetti, specie se punti verso obiettivi come “migliorare l’usabilità del sito, creare contenuti utili, rendere i siti più veloci, agire a beneficio dei motori come degli utenti“.

Se ho due pagine prodotto uguali, per esempio Cartuccia marca X gialla e Cartuccia marca X nera come mi regolo con i contenuti? A me interessa che siano indicizzate per cartuccia marca, quindi?

Puoi pensare di raggruppare le due pagine sotto una nuova voce “Cartuccia marca“, all’interno della quale inserire i link ai prodotti specifici. La struttura gerarchica è molto SEO-friendly ed aiuta a rendere reperibile i contenuti sia in forma aggregata che “specializzata”: l’ideale sarebbe accentuare questa distinzione con un certo numero di ancore esterne coerenti verso le tre pagine distinte anche se, nella pratica, non sempre è banale realizzare questo obiettivo in modo “pulito”, ed è quindi preferibile ricorrere ad altre vie.

Scoop pone il problema dei contenuti duplicati anche se la pagina di post aggregati mette insieme solo gli estratti (o gli intro) degli articoli a cui del nostro sito a cui rimandano? (Raffaele)

In genere preferisco riscrivere/rieditare completamente title e sintesi delle fonti che sto raggruppando: variare il testo (magari mettendo in evidenza vari topic di un articolo) permette di essere “raggiungibile” mediante più parole chiave che linkano la stessa pagina.

Che cosa intende chi parla di “morte del SEO”? (Ivano, Cagliari)

Come ho già accennato nel talk, credo si tratti di una semplice questione di marketing “non convenzionale” da parte di chi diffonde queste idee: chi scrive certe cose sa bene, salvo casi eccezionali, quanto questa affermazione sia falsa. Di fatto prova ad andare controcorrente banalizzando le pratiche SEO come semplici “trucchetti” per fregare Google alla meno peggio: nei fatti la SEO è stata talmente mutevole che, secondo me, ha assunto capacità degne dell’Araba Fenice. In senso lato, comunque, la “morte della SEO” può intendersi come fine delle logiche PageRank-based, in favore di un approccio “omnicomprensivo” alla materia, che includa copywriting, realizzazione di siti usabili, social management e via dicendo.

Perchè a volte troviamo ai primi posti della SERP di Google siti poco ottimizzati? (Claudia)

Risposta forse banale ma realistica: credo che anche Google possa sbagliare. Del resto è basato su algoritmi complessi che producono margini di errore difficili da controllare nella totalità. Il fatto che un risultato si “veda male” (sia poco ottimizzato), comunque, a volte dipende solo dal tipo di query di ricerca che si utilizza, tanto che è possibile vedere le stesse pagine per ricerche differenti in modo altrettanto diversi.

Nomedominio = nome keyword per cui posizionarsi, aiuta? Cosa ne pensi a riguardo? (Antonio, Napoli)

Ragionare troppo sulle keyword è in generale sbagliato, oltre che figlio della mentalità confusa di chi fraintende la pertinenza query/pagina con la corrispondenza esatta: di fatto, c’è da dire, in almeno un paio di casi di mia conoscenza funziona egregiamente. Bisogna pero’ specificare che “aiuta” solo per UNA query di ricerca: è invece consigliabile ottimizzare un sito per un insieme di chiavi della “coda lunga”, e questo richiederebbe, per assurdo, un dominio con matching esatto per ognuna di esse. Non è banale (e neanche utile) prendere una posizione precisa a riguardo: secondo un mio parere personale, presto o tardi questo approccio subirà un inesorabile declino.

Ci puoi indicare alcuni tool per verificare il ranking ed eventuali penalizzazioni del sito? (Maura)

In molti casi le chiavi segnalate dal Webmaster Tools con miglior CTR sono anche quelle meglio posizionate ma, nella pratica, potrebbero non essere le uniche. Ho suggerito SEOPanel, che pero’ richiede l’installazione del software su un sistema Apache/PHP/MySql e, a dirla tutta, presenta qualche inghippo di configurazione: se cerchi per quali chiavi è visibile il tuo sito, ad esempio, puoi utilizzare sitefactor.com. Per quanto suoni noioso, comunque, sono dell’idea che la misurazione del rank si debba fare scorrendo i risultati di ricerca reali di Google o Bing, e stabilendo in modo molto chiaro – specialmente col cliente – come si debbano misurare i risultati del lavoro: mediante un tool, su google.com, su google.it, loggati in Google Plus o meno e via dicendo. Per le penalizzazioni, invece, non è possibile se non per ipotesi o congetture: già è complicato rilevarne la presenza manualmente, figuriamoci via software… 🙂

Sai qualcosa di più in merito alll’authorship? (Andrea)

Meccanismo molto utile per attribuirsi i propri contenuti originali, molti ritengono (senza reali prove in merito) che offra un notevole vantaggio competitivo: di fatto “mettere la faccia” nei risultati di ricerca migliora a livello “presentativo” i risultati, in un certo senso ci può differenziare dalla massa “anonima” e farci riconoscere come esperti di un settore, in certi casi – non provati rigorosamente, che io sappia – anche farci cliccare più spesso, ovvero miglior CTR sul WMT. Questo vale in particolare se siamo persone molto piacenti o sexy – scherzo 🙂

Meta tag description diverse e ottimizzate sui contenuti di ogni singola pagina del sito? Hanno ancora valore pratico? (Luciano)

Certamente sì anche se, come ho spiegato a proposito della pertinenza, non è detto che Google ne faccia uso. Tutto dipende dal confronto attivo che si va ad effettuare tra il mix di fattori: contenuto della pagina, query di ricerca in esame, ancore/contesto dei link in ingresso, title e description.

Il rank nella SERP è influenzato dalla posizione geografica? (Claudia)

Vi sono diverse prove che sembrano suggerire che questa influenza sia in certi casi molto importante: se l’utente ha attivato la geolocalizzazione dal proprio account Google, ad esempio, in molti casi usciranno fuori risultati targetizzati geograficamente. Spingere in questa direzione ha senso, a mio parere, solo nel caso di attività commerciali che vengano effettuate stabilmente in una certa zona (una pizzeria a Cosenza, ad esempio): in altri casi fornire informazioni come “realizzazione siti web Palermo” mi sembra un po’ ridondante, se non del tutto irrilevante per Google e per gli utenti.

  • Francesca

    Complimenti ancora e grazie per le risposte!!! Alla prox 🙂

  • Complimenti per il webinar e per le risposte. Secondo me, i contenuti vengono prima di tutto, nel senso che se è un contenuto di valore non ci vorrà molto prima che qualcuno lo linki o lo condivida nella propria nicchia.

    • grazie Annarita, è un piacere! sì teoricamente dovrebbe essere come dici, ma siamo letteralmente sommersi dallo spam in troppi settori e attualmente è solo utopia… non ci arrendiamo 🙂

  • Ciao Salvatore e grazie per i tuoi chiarimenti. ; )
    Volevo spendere qualche parola sull’authorship in modo da avere altre delucidazioni. Da quanto ho capito, l’authorship acquisterà sempre più importanza in futuro perché Google è sempre più orientato a diventare un motore di ricerca di persone, soggetti e non più solo contenuti. In pratica: la serp sarà sempre più influenzata dai collegamenti che l’autore di un qualsiasi contenuto ha su G+. La social circle acquisterà sempre più valore e quindi, oltre a scegliere il contenuto per la sua qualità, un utente sceglierà di leggere una certa informazione perché riconosce che l’autore rientra nelle sue cerchie e si fida di lui.
    Questo vuol dire che la serp sarà personalizzata (se si fanno le ricerche loggati) e che, per i professionisti come te, il posizionamento dei siti diventerà una bella impresa! ; )
    Spero di aver espresso il concetto in modo chiaro… Che ne pensi?

    • ciao Maria Grazia, sì molto chiaro direi… bhe essenzialmente sarà come dici, a mio avviso queste innovazioni saranno assorbite dal mercato italiano – che trovo certamente più “pigro” di quello inglese, davvero frenetico a confronto – più lentamente di altri paesi… per quanto mi riguarda, in effetti, ho sempre puntato sulla authorship per tutti i tutorial che ho scritto in questi anni, mi interessa molto che chi cerca sappia chi e cosa ha prodotto in ambito web-editoriale, questo in un certo senso forma cerchie “naturali” e riduce i click inutili sulle pagine spam o simili, anche se ovviamente il problema di fondo rimane… certamente sarà più difficile, ma il bello, in un certo senso, sarà proprio inventare qualcosa di nuovo per superare i problemi 🙂

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