SEO e scrittura giornalistica possono coesistere?

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Tempo stimato di lettura: 4 minuti, 40 secondi
Pubblicato il 23 aprile 2014

La complementarietà, nel periodo storico a cavallo fra analogico e digitale dell’era dell’informazione, è tutto. La penso così fin dai tempi dell’Accademia Jed… ehr, dell’università; quando fresco di laurea in Scienze delle Merendine Politiche mi era presa la botta di voler fare il giornalista, ovviamente, digitale.

Sono finito a fare SEO e mi sento di poter dire di continuare su questa linea: si, l’ottimizzazione sui motori di ricerca e la scrittura giornalistica possono (anzi, devono) coesistere. Perché puoi scrivere i contenuti più fichi (non che ci voglia molto, guardando la media) dell’intera newsfera italiana, potresti anche essere il nuovo Montanelli ma senza riuscire a intercettare la tua audience scriverai pezzi utili come i temi che facevi a scuola: buoni per stare chiusi in un cassetto.

Perché la SEO può aiutare la scrittura giornalistica

In questi giorni sto leggendo “Scrivere per il Web” di Michael Miller, un po’ perché credo che bisogni sempre tenersi aggiornati per il proprio lavoro, un po’ perché sono un secchione in fondo e non mi spiace studiare e approfondire. Nerd maledetto, altroché.

Ti avviso subito che c’è solo un capitolo legato alla SEO, ed è piuttosto basico, ma tutto il libro contiene qua e là delle chicche per … scrivere per il Web, appunto, stracondivisibili lato ottimizzazione sui motori di ricerca.

Ad esempio, il quinto capitolo che parla di come organizzare i contenuti,  è un piccolo bignami SEO-friendly di buone regole di scrittura orientata a essere “appetibile agli occhi degli utenti e dei motori di ricerca“,  uno dei mantra preferiti dei content marketer un po’ come “la Forza sia con te” per i Jedi.

Concetti come la piramide rovesciata, l’uso corretto dei titoli e di elenchi, la divisione in paragrafi ben definiti e l’inserimento di contenuti multimediali e link esterni sono concetti basilari se si vuole comunicare in modo comprensibile (e non come Jawas) sul Web, addirittura requisiti minimi se si pensa di lavorarci con la comunicazione online.

La piramide rovesciata dell’informazione

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Forse non ci se ne rende conto, ma la piramide rovesciata o invertita dell’informazione è tanto scrittura giornalistica quanto SEO.

Infatti, non solo aiuta a soddisfare subito l’esigenza dell’utente che trova above the fold la soluzione al suo problema, ma lato ottimizzazione sui motori di ricerca va risaltare subito il tema e le parole chiave del contenuto.

Sarà che sono un rinnegato come Han Solo, ma l’idea dell’articolo non più come “piacere della lettura” ma “soddisfazione di un bisogno” mi sembra molto più concreta e reale che le pippe da scribacchini, e la piramide invertita dà una grossa mano a confezionare – blasfemia per un vecchio giornalista – un prodotto che sia utile per l’utente. Yep, IMHO contenuto utile/che soddisfa una richiesta (che sia anche di intrattenimento) per me è sinonimo di contenuto di qualità.

Uso corretto dei titoli e la formattazione del testo

Se c’era una cosa dove mi sono scornato spesso quando facevo consulenza per un quotidiano approdato da poco all’online, questa era la scelta dei titoli. Fai conto che TUTTI i giornalisti old style avevano velleità di titolare come fa l’Huffington Post Italia (stile che non mi piace affatto), ovvero senza far capire all’utente che cavolo ci fosse dentro l’articolo, figurarsi al motore di ricerca. Addirittura mi accusarono di ledere al loro diritto di essere giornalisti: per carità, potete pure scrivere i titoli come al giornalino scolastico ma se poi il motore di ricerca non vi considera nel posizionamento, beh accusate pure Google.

Per non parlare poi della formattazione del testo, presa di peso dalle colonne del giornale cartaceo, e dall’ostilità a voler inserire fonti esterne. Ma perché?

Oltre a essere utilissime per gli utenti che vogliono approfondire, lato SEO dare delle risorse di buona qualità, anche se esterne è un fattore positivo (in questo, Michael Miller è un po’ paravento “bisogna linkare buone fonti ma non più delle vostre”).

Sui contenuti multimediali invece ho fortunatamente incontrato sempre grande apertura, vuoi anche perché si è anche abituati ad avere a che fare con altre forme di comunicazione (televisione, radio).

La velocità fa tanto

Una considerazione a parte IMHO merita la velocità dell’informazione online rispetto a quella offline: sul Web, specie con le “breaking news”, la velocità fa tanto, soprattutto se si fa parte del circuito di Google News; poi una notizia diventa deperibile e si può buttare via come un droide scassato.

Mi ricordo che nel periodo 2006-2009, in pieno boom dei blog network, la velocità era anche di più di tutto: una notizia doveva essere pronta in 8 minuti, pronta per essere masticata, digerita ed.. espulsa dal Kraken avido di novità nel mare magnum della Rete.

Si, la qualità in questo caso andava a farsi deflorare, ma il gioco che si giocava era praticamente Sonic. Su Google News ha parlato per bene Marco Quadrella durante la Settimana della Formazione di fine Marzo 2014.

Il buon Marco distingue poi 4 tipi di news, ma io che sono più easy ne identifico sostanzialmente due: la già citata breaking news e il contenuto evergreen.

..ma non tutto

I contenuti evergreen sono quelli che, per essere super-concreti come un cacciatore di taglie, riescono a rispettare le regole SEO e la scrittura giornalistica ottenendo un buon posizionamento e non essendo soggetti al recentismo (termine mutuato da Wikipedia che mi piace un botto).

In soldoni, la notizia di un personaggio famoso morto che nel breve termine porta un frego di visite (l’ho detto di essere concreti no?) anche se si posiziona poi non porta granché. Chi cerca ancora, ad esempio, “andreotti morto“?

Un How To, invece, una volta posizionato porta un flusso di visite costante, se utile all’utente e ben ottimizzato ovviamente.

Tu cosa ne pensi? SEO e scrittura giornalistica possono coesistere?

  • Ciao Bene, su questo topic dovremmo aprire n capitoli ma sulla domanda specifico resto molto, molto pessimista… giusto ieri leggevo di una nota testata che ha riportato un’articolo inventato da un sito umoristico come se fosse una notizia vera! Già questo contraddice a mio modo di vedere uno dei principi cardine dei siti di qualità, cioè non copiare passivamente fonti altrui senza verificarle… che figura ci fa un sito ordinario, e peggio ancora un quotidiano che dovrebbe per lavoro verificare la correttezza di quello che dice?

    Sul vizio di non linkare le fonti credo che sia definitivamente una paranoia diffusa forse dalla lettura di articoli “sballati”, nel mio piccolo tantissimi clienti mi hanno chiesto come e se linkare siti in uscita, ed alcuni non riescono neanche a percepire la differenza coi “tanto amati” link in ingresso. Costa tanto linkare le fonti in certi casi perchè, parlando senza censura, si tende a copiare spudoratamente.

    • Il problema di non verificare le fonti è giornalistico – ancor prima che SEO o web-oriented IMHO.
      Però questo sottostà a una “classe” di giornalisti che si vede che proprio non sa dove sta di casa il proprio lavoro, come del resto accade di molti consulenti Web.

      Sul linkare le altre fonti, si, è correlato: se sei tanto pigro da verificarle e depredarle senza costrutto, non è che poi le citi.

      Purtroppo il non saper lavorare è la stessa merda sia online che offline :S

  • In questo periodo sto imparando tantissimo sulla SEO applicata alla scrittura giornalistica. Il mio articolo sulla semantica frasale è proprio una conseguenza di una discussione in cui sono venuti fuori una serie di “lanci” giornalistici che ormai sono nell’uso comune, ma che Google non riesce a comprendere. Una volta che ci liberiamo di queste appendici culturali, i nostri contenuti schizzano in serp. È il cuore della semantica… e i software, credimi, non c’entrano niente.

  • elena

    appunti: “io credo che bisognerebbe” è la formulina grammaticale corretta. “credo che bisogni” non è italiano. bye bye

  • Luca

    Bel pezzo, Benedetto 🙂 E l’accenno alla titolazione mi ha ricordato i 12 anni passati a fare il grafico in un settimanale di cronaca locale: il momento più tremendo per il direttore era la domenica sera, quando doveva fare i titoli (secchi e compatti) per le locandine.
    Ecco, quel tipo di titoli forse è più orientato al Web, nel senso che in quattro parole in corpo 250 dovevi far capire il succo della notizia a chi passava sul marciapiede e vedeva per 1 secondo la locandina. Oltre a dover battere la concorrenza, visto che gli edicolanti le mettono una a fianco dell’altra…

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