Scrivere semplice e farsi capire nel linguaggio aziendale

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Pubblicato il 10 febbraio 2014

In documenti, siti web, cataloghi, ecc. un’azienda potrebbe risparmiare parole ed essere più comprensibile: basta semplificare il linguaggio. Non ci credi? Un esempio tratto dal libro Il mestiere di scrivere di Luisa Carrada te lo conferma.
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Se non sei ancora convinto (o anche se lo sei) continua a leggere per viaggiare nell’efficiente mondo della semplificazione.

Apparire o farsi capire?

In Buongiorno pigrizia Corinne Maier descrive il linguaggio aziendale e burocratico.

  • L’impresa preferisce i termini complicati a quelli semplici: perché usare “inizializzare” al posto di “cominciare”?
  • Utilizza un lessico selezionato per darsi più importanza. Pertinenza, competenza, efficienza, ottimizzare, dirigere, ecc. sono parole pesanti, che annoiano e non privilegiano.
  • Valorizza di più un linguaggio ricco, anzi lussuoso, che una grammatica corretta. Un vestito elegante non rende una persona più intelligente. E risolvere è più comprensibile di soluzionare.
  • Per farsi obbedire sceglie termini tecnici ammassati in una frase a metà tra uno slogan e un’imposizione (“occorre sforzarsi di imprimere nuove metodologie operative per la deadline del 15”).
  • Vuole seguire un codice, utilizzato da altre imprese e per questo considerato valido. Ne siamo sicuri? Perché non crearne uno diverso, semplice e migliore?

Osare per credere.

Evoluzione dell’aziendalese

Quando il linguaggio aziendale (d)evolve e sostituisce termini italiani con inglesismi inutili, espressioni complicate e addobbi superflui, nasce l’aziendalese.
L’ho cercato nel vocabolario della Treccani, che riassume il significato in “termine con cui viene indicato il linguaggio tipico di chi lavora nei vari comparti aziendali o nel settore nel suo complesso”. Poi ho cercato la parola nel dizionario del Corriere della Sera e ammetto che leggere il risultato è stato divertente. Definito dal portale come il linguaggio dei meeting, l’aziendalese è famoso per accogliere tra le sue parole i termini di derivazione inglese, alcuni utili, altri molto meno.
Marketing, ad esempio, è un concetto inglese, intraducibile con un termine italiano e per questo ammesso nel vocabolario, ma siamo sicuri che advertising sia preferibile a pubblicità? No, è inutile. Altri esempi sono convention e location: soprattutto se il pubblico è italiano, meglio scegliere congresso e luogo. In molti preferiscono team leader o group head a capogruppo, feedback a risposta o riscontro, mission a obiettivo e vision a punto di vista. Riusciranno i nostri manager a farla più easy?

Curiosità dall’aziendalese

Maurizio Crippa ha raccolto le espressioni dell’aziendalese, che ha ascoltato in discorsi e letto in documenti durante la sua esperienza lavorativa come responsabile di un’associazione di industriali. La lista è lunga, ne cito una parte.

  • Consulenza a tutto campo
  • tra virgolette
  • mettere sotto controllo i dati della gestione
  • modelli di implementazione
  • lo snodo della formazione continua
  • le sinergie sono finalizzate a
  • approcciare serenamente i problemi che emergono.
  • le problematiche coinvolte
  • il sistema paese
  • le determinazioni che abbiamo assunto
  • la responsabilità attiene al livello apicale
  • il progetto va ovviamente gerarchizzato
  • strumenti da azionare

Per allontanare la pesantezza di questo linguaggio, una folata di semplicità è quello che ci vuole.

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Come e perché semplificare

Nel suo libro Il mestiere di scrivere Luisa Carrada ci regala indicazioni e ottimi consigli su come semplificare il linguaggio amministrativo e dei settori di mercato.

  • Fai attenzione alla lunghezza delle parole e delle frasi. Per verificare la leggibilità di un testo prova l’indice Gulpease e la sua formula (il valore 100 indica la leggibilità più alta, lo 0 quella più bassa): 89 + [300 x (numero delle frasi) – 10 x (numero delle lettere)] / (numero delle parole)
  • Ricorda che le preposizioni semplici sono anche più semplici da capire. Ecco qualche esempio:
    a partire da -> da
    attraverso -> con
    con l’ausilio di -> con
    in seguito a -> dopo
    finalizzato a -> per
    con l’eccezione di -> tranne.
  • Utilizza termini semplici, espressioni di uso quotidiano, perché le parole concrete, che nascono dall’esperienza, attirano l’attenzione del lettore e dei motori di ricerca.
  • Sguinzaglia i verbi, soprattutto all’infinito, perché danno chiarezza e dinamismo (ricorda la semplicità: meglio decidere di prendere una decisione).
  • Scrivi in maniera diretta al destinatario, senza mediazioni o giri di parole, e utilizza la forma attiva (più chiara e incisiva).
  • Unisci soggetto, verbo e complemento oggetto.
  • Quando lo ritieni opportuno, sostituisci o aggiungi all’aggettivo informazioni concrete (ad esempio: risposte tempestive può essere sostituito con risponderà entro 24 ore).
  • Gli avverbi devono essere necessari per esprimere un concetto, non riempitivi.

Luisa Carrada ci invita anche a togliere parole ed espressioni superflue, come i benvenuti, le autocelebrazioni (oltre a dare più soddisfazione, è più efficace quando sono gli altri a parlare bene di noi), i tentennamenti (meglio assicurare che essere in grado), le velleità (“quando ‘vogliamo’ essere, vuol dire che non lo siamo ancora”) e l’autoreferenzialità.

Nel libro Capire e farsi capire M. Emanuela Piemontese consiglia di “cercare la soluzione più semplice per esprimersi, pensando al modo in cui ci si esprimerebbe parlando”.

Burocratese: l’infiltrato da sorvegliare

Il linguaggio burocratico tende agguati anche in azienda. Come riconoscerlo? Aurora Lucarelli nel suo Semplificare il linguaggio burocratico ci dà qualche dritta.

  • Il burocratese attinge parole da “un vocabolario ormai inesistente di forme classiche, solenni, retoriche”.
  • Utilizza termini specialistici dal gergo della pubblica amministrazione.
  • Costruisce frasi troppo lunghe, con incisi e subordinate.
  • Spesso scrive spiegazioni incomplete e concetti ambigui (ad es. “appartiene alle due qualifiche immediatamente inferiori a quella del posto messo a selezione”).

L’autrice dà alcuni suggerimenti per essere più chiari nei testi.

  • Non dare nulla per scontato.
  • Elimina i dettagli che riguardano solo la gestione interna dei lavori (per non disorientare il lettore).
  • Utilizza più frasi coordinate che subordinate.
  • Metti a fuoco il tema centrale dell’informazione (sarà anche il concetto da inserire all’inizio del testo per presentare l’argomento e quello da inserire nel campo oggetto delle mail).
  • Se un periodo è complesso, spezzalo in più frasi.
  • Considera sempre contesto, target, mezzo di informazione e crea uno stile che risponda a questi criteri.
  • Confronta il testo con i colleghi, annota le espressioni meno chiare e riscrivile quando correggerai il documento (trovi qui alcuni consigli sul web editing).

Leggiamo qualche esempio.

  • In deroga a quanto precedentemente stabilito -> fa eccezione
  • Ai sensi di -> come stabilisce
  • Accedere -> entrare
  • Altresì -> anche
  • Apportare -> aggiungere
  • Computare -> calcolare
  • Congiuntamente -> insieme a
  • Corresponsione -> pagamento
  • Dar corso -> avviare
  • Detenere -> avere
  • Devolvere -> dare, assegnare
  • Espletare -> fare, realizzare, concludere
  • Preliminarmente -> prima
  • Processo selettivo -> concorso.

Se vuoi conoscere altre espressioni, l’elenco continua nel documento scaricabile della Lucarelli.
Alcuni suggerimenti arrivano anche da Roberta Copersino e Emiliano Germani nel loro Manualetto di stile per la Regione Abruzzo.

  • Scegli parole del linguaggio comune: ad esempio interloquire è parlare, ottemperare è rispettare, apporre è mettere, disdettare è disdire.
  • Non usare giri di parole: ad esempio mancato accoglimento è rifiuto, dare comunicazione è comunicare.
  • Utilizza un linguaggio giuridico solo se necessario, perché oblazione è pagamento, ingiunzione è ordine.
  • Traduci parole straniere (quando possibile), latinismi e grecismi: ad esempio planning è piano, de iure è di diritto, de facto è di fatto.
  • Evita le frasi fatte e le formule solenni: la Signoria Vostra è Lei, istanza corredata è domanda completa, ci pregiamo di informare la S.V. è la informiamo.
  • Fai attenzione a sigle e abbreviazioni: se le usi per la prima volta, spiega il significato.

Il potere delle semplicità

Nel suo “The Power of Simple Writing” Jeff Bullas spiega come nell’era del web, dei social e della comunicazione veloce, scrivere in modo semplice significa essere più comprensibili. La chiave del successo è farsi capire in tempi rapidi.
Ciò non significa sacrificare la professionalità, perché un linguaggio semplice non vale meno di tecnicismi e raffinatezze terminologiche inutili.
Un suggerimento dell’autore? Scrivi come parli, senza dimenticare che grammatica e sintassi devono sempre essere corrette. Le parole da conversazione sono efficaci e facili da ricordare, sia per chi legge, sia per chi le dovrà utilizzare in riunioni e conferenze.

  • Parole di 3 o 4 sillabe hanno maggiore impatto su lettori e ascoltatori.
  • Se vuoi che le persone si ricordino le informazioni, raccontale attraverso una storia (esperienze o esempi).
  • Utilizza meno paragrafi e più elenchi puntati: i lettori ti ringrazieranno.
  • Soprattutto nel web, scegli frasi corte e non più di 3 o 4 in successione.
  • Scrivi titoli semplici ed efficaci (per maggiori informazioni sui microcontenuti clicca qui).
  • Fai attenzione al tuo pubblico: con professionisti del settore puoi utilizzare termini tecnici, ma se il pubblico è più vasto, ricorda almeno di spiegarli.
  • Se organizzi una presentazione con slide (ad esempio in Power Point o Prezi) ricorda le immagini: aiutano la memoria, la creatività e concedono una pausa ai neuroni.

Scrivere semplice aiuta a farsi capire e a vivere meglio nel mondo del lavoro.

Se hai altri esempi di aziendalese, burocratese o aneddoti imperdibili sul linguaggio d’azienda, condividili con noi!

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