Scrivere al tempo di Internet. Intervista a Francesca Pacini

si vede un pc portatile aperto sul cui schermo è raffigurata una matita rossa impugnata tra il pollice e l'indice di una mano
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Pubblicato il 12 marzo 2012

Francesca Pacini non è solo una copywriter, una blogger e una giornalista culturale. È prima di tutto un’amante delle parole, che forte di anni e anni di indefesse letture, incontri e viaggi per il mondo, ha messo su Stylos, un’agenzia di comunicazione dove esplora con alcuni professionisti del settore le nuove frontiere della comunicazione.

L’abbiamo intervistata per riflettere insieme sulla scrittura, sulle sue regole ferree, dentro e fuori la rete.

Macchina da scrivere

A leggere i giornali, i post dei blog, sembra che, da qui a poco, internet stravolgerà ancora di più il mondo della comunicazione. Eppure, la velocità della rete non può prescindere dal peso delle parole, dalle regole, dall’equilibrio, non trovi?

Nelle tecnologie, si teme da sempre che il “successore” ucciderà il “predecessore”. Invece accade che degli equilibri si scombinano, ma poi se ne formano altri. La Rete ha influenzato sicuramente l’utilizzo delle parole, anche se non è l’unica responsabile. Pensiamo, ad esempio, al linguaggio degli sms. Perciò è più giusto parlare di integrazioni che “disfatte” o “stravolgimenti”. La Rete è forse il più potente amplificatore della realtà oggi a nostra disposizione, e ne riflette vizi e virtù. La velocità, la superficialità, la bulimia di informazioni sono fattori sociali che, di conseguenza, rimandano anche alla Rete, come in un gioco di specchi.

Il mondo della comunicazione negli ultimi anni è cambiato velocemente, ma, in sostanza, di pari passo con i cambiamenti sociali. Il mondo ai tempi di internet è lo stesso mondo dei collassi finanziari, dell’abuso di risorse agricole, delle crisi mondiali. Intendo dire che non vedo una scissione tra la rete e la vita dell’uomo su questo pianeta.

Internet, semmai, è il simbolo “tecnologico” delle connessioni di cui parlavano gli antichi filosofi di tutte le tradizioni, le stesse che hanno dato via all’omeopatia e alle discipline olistiche. Certo, internet non è certo…omeopatica, se pensiamo alle dosi massicce di informazioni che ogni giorni ingurgitiamo. Purtroppo la qualità e la velocità non sono grandi amiche, e la seconda, oggi, sembra quasi vincere sulla prima. L’importante quindi è discriminare, sul web come davanti alla televisione. Comunicare significa condividere, eppure siamo sempre più soli, come testimoniano i dati di sondaggi e statistiche. Perché? Comunichiamo male? O comunichiamo troppo? Tutti e due, probabilmente. Mi piace, Non mi piace: l’era di facebook. Manca l’allenamento alla riflessione, all’approfondimento. Inutile, però, dare la colpa solo al web.Ricominciamo dalle scuole, dalla famiglia, dalla società. Internet ci permette comunque di conoscere, informare ed essere informati, raggiungere in pochi istanti il mondo intero. Non è né bene né male, questo. Tutto dipende dall’uso che se ne fa.

Scrivere per il web

Un’immagine vale più di mille parole?

La forza delle immagini colpisce perché arriva immediatamente all’emisfero destro del cervello, quello delle intuizioni, della creatività, delle emozioni. La parola invece, in questo senso, è meno “forte” perché deve evocare quell’immagine che invece l’immagine, nel primo caso, fornisce da sola. Esistono poi molteplici forme di scrittura, alcune più “cerebrali”, altre più emotive, legate direttamente alle immagini. Pensiamo a Proust, per esempio: le sue descrizioni della società francese del suo tempo procede attraverso la rappresentazione pittorica: i suoi brani sono simili ai quadri impressionisti. Ricordo ancora, nella Recerche, una minuziosa descrizione del vestito di Odette, dei drappeggi e delle stoffe del suo abito, e del riflettersi del sole sul suo ombrellino, fra le foglie dei giardini. È un’immagine che mi accompagna da sempre, e che ha la stessa forza di un quadro. Di fatto Proust dipingeva con le parole.

Dunque per rispondere bisogna analizzare bene il tipo di scrittura a cui ci riferiamo. Sicuramente, come dicevo, l’immagine è più diretta, ci parla senza mediazioni (la parola è comunque mediatore, strumento dell’immagine). La vera forza sta nell’abbinamento di immagini e parole, come sanno bene i pubblicitari più bravi e creativi. Allora, in questo caso, possiamo veramente “impressionare”, arrivare dritto al cuore. Una magica combinazione, un’alchimia, una danza di equilibri e rimandi. Penso a un esempio che si rifà appunto alla pubblicità.

Anni fa, le campagne animaliste usavano la fotografia di una piccola volpe, insieme alla scritta: “Sto cercando la mia mamma. È forse nella tua pelliccia”? Né la foto da sola, né le parole da sole avrebbero raggiunto la stessa forza. Ma gli esempi sarebbero moltissimi. Comunque, chi scrive, o vuole scrivere, per mestiere, di solito fa molta attenzione anche al mondo delle immagini (non a caso si hanno passioni collaterali come il cinema, la pittura, la fotografia): si tratta sempre di arte della narrazione. E spesso ci sono intersezioni e richiami.

Che cosa rispondi ai tuoi corsisti quando ti chiedono come si impara il mestiere di scrivere per il web?

Rispondo che si impara leggendo, come nel caso della scrittura su carta. Leggere, leggere, leggere. Non mi stancherò mai di raccomandarlo. La scuola purtroppo spesso disamora, invece che far innamorare. Perché diventa pedante, antologica, pretenziosa. Chi l’ha detto che Dante è noioso? Noiosa è l’impostazione degli insegnanti, che spesso riducono gli studenti a enunciazioni pappagallesche per una manciata di voti, invece di esortare a capire, a penetrare il magico mondo della materia letteraria, a farlo loro. Sarei per una “didattica della lettura” come materia di insegnamento scolastico, davvero.

Dunque la lettura è una premessa imprescindibile. Poi, ognuno cerca il suo stile. Il web sicuramente ama la semplicità, la narrazione diretta, ariosa, agile. Molto importante è il ricorso ai titoli, ai neretti, ai capoversi. E chiede anche un esercizio di sintesi (abbiamo poi gli ipertesti per gli approfondimenti). Leggere molto, dalla carta stampata al web, e poi svuotarsi dalle velleità letterarie, dalla tentazione “del bello scrivere” a tutti i costi, per impressionare. Pochi avverbi, pochi aggettivi, ma posizionati al punto giusto. Maestri, in questo senso, sono Garcìa Màrquez, Borges e Calvino. Letture che tutti dovremmo aver frequentato.

Leggere

Se il settore della carta stampata è saturo, chi ama scrivere potrebbe trovare qualche sbocco on line. In che cosa la scrittura in rete differisce da quella per la carta stampata?

Lo dicevo prima, sicuramente differisce per sintesi e necessità di acquisizione di informazioni in un tempo minore. Questo perché sul web, per il momento, passiamo molto meno tempo. Quindi si va subito al cuore di ciò che vogliamo comunicare, senza tanti preamboli. È un esercizio di lima e cesello, di fuga dalle ridondanze. Poi, però, la scrittura è sempre scrittura. Diciamo solo che, nel caso del web, ci sono alcuni accorgimenti da seguire nelle direzioni che ho accennato. Prima le cose importanti, poi “le decorazioni”, e sempre in modo misurato. La scrittura deve essere semplice, immediata, diretta. Come se parlassimo.

Penna e click

L’idea vien scrivendo. A colpi di penna o a suon di click?

Non so. Credo sia diverso per ognuno. Il famoso “panico da pagina bianca” ha colto tutti quelli che scrivono. Personalmente, sono molto legata alle immagini, Quindi spesso parto proprio da un’immagine. Quando scrivo nel mio blog, per esempio, e ho in mente un argomento, prima seleziono un’immagine che mi ispira e che pubblicherò, poi scrivo. È la mia…musa, in un certo senso. Ma per ognuno è diverso. Le parole sono birichine, indisciplinate, dobbiamo diventare un “vaso accogliente” perché se corriamo qua e là a cercarle, scappano. E, quando non arrivano, meglio sedersi e aspettare. Poi, quando lo fanno, magari non ci stacchiamo dal foglio, o dal video, per ore!

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