Disavow di Google, un prezioso strumento per rinnegare il link spam

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Dopo essere stata per mesi una fioca voce circolata su alcuni forum del settore, Google ha finalmente rilasciato il tool aggiuntivo del Webmaster Tools che permette di escludere, dal conteggio ai fini del ranking, i backlink che riteniamo essere spam o indesiderati. Una feature decisamente accattivante, che potrebbe cambiare sensibilmente la valutazione dell’operato dei vari SEO ma che, allo stato attuale, richiede ancora qualche precauzione di troppo.

Premessa

Partiamo dall’analisi dello scenario che si è delineato in questi anni: ogni sito web con uno “scopo nella vita” cerca di racimolare il maggior numero di visitatori (possibilmente “attivi”) ai fini di incrementare conversioni, iscrizioni e/o vendite online. La concorrenza è spietata su quasi ogni settore, e i motori di ricerca sono il veicolo più comune per mettere in contatto chi cerca qualcosa con chi invece cerca di offrirla: Google, in particolare, non ha mai nascosto il proprio amore (odio) per i link, che rappresentano – con modalità piuttosto controverse e non universalmente definibili – il “carburante” che alimenta la popolarità dei siti stessi.

Questo – purtroppo – in certi casi a prescindere dal valore effettivo delle pagine, per cui è probabile che un link di qualità possa valorizzare contenuti pessimi e, ovviamente, viceversa. Un link buono (nel senso di utile all’utente, per quello che è dato sapere) può dare (tanto) valore aggiunto al sito che lo riceve, così come uno “malvagio” (ad es. fuori tema o con abuso di parole chiave) potrebbe far tentennare la fiducia di Google nei nostri confronti.

Del resto effettuare operazioni di link building è una pratica indispensabile che serve a migliorare la nostra link popularity e stabilire così, senza perdita di generalità, un insieme di relazioni tra il proprio sito e gli altri; ciò avviene tipicamente sulla base di un criterio sottostante ben definito (ad esempio citazioni, authorship, segnalazioni, critica su articoli scritti da altri, partnership con altre aziende e via dicendo). Faccio questa premessa non tanto per il gusto di spiegare le cose – cosa che faccio sempre molto volentieri, peraltro – quanto perché possiate focalizzare al meglio quello che sto per descrivere nel seguito.

Il problema

È un autentico tormento per ogni SEO che si rispetti (ed assume una valenza a suo modo drammatica) una semplice constatazione: nessuno può impedire alla concorrenza di costruire “bad links” verso il nostro sito allo scopo di fare credere a Google che non siamo degni di essere “rankati” come si deve, e quindi – per questa ragione – passibili di penalizzazioni a vari livelli. Per fare un paragone con la vita reale (per una volta senza scomodare social network e annessi), la nostra reputazione ci permette di vivere più o meno intensamente iniziative ed eventi, e questo sulla base di ciò che gli altri dicono di noi. Se qualcuno inizia a “parlare male” di noi, in certi casi – specie se non siamo abbastanza “famosi” – gli effetti possono essere devastanti: da molto tempo si sentiva il bisogno di una funzionalità che permetta ai webmaster di distinguere, quindi, le entità “serie” da quelle inserite semplicemente per fare marketing negativo o vera e propria “diffamazione”.

La soluzione

Il Google Disavow viene ufficialmente incontro a questo tipo di esigenza, ed è utilizzabile su tutti i siti di cui abbiamo controllo mediante Webmaster Tools: accedendo al servizio da questo link potremo indicare quali backlink “cattivi” Google non debba considerare mediante una semplice procedura di segnalazione. In primo luogo dovremo scegliere di quale dei nostri siti vogliamo salvare la reputazione, successivamente ci verrà richiesto l’upload di un file di testo nel quale indicheremo, un URL (o un dominio) per riga, quali sono i link che puntano al nostro sito che ci stanno facendo “rischiare” qualcosa. Attenzione, pero’: Google specifica chiaramente (copio la dicitura esatta) che si tratta di “una funzione avanzata e deve essere utilizzata con cautela.

Se utilizzata in modo scorretto, questa funzione potrebbe incidere sul rendimento del tuo sito nei risultati di ricerca di Google. Ti consigliamo di rinnegare i backlink solo se ritieni di avere un numero considerevole di link contenenti spam, artificiali o di bassa qualità che rimandano al tuo sito e se sei sicuro che i link ti stiano creando problemi.” Non basta quindi avere un fondato sospetto che i link incriminati siano spazzatura, ma anche assicurarsi – ad esempio sulla base di un volume di visite diminuito drasticamente – che siano effettivamente causa di problemi: questo perchè Google, non dimentichiamo, già dispone di mezzi avanzati -per quanto imperfetti per natura – per ignorare di default link “stupidi” come potrebbero essere, ad esempio, quelli generati automaticamente da alcuni portali con la scusa di indicizzare il WEB.

In considerazione del fatto che Matt Cutts ha ripetuto circa dieci volte questo concetto nel video che ho inserito in questo articolo, sarà bene non farsi prendere la mano dall’irruenza e non considerare questo strumento come la panacea di tutti i mali del vostro sito.

In definitiva…

Ribadisco quindi le tre cose fondamentali da tenere in considerazione quando si decide di usare la funzione “rinnega backlink”:

  1. il disavow è uno strumento utile per dire a Google quali link in ingresso non debbano essere conteggiati ai fini del ranking; ricordo che non si tratta soltanto di qualità delle sorgenti ma anche di distribuzione nel tempo dei link (si veda in proposito l’articolo sui link pattern);
  2. la segnalazione che facciamo assume il valore di un “suggerimento ufficiale” – del tutto simile al rel=”canonical”, secondo Cutts – che non è detto, tuttavia, che venga preso in considerazione al 100%; questo significa che non è una buona idea usarlo per provare a gettare fango su altri siti, specialmente se non ci linkano.
  3. la procedura inversa di riconsiderazione di siti che spammano (secondo noi) potrebbe essere molto più complicata del previsto, quindi facciamo attenzione perchè potremmo buttare nella spazzatura referall importanti.

Se il futuro del web e della SEO è realmente questo, si baserà molto sulla responsabilità dei singoli webmaster: e visto che ognuno può controllare meglio l’immagine del proprio sito anche esternamente, mi permetto di aggiungere che tale funzionalità andrebbe leggermente modificata.

Mi riferisco ad un’eventuale possibilità di decidere in piena autonomia quali link considerare e quali no, per quanto questo si presti alle consuete deprecabili operazioni di reverse engineering: dal mio punto avere l’opportunità di controllare i backlink sarebbe una garanzia enorme di sicurezza, e – in fondo – sarebbe soltanto un ulteriore signal che Google non sarebbe, in nessun caso, “obbligato” a rispettare. Senza contare che questo, in molti casi, renderebbe agevole comprendere con efficacia, da parte dei clienti, se un SEO sa fare il proprio mestiere oppure, magari, dovrebbe dedicarsi a fare altro nella vita.

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