Responsive design e l’importanza dei contenuti

responsive-design-esempi
Tempo stimato di lettura: 5 minuti, 55 secondi
Pubblicato il 3 ottobre 2014

Da buon curioso, sempre “affamato” di informazioni e alla ricerca di quel “migliorarsi sempre più”, ho trovato nel libro intitolato “Learning Responsive Web Design Beginner’s Guide” (Clarissa Peterson) alcuni spunti che ritengo essere importanti per approfondire alcuni aspetti del web design, la cui vastità è di proporzioni immani! 🙂

Quelle che vorrei condividere in questo spazio con i lettori di Webhouseit (soprattutto i neofiti che iniziano a masticare questa materia) sono nozioni di base, “i fondamentali”, ma ripeterli non fai mai male, per giungere a nuove e stimolanti riflessioni.

Ecco alcuni punti che così ho riassunto:

Definire i contenuti responsive

Le parti principali che stanno alla base di un sito web sono da un lato il codice puro HTML e CSS e dall’altro i contenuti. Se guardiamo la realizzazione di un sito web da questa seconda prospettiva ci accorgiamo di quanto è importante considerare, in fase progettuale, il tipo (e la quantità) di contenuto che andremo ad inserire nel sito web.

Partendo dalla considerazione che la maggior parte degli utenti visita un sito web principalmente per cercare/trovare informazioni e contenuti ed utilizzare le funzionalità del sito, non bisogna fossilizzarci solo sul lato prevalentemente estetico/tecnico tanto per fare sfoggio delle nostre abilità di designer o di programmatore, che renderebbero il sito solo un mero esercizio stilistico.. si ok, sei bravo, figo quest’effetto, l’occhio vuole la sua parte per carità… ma i contenuti come li trovo?

L’utente non-addetto-ai-lavori non sa, in linea di massima, che cosa vuol dire la parola responsive né che sta vedendo un sito che utilizza queste tecnicheGli utenti desiderano arrivare alle informazioni da qualsiasi dispositivo essi abbiano e da qualsiasi luogo.

Ecco perché, quando si progetta un sito web, bisognerebbe pensare prima di tutto al contenuto e non dopo.

Se lo si fa dopo si rischia di relegare il nostro contenuto in uno spazio che non è il suo, ingabbiarlo e renderlo poco appetibile/fruibile per l’utente, perché strizzato o buttato lì a casaccio.

Bisogna dunque assicurarsi che il contenuto venga correttamente visualizzato anche nei dispositivi più piccoli, adattandosi e modellandosi secondo la grandezza del dispositivo tecnologico utilizzato, avendo una panoramica delle misure di schermi più utilizzate e non limitarsi soltanto ad una.

La strategia del contenuto

La cosiddetta “content strategy” si riferisce a tutto ciò che rientra nella pianificazione e gestione dei contenuti di un sito web: include il testo, le immagini, i video, l’audio ed altre forme di comunicazione compatibili col web.

Quindi la strategia del contenuto non è soltanto cosa si vuole inserire nel sito web, ma come esso restituisce queste informazioni attraverso le sue funzionalità, il design, e via dicendo.

Le “classiche” domande da considerare quando visitiamo un sito web sono queste:

  • Di cosa tratta il sito web e cosa dovrebbe ottenere dall’utente? Dove mi trovo?
  • Cosa si vuole che faccia l’utente una volta che sta visitando il sito?
  • Quale interazione dobbiamo creare con l’utente affinché si giunga al compimento di un’azione (es. un acquisto, lasciare un indirizzo email, ecc)? Le famose Call To Action
  • In che modo il tuo sito web riesce a supportare il tuo business o i tuoi obiettivi?
  • Ed infine… in che modo si potranno soddisfare i bisogni dell’utente? Riusciamo ad indirizzarlo subito verso le informazioni che lui cerca?

Gestire i contenuti: usa solo ciò che ti serve

Il lavoro delicato è considerare e valutare i potenziali contenuti da inserire nel sito: ad es. vorremmo usare ciò che era presente nella vecchia versione, oppure utilizzare dei contenuti offline, idee sparse a cui vorremmo dare forma, ecc. Nel libro l’autrice consiglia, ed è anche logico, di usare ciò che realmente serve, utilizzando solo le informazioni importanti. Molte volte serve meno contenuto di quanto si pensi, infatti l’inserimento di contenuto “inutile” in un sito si ripercuote sia sull’utente che sul gestore dello stesso.

Sull’utente, in quanto più contenuti sono presenti nel sito web più l’utente avrà bisogno di consultarli (ed anche saltarli) prima di arrivare a quelli che va cercando. Da non sottovalutare il fatto che le pagine non necessarie a volte creano confusione nei risultati di ricerca, il contenuto che non interessa costringe l’utente a scrollare la pagina, se avrà + risultati inutili da consultare impiegherà più tempo per trovare ciò che gli serve, e quindi potrebbe abbandonare il sito.

Sul gestore (o proprietario del sito), che dovrà impiegare più risorse per gestire la mole di contenuti, organizzarli, tenerne traccia, aggiornarli e cercare in continuazione link non più funzionanti (broken links). Ne deriva che più contenuti si hanno nel sito web, maggiore è la probabilità che alcuni non siano corretti (informazioni sbagliate o poco attuali) o abbiano link scaduti: in pratica non si deve aggiungere contenuto nel sito web e poi lasciarlo così com’è. Occorre che sia mantenuto, tenuto aggiornato…. Qundi…. non abbandoniamo i nostri contenuti al loro destino! 🙂

Se in fase di progettazione riusciamo a snellire questo contenuto, il processo di design sarà più semplice, avendo solo contenuti utili ottimizzando i tempi e le successive fasi di lavoro. So che non è facile specialmente a seconda dei clienti con cui si ha a che fare, però l’approccio potrebbe aiutarci a partire col piede giusto…

Come snellire i contenuti, condividerli (senza annoiare) e non ripeterli

Per capire cosa tenere e cosa no, occorre pensare ad esempio agli obiettivi aziendali (business goals) e alle esigenze degli utenti.

L’autrice fa l’esempio di un’azienda che ha molti contenuti in rassegna stampa e tante sezioni sparse:

per evitare disorientamento (link e contenuti di troppo) all’utente, sarà opportuno creare una sezione per gli addetti ai lavori, con un accesso personalizzato, in modo tale da “nascondere” agli utenti comuni quei contenuti che potrebbero solo creare confusione. Così facendo abbiamo definito alcuni obiettivi, ad esempio quello di far accedere ai media la nostra rassegna stampa per poter creare articoli sul nostro business e ottimizzato il contenuto.

E continua… nel caso in cui si voglia comunque condividere questi contenuti è preferibile utilizzare un linguaggio adatto a tutti i lettori, altrimenti si rischia di diventare tediosi e poco comprensibili. Un esempio su tutti: la classica pagina “La nostra Azienda”. La maggior parte degli utenti che arriva al sito vuol sapere in modo molto sintetico cosa l’azienda (o il sito web, il progetto, ecc) realizza. Se questo non è presente nelle prime due frasi del paragrafo è molto probabile che chi visita il sito non continuerà a leggere o addirittura smetterà di cercare ulteriormente.

Evitare infine la ridondanza dei contenuti: importantissimo per non confondere gli utenti e soprattutto perché influenza negativamente i risultati di ricerca ed il ranking.

Nel caso si parta da un sito web preesistente occorre fare una lista dei contenuti e scremarli, suddividendoli in categorie, così da avere una panoramica e scegliere quelli che riteniamo più adatti ad essere pubblicati.

Ecco che con i nostri contenuti ottimizzati a dovere, non avremo grossi problemi nel visualizzarli su grandi e piccoli dispositivi, dando al nostro sito web chiarezza, adattabilità e leggibilità, requisiti fondamentali nel design responsive.

Qualcuno dirà….”ma questo si sapeva”…, lo sapevo anche io, ma ribadirlo non è peccato, soprattutto per chi inizia! Alla prossima! 🙂

Shares