Guida al nuovo regime dei minimi per freelance

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Pubblicato il 31 marzo 2015

Questa guida dedicata al nuovo regime dei minimi per freelance è un contenuto che puoi usare per orientarti, per sciogliere qualche dubbio. Ma prima di muovere passi decisivi per la tua vita professionale devi consultare un commercialista. Un commercialista in gamba, magari specializzato nelle professioni del web.

Perché inizio con questa nota? Il motivo è semplice: il mondo del fisco, e più in generale delle partite IVA, è una selva oscura in continua evoluzione. E quella che ora può sembrare una scelta vantaggiosa potrebbe rivelarsi erronea. Quindi non lesinare sul commercialista: prima di agire chiedi il suo parere.

Perché io conosco la tua storia. Sei un dipendente, hai un contratto a tempo determinato, stai cercando lavoro prima di ritrovarti (di nuovo) nella condizione di disoccupato. E hai pensato alla vita da freelance. Una buona scelta, la consiglio a chi ha voglia di mettersi in gioco e di muoversi con le proprie forze. Ed ecco che entra in gioco il regime dei minimi.

Cosa è il regime dei minimi?

Il regime dei minimi è stato inaugurato il 1 gennaio 2008 con la legge 24/12/2007 n. 244, art. 1 commi 96-117 e ha un obiettivo: semplificare la vita a chi muove i primi passi nel mondo della libera professione. In buona sostanza il regime dei minimi permette di evitare alcune procedure e di abbattere i costi professionali.

Uno degli aspetti positivi del regime dei minimi è l’esenzione dall’IVA (quindi il costo del servizio è esente da questo dato). Inoltre non si è soggetti a IRAP, si evitano gli studi di settore e l’IRPEF rimane al 5%. A questi benefici, sicuramente interessanti, si deve aggiungere il contributo previdenziale (ad esempio l’INPS). Ci sono anche alcuni limiti che riguardano la natura del profilo fiscale. Chi apre una partita IVA con il regime dei minimi:

  • Non può avere dipendenti.
  • Non deve superare un fatturato di 30.000 euro.
  • 5 anni di attività.
  • Nessuna esportazione.

In altre parole il regime dei minimi è dedicato a chi sta iniziando la propria attività. Nel corso degli anni questo profilo ha permesso a diversi professionisti di affermarsi a pieno titolo, e di iniziare fiorenti carriere per poi partire con un regime ordinario. Ma è stato anche il paravento per tante aziende che, terminato il contratto di co.co.pro che dura massimo 3 anni, ha “consigliato” ai dipendenti di accettare una soluzione a partita IVA.

Nel corso degli anni, ovviamente, ci sono state delle novità e delle limature. Ad esempio sulla durata. Dal 2012, infatti, il regime dei minimi può durare 5 anni a prescindere dall’età, oppure fino al 35esimo anno. Ad esempio, se apri il regime dei minimi a 50 anni puoi continuare fino a 55, ma se la apri a 29 puoi continuare fino ai 35 anni. Quindi per 6 anni.

Per approfondire: il PDF della legge n.244 del 24/12/2007

Regime dei minimi 2015

Nell’ultimo mese del 2014 si è assistito a una vera e propria corsa alla partita IVA. Il motivo è semplice: il governo aveva abolito, attraverso la Legge di Stabilità 2015, il regime dei minimi per introdurre il forfettario. Sintetizzo:

  • Un fatturato massimo di 15.000 euro per alcune categorie di attività, come ad esempio la mia. Per altre, ad esempio il commerciante, è di 40.000 euro.
  • Imposta sostitutiva del 15%. Per chi apre la partita IVA dal 2015, l’imposta è ridotta al 5% per i primi tre anni.
  • Il fatturato viene forfetizzato di una percentuale: il fatturato di 10.000 euro si forfetizza per il 78 %, e paghi il 15% (o 5%) su 7.800. C’è anche un tool per definire l’operazione.

Praticamente l’intento era quello di creare una nuova classe di poveri. Lavoratori senza garanzie, senza retribuzioni in caso di malattie, senza ferie, senza tutele. E con un guadagno netto vergognoso per un paese occidentale. Il limite di fatturato è troppo basso per accedere e rimanere, senza contare che era previsto anche l’aumento della gestione separata INPS.

Molte professioni, infatti, hanno una cassa previdenziale legata al proprio ordine. Come ad esempio avvocati e psicologi. In alternativa lo stato impone l’INPS con un’aliquota che, storicamente parlando, è in costante crescita (si iniziò con il 10%). Secondo Repubblica, infatti, nel dicembre 2014 la situazione era drammatica:

Da qui al 2018, la soglia dell’aliquota passerà dal 27 al 33%, con un gradino al 29% già dal prossimo anno (…) per le nuove attività l’imposta sostitutiva dell’Irpef – rispetto al vecchio sistema – triplicherà da gennaio dal 5 al 15% (…) se prima i freelance potevano garantirsi l’accesso al regime agevolato con un fatturato fino a 30mila euro, da gennaio dovranno restare sotto i 15mila euro.

Quindi la situazione a cavallo tra il 2014 e il 2015 era questa: aumento dell’IRPEF, aumento dell’INPS, diminuzione del fatturato fino a 15.000. Poi, evidentemente, le proteste del settore hanno risvegliato un minimo di senso pratico nelle sale del Governo e la situazione è stata equilibrata.

Risorsa utile: scarica il modello fattura per regime dei minimi di Webhouse

Il nuovo regime dei minimi

Scampato pericolo. Con il decreto Milleproroghe, in vigore dal 1 marzo 2015, il vecchio regime dei minimi è stato prorogato per tutto il 2015. E l’aumento dell’INPS è stato rimandato all’anno prossimo, quindi si rimane al 27%. Nel frattempo, il primo gennaio 2015, si inaugura un nuovo e diverso regime (denominato in gergo “forfettario”) con imposta più alta e alcune novità.

  • Imposta sostitutiva al 15% ridotta al 5% per i primi tre anni.
  • Esclusione di IVA, IRAP e studi di settore.
  • Reddito calcolato su base forfettaria.
  • Fatturato tra i 15.000 e i 40.000 euro in base all’attività scelta dal codice ATECO.
  • Possibilità di esportare e di avere collaboratori entro i 5.000 euro.
  • Nessun limite di durata.

Chi può accedere al nuovo regime forfettario? Chi non ha registrato ricavi non superiori a quelli indicati dalla Legge di Stabilità e chi non ha sostenuto spese superiori ai 5.000 euro lordi per collaboratori. Ovviamente questa soluzione può sembrare vantaggiosa soprattutto per l’assenza di una durata stabilita (ovvero i 5 anni), ma bisogna valutare con cura il discorso del codice ATECO.

Se per un professionista del web viene imposto un limite di 15.000 euro ha poco senso avere il vantaggio dell’assenza di limiti temporali: prima o poi, se l’attività procede, questa soglia verrà superata e automaticamente si dovrà passare al prossimo step: il regime normale.

Il documento: PDF del decreto Milleproroghe

A te la scelta

Ripeto quanto detto sopra in forma ancora più chiara: la materia fiscale che ruota intorno alle partite IVA è ampia, in continua evoluzione. Per ora questa è la situazione, ma per prendere una decisione sensata il mio consiglio è semplice: il commercialista. Solo lui ti può dare una buona analisi dei vantaggi e degli svantaggi di aprire una partita IVA con regime dei minimi o forfettario.

Risorse utili e fonti

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