5 previsioni SEO per il 2014

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Pubblicato il 17 gennaio 2014

Premesso che non sono nè un mago nè tantomeno un profeta/veggente – altrimenti mi sarei dato professionalmente alle scommesse sportive, altro che SEO! – vediamo di focalizzare cinque punti che reputo interessanti per il mondo SEO per questo 2014 appena arrivato. Non mi piace rispondere all’obbligo morale di pubblicare articoli del genere ad inizio anno solare, per cui non aspettatevi di trovare suggerimenti come “lavorare di più sui contenuti” o “rimuovere la sovraproduzione di anchor text” perchè, come vedrete, l’approccio è stato leggermente diverso.

Proviamo a scommettere su questi cinque punti per l’ottimizzazione dei siti per quest’anno?

#1 Eliminazione della parola “SEO” dai nostri profili professionali

Tanto per cominciare, alcuni SEO inizieranno a specializzarsi in sotto-discipline legate al tema, visto l’incremento spaventoso di esperti e pseudo-tali generici nonchè indistinguibili l’uno dall’altro. Tanto per dire, mesi fa ho eliminato dal mio blog buona parte dei riferimenti categorizzati alla “SEO”: non mi piace essere confuso con altri imbonitori del settore, e tengo molto a far capire la natura multidisciplinare del mio profilo, per la quale tanto ho faticato negli anni. Non che sia diventato improvvisamente masochista o abbia perso la voglia di lavorare, il punto è differente: se tutti ci “specializziamo” in parallelo su questa benedetta disciplina, proponendoci ai clienti allo stesso modo e sulle note di ciò che leggiamo acriticamente su altri blog, rischiamo di diventare pseudo-professionisti massificati, a cui mancano solo i pass numerati e gli scolapasta in testa. Siamo professionisti, bene: dimostriamolo lavorando, lavorando bene in settori specifici.

Conformarsi troppo all’idea del SEO che debba portarti sempre e comunque in prima pagina, che debba farti guadagnare euro a palate e chissà che altro, è un qualcosa che va semplicemente combattuto. Il consulente dialoga con te, ti guida in buonafede verso i tuoi obiettivi, può sbagliare come tutti e, soprattutto, nessuno di noi possiede la bacchetta magica: per quello può essere importante quest’anno che, almeno in parte, ci si specializzi ad una SEO più realistica, coi piedi per terra. Tale specializzazione non avverrà tanto, secondo me, ad esempio per CMS (dire “wordpress SEO” o “Joomla SEO” è quasi keyword stuffing…), quanto operando sulla tipologia di siti: vedremo sempre più esperti di motori di ricerca, nel tempo, andare ad occuparsi solo di siti di ecommerce su prodotti competitivi, solo di blog ben fatti di un certo tipo, e così via. Conviene un po’ a tutti specializzare l’approccio, altrimenti si rischia di diventare venditori di costosi “pacchetti” di backlink “usa e getta”.

#2 Fine della SEO gratuita

Del resto la rimozione forzata della parolina SEO, nel mio caso, serve sia perchè le persone mi conoscano per ciò che faccio in toto, non per come mi definisco, ma anche ad evitare che la gente mi chieda consulenze gratuite: mi arrivavano email davvero allucinanti, negli ultimi mesi, mediante il mio blog. Gente che vorrebbe sapere come si arriva in prima pagina, come debba scrivere la home page, quale sia il trucco (?) per farsi indicizzare su Google (è scritto qui), che magari parla di indicizzazione come se fosse posizionamento e chiede se, in caso, a titolo gratuito possa dar loro una mano: a proposito, non riesco ad installare WordPress, ti do’ accesso al mio FTP e lo fai tu…? C’è una bizzarra convinzione negli ambienti amatoriali del settore, che impone che gente come me, Benedetto Motisi e tanti altri siano tenuti a risolvere gratuitamente i dubbi altrui: dubbi che, per la cronaca, noialtri abbiamo dovuto studiare, analizzare e testare sul campo dopo anni di sacrifici. Quindi molto meglio che il profilo SEO (con annessi specialist, manager, optimizer, killer e via discorrendo) vada in un certo senso declassificato: colleghi, qualificatevi come content marketing, usate Information Retrieval Engineer e tutto quello che preferite, ma evitate di presentarvi come il “SEO che fa le magie“. La “ggente”, i potenziali clienti, l’opinione pubblica, i giornalisti che scrivono di noi altrimenti capiranno sempre poco e male ciò che facciamo.

Ho letto di recente discussioni demenziali in merito: “imprenditori” che consideravano “ovvio” pagare i servizi offerti da noialtri pochi euro in nero (tradotto: siamo presuntuosi, vogliamo lavorare senza investire un euro e paghiamo a risultati raggiunti in comode rate decennali). Mi spiace, ma i servizi si pagano sempre, del resto la SEO è un rischio come potrebbe esserlo investire in borsa o aprirsi una partita IVA. Altrimenti è troppo, troppo comodo pensarla in modo differente.

#3 Abolizione delle infografiche come strategia di link building

Più che una previsione, una speranza: per me questo è l’anno buono – spero – per cui infografiche ed annesse inutilità varie possano diventare uno strumento penalizzante per Google: sono state adattate a tutti i contesti, in modo indiscriminato e giusto perchè “qualcuno ha detto” che fosse una buona idea farne uso. Tutto ciò costituisce un vero e proprio problema delle infografiche: un po’ tutti ne stanno abusando, il più delle volte come pura strategia di link building, senza fornire un vero valore aggiunto al povero visitatore, vessato troppo spesso da trucchetti e giochi di prestigio poco comprensibili. Ho già espresso il mio parere negativo in merito, senza dimenticare l’abuso analogo di widget ovviamente… ora: non voglio che passi un’idea sbagliata di ciò che penso, ma in almeno 8 casi su 10, secondo me, potete fare a meno di imitare gli americani ed evitare di tradurre male, inventarvi o adattare l’ennesima immagine di 5 mega pixel, giusto per potervi auto-linkare da Pinterest. È un suggerimento anche qui che, in fondo, mi auguro che possa diventare una vera tendenza per questo 2014: ma a questo punto si arriva ad una delle cose più importanti.

#4 Update di Google sostanziali: in arrivo i nuovi Panda/Penguin?

Nel solito marasma di esperti improvvisati, e non solo in Italia, sono in arrivo aggiornamenti di Google significativi? Per un volta me lo chiederei prima, piuttosto che durante… mi spiego? Lo storico degli update ha visto un paio di interventi Panda/Penguin, qualche aggiornamento sulla natura semantica del motore ed il famoso Hummingbird, su cui generazioni di scribacchini ha finito per divagare come neanche Tolkien quando impiegava venti pagine per descrivere una collina con due hobbit sopra. Posso dire questo: con sporadiche eccezioni, molta SEO reale è stata predisposta da articoli su qualche blog “autorevole”, ed è plausibile a maggior ragione che arrivino interventi punitivi. Almeno un paio di forum SEO in inglese (mediamente di buon livello) presentano tuttora thread interamente dedicati alla “keyword density perfetta” (“tra il 2 ed i 4%”… capito, copywriter?!) oppure all’incremento del PageRank.

Ho già espresso il mio parere in merito, e lo ripeto: sbagliano tutti, non è questo il punto, non è così che si approccia alla SEO. Se non capisci come valorizzare il tuo sito, cosa lo rende unico e come possa offrire al pubblico valore aggiunto, non potrai mai fare il tuo compito efficacemente. Qualsiasi strategia borderline è valida, nella migliore delle ipotesi, nel breve periodo… e sapete dirmi a cosa vi servirà? Senza contare che da circostanze banali come “giocare con la SEO” così possono nascere destini drammatici, come insegna la tragicomica “maledizione del bambino” toccata alla squadra di baseball dei Boston Red Socks. Per chi non lo sapesse, tale storiella uscì fuori quando il team in questione vendette il campione Babe Ruth (detto appunto “il Bambino“) ai rivali New York Yankees: una scelta ordinaria, forse un po’ sofferta ma considerata normale, sul momento. Questi ultimi divennero una delle squadre più vincenti di sempre, mentre ai poveri “calzini rossi” toccò non vincere nulla per 86 anni (dal 1918 al 2004), a quanto pare dopo un’esplicita “maledizione” del giocatore usato come merce di scambio. Chi ancora oggi ragiona in termini brutali e meccanicistici, perderà sempre. Secondo me questi disseminatori di “teorie alternative” orientate sulla “tecnica” avulsa dal contesto, uniti a chi fino a ieri studiava filosofia orientale – per dire – ed oggi è consulente SEO, rischiano di provocare esattamente questo genere di risultato: abbiamo a portata di mano il meglio, possiamo valorizzarlo sul nostro campo, con il nostro pubblico, con le nostre capacità.

E cosa facciamo? Ci ostiniamo a fare scelte sbrigative, per poi magari tra qualche mese sentir parlare dell’ennesima penalizzazione che scoprirà gli ennesimi, imbarazzanti altarini. Attenzione, in definitiva, a come e perchè linkate i vari siti ed alla distribuzione di anchor text (c’è un articolo di Moz sempre interessante, in caso servisse): ne riparliamo tra un po’ di anni – un po’ meno di 86, si spera…

#5 Il content di qualità diventerà a pagamento

In questi anni si è parlato tanto di contenuti, della loro importanza e delle loro peculiarità: parole desolantemente a vuoto, il più delle volte. Troppa gente non accetta l’approccio perchè tanto è inutile, dicono: Google ignora i buoni contenuti! Io sono convinto, pero’, che se non si inverte globalmente l’andazzo, e se il motore non riesce a trovare un metodo robusto per valorizzare e filtrare le pagine web utili da quelle spazzatura, ad un certo punto non converrà più a nessuno postare articoli di qualità gratis sul web. Non converrà ai copy, non converrà ai SEO, tantomeno ai clienti o agli inserzionisti di banner pubblicitari: brutale, ma rischia di essere uno scenario possibile.

Se certi articoli riciclati o ricopiati all’infinito sono affollati del traffico artificiale che tanti si vantano di procurare, se nessuno clicca o acquista sui rispettivi annunci, se peggio ancora nessuno legge quel content generato da un algoritmo con catene di Markov… bene: tanto vale, piuttosto, includere il good content in un ebook a pagamento (farsi un libro digitale in casa è facile con strumenti come Kindle Direct Publishing e Calibre), quantomeno il writer o il cliente di turno avrà un rientro sostanziale anche considerando, come scrivevo prima, che troppi clienti pretendono la consulenza gratuita, il sito gratis, l’hosting free. Attenzione perchè un cortocircuito esasperato è dietro l’angolo: impariamo noi stessi, per primi, a dare valore a quello che si fa, ed a trattare un po’ meglio l’ambiente di web di quanto abbiamo fatto finora.

Queste le mie impressioni per questo nuovo anno: nel frattempo, ti auguro buon lavoro e ti invito a dire la tua nei commenti.

  • Massimo Ambroselli

    io sono completamente d’accordo con te, le aziende o le attività commerciali, pensano sempre di più che questi servizi vanno pagati poco o addirittura fatti gratuitamente, molti non si rendono conto del lavoro che c’è dietro e non lo valorizzano perchè pagano qualcosa che non è tangibile (secondo il loro punto di vista) e quindi incappiamo in un turbine che ci tira in basso.
    Per quanto riguarda l’e-book a pagamento, per come la vedo io, sarebbe una svolta, forse soltanto così si renderanno conto che le informazioni che si pagano hanno un valore, staremo a vedere

    • mi pare di capire che si stia diffondendo anche in Italia l’ebook, molto più di quanto succedesse quando ci veniva proposto da imbonitori digitali vari anni fa… staremo a vedere, secondo me la distribuzione dei contenuti paid è strettamente legata ai destini ed alle evoluzioni della SEO.

      • Massimo Ambroselli

        come pensi che le due cose possano essere in relazione tra loro?

        • punto 5, in particolare: se i contenuti tradizionali indicizzati da Google non emergono (e tutti se ne lamentano da anni, ormai) è la volta buona che il contenuto di qualità lo facciano pagare individualmente ai lettori interessati, con margini di guadagno a volte anche maggiori.

  • Franchino Marnesetti

    Parole sante, ma generalmente è un bene che esista una grande quantità di siti spam che raggiungono livelli interessanti nelle SERP, servono a Matt per capire come combattere lo spam e ogni volta che Google passa la scopa, i miei siti, che seguono pedissequamente le linee guida di WT, risalgono la china e aumentano le visite.

    alla fine, l’unica cosa che conta è scrivere contenuti di qualità e realmente utili, il resto, quello che possiamo definire SEO, è solo la capacità di presentarli nel modo giusto.

    Se non c’è sostanza non si fa molta strada.

    • grazie del commento Franchino … siamo delle “cavie” di Google, in un certo senso 🙂

  • Grande @salcapolupo:disqus 🙂 sempre al top! Ne approfitto per chiederti secondo te, nel 2014, sarà tutto, o quasi, stravolto dalle SERP con i risultati “privati” (maledetta iconcina in alto a destra di Google)? Quanto realmente può diventare tutto determinato dagli “accerchiamenti” su G+?

    • grazie @gleenk:disqus è sempre un piacere 🙂

      direi che dipende molto dalla percentuale di ricerche che la gente tenderà a fare restando loggata in Gmail: se il “not provided” continua a dominare in misura del 90%-95% come fa attualmente… bhe, a quel punto conviene lavorare strategicamente sulle cerchie per far pervenire il proprio messaggio. già in molte mie ricerche, anche per questo articolo, uscivano fuori sia post che link proposti dalle mie cerchie sui vari temi nelle prime posizioni 🙂

  • Seo Guest

    Visto che ormai tutti posso scrivere che fanno SEO, allora bisogna tirare fuori queste supercazzole per continuare a vendere la propria finta professionalità.

    Una professione, quella del seo specialist, basata sul nulla, dove il 9o% di questi pseudoesperti non ti garantisce mai niente e se i risultati non sono come ci si aspettava è perché cambia l’algoritmo del mdr e altre st*****te mai legate a chi fornisce la prestazione.

    Visto che amate parlare di SEO potete linkarmi il vostro portfolio?

    • NybeCommunication

      Ciao Seo Guest,

      i commenti anonimi vengono intenzionalmente ignorati, come i nostri autori mettono la propria faccia in ciò che scrivono, lo stesso dovrebbe avvenire nei commenti.

      Se vorrai replicare la tua opinione esponendoti, l’autore sarà ben lieto di risponderti. In caso contrario il commento verrà ignorato.

      Grazie mille!

      Beatrice

    • SEOJedi

      Yo 😀

      Nessun problema a mostrare portfolio, alcuni casi studio sono portati anche qui su WebHouse, mentre per alcuni lavori- se tanto ti interessa – mi serve che mi firmi una liberatoria dato che sono nicchie piuttosto “sensibili”.

      che dici?

  • SEOJedi

    Yo Salvatore 😀

    Come promesso ti rispondo punto per punto:

    #1 No, dai, mi sono fatto SEOJedi apposta, è la mia prima classe di personaggio, poi aggiungo il multi come copywriter, ma un minimo di definizione me la voglio tenere stretta, ovviamente sempre sotto il cappello magico del Marketing.

    Se però intendi, come avevo scritto in un altro post, di specializzarsi per settore non sono che d’accordo anche se, nel mio caso, Gold n’Babe SEO non credo suoni benissimo 😀

    #2 D’accordo a pacchi, a me fa sempre piacere dare una mano, ma se prendono il braccio fino all’altra spalla, è un po’ un casino.

    #3 Passo, perché se giustificate, le utilizzo 🙂

    #4 Non so, di base lo vedo come un anno di transizione questo, almeno lato puramente SEO, secondo me Google si concentrerà ancora di più sull’accentrare i suoi servizi. Ma vedremo, e soprattutto, leggeremo a fiumi.

    #5 Qui mi limito a citare il parcheggiatore abusivo di piazza Trilussa “gratis? Gratis morto.”

    • GUarda Bene, devo dire che sono riuscito a fare incazzare un po’ di persone su quasi tutti i punti tranne sul quinto: sono soddisfazioni, no? 🙂 A parte il sarcasmo, probabilmente il punto 5 potrebbe prendere piede sul serio. Per il resto potremmo discuterne per ore, quello che ho riportato è semplicemente frutto di un’esperienza diretta sul campo che, tanto per ricordarlo, coltivo costantemente pressappoco dal 2009 in almeno cinque nicchie di mercato differenti, di cui solo un paio si sono rivelate realmente redditizie.

      Che poi molti non mi conoscano o mi ignorino quando pubblicano la “Top 100 degli influencers” fa parte un po’ del giochetto markettaro del mettersi in mostra ai convegni, a cui – e lo scrivo tanto per specificare – mi sono sempre rifiutato di partecipare. Un po’ perchè ho poco tempo per parteciparvi – o lavori sul serio, o racconti in giro per l’Italia di lavorare, no? – un po’ perchè faccio prima a testare le cose per conto mio, non ultimo perchè mi schiero da sempre contro lo “specialism” (termine che vuol dire poco o nulla, per me ingegnere informatico vecchia scuola) che tutti si affrettano ad auto-assegnarsi senza meriti.

      Del resto, e chiudo, il motivo per cui molti nostri clienti sono insoddisfatti – come suggerito dal nostro anonimo commentatore… – è legato proprio al fatto che molti SEO non hanno idea della progettualità, non sanno nulla di statistica (credono di capirla, che è pure peggio) ed amano promettere cose banalotte tipo “prime posizioni” che non servono a nessuno. Buona serata 🙂

      • SEOJedi

        Ma guarda, alla fine c’è anche il business sugli eventi, mica si fa nulla per nulla – e mi pare anche giusto.

        Si, poi le varie classifiche lasciano il tempo che trovano, possono fare simpatico ma sempre all’interno della nostra ristretta cerchia di addetti ai lavori:

        vai a chiedere al cliente finale se conosce anche il “nome forte”, giustamente non sai di che cacchio stai parlando ma è regolare – funziona così anche per professioni che esistono da una vita (vedi i medici dei quali si chiede sempre “ma conosci lo specialista x”? ) figurarsi dei web-pro.

        • Ma ci sta tutto che uno organizzi eventi a pagamento, nessun moralismo anzi… bisognerebbe pure smetterla con questa “pacchia” di pensare che tutto sia free e di alta qualità, è anche così che sono comparsi sul mercato autentici dilettanti allo sbaraglio (in ambito SEO ma anche IT, se proprio volessimo dirla tutta).

          Pero’ concedimi questo: se pago uno per formarmi (prima del curriculum, che uno potrebbe anche essersi inventato…) vorrei aver capito qualcosa di importante grazie a lui, direi. Campare di eventi è molto americano, molto free e molto cool, ma è anche l’habitat naturale dei fuffologi…

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