Possiamo combattere l’industrializzazione dei contenuti?

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Pubblicato il 22 luglio 2013

Un tempo c’era l’artigiano che costruiva mobili in legno massiccio, con cura certosina e grande attenzione per i dettagli. Ogni mobile era un pezzo unico, di qualità, e durava 30 anni.

Poi è arrivata la grande distribuzione. Aziende come l’IKEA hanno iniziato a produrre i mobili in serie, ma i prezzi si sono abbassati e dopo sei mesi il mobile era da buttare. Sai, il miraggio del risparmio…

Una situazione più o meno simile la vivono i webwriter freelance: scrivono contenuti di qualità, quelli che tutti consigliano per fare SEO e guadagnare link, ma devono affrontare la concorrenza di chi ha trasformato la creazione dei contenuti in un processo industriale.

Difficile offrire un prezzo migliore, difficile convincere il cliente che per ottenere buoni risultati c’è bisogno di un lavoro individuale, preciso, non standardizzato. Ma è davvero così? Siamo davvero così inermi di fronte all’industrializzazione dei contenuti?

No. Possiamo ancora fare qualcosa. Ecco 5 metodi per convincere il tuo cliente ad accettare il tuo preventivo.

1. Inbound Marketing

Questo è il punto fondamentale. Per riuscire a superare l’offerta delle grandi aziende produttrici di contenuti devi farti conoscere. Devi investire una parte del tuo tempo per farti conoscere come professionista del settore: pubblica guest post (di qualità), partecipa alle discussioni online, frequenta i forum del settore e cura il tuo blog con costanza.

inbound marketing

In altre parole devi fare Inbound Marketing: usi i contenuti, i social, le community, il comment marketing e, che ti piaccia o meno, anche la SEO per intercettare persone interessate al tuo argomento e trasformarle in clienti. In clienti felici.

2. Informa

Prima di scrivere devi informare, devi parlare con il cliente. Spiega i dettagli del preventivo, e i motivi del prezzo: in alcuni casi, io mando anche un documento con link di approfondimento per dare al cliente un quadro generale della situazione.

Perché i contenuti devono essere scritti in un certo modo? Perché devi sfruttare le abilità di un webwriter professionista? Perché non basta mischiare consonanti e vocali su una pagina bianca per avere buoni risultati?

Spesso i clienti non conoscono la risposta a queste domande, e scelgono a caso. Anzi, seguono il dato che riconoscono immediatamente: il risparmio. Il tuo compito? Spiegare che questa non è la strada da percorrere.

3. Servizi extra

Per invogliare il cliente ad accettare il tuo preventivo puoi proporre dei servizi extra. Dei servizi che, di solito, la catena di montaggio dei contenuti non offre. Ecco qualche esempio:

  • Inserimento del testo sul CMS.
  • Formattazione.
  • Scelta e ottimizzazione delle immagini.
  • Cura dei commenti.

Un punto chiave che può giocare a tuo favore: la rettifica del lavoro. Chi lavora sui grandi numeri scrive e consegna. Tu puoi giustificare il prezzo più alto offrendo un servizio di revisione post-consegna. Ti assicuro che questo è un aspetto necessario, molto richiesto.

4. Pianificazione

Ancora un aspetto che giustificherà li tuo onorario: la pianificazione delle pubblicazioni. Tu scrivi, ma non solo: consigli anche cosa e quando scrivere, organizzi il calendario editoriale e lo proponi al committente che può accettarlo o rivederlo insieme a te. Questi sono servizi che non tutti offrono.

Un consiglio: il calendario editoriale lo puoi organizzare anche su WordPress. In questo post che ho pubblicato per Webhouse puoi trovare dei plugin utili.

5. Sconti e fidelizzazione

Ai clienti più importanti propongo delle formule scontate. Ovvero, un piano editoriale più oneroso che però prevede (faccio un esempio) il 15% di sconto sui lavori extra.

euroIn questo modo, chi deve scrivere molti testi può ammortizzare il prezzo con la percentuale risparmiata. E tu hai sempre nuovi lavori da un cliente che stai fidelizzando. Una fidelizzazione che si ottiene coccolando il cliente, offrendo consigli e piccole attenzioni anche a titolo gratuito.

No, non sto parlando di lavoro gratuito ma di buon senso. Vale la pena chiedere 10 euro a un cliente per una consulenza di pochi minuti, quando puoi avere un lavoro molto più vantaggioso? È difficile capire qual è il limite tra la cortesia e lo sfruttamento, certo, ma questa è parte dell’esperienza che si matura sul campo.

Lavora sulla quantità

La qualità è un punto fermo, ma i clienti che pagano 500 euro ad articolo non si trovano dietro la porta. Per questo devi puntare anche sulla quantità, e proporre dei vantaggi a chi acquista pacchetti di articoli.

Un articolo ha un prezzo, ma venti articoli non sono pari al prezzo unitario moltiplicato per 20. Dal totale togli una piccola parte per rendere il pacchetto più appetibile. Il senso è questo: più acquisti, più risparmi. E nel frattempo tu guadagni.

Non funziona?

C’è poco da fare. A volte ci sono persone che non puoi convincere perché hanno un’idea completamente distorta della realtà. E che vedono il webwriting come un pezzo della catena di montaggio.

Ad un certo punto non puoi fare altro che mollare la presa. Non credi?

  • Ciao, ci ritroviamo anche di qua! 🙂
    Direi ottimo! Perfetto!
    Per qualsiasi servizio ci sono sempre “le catene di montaggio” che incombono (ad esmepio nella realizzazione di siti web vedi PagineGialle, 1&1, ecc.); ma credo che “per spezzare tali catene”, la cura e vicinanza al cliente e la creatività (ovviamente unite a servizi professionali) facciano ancora per tanti clienti la differenza…
    Molti sono passati da PagineGialle al sottoscritto, nessuno viceversa 🙂 Ci sarà un motivo no?
    E secondo me, sotto certi aspetti, siamo ancora agli inizi… tutti noi dobbiamo ancora comprendere al meglio e in profondità le potenzialità delle “relazioni” e dell’inbound marketing…

    Un saluto e buona giornata!
    Ciao!

    • Ciao Francesco.

      I motivi per scappare dalle catene di montaggio ci sono, e noi abbiamo l’obbligo di fare giusta informazione. Non sto parlando di critica selvaggia, ma di analisi attenta e ponderata delle armi che abbiamo in pugno per convincere un cliente a preferire un servizio non generico, tagliato intorno alle esigenze personali.

      Abbiamo tutti i mezzi per raggiungere i nostri clienti!

  • SEOJedi

    Io mi ricordo (parlo da vecchio LOL) l’inizio dell’era dell’industrializzazione dei contenuti 2007-2010 con conseguente boom di certi network verticali di blog di scarsa qualità che giocavano tutto sulle notizie generaliste e la velocità di pubblicazione.

    Banalmente ci ho lavorato 🙂

    Devo dire che questa tendenza – nonostante un crollo del 2011, vuoi vedere sarà stato Google Panda? Ma credo di più la crisi di un modello di guadagno drogatissimo – in alcuni settori ancora è forte (vedi siti di ricette etc) e IMHO li la qualità la puoi adoperare solo se trovi modelli di business alternativi o trovi una nicchia.

    L’industrializzazione dei contenuti, in soldoni, la vedo ancora forte nei settori di massa, la qualità è rimasta di nicchia. Un po’ come l’IKEA e l’artigiano.

    • Sai come la vedo Benedetto? Per me – e forse ti sembrerà assurda come posizione – è inutile andare contro i grandi nomi. Ed è proprio alla nicchia che devi puntare: non riuscirai mai a scalzare (esempio) GialloZafferano, ma riuscirai (forse) a diventare un punto di riferimento per un particolare tipo di ricette di una particolare cucina regionale.

      Nel momento in cui riesci a amalgamare studio delle esigenze (cosa cercano le persone sui motori? Cosa cercano nei forum? E nei commenti? Di cosa parlano sui social?), contenuti di qualità e buone idee… beh, allora la nicchia te la trovi.

      Ma sai cosa ignora la gente? Il fattore tempo. C’è bisogno di tempo e di investimento per fare questo.C’è bisogno di impegno quotidiano, certosino. C’è bisogni di sacrificio.

      • SEOJedi

        Sono perfettamente d’accordo.
        Il problema è quando ti arriva il prospect con l’e-commerce delle scarpe ammazzato da Zalando.
        Li devi proprio avere l’onestà di dirgli “specializzati o cambia”.
        Altro che web democratico 😀

        • Lo sai, io sono sempre critico verso il quotidiano che propone siti web a due soldi… ma quando arriva un competitor con più risorse c’è poco da fare: non puoi sconfiggerlo sullo stesso piano. Puoi farlo con un’idea, con una diffusione specializzata. Almeno questa è la mia idea.

          Sbaglio?

  • L’argomento mi tocca alquanto e… non so, probabilmente sono più pessimista oggi che un paio di anni fa, secondo me l’idea stessa di inbound marketing di certuni ha portato alla rovina di più settori. Si chiamava questa pratica article spinning, o content farm, solo che incredibilmente è passato di moda discuterne, evidentemente è tornata in voga, e me ne accorgo quando leggo i comunicati stampa della concorrenza.

    Nel mio settore (SEO), uno dei più “umorali” che possano esistere, mi ritrovo ciclicamente clienti che mi chiedono di lavorare sul PageRank o di costruire 500 backlink dofollow, non importa la qualità basta che ci siano, e questo è frutto dell’industrializzazione dei contenuti di chi blaterava giusto di fare attenzione ai duplicati, di seguire SearchMetrics, che in fondo il PageRank è l’unica cosa che funziona e via dicendo. Rischio di ripetere cose già scritte altro, ma c’entra anche il fatto che si vogliono rendere le cose semplici a tutti i costi, si pensa che sia una strategia di marketing favolosa ma è solo una strategia per avvelenarsi il fegato con le consulenze, purtroppo… se produci contenuti massivi non puoi che semplificare tutto, secondo moltissimi.

    La qualità è effettivamente rimasta di nicchia, come ha scritto Benedetto prima di me.

  • marco

    bell’articolo come sempre di contenuto e qualità. Ho apprezzato soprattutto la chiosa finale “Ad un certo punto non puoi fare altro che mollare la presa. Non credi?” , credo che sia necessario a volte rendersi conto che non tutti i clienti sono tali.

    • No, non tutti i clienti sono uguali. A volte ci sono persone che non possono fare parte del tuo universo lavorativo.

      Grazie per il commento 🙂

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