Persuasive writing: ecco le figure retoriche!

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Pubblicato il 7 dicembre 2012

Ricordi l’articolo dedicato alle curiosità della lingua italiana? Tra queste c’erano diverse figure retoriche, splendidi esempi di come le parole si prestino all’ingegno dell’essere umano.

Con le figure retoriche possiamo giocare con le parole, possiamo creare cerchi magici tra le righe di un testo per ammaliare il lettore. E convincerlo a fare ciò che vogliamo. Fino a un certo punto, ovvio.

Le figure retoriche modificano le caratteristiche di un testo e, in alcuni casi, possono essere usate per persuadere il lettore: basta utilizzare nel migliore dei modi gli strumenti che ci ha regalato la retorica.

Per raggiungere questo obiettivo – convincere senza ingannare – dobbiamo conoscere gli strumenti del mestiere e, soprattutto, dobbiamo capire quali usare per ottenere effetti sperati.

Anadiplosi

L’anadiplosi è una delle figure retoriche più usate perché riesce a evidenziare parole e concetti con una facilità disarmante. In cosa consiste? Nella ripetizione di uno o più elementi della parte terminante di una frase all’inizio di quella seguente. Detto in altre parole: “…Ti comunico che sono stanco. Stanco di…” e l’attenzione sulla mia stanchezza è immediata. Raddoppiata.

Epanalessi

Ovvero un artificio retorico che riprende all’interno di una frase – all’inizio, al centro o alla fine – una parola già espressa. L’esempio è d’obbligo: “La casa, la casa che ho costruito ora non esiste più”. Come suggerisce Treccani, l’epanalessi è utile al nostro scopo persuasivo perché la ripetizione della parola tende all’amplificazione emozionale del discorso.

Climax

“C’è una persona sulla porta, si avvicina, inizia a correre, mia afferra le braccia, inizio a gridare, impugna il coltello…” e arriva il climax, quella figura retorica che usa termini o locuzioni in sequenza crescente per aumentare il ritmo, l’intensità. Esiste anche l’anticlimax, discendente, e può essere combinato con il primo.

Paronomasia

Vuoi strappare un sorriso ai tuoi lettori? A volte basta un gioco di parole come la paronomasia, ovvero l’accostare parole dal suono simile ma con significato differente. Rubo un paio di esempi da Wikipedia: “Chi non risica non rosica, carta canta, volente o nolente”.

Interrogazione retorica

La regina delle figure retoriche, la leva che ti aiuterà a scardinare l’interesse dei lettori. L’interrogazione è una domanda che racchiude la risposta, che invita alla riflessione e suggerisce un punto di vista. Gli esempi si sprecano: “Non si connette a internet, non ha la fotocamera: sei sicuro di aver acquistato il telefonino giusto?”, “Ti sembra questo il momento per interrompere la lezione?”.

Perifrasi

Per amore della chiarezza usiamo il nome che spetta a cose e persone. Ma ci sono casi in cui – magari per evitare una ripetizione o per passare qualche informazione in più – usiamo la perifrasi, parole alternative che indicano cose o persone: “L’oscuro mietitore” per indicare la morte, il “Piccolo schermo“ per la televisione, “L’uomo dal multiforme ingegno” per Ulisse.

Anafora

La ripetizione all’inizio di ogni frase una parola o un’espressione. Perfetta per le frasi brevi, l’anafora è un artificio da usare con attenzione perché può ipnotizzare il lettore: “Io non ho voglia di uscire, io non ho voglia di andare al cinema, io non ho prenotato l’albergo, io non andrò in barca”. Si capisce che l’autore di questa frase è in fase negativa…

Polisindeto

Qualcuno ha parlato di effetto ipnotico? Prendi un elenco, sostituisci le virgole con una congiunzione e il gioco è fatto: ogni elemento – periodi, proposizioni o membri di proposizione – avrà un peso maggiore rispetto alla classica enumerazione separata dalla virgola. “Abbiamo inaugurato le scuole e gli uffici e le segreterie”: efficace, non trovi?

Metonimia

Chiudiamo con un classico: la metonimia, quella figura retorica che sostituisce due parole con un rapporto di continuità. Vale a dire un legame logico o materiale. Le metonimie più famose sono quelle basate sul rapporto concreto/astratto – “Hai occhio” per dire che sei una persona attenta – ma ce ne sono altre. Quando il rapporto è di tipo quantitativo, ovvero la sostituzione della parola indica un ampliamento o restrizione del senso, abbiamo una sineddoche.

  • Nota n.1 – Non esagerare con le figure retoriche, altrimenti i tuoi testi diventeranno dei campi minati dai quali i lettori fuggiranno. Usale nel modo giusto, con parsimonia. Scegli sempre la buona lettura.
  • Nota n.2 – Questa è una selezione di figure retoriche che utilizzo con frequenza nel mio lavoro di webwriter. La lista completa la trovi su Wikipedia: buona scrittura (persuasiva)!

E tu hai altre figure retoriche da suggerire? Lascia i tuoi consigli nei commenti 🙂

  • autoword

    Davvero interessante – come di consueto ovviamente! Però mi sa che è volente o NOLENTE ;D

  • Chiara De Liberato

    Non conoscevo l’anadiplosi e la epanalessi, o per lo meno non sapevo che quel gioco di parole avesse un nome e persino il valore di figura retorica! 😉

    • Ciao Chiara, grazie per il tuo commento.

      E’ capitato anche a me. Ci sono figure retoiche che appartengono a un linguaggio tecnico, tipico della persuasione, e altre che usiamo ogni giorno.

  • Lunica parola non sconosciuta era Climax..il resto quasi buio totale…ahahah, Interessante l’articolo. Mi piace…

  • Ho appena scoperto che faccio un uso smodato di anadiplosi. Ha effetti collaterali? 🙂

  • Martina Maccione

    bel post, è sempre utile ripassare! 🙂 grazie!

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