Per i lavoratori del Web il futuro non è in Italia

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Pubblicato il 31 luglio 2014

Siamo morti di fame o svolta bollette? Questa domanda l’ha posta un amico condividendo su Facebook l’ultimo sondaggio tra i lettori di Webhouse sugli stipendi dei lavoratori del web. Vi anticipo: non è un sondaggio con la S maiuscola, non ha le caratteristiche richieste dalle norme di statistica, è vero. Ma leggere che il 78% di chi ha risposto guadagna meno di 30mila euro e un buon 23% meno di 10mila, deve sicuramente far riflettere.

Ecco la domanda che ci siamo posti: che cosa ha portato il settore a un crollo così forte degli stipendi?

Sono circondato da colleghi bravi che a cena mi confessano di guadagnare 14mila euro, 12mila euro, 9mila euro. Cifre lorde, annuali, a progetto, ma la maggior parte con partita iva. Di assicurazioni o pensioni, neanche a parlarne. E se ti ammali? Se ti ricoverano? Boh.

Sempre più Partite Iva, sempre più povere

Secondo una ricerca della Cgil, c’è stato un boom di partite iva in tutti i campi, ma «superano i 15 mila euro di reddito annuo soltanto nel 56,4%dei casi». Supponendo che in molti casi si tratti di clamorosa evasione fiscale, nel resto c’è un problema serio: si chiama povertà!

Il web non è più una gallina dalle uova d’oro. Non in Italia

Dove sono finiti i tempi in cui si diceva che informatica era la laurea che dava più lavoro? Dove sono i pionieri, i  primi lavoratori del web, i programmatori che facevano invidia ai fratelli avvocati, gli esperti di web marketing che si portavano a casa cifre tra i 50 e i 90mila euro all’anno? Forse all’estero, a giudicare da questi dati sugli stipendi degli online marketer.

stipendi dei professionisti digitali per paese

Raccontava un collega che ha vissuto in Australia che i web e social media marketer guadagnano cifre intorno ai 90mila dollari statunitensi. In linea con quanto racconta la ricerca di Moz sugli stipendi del settore nel mondo. Ma anche gli altri “colleghi della rete” non se la passano male fuori dai confini italiani.

Stipendi dei professionisti digitali per categoria

Se PayScale sostiene che un web developer è pagato in media 21mila dollari in Italia e 24mila in Ucraina, qualcosa vorrà dire. Manca un investimento vero sulla professionalità.

Proletari digitali, che non pensano al futuro

L’Espresso ha scritto che stiamo diventando dei proletari digitali. Gente che lavora per cifre ridicole o comunque per cifre che non si adattano alla quantità di ore lavorate? Forse ha ragione Mario Grasso, non serve essere così apocalittici, ma se davvero ci sono 1,2 milioni di lavoratori nel campo, e la metà a p.iva o atipici, una domandina sul futuro bisogna farsela.

Una analisi del Censis sui giovani e il welfare, dall’azzeccato titolo “Ci penserò domani” dice che «Se pochi (20,1%) sembrano in qualche modo preoccupati di potersi trovare in gravi difficoltà economiche, ciò avviene anche perché possono contare (il 56,4% lo ha fatto concretamente negli ultimi 12 mesi) sull’aiuto della famiglia e su quello degli amici (35,8%)».

Più stressati e soli degli operai

Sean O’Riain, professore di sociologia dell’University of California, in una ricerca tra lavoro e informatica parla dei problemi che sta creando questo nuovo “fordismo”. Non c’è più la catena di montaggio, ci sono gli orari flessibili, eppure lo stress è aumentato, gli orari pure e ci si sente più soli. Le assemblee sindacali con cui i lavoratori si univano per difendere i loro diritti sono state sostituite da convention sull’essere freelance o da aperitivi di gruppo, che troppo spesso perdono il loro valore di networking e si trasformano in grandi sedute di sfogo collettivo.

Certo gli stipendi non saliranno da soli. Anzi, si stanno moltiplicando siti come Fiverr, che ha come payoff “What People do for $5”. Una frase che sembra terribilmente simile a “Guarda come salta il cane se gli lancio la palla!”

  • È il caso di dire che in Italia (ma, ahimé, non solo) la crisi giustifica i mezzi. E i datori di lavoro in questa scusa onnipresente ci sguazzano.

    Inutile fare i rivoluzionari e sbattere la testa ripetutamnte contro il muro, in Italia il web è fermo ai primi anni duemila. I clienti con cui ho a che fare mi chiedono home page costellate di banner. Non importa quanto io insista, quanto tenti di fargli capire l’importanza di ogni pixel e di spiegargli a grandissime linee cos’è la user experience, il cliente italiano non è pronto alle novità. Non VUOLE esserlo.

    Il mindset è lontano anni luce da quello di Paesi come gli Stati Uniti, dove l’informatica non è solo una disciplina ma anche una vera e propria filosofia di vita.

    Anche volendo ignorare l’aspetto salariale (stendiamo un velo pietoso), le gratificazioni sono pari a zero.

    E come ci suggeriva Einstein ben prima della nascita del web, “follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”.

    Personalmente l’Italia mi ha ampiamente nauseato.

  • Marco

    Basta leggere le inserzioni di offerte di lavoro in Italia e all’estero, la differenza mi sembra abbastanza evidente di come siamo messi male in Italia, ieri ne ho visto uno che cercava un Web Designer che per programmasse anche in Java ovviamente a 2 Lire… non so mai se ridere o piangere quando li leggo…

  • Che tristezza…

  • ADIMO

    Il problema di fondo è che l’Italia è un paese in cui vengono tutelate solo le professioni che hanno un albo professionale. Basterebbe un minimo di organizzazione e qualche sciopero… diciamo tre giorni senza supporto IT e vi faccio vedere come aumentano gli stipendi. Non è bello da scrivere, ma in questo paese funziona così. Vedi trasporti, avvocati, professori ecc..

    • Star Dust

      ADIMO hai toccato un problema di immensa importanza….prova a pensare se avessimo un sindacato di categoria …tutte quelle aziende che con la scusa della crisi sfruttano gli sviluppatori…inizierebbero a rivedere il looro comportamento. Cosa ne pensi?

      • jooas

        Ma se neanche più il sindacato dei metalmeccanici conta un tubo! Il problema vero sono le leggi sul lavoro che hanno reso tutti precari. Anzi schiavi.

        • ADIMO

          E’ vero il sindacato dei metalmeccanici ha perso potere negli anni, ma questo accade anche xchè il manifatturiero italiano è calato. Ma l’IT è indispensabile e nessun paese si può permettere di farne a meno nemmeno per un ora. L’IT coinvolge banche, trasporti, energia …. e l’unico paese che non si è accorto di quanto è importante è l’Italia.

          • jooas

            Forse non mi sono spiegato bene. Nessun sindacato, vecchio o nuovo che sia, potrà fare un tubo per i lavoratori di qualsivoglia settore fino a quando non cambieranno le leggi sul lavoro che – da Biagi in poi – hanno permesso agli imprenditori di utilizzare contratti in cui le persone non sono più considerate come fornitrici d’opera ma esse stesse aziende con partita iva. Che può mai fare il sindacato per te se, in sostanza, per la legge sei messo sullo stesso piano giuridico dell’imprenditore che ti sfrutta? Diventa un “libero” rapporto fra due aziende nelle quali non può mettere becco. Naturalmente, la mia è un’opinione e chiunque è libero di pensarla diversamente.

          • ADIMO

            Ma io penso che tu hai ragione. Nulla vieta però che le persone possano organizzarsi per fare una azione comune. Casualmente, può capitare che 100.000 persone si ammalino tutte lo stesso giorno?

          • jooas

            Secondo me ti illudi. Qui non si riescono a organizzare neanche 2 persone perché ognuno pensa per sé. E poi ormai nel settore informatico soprattutto, puoi prendere lavoratori indiani, cinesi, bulgari… I file viaggiano a costo zero e infatti già numerose aziende americane e australiane utilizzano programmatori che vivono in nazioni poveri dove il costo del lavoro e della vita è molto più basso che nei paesi occidentali. Che fai, organizzi pure loro?

      • ADIMO

        I sindacati sono uomini e come tali si vendono, ma non vedo alternativa nel far notare a chi gestisce che le persone che lavorano nell’IT.

  • LucaPanzarella

    Ho una partita iva da 7 anni, ho lavorato a Roma, a Milano e all’estero, sono uscito dal regime dei minimi da 2 anni. La mia tesi è che se non fatturi a partire da 4000 euro al mese sei destinato a smettere di fare il freelance.
    Gli unici professionisti che riescono a fatturare tanto lavorano per l’estero o per quelle poche aziende italiane serie, principalmente grandi industrie del nord o grandi agenzie. Con loro ti puoi permettere di fare grandi budget (industrie) o alte tariffe orarie (agenzie).
    Al di sotto di questa cifra puoi farcela solo se non paghi un affitto o vivi in un posto molto economico.
    Quindi: d’accordo con l’articolo, ma il modo di fatturare c’è ed è a portata di treno o di aereo, i clienti sono lì, basta solo andarli a prendere 🙂

  • Un po’ di osservazioni sparse, fermo restando che si tratta di una situazione difficile e figlia, probabilmente, di problemi che noi stessi, prima che l’attuale politica, abbiamo trascurato e sottovalutato per anni.

    Devo dire che non mi piace troppo l’espressone “proletari digitali”: evoca un mondo di sacrifici, di fatica e di lavoro “muscolare” che chiunque lavori con un PC, secondo me, non dovrebbe lamentare. È vero, siamo probabilmente a maggior rischio alienazione di qualsiasi operaio del passato, ingabbiati in una rete virtuale e, come nel mio caso, a contatto con meri “colleghi virtuali”, una cosa che terrorizzerebbe obiettivamente qualsiasi scrittore di fantascienza. Eppure siamo qui, dico io, per via di una scelta precisa: nel mio caso, slegarmi da possibilità di carriera che si sarebbero legate a scelte meramente politiche, prima che produttive, oltre che legate alla creazione di prodotti informatici di dubbia utilità, per così dire. Per me essere “freelance” da’ valore alla parola FREE, che come direbbe Stallman (per chi lo conosce) inteso come <>.

    Siamo messi male, è vero, ma molta della nostra difficoltà è figlia di chi non possiede spirito abbastanza forte o, se preferite, imprenditoriale, cinico, anche un po’ opportunista, o anche di chi qualunquisticamente crede che basti lavorare con chiunque per sopravvivere. Se siete bravi, sfoderate le vostre abilità, e soprattutto: filtrate i clienti, questo è fondamentale, almeno lo è stato per me in questi anni.

    Non mi piace neanche – magari passo per “lamentino”, ma tant’è 😀 – l’atteggiamento di certe categorie di lavoratori, al di là di quelli patologicamente allergici alle regole, vedi “retorica da fuga di cervelli”, che parlano dell’estero con la mentalità dell’eterno incompreso, ed amo ancora meno chi sa soltanto lamentarsi che le imposte sono alte, “troppe tasse signora mia”, dove andremo a finire, “ti costringono (sic) ad evadere” e così via.

    Sono argomenti che, con rispetto per tutti, mi aspetto in un forum che parla di come guadagnare con le catene di S. Antonio, non da parte di professionisti che, sono sicuro, sono mediamente molto più evoluti.

    Solo così si potrà lentamente uscire da questi scenari, a mio avviso, non certo passando l’esistenza a maledire caste e gruppetti che, per carità, condizionano la nostra esistenza, ma – quantomeno – se si lavora sul web si è liberi e svincolati da certe logiche… nessuno ci costringe a fare lavori a 5 dollari, nessuno ci costringe a lavorare per chi non ci da’ una parte di parcella anticipata, nessuno ci costringe a fare il sito al politico menefreghista che ci pagherà dopo due anni, e chi non sente che sia così forse farebbe bene a riesaminare la situazione e trovare altri clienti. Del resto, se non riesce a farlo su internet… 🙂

  • Riccardo Bianchi

    Caro Salvatore, sicuramente la colpa non è solo esterna, è interna alla categoria. Ma qui non è solo un problema da Freelance (parola che odio perché in Italia le aziende lo traducono con con iperprecario, non con consulente). Gli stipendi riportati da Moz e Payscale riguardano anche interni, dipendenti. Impossibile negare che in Italia anche i Seo, i programmatori, gli Smm di un’azienda guadagnino meno che all’estero.
    La colpa? Credo della categoria, sicuramente, che non sa farsi valere, ma neppure fare selezione, scartare i ciarlatani e valorizzare i bravi. Lo continuiamo a dire, ma poi gente che non ha mai avuto un lavoro apre un blog, scrive 1000 articoli basati sul nulla e tutti condividono i suoi post.

    Per quanto riguarda gli ordini, caro Adimo, non concordo con te sull’idea che solo chi appartiene a un ordine sappia farsi valere. C’è un crollo degli stipendi dei giovani sia tra architetti che ingegneri, costretti ad aprire una partita iva e a guadagnare 1000 euro al mese per 15 ore al giorno di lavoro. La differenza è che hanno la speranza di una carriera più lineare.

    Invece ai giornalisti sta andando peggio, e loro l’ordine ce l’hanno e pure forte (sono tutti in parlamento). Sono giornalista professionista, e ti assicuro che l’ultimo accordo sul contratto minimo è vergognoso: da 6 a 20 euro per un articolo, +30% se ci sono immagini, +50% con un video grezzo. Se non vogliamo chiamarli proletari digitali, chiamiamoli proletari intellettuali 🙁

    • ADIMO

      Riccardo il fatto di avere una laurea come architetto o ingegnere non vuol dire fare quel lavoro. Ad oggi non è possibile fare l’ingegnere, inteso come ingegneria, se non sei iscritto all’albo e questo ti mette al riparo da una bella fetta di persone che ti potrebbero fare concorrenza. Gli ingegneri che hanno subito un tracollo delle retribuzioni spesso sono quelle persone che non fanno l’attività di ingegnere e anzi spesso sviluppano siti web…
      Sono un laureato informatico con 15 anni di esperienza che lavora nel sud Italia e qui chiunque ha letto due pagine da un rivista specializzata ti fa concorrenza, certo il suo lavoro sarà scarso, ma qui l’informatica è vista più come tassa che non una opportunità di crescita.
      Sicuramente la mancanza di un albo professionale non basta a spiegare la differenza di stipendi con gli altri paesi, ma questo è un paese che legifera solo per proteggere gli interessi di alcuni gli altri possono anche morire.

  • karlos

    Ti fanno passare la voglia di fare questo lavoro… la gente non vuole più spendere per queste cose ed è una lotta alla sopravvivenza..

  • Andrea

    Non vorrei scatenare un putiferio ma non sono molto d’accordo con l’autore dell’articolo, lo stipendio medio in Italia è così basso per svariate ragioni, disoccupazione, crisi, budget ridotti ma non solo, anche (e secondo me sopratutto) perchè ci sono tantissimi che si improvvisano “lavoratori” del web.
    Della serie non so che fare e mi invento web master, creo siti web con WordPress o Joomla. e magari per farli chiedo 100 Euro. Oppure faccio il grafico (e uso le img gratis in rete per fare il lavoro)
    Tantissimi di quelli che dicono di occuparsi di Web, sviluppo App, SEO, web mrk, social mrk, grafica etc etc in Italia sono dei principianti/amatori.
    Non si aggiornano, non studiano, non sono curiosi, non leggono.
    Escono dal triennale e pensano di essere arrivati.

    Capiamoci non tutti sono così ci sono anche dei seri professionisti che fanno della loro attività uno stile di vita, ma vi assicuro che quelli guadagnano più di 20k anno.

    Insomma è vero da noi gli stipendi medi per queste figure sono bassi, ma tra le ragioni principali c’è anche la scarsa professionalità delle “massa” dei web lavoratori Italiani.

    • Riccardo Bianchi

      tranquillo Andrea, la tua osservazione ha un senso, non scatena certo un putiferio. Ma per quanto io sia un difensore estremo della qualità (tant’è che ho scritto “manca un investimento vero sulla professionalità”, frase che riguarda sia lavoratori che datori) gli improvvisati ci sono ovunque e ci saranno ovunque, in Italia e all’estero.

      Anzi, in paesi anglofoni come Australia, Usa, Gran Bretagna ci sono sia gli improvvisati locali che gli improvvisati stranieri, compresi italiani che sanno la lingua. Non solo, ci sono pure i bravi che costano pochissimo. Nei giornali si parla degli indiani che fanno i medici, ma hai visto crollare lo stipendio dei medici Usa? No, perché prima arrivano con stipendi bassi, poi i più bravi rimangono e si adeguano. E lo stesso succede sul web.

      Ecco, questa è la differenza: qui anche la categoria “lavoratori del web” non sa valorizzare quelli bravi, a quanto pare. Ho visto blogger di social media marketing che non hanno mai lavorato per qualcuno scrivere post pieni di cavolate e ottenere 100 condivisioni. Forse non è la massa del web ad essere poco professionale, siamo tutti noi con quel retweet quotidiano ad esserlo.

  • State parlando solo di conseguenze, non certo di cause.

    Volete sapere la vera differenza tra Italia e Resto del Mondo?

    Secondo me, ecco 3 semplici punti che valgono per tutti i lavoratori (e i freelance, guadagnano in proporzione ai dipendenti, quindi sono di fatto assimilati)

    1) Impossibilità di licenziare, ovvero, assumo solo quando sono sicuro al 250% di potermi permettere un dipendente

    2) Tasse sul lavoro: 1000 euro netti al dipendente, contratto full time ordinario, costano mediamente 2300 euro al mese all’azienda. Immaginate dare 2.000 euro netti

    3) Tasse su profitti: la tassazione selvaggia che vige in questo paese contro le aziende, fa si che la maggior parte delle imprese non viene remunerata nemmeno per il semplice rischio di impresa. Quindi ,la propensione all’investimento è prossima allo zero.

    Il resto sono dettagli o generalizzazioni …

    • Riccardo Bianchi

      D’accordissimo sul secondo e terzo punto, sul primo amplierei il discorso (per quanto non sia uno strenuo difensore dell’art.18). Ma ti segnalo che le cifre di Moz e di Payscale che cito sono lorde. Se fossero nette, sarebbe impossibile il confronto.

      • Rientra nell’iper protezionismo italico. Io non avrei problemi a dare 50.000 euro ad un dipendente se lavora bene, ma, come accade altrove, quando smette di lavorare bene o quando le cose girano male, posso tagliare il suo stipendio o licenziarlo. Qui in Italia, quando do 1500 euro ad un dipendente, so che dovrà pagarlo per il resto della mia vita aziendale, senza sconti di sorta. Quindi, meglio stare bassi

    • Mi trovi d’accordo sulle 3 concause, ne aggiungerei altre (come la spregiudicatezza dei “professionisti” italioti che vivono di brogli e fregature pur di lavorare ma, in fondo a tutto, leggo un trend tutto nostro: dalla base alle alte sfere è il nostro modus operandi preferire la stasi alla crescita…

  • Bell’articolo. Lo citerò nel webinar di questa sera. Son d’accordo su tutta la linea.

  • Hai pienamente ragione fuori dal regime dei minimi è davvero dura. spero che il disegno di legge che vuole alzare il minimo del regime dei minimi da 30k a 65k

  • MarcoVal

    Per il diepndente.
    Cercasi sviluppatore web junior max 29 anni con almeno 5 anni di comprovata esperienza con conoscenza HTML, XML, Jvascript, CSS, PhP, Java, .NET, Visual Studio, SQLServer, Oracle con forte predisposizione al lavoro in team, buona capacità di analisi e capacità di relazionarsi con clienti, buona autonomia, automunito, diponibile a traferte e a flessibilità, inquadramento commisurato alle effettive capacità dimostrate in un periodo iniziale di prova di mesi 12 con contratto a progetto o collaborazione o a partita iva ed eventuale successiva riconferma.

    Per il freelance.
    “Devo realizzare un portale per l’ente pubblicao XXX entro due mesi, se va in porto la cosa ne avrò per altri due o tre mesi” – “Bello, in che societ lavori? una strutturata, di un certo tipo, giusto?” – “Beh, no, io sono un freelance, faccio tutto con n computer da casa mia, via internet… a proposito, devo andare da mediaworld a comprare una batteria nuova per il mio portatile…”

    Per l’imprenditore.
    L’imprenditore deve pensare a come “sganciare” il proprio personale in esubero perché tartassato dall’Italia infame – che è vero, ma… si è mai chiesto se: a) è il proprio collaboratore/dipendente incapace/inutile o èl ui che non è capace di fare impresa?; b) ha un’impresa o è semplicemente un ex freelance che segue un cliente?

    E nel frattempo?
    A forza di essere costretti a passare da un lavoro ad un altro – spesso reinventadosi da capo – si è creata una generazione di persone poco pagate, poco specializzate e pronte a far di tutto per sopravvivere. Questo anche e soprattutto nella terra libera del Web.

  • articolo attualissimo per me che chiudo la partita iva oggi 🙂

  • Luca

    Il problema secondo me, oltre alla tassazione elevata, etc etc, è anche che come al solito in Italia non è il risultato che conta, ma gli agganci che hai e l’ignoranza e la prepotenza dei clienti che ne deriva. Un esempio? Sono un dirigente di una grande azienda ma l’importante non è il risultato, l’importante è che piaccia a me e che mi faccia fare una bella figura coi miei superiori.
    Altro problema? Per realizzare un lavoro che richiederebbe 6 mesi, ne hai a disposizione 2, dovendo lavorare (ovviamente controvoglia e male) oltre le ore umane. E credi che poi potrai recuperare le ore fatte in più? Ma assolutamente no, vieni pure a morire a lavoro, grazie.
    Ancora: “non ho idea di come si faccia e se si possa fare, ma lo voglio così entro 1 ora”…follia italiana.

    L’iperprotezionismo italiota poi…ma fatemi il piacere. Contratti che possono essere annullati nel giro di pochi giorni, preavvisi di licenziamento praticamente inesistenti, rinnovi dei contratti che avvengono a volte addirittura DOPO la loro scadenza.

    E comunque in alcuni casi, l’ipertassazione rimane una semplice scusa: contratti da centinaia di migliaia di euro firmati da aziende che poi non possono permettersi di pagare 2000 euro netti? Ridicolo

  • Bene! (si fa per dire), questo articolo mi ha fatto prendere definitivamente la decisione di spostare la mia P.I all’estro. Non si può più stare a questo gioco. Io parlo per i professionisti iscritti alla gestione separata che nel 2015 dovranno versare solo per l’inps il 30% del proprio reddito (più le restanti tasse ovviamente). Con questa tassazione per stare in piedi bisogna fatturare almeno 4.000 euro/mese, non so voi ma io non ce la faccio.

  • michele

    Ciao a tutti, io facevo il programmatore con piva. Ho smesso per tassazione impossibile. Ora faccio il muratore, tutto fare in nero. Mi spiace ma questo paese non merita nessun rispetto. Non c’è una programmazione serie per il rilancio del paese. Questa è una repubblica fondata sulla corruzione e sul precariato. Non c’è spazio per professionalità e tecnologia.

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