Ma come lo scrivi?

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Pubblicato il 4 ottobre 2013

Readed‐focused, please.

Quanti testi potenzialmente di successo circolano ogni giorno sia in rete che in stampa? Per quale motivo passano inosservati? Soltanto perché si perdono nel mare delle informazioni?

Scrivere per il lettore non è certo una novità, ma una pratica condivisa da tempo. Il problema sembra essere la conoscenza del tema da parte dell’autore che, rapito dall’argomento, si addentra in spirali semantiche non sempre alla portata del lettore.

Un lettore che legge per conoscere e approfondire quello che non sa.

Paradossalmente, andare incontro a chi legge vuol dire dimenticare per un attimo, solo per un attimo, la tua competenza in merito all’argomento. Prova a metterti nei panni del lettore, considerando alcune regole di comparazione tra chi scrive e chi legge:

  • Tu sei l’esperto – E chi legge vorrebbe saperne di più. Ignorare gli elementi di base dell’argomento è come chiedere di cucinare un pesce palla a alla matricola della cucina: vorrebbe farlo, ma come? Scrivere è anche insegnare.
  • Distacco ed empatia – Ogni minuto dedicato alla stesura del testo aumenta l’empatia verso il risultato: è perfetto, è bellissimo. Per il lettore non è così. Può lasciarsi ipnotizzare dal titolo e, immediatamente dopo, annoiarsi. Abbandonando la lettura. Tu riesci a leggere il tuo testo con il giusto distacco?
  • Scrivere chiaro – Ti lasci andare in mille particolarismi e non risparmi termini tecnici. Chi legge ti segue? Tu sai quello che scrivi perché, prima usare le parole, è già ben chiaro nella tua mente. Ma se la forma è poco comprensibile anche un lettore interessato rinuncia.
  • Interpretazione del testo – Sei stato veramente chiaro? L’interpretazione del lettore dipende da diversi fattori che non puoi controllare (estrazione sociale, cultura, abitudini, gusti…). La semplicità della scrittura è indispensabile per assicurarti che l’interpretazione del lettore sia più vicina possibile alla tua.
  • L’utilità del testo – Il  testo è pronto alla lettura: l’amore con cui l’hai scritto ti fa credere nella sua indiscutibile utilità. Ma è davvero così? Un articolo dedicato alle precauzioni da prendere in caso di terremoto è davvero utile se è stato scritto male? L’utilità è direttamente proporzionale alla qualità della scrittura.

Chiarezza, utilità e coinvolgimento non faranno di te un novello Dostoevskij, certo, ma le vie del web sono infinite e ‐ una volta coinvolto il tuo target – potrai  permetterti qualche divagazione sulla letteratura russa, senza far addormentare nessuno.

La democrazia della rete ti mette davanti a un pubblico potenzialmente più numeroso, meno omogeneo. Ma che può trovare interesse in quello che scrivi. Cerca di scriverlo bene, allora!

E tu come lo scrivi?

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