Da cosa è influenzato il posizionamento in SERP? Link control!

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Pubblicato il 15 maggio 2014

Dopo tante discussioni, nelle community SEO come nei nostri uffici, sull’importanza  del Signor Link, è arrivato il momento di affrontare la questione da un punto di vista – ancora una volta – pratico. Si tratta del “link control“, e prima che pensiate a qualche strana perversione mentale, oppure temiate una qualche “pippa” concettuale della peggior specie, vorrei condividere con voi il mio punto di vista in merito. Si tratta, come vedremo, di un aspetto relativamente semplice che andrebbe tenuto in considerazione periodicamente durante la link building.

Categorizzare i link in ingresso per  grado di “controllabilità”

Pensiamo ad un link in ingresso: di solito usiamo (per comodità, per catalogare i dati, per farci capire dal cliente o per scrivere articoli sulla SEO) inquadrarlo all’interno di una categoria predefinita: un link da forum, in un commento contestuale, all’interno di una community, di un articolo e così via. La prospettiva che propongo in questo mio nuovo contributo a Webhouse pensa in modo differente: ovvero, focalizzarsi sul livello di controllo dei link (mettendo così la sua tassonomia in secondo piano), cioè il fatto che tu, materialmente, possa o meno influenzare le caratteristiche del link, compresa la sua esistenza nel tempo. La mia ipotesi, in parte sulla falsariga di quella di Cyrus Shepard su Moz, è che a Google interessi molto questo aspetto, al fine di stilare una teorica “gradazione” di link importanti, o meno, per il posizionamento di un sito nei risultati di ricerca di un motore. Ovviamente mi sto concentrando sui link in ingresso come unico fattore in gioco per mera comodità, ma molti (…troppi!) altri aspetti andrebbero messi in ballo.

Se pensiamo alla manipolabilità di un link, si associa inevitabilmente a forzature, che sono quelle che – come nel caso dell’article spinning – portano più problemi che altro alla visibilità del vostro sito. Ad esempio posso forzare un link in un commento su un post molto visitato di un sito famoso, e ricevere in cambio click e “popolarità” sul mio blog. La cosa, pero’, non possiede per forza un’accezione negativa: la authorship di Google ad esempio – descritta nel dettaglio in più occasioni sul nostro blog – serve per identificare l’autore di un articolo, tanto che il webmaster tools vi mostrerà i dati relativi alle pagine di cui siete autori, anche se di siti differenti. A Google piace sapere che voi siate autori di articoli su X o Y, specie (ma non solo) se questo aiuta in prospettiva a qualificarvi come esperti di un settore specifico. Non esiste modo, nè prova sicura, che questo sia necessario o sufficente a posizionare bene una pagina come un link in essa incluso: del resto da qualche tempo Google filtra determinati profili, non mostrando necessariamente la foto dell’autore (per quanto correttamente accreditato) nei risultati. Questo sembrerebbe coincidere con un correre ai ripari da parte del motore, che cerca di filtrare l’abuso indiscriminato di autorship, e conferma come l’originalità dei contenuti sia sempre in primo piano, almeno sulla carta. In quest’ottica, è facile comprendere che entro certi limiti controllare i propri link sia cosa giusta, in altri casi invece no.

Un link da forum, per continuare il nostro discorso, è facilmente manipolabile dall’utente, il quale potrebbe inserire il proprio sito nella firma dei propri interventi per farsi pubblicità: l’unico freno a questa ondata di potenziale spam risiede negli admin della piattaforma, che a volte sono assenti o poco attenti. Del resto firmare un commento di un blog con una chiave di ricerca – meglio non farlo… – è una pratica di link building molto diffusa, per quanto anche qui eventualmente limitata dal blogger di turno e, agli occhi di Google, “chiunque potrebbe farlo“.

Ma allora quanto “vale” un link?

Dico sempre ai miei clienti che il “valore” dei link verso i loro siti è proporzionale, in modo orientativo, al “grado di difficoltà” con cui riusciamo ad ottenerlo: è una regola spannometrica che serve a prevenire facilonerìe ed abusi vari, almeno a mio avviso. Quello che intendo è che chiunque può registrarsi su un social network e postare un link, ed in giro trovate “tecniche” di link building che a volte si riducono a questo… un po’ meno scontato, invece, è ricevere un “accredito” da un grosso brand con cui stiamo lavorando (ad esempio: Debian che cita la nostra azienda che lo sfrutta tecnologicamente). I due casi non sono certamente paragonabili, ed è giusto pensare che il merito venga premiato da Google anche in vista di questa particare “sensibilità” che ogni SEO dovrebbe avere. Tutto dipende, come al solito, da ciò che riusciamo a controllare e ciò che, invece, possiamo solo “incoraggiare” mediante “good content“.

In quest’ottica se il link control fosse posto al minimo, come nel caso delle citazioni spontanee, l’effetto SEO (anche a detta di Google) sarebbe davvero enorme: per cui è bene porsi sempre nell’ottica corretta e fare in modo, in linea di massima, di postare contenuti sempre qualitativamente elevati, anche quando è davvero difficile farlo. Google a mio avviso valuta molto, in certi casi come quelli che ho elencato, il livello di controllabilità di un link (link control), e secondo me questo aspetto non andrebbe sottovalutato in nessun caso. Su questo aggiungerei una nota a margine, figlia della mia esperienza diretta: mi sono arrivate solo quest’anno almeno 10/15 richieste di “guest blogging” da perfetti sconosciuti, suddivisi di solito in due categorie:

  1. promosso: chi è sincero dall’inizio, e mi ha detto che gli serviva un link (almeno do’ atto della spontaneità, che devo dire…);
  2. bocciato: chi fa lo gnorri con la storia dei contenuti “originali & di qualità” (si sono proposti tutti allo stesso modo o quasi: tipo spot pubblicitario), salvo poi inviperirsi nei miei confronti perchè i link in uscita dal mio blog sono nofollow di default. Pazienza, sarà per un’altra vita: le penalizzazioni sono in agguato, dal canto mio devo tutelarmi dai furbastri, e noialtri magari pensiamoci prima! Facile, secondo me, fare moralismo contro Google o bestemmiare Ktulu quando le cose vanno male, e sei costretto ad adattare il tuo profilo di link, ti piaccia o meno.

Sarebbe ora di smetterla, e lo dico con la massima cortesia possibile, con questi approcci da markettaro della domenica che fanno tanto anni 90, e che evocano al più la nostalgia del retrogaming. La SEO, insomma, è in fondo più seria ed intricata delle nostre più nobili parole a riguardo.

 

  • L’idea di classificare i link in base al controllo che posso averci è ottima, personalmente divido sempre le mie scartoffie elettroniche in link “manipolabili” e link “non manipolabili” per averne sotto controllo il profilo.

    Una variabile primaria (per non impazzire) è il dominio che mi linka rapportato al numero totale di link (ma lì magari sono troppo influenzato da Majestic SEO).

    • Quando lavori in un settore per anni ti viene spontaneo ragionare in questi termini, del resto se ci pensi il grado di “difficoltà” di un link è naturale, in un certo senso, immaginare che sia un discrimine sempre più marcato, anche in considerazione dei servizi low-cost SEO che ti vendono backlink “al kg”.

      Sul resto potremmo discutere per ore … ma preferisco lasciare spazio ad altri commenti, per ora 🙂

      Buona giornata!

  • Mi piace molto l’idea che la qualità di un link in ingresso sia proporzionale al livello di difficoltà nell’ottenerlo. Credo che sia un modo di affrontare la link building che alla fine ripaga gli sforzi. E poi la sincerità e la trasparenza di parlare chiaro e dichiarare le proprie finalità in sede di trattativa. Anche questo conta. 🙂

  • Giovanni romito

    Se un tuo cliente ha spazi blog spingilo con ogni mezzo a parlare di te. 🙂

  • Giustissimo il ragionamento di associare il valore del link alla difficoltà sopportata per ottenerlo: se dei portali sono diventati di valore sicuramente è dovuto anche alle attente politiche di guest blogging attuate.
    Comunque, a mio giudizio, chi chiede di essere ospitato nei blog altrui dovrebbe mostrare come “curriculum” altre pubblicazioni effettuate, per dimostrare di essere abituato e predisposto alla realizzazione di contenuti di qualità.
    Chi segue l’ottica del solo “io linko te, tu linki me”, in effetti, fa molto anni ’90.

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