Le parole sono importanti: intervista a Alessandro Zaltron.

Tempo stimato di lettura: 7 minuti, 51 secondi
Pubblicato il 8 febbraio 2017

Tra sogni e progetti c’è di mezzo la scrittura. E tante storie da raccontare.

Indovina un po’ chi ho incontrato in una via di Bassano del Grappa. Alessandro Zaltron, lo scrittore che avrei sempre voluto conoscere. Ci ho provato, eh, a conoscerlo: a un evento, a una mostra, ma niente. Grazie casualità!

Scrittore, giornalista, editor, formatore e appassionato di parole, Alessandro è autore di vari libri, tra cui Le parole sono importanti, manuale di scrittura che ho letto divertendomi e che consiglio a chi di mestiere scrive. E parla. A tutti, insomma.

Tra le migliaia di domande che avrei voluto fargli, ne ho selezionate 10. Ok, 11. Ho sforato, non ho raggiunto la perfezione, ma quando mai!

1. Segni particolari di Alessandro Zaltron.

L’inflessibilità con me stesso, la cortesia con (quasi tutti) gli altri. Una vita spartana da eremita, che non scambierei con nessun’altra.

2. Quale attimo della tua vita ha ispirato la tua carriera di scrittore?

Due. Uno alto: leggere Kafka in quarta ginnasio mi ha fatto comprendere il potere sconvolgente delle storie. Uno più terra terra: le mance di mio nonno paterno alle scuole elementari quando scrivevo dei bei temi, che mi premunivo di fotocopiare e consegnargli. Mio fratello alla stessa età, per ottenere la mancia, doveva invece tagliare l’erba del giardino: già allora aborrivo la fatica fisica.

3. Perché ami la scrittura e le parole?

Le parole sono importanti perché sono alla base delle relazioni. Nel momento in cui capisco che non mi basto, cerco l’altro. La relazione è basata sulla comunicazione e la parola scritta, con buona pace dei mimi, è la forma di comunicazione più diffusa e potente. Non a caso, i film muti avevano i sottotitoli.

4. Da giornalista, cosa ne pensi dei testi giornalistici oggi?

Penso che il giornalismo tradizionale in Italia sia morto. Da un lato la maggior parte dei giornalisti raramente vanno a verificare sul campo cosa succede (o riportano l’altra campana) e sono maestri nell’arte del copia-incolla – ciò che accade purtroppo anche sui social network –; dall’altro lato fioriscono i narratori che non hanno ancora imparato la distinzione e la sintesi fra storytelling (scrivere per emozionare) e notizia (scrivere per informare).

5. Ho letto il tuo libro Le parole sono importanti e, oltre al contenuto, mi ha colpito lo stile semiserio con cui racconti la lingua italiana e le sue regole: qual è il segreto per scrivere con ironia di un argomento così serio?

Il “segreto” credo che sia dimenticarci la lingua insegnata a scuola, cioè come un coacervo di regole. Le regole non sono mai il fine: il diritto, ad esempio, è un insieme di norme che ha lo scopo di favorire il vivere civile fra le persone; è il vivere civile lo scopo, non la regola fine a sé stessa. Noi cresciamo identificando la lingua con la grammatica, l’obiettivo con lo strumento, e finiamo per considerare la lingua pallosa. Ma nel momento in cui, come insegno nei miei corsi, la lingua rivela la sua natura di strumento di libertà, be’, allora la prospettiva cambia. Cerco di far amare la lingua italiana perché ci rende liberi e allarga il nostro pensiero: ecco che non è più un obbligo ma un’opportunità, meglio se affrontata in maniera giocosa.

6. Essere un autore credibile nel web oggi è sempre più difficile: come riconoscerlo?

Intanto una persona che scrive deve conoscere le regole – la grammatica di cui sopra –, perciò diffido degli strafalcioni dei cosiddetti scrittori. La licenza poetica è concessa solamente ai poeti, in tutti gli altri è errore marchiano. Se non sai come si impasta la malta non puoi costruire una cattedrale, mi sembra ovvio. Poi guardo alla profondità dei contenuti: lo scrittore, secondo me, si distingue perché ha sempre una visione laterale, obliqua, sul mondo; se si limita a divulgare banalità, probabilmente non c’è bisogno di lui. La coerenza, infine: un sistema di pensiero si regge sull’armonia fra le sue parti; chi non conosce il principio di non contraddizione e i corretti nessi causa-effetto scrive spesso testi inconsistenti.

7. “So scrivere, perché dovrei affidarmi a te?”. Sai com’è, chi scrive per lavoro deve saper rispondere anche a queste domande. Hai qualche consiglio da darci?

Perché dovresti affidarti a me? Perché appena ti mostro qualcosa scritto da me, capisci che tu sai scrivere come io so dirigere una fabbrica di rondelle. E se leggi il mio libro Le parole sono importanti capisci come la scrittura professionale ti può far risparmiare tempo, diminuisce la litigiosità, costruisce l’identità e insomma alla fine, se fatta bene, è un guadagno anche economico.

8. Domanda da freelance: quando un cliente vuole correggere il tuo testo e sostituirne delle parti con frasi non corrette, tu cosa consiglieresti di fare?

Premetto che mi sono tolto dall’ambito del copywriting molti anni fa soprattutto perché non sopportavo di sottostare alla dittatura del committente, agenzia o impresa che sia. Un approccio autoriale – io scrivo libri – fa risparmiare un sacco di rogne di questo tipo perché chi mi sceglie vuole il mio stile e il mio modo di lavorare. Ciononostante, il confronto con gli imprenditori che biografo o con gli editor delle case editrici è il sale del mio lavoro. A volte le osservazioni che ricevo sono migliorative, ed è un bene che ci siano. Quando le osservazioni sono totalmente infondate, mi oppongo, a costo di contrariare il mio interlocutore, sempre spiegandogli per filo e per segno le ragioni del mio dissenso. Sulle correzioni minime cedo più facilmente: la caduta della punteggiatura, per esempio, presenta a volte sfumature piuttosto soggettive. Diverso sarebbe il caso in cui il biografato nei miei Romanzi d’impresa non si sentisse ben interpretato: confeziono questi miei libri non solo con i contenuti dell’imprenditore che racconto, ma anche con il suo registro linguistico in modo che l’intero libro lo rispecchi fedelmente.

9. Storytelling: è un termine che abbonda in conferenze di professionisti e discussioni ai caffè. Ma cos’è davvero lo storytelling secondo Alessandro Zaltron?

Grazie per la domanda: è un termine così inflazionato e vago, che all’inizio dei miei corsi parto dalla sua definizione. Lo storytelling è una tecnica di comunicazione e si distingue da altre modalità perché consente, attraverso il racconto anziché l’esposizione di dati, di presentare l’impresa e i prodotti in modo più emozionante e di portare allo scoperto, usandola come arma di marketing, la componente intangibile dell’impresa e dell’imprenditore, gli aspetti qualitativi anziché quantitativi (fatturati, ebitda, metri quadri di uffici…). I valori, l’umanità.

10. Quali caratteristiche ha, per te, una storia degna di essere narrata?

Nel caso di imprenditori, dev’essere una storia di successo avvalorata da parametri etici. In tutte le vite esistono elementi romanzeschi, la bravura sta nell’instaurare un rapporto empatico, sciolto, con le persone, affinché loro ti raccontino gli aspetti meno istituzionali delle loro giornate e tu possa collegarli attorno a un filo rosso che attraversa tutta la loro esistenza.

11. Non ti chiedo un consiglio ai giovani scrittori, ma vorrei conoscere la tua filosofia di vita, oggi, come scrittore professionista e come sognatore (perché chi scrive per lavoro riesce ancora a sognare, giusto?).

Quante pagine ho per parlarne? Scherzo. Io sogno ancora, solo che i sogni fatti a 46 anni hanno un altro nome: progetti. I sogni corrono il rischio di essere velleitari e tanto più fascinosi quanto meno realistici, i progetti no: possono fallire, ma mirano a realizzare qualcosa, a cambiare un pochino il mondo. Io progetto di continuo perché il mio cervello non si spegne mai – è la caratteristica di fare un lavoro che invade la vita fino a coincidere con essa. Anche se non mi chiedi un consiglio ai giovani scrittori, lo do ugualmente: studiare costantemente. È difficile progettare qualcosa di interessante se non si continua a leggere, a pensare, ad aggiornarsi, a confrontarsi, a vedere cosa fanno quelli più bravi.
La scrittura è il mestiere umano più bello, perché non ha fine; e il più frustrante, perché non si può mai dire di aver raggiunto la perfezione.

 

Le piccole grandi (o grandi piccole, dipende dalla prospettiva) soddisfazioni della vita sono diverse, soggettive. Questa intervista è una delle mie. Perché quando ami il tuo lavoro e, in questo caso, la scrittura, bastano alcune parole ordinate così, come sopra, per emozionarti.

Una mamma può commuoversi al primo sorriso di suo figlio, un atleta alla sua vittoria, un lavoratore al primo stipendio. Io, come molti altri, davanti alle parole, a frasi che ti entrano nella mente e ti fanno sospirare pensando “eh sì, è così”.

Ebbene, grazie Alessandro per aver risposto alle mie domande, per aver scritto i tuoi libri e per i tuoi progetti, che ti auguro crescano di giorno in giorno.

E a te, caro lettore, auguro di sognare e fare progetti con l’entusiasmo della prima volta e con la saggezza del presente.

Foto: Monia Merlo

Alessandro Zaltron vive di parole da 25 anni. Giornalista professionista, ha lavorato 13 anni come redattore del Giornale di Vicenza collaborando a lungo con Il Sole 24 ore. Scrittore, ha pubblicato una decina di libri fra romanzi, saggi ironici e guide letterarie e ne ha scritti il doppio su commissione e come ghostwriter; dirige la collana Romanzi d’impresa per l’editore FrancoAngeli. Comunicatore d’impresa, ha diretto per 6 anni la comunicazione di Etra spa, società multiservizi con 800 dipendenti e 600.000 utenti, ed è consulente di alcune tra le più significative aziende venete. Tiene attività formativa sulla scrittura professionale e lo storytelling e svolge coaching di scrittura con amministratori delegati, manager, liberi professionisti. Il suo motto è: “Le parole sono importanti”.
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