Errori SEO da non commettere (più)

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Pubblicato il 4 novembre 2012

Le strategie di link building, in molti casi, si riducono a mere metodologie per incoraggiare la nascita di collegamenti al proprio sito da parte di fonti autorevoli. A tal proposito Rand Fishkin di SEOmoz, giusto qualche giorno fa, ha parlato di link earning, ovvero la progressiva sostituzione delle vecchie tecniche consolidate (scambi link, richieste via email, paid link) con altre che non siano improntate alla pura manipolazione delle SERP (partnership, social sharing, costruzione di link bait).

Il “guadagno” di link coincide con quello di un autentico valore aggiunto da parte del sito che lo concede, e in molti casi esso tende a prescindere dal valore in termini SEO (quello che usualmente siamo soliti assegnare ad esso). In uno scenario del genere, di fatto, è facile accorgersi di quanto le cose possano cambiare a seconda della tipologia di sito considerato, e può essere interessante evidenziare cinque punti che molti tendono a trascurare mentre promuovono il proprio sito sui motori di ricerca.

#1 Trascurare il tempo di vita limitato di alcuni link

La durevolezza di un backlink fa riferimento alla sua duplice capacità di nascere rapidamente e di “sopravvivere” nel tempo: se il sito sorgente è di bassa qualità, viene poco aggiornato o il webmaster è poco reperibile, tale parametro può crollare drasticamente, riducendo la possibilità che un collegamento di questo tipo possa influire sulla nostra visibilità nel lungo periodo. La building basata sui commenti di blog, ad esempio, al di là della presenza dell’attributo nofollow, molto spesso ricade in questa tipologia di “mordi e fuggi”. In quest’ottica anche un “sospirato” backlink da parte di Dmoz – i cui tempi di approvazione sono spesso titanici – appare ridimensionato, nel senso che potrebbe assumere un’importanza relativa a confronto di una partnership che potremmo instaurare mediante una semplice e-mail o telefonata.

In molti casi, purtroppo, l’acquisizione selvaggia di backlink alla “come viene, viene” – giustificando l’affermazione tipicamente con il fatto che la concorrenza opera in tal senso – non bada minimamente a questo parametro, con il risultato che l’effetto in termini di ranking potrebbe ridursi o scomparire del tutto. Questo può diventare problematico se, ad esempio, nel frattempo la nostra consulenza si è conclusa ed il cliente potrebbe lamentare un calo improvviso sulle SERP. Anche se non è possibile garantire la durevolezza di un link, è sempre bene partire dal presupposto che ci sono tipologie di backlink – come le citazioni contenuti in articoli tematici, tanto per proporre un esempio banale – che durano mediamente più di altri.

#2 Imitare i link altrui.

L’analisi dei  siti simili o nella stessa nicchia – effettuata con strumenti a pagamento o mediante Ahrefs, Alexa e simili – può essere indicativa di molti fattori, sia qualitativi (che tipo di siti linkano la concorrenza) che quantitativi (numero di link posseduti dalla concorrenza). A tal proposito c’è da dire che una strategia puramente emulativa è spesso difficile da realizzare, anche se poi durante l’analisi di quei link profile molti non considerano che la maggior parte di quei link si sono generati in maniera spontanea, e il semplice tentare di emularne grezzamente i pattern potrebbe portare ad effetti indesiderati nel tempo.

Questo serve a rimarcare, ancora una volta, l’importanza e la qualità dei link naturali, i più difficili da ottenere e – al tempo stesso – i più desiderabili: produrre contenuti di qualità del sito, per quanto sembri quasi un luogo comune, diventa quindi una priorità sempre più pressante. Mettersi nelle condizioni di essere un sito linkato è una cosa agevole più nella teoria che nella pratica, per quanto la cosa essenziale rimanga quella di produrre contenuti esclusivi, utili per la nicchia di mercato in esame e ben focalizzati su un target (di consumatori nel caso in cui si utilizzi advertising a tema).

#3 Fare rehash delle pagine di successo

Sulla medesima falsariga è possibile individuare un altro fattore spesso preso sottogamba dai SEO: si individua una pagina che ha generato molti link (una lista di risorse utili, oppure i classici “100 modi per…”) e si cerca di ricostruirla sul proprio sito, operando adattamenti che non sempre risultano azzeccati o graditi agli utenti. Appare chiaro, quindi, che l’ennesima riscrittura di un articolo promozionale già esistente, effettuato cambiando solo qualche parola tanto per “fare numero” (logica puramente PageRank-based), assume un valore contenuto rispetto, ad esempio, ad informazioni che state digitalizzando voi stessi, ovvero che siano realmente inedite sul WEB (e naturalmente utili a qualcosa).

#4 Farsi deviare dall’aspetto delle SERP

Google sta variando di frequente il modo in cui presenta i propri risultati, e la presenza della authorship come di descrizioni più o meno di qualità cambia parecchio a seconda delle query in esame. Un fattore che scatena numerosi dubbi e, in certi casi, veri e propri equivoci, riguarda specificatamente l’analisi di questo tipo di contenuti: analizzare i risultati raggiunti dalla concorrenza può essere molto utile ma non è detto, in generale, che ciò che Google mostra come risposta ad una ricerca coincida con ciò che utilizza per stabilire il ranking. I risultati di ricerca che vediamo, in altri termini, sono più che altro legati al tipo di ricerca che abbiamo presentato in ingresso e, senza perdita di generalità, è possibile che si vadano a mostrare titoli, descrizioni e rich-snippet che non siano realmente utili all’utente, o siano comunque poco pertinenti con la richiesta effettiva.

Tale aspetto esteriormente “sgradevole” scatena una logica keyword-centrica completamente errata, e tende a scatenare spesso le ire degli utenti, ma non dovrebbe mai far scivolare nell’errore che quelle informazioni abbiano per forza influito sul ranking – altrimenti, per assurdo, basterebbe analizzare vari campioni di SERP per sapere tutto (o quasi) dei criteri usati da Google per classificare le pagine. In altri termini se vi capita di vedere descrizioni di bassa qualità può darsi dipenda dal tipo di query che state proponendo, specie se quest’ultima è “sporcata” dagli operatori di ricerca oppure se orientata su certi settori della coda lunga. Prendere esempio in questi termini, in effetti, può risultare fin troppo controproducente e sviluppare mentalità distorte di approccio al problema.

#5 Dimenticare l’esistenza dei link verticali

Solitamente l’approccio alla link building prevede la scansione di risultati di ricerca annessi alle tematiche del sito, e si traduce quasi sempre in un sostanziale “tiro al bersaglio” – a volte praticamente alla cieca – allo scopo di ricevere una citazione, sia richiedendola esplicitamente (recensioni, guest post, article marketing, directory tematiche) che cercando di ottenerla in modo “occulto” (commenti su altri blog, firme su forum tematici). L’approccio a cui solitamente non si pensa, tuttavia, e che risponde piuttosto bene in termini di durevolezza, consiste nel considerare i motori di ricerca verticali, ovvero quelli che propongono risultati categorizzati, e le opportunità di essere linkati da questi ultimi. Tanto per non rimanere sull’astratto, una possibilità concreta viene offerta ad esempio da Google Libri, il quale possiede un programma partner – attualmente in beta – che permette di segnalare e diffondere gratuitamente gli ebook che avete scritto (in alternativa si possono inviare anche in formato cartaceo).

È possibile quindi caricare file di copertina e file proprietari in PDF, allo scopo di essere listati da questo particolare motore ed ottenendo così un vantaggio potenziale di visibilità rispetto ai concorrenti realmente notevole. I tempi di approvazione sono piuttosto lunghi (fino ad un mese), ma vale certamente la pena di investire tempo in questa direzione se disponete di un vostro libro e volete provare a rivenderlo mediante un backlink da Google Libri alla vostra landing page. Altre opportunità di questo tipo sono ottenibili mediante i portali che aiutano a rintracciare i siti simili tra loro, anche se in questo caso bisogna trovare il modo di segnalarsi nella giusta sezione e l’approvazione, da quello che ho potuto constatare, in molti casi avviene lentamente.

Questi cinque spunti mi sono sembrati i più pressanti del momento, ma non sono ovviamente i soli da considerare: la cosa essenziale a mio avviso rimane quella di acquisire sempre una piena consapevolezza del dominio di applicazione del sito e, come sempre, ricorrere alla fantasia per risolvere problemi di building apparentemente fin troppo ostici.

Fonte: SeoMOZ, link earning

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