Il portfolio del copywriter: non ne hai ancora uno? Inventatelo!

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Tempo stimato di lettura: 2 minuti, 59 secondi
Pubblicato il 2 ottobre 2013

Ecco una situazione scottante per ogni copywriter e webwriter che si rispetti: il portfolio lavori. Alla stregua di un grafico o di un web designer, anche tu devi mettere in scena i lavori che hai svolto per mostrare al cliente che hai le competenze necessarie.

Ma come fare? Tu scrivi, giochi con le parole e non hai lavori graficamente presentabili da mostrare al cliente.

Il primo consiglio che ti posso dare è semplice: crea un pdf con i link ai siti che ti hanno visto protagonista (articoli, testi, post, claim, spot) con una breve didascalia del lavoro svolto, anno e nome del committente. E aggiungi anche una bella referenza se puoi: il potere del testimonial è sempre valido.

Con un portfolio del genere e una grafica leggera, poco invasiva, puoi creare subito una immagine professionale e curata. Lo stesso consiglio può essere messo in pratica per un blog o un sito web con una pagina portfolio.

Primi passi e buona volontà

Sei alle prime armi? Ok, è difficile mettere insieme un buon numero di lavori per rappresentare al meglio le tue qualità. So a cosa stai pensando: “per ora ho scritto testi di poca importanza e non per clienti di un certo livello. Di professionalmente apprezzabile non ho nulla da mostrare!”.

Non è giusto essere valutati per così poco quando il potenziale è elevato, vero? Il problema è questo: come dimostrare che, nonostante le scarse esperienze, anche tu sai scrivere con passione e professionalità?

Essere capaci con poco

Se non hai la fortuna di far parte di un’agenzia di comunicazione o di una web agency devi fare tanta gavetta. La devi fare anche in agenzia, ma per il freelance è più difficile perché deve anche trovare i clienti.

Non tutto fa minestra, te ne renderai conto nel corso della tua carriera. Se nell’immediato non possiedi lavori da “collezionare” nel portfolio allora devi creartene uno. O meglio, devi inventartene uno!

Hai capito bene. Il portfolio “si inventa” di sana pianta!

La mia esperienza

Quando muovevo i primi passi nel mondo del lavoro avevo lo stesso problema: come presentarmi al cliente che mi chiede il portfolio? Come fargli capire che doveva apprezzare la qualità dei lavori, e non la quantità?

Per caso incrociai l’articolo di un brillante copywriter che regalava un consiglio: per superare l’ostacolo del portfolio che non c’è immagina di rielaborare i lavori dei grandi copywriter, riscrivi i loro testi, i loro slogan. Reinventa tu quello che hanno realizzato, mostra al cliente cosa tu avresti fatto al posto loro.

Pura follia? Un’operazione inutile?

Iniziai a strutturare il mio portfolio seguendo le linee guida indicate dal copywriter che aveva rilasciato l’intervista. Realizzai così il mio piccolo portfolio di visual e testi, e lo esibii orgogliosa al primo cliente che me lo chiese.

Risultato?

Il cliente: “hai realizzato tu il testo per questo rinomato brand?”.

La mia risposta: “no, ma avrei scritto così!”.

Il cliente: “per me questo messaggio va dritto al cuore e mi piace molto”.

Ero felicissima. Avevo capito che, nonostante lo scarno portfolio da copywriter, avevo le doti e la giusta dose di intraprendenza per farcela.

Questo è solo un esempio di come superare lo scoglio del portfolio. Di soluzioni ce ne sono tante, ma la più apprezzata è sicuramente quella di mostrare tutto ciò che hai fatto, ponendo attenzione alla qualità del proprio lavoro.

Deve emergere l’essenza del proprio lavoro e basta davvero una sola frase scritta bene per fare la differenza. Il cliente attento lo apprezzerà e sceglierà te. A piccoli passi e con costanza… si può!

Tu invece? Come te la sei cavata all’inizio della tua carriera?

  • Marco Troiani

    Ciao Marianna,

    sono d’accordo con te: quando si è agli inizi, è quasi doveroso “inventare” il proprio portfolio.
    Questo tuo consiglio vale anche per altre categorie professionali nell’ambito della comunicazione.

    Io per esempio, non sono mai stato un coywriter (anche se le parole mi hanno sempre affascinato): agli esordi della mia carriera professionale ero semplicemente un graphic designer e lavoravo con immagini, testi e grafica.

    Avevo scritto un commento ad un post di Riccardo Esposito (grande webwriter) su un argomento pressoché simile: Vuoi trovare lavoro? Lavora!
    (http://www.mysocialweb.it/2013/09/02/lavoro/).
    Cercherò di riportare qua alcune mie riflessioni.

    Agli inizi ho sempre cercato di sperimentare, auto commissionandomi ipotetici lavori di potenziali clienti come se fosse vero (richiesta, ricerca, idee, progettazione, realizzazione e verifica). In questo modo ho ampliato le mie conoscenze in alcuni settori, ho aumentato il numero di lavori nel mio primo portfolio (cartaceo, con tanto di copertine, stampe su carta patinata e book presentazione) e mi ha permesso di guadagnare punti nei primissimi colloqui di lavoro.

    Poi ho continuato a studiare, sperimentare e sono cresciuto in diversi ambiti: advertising, web e multimedia.
    Oggi ho un portfolio diverso dagli esordi, molto più concreto sicuramente, ma la voglia di sperimentare non mi ha mai abbandonato.

    Un grosso in bocca al lupo a chi cerca la propria strada con passione e caparbietà.

    • Marianna Marano

      Ciao Marco,

      in effetti questo “consiglio” è valido per tutti i freelance che lavorano nel mondo della comunicazione, anche se noi copywriter/webwriter forse siamo un po’ più penalizzati, in quanto spesso è difficile far comprendere il valore e il significato di quanto si realizza a differenza di un grafico/web designer. Quest’ultimo infatti ha la possibilità di colpire l’attenzione grazie all’uso delle immagini che sono poi l’essenza del suo portfolio!. Condivido in pieno il discorso della “sperimentazione”, del continuo esercizio e dello studio approfondito perchè sono, a mio avviso, ottimi strumenti di crescita professionale che ti portano ad ampliare le tue competenze. Nel nostro lavoro non bisogna mai abbandonare la curiosità, il desiderio di mettersi in gioco e la passione per quello che si fa!

    • Ciao Marco,

      Grazie per la menzione e il complimento.

      Io la vedo così: meglio studiare e “inventarsi” un lavoro di qualità, ipotizzando una possibile soluzione o un piano editoriale di buon livello, piuttosto che scrivere articoli a 50 centesimi.

      Così non fai curriculum: fai il gioco degli speculatori e rovini il mercato.

      Ovviamente, e questo credo che sia scontato, deve essere ben chiara la natura ipotetica dei lavori.

      A presto!

  • Carlo Charlie Cumino

    Ciao Marianna!
    Io ho una storia particolare che mi ha portato ad interessarmi al web writing, perché ho cominciato a scrivere articoli e post di facebook per un sito durante un stage gratuito con una cooperativa, per poi farlo free lance per una onlus della mia città (in ogni caso sempre cose a titolo volontario).
    Non sono grandi brand, ma posso usarlo come base per un port-folio?
    Grazie per la tua attenzione!

    Carlo

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