Il Lato (davvero) Oscuro della SEO

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Pubblicato il 25 febbraio 2014

Nella vita di un SEO, costellata di innumerevoli alti e bassi fra le pagine dei risultati di ricerca, arriva la situazione in cui si è messi di fronte alla prova suprema, il cedere o meno al Lato Oscuro ovvero della SEO negativa.

Da tempo sono dell’idea che, da Penguin in poi, questa tentazione si è fatta forte più che mai: sono tempi bui per la galassia di chi fa ottimizzazione sui motori di ricerca e a più riprese mi sono ritrovato a dover utilizzare le contromisure del caso per questo o quel cliente.

La SEO negativa è più forte?

No! No! No… più rapido… più facile… più seducente… (cit. Yoda a Luke su Lato Oscuro)

Andiamo con ordine e permettimi di essere il tuo Caronte in questo piccolo girone infernale: quelli che leggi, giovane apprendista Sith, non sono che i primi passi in una delle discipline più zozze e seducenti (wow, la descrizione di una sveltina) della Search Engine Optimization ovvero del suo contrario.

Chi fa SEO negativa ha un solo obiettivo: danneggiare un competitor in maniera diretta e – se non erro – persino illegale. A livello più avanzato si parla di vere e proprie tecniche da cracker, e con il sale sopra per giunta.

Nonostante i primi niet da parte di Google, circa un annetto fa ormai anche dalle parti di Mountain View si sono resi conto del problema e hanno fornito i webmaster e i SEO Jedi di tutto il globo terraqueo di uno strumento noto come Disavow Tool o Rinnega Link, che fa sempre molto inquisitore Eymerich con questa traduzione.

Esistono anche vari strumenti di Spam Reporting made in G., ma i SEO Sith che fanno uso di tecniche negative sperimentano anche come utilizzare a loro vantaggio questi strumenti.

D’altronde un coltello può tagliare una bella fetta di porchetta come ammazzare una persona, una bella differenza, anche se alcuni vegan credo equiparino la cosa (eddai, scherzo, ho tanti amici vegan nonostante morirò strozzato da un salsiccia, già lo so).

Le tecniche (base) di chi fa SEO negativa

Ora, se per un qualsivoglia signore dei Sith sparare i fulmini di Forza dalle dita è facile come scaccolarsi con le stesse, qualsivoglia SEO del Lato Oscuro sa utilizzare queste tecniche negative.

Va da sé che qui vengono elencate solo a scopo informativo al fine di imparare a difendersi dalle tecniche di SEO negativa, c’è una differenza sostanziale fra conoscenza e incoscienza.

Link Building negativa: IMHO la tecnica più comune, a giudicare dall’importanza che Google ha dato e dà ai link e a questa problematica. Ripeto, da Penguin in poi, quanto può essere più facile far incappare il sito di un competitor in una penalizzazione indotta?

Di mercati neri che nemmeno i Jawas di compravendita link sul web ce ne sono a iosa, e fino a poco tempo fa venivano utilizzati per pimpare il proprio sito. Dato che questa tecnica è fortemente penalizzata, perché non comprare 5$ di link al chilo dal pakistano di turno e scatenare questa “roba buona” contro il competitor?

Si, abbiamo visto che ci sono i vari tool di Google ma sono indicazioni di massima date al motore di ricerca, c’è chi teorizza si tratti di una sorta di “ammissione di colpa” della propria fedina penale e quindi ne sconsiglia addirittura l’utilizzo, ma concretamente vi è la certezza al 100% che risolva il problema?

Nella mia piccola esperienza, a parte un unico caso che ho trattato tempo fa ad un evento, no. Non è matematica la cosa.

Ah, piccola postilla sulla Link Building negativa: ho analizzato vari profili di link esterni puntare a un sito con anchor text forzatamente black come “viagra, cialis, xxx, porn”. Qualcuno un po’ più furbo, per sfruttare le caratteristiche di Penguin, inserisce solo anchor text esatte da siti di qualità infima, che sono anche più difficili da individuare quando si fa un’analisi per il rinnega link (ti costringe a studiare i link uno ad uno).

Zombie Network:  evoluzione della tecnica precedente ovvero anziché affidarsi al peone di turno, qualche SEO negromante attua questa tecnica negativa comprando domini scaduti di infimo livello (meglio se bannati) e creando blog automatizzati di infima qualità dal quale scatenare l’inferno verso i siti dei competitor.

C’è della metodicità nel Male, ne ho beccati un paio giusto qualche mese fa ed erano veri compendi di come NON fare SEO.

PHP Injection:  qui andiamo un filo più sul tecnico, ma per gli apprendisti SEO Sith meno esperti, ci sono marketplace anche per questo. Si, lo so, non lo dovrei dire. In pratica, sfruttando le falle di sicurezza del sito di un competitor, vengono inseriti contenuti spammosi ad hoc.

I siti istituzionali ne sono pieni, con l’amico Markiyan Yurynets abbiamo una cartella su Dropbox di casi studio stracolma, prima o poi ne faremo un dossier.

Attacco DDoS: altra lamerata, per farla semplice, si bombarda il sito di accessi fasulli per saturare la banda e “farlo cadere”. Lato SEO i riscontri si possono avere nel caso di attacchi DDoS reiterati che rischiano di “tenere su” il sito per tempo indeterminato facendolo quindi svalutare agli occhi del motore di ricerca che lo considera out of service.

La SEO negativa conviene?

Da mero lavoratore delle SERP di tutti i giorni, mi sono limitato a elencare alcune delle tecniche più comuni che ho visto utilizzare: in realtà, più aumenta la competenza tecnica di chi fa SEO negativa, più non ci sono limiti a ciò che si può fare per sfondare un competitor.

La domanda reale ora è: conviene fare SEO negativa?

La risposta buonista è “il crimine non paga mai” ma mi viene in mente la puntata dei Simpsons in cui Bart vede andare via Tony Ciccione con una limousine lunga una quaresima e due donne a fianco, oppure basta vedere chi abbiamo in parlamento (tiè, seconda battuta populista, al prossimo giro mi candido pure io).

Burle a parte, NO. Non conviene fare SEO negativa. Semplicemente perché il risultato non è garantito – al pari della SEO “buona” – ma stai sicuro che se trovi, nei meandri oscuri di una Cantina digitale, un esperto che vende i suoi servizi, di sicuro te li fa pagare caro.

Si, ok i 5$ del pakistano, ma credi  davvero che siano sufficienti? Moltiplicali per N volte di cacca che dovresti lanciare per fare seriamente qualche danno.

Inoltre, in ogni caso, non pensare di fare SEO negativa contro un sito con un forte trust: non pensare di essere il solo che sputa controvento cercando di abbattere un muro di fiducia costruito con la buona ottimizzazione sui motori di ricerca.

Mi è capitato che mi facessero questa richiesta per lavori di Web Reputation (a proposito, ne parlo nel prossimo webinar per Classroom, hai già dato un’occhiata?) ma, onestamente, quanto senso può avere provare a fare SEO negativa contro una testata giornalistica nazionale?

Tornando sempre ai Simpsons, ricorda cosa dice Marge di Lisa “si è costruita tanta fiducia con 8 anni di sincerità e diligenza”.

Non fare il solito Bart, guarda in prospettiva!

E tu sei mai incappato nella SEO negativa o sei stato tentato dal Lato Oscuro?

  • Ok, faccio un esempio: un numero non preciso di siti web copiano il mio feed rss e pubblicano articoli miei (e di altri blogger) pubblicando dei link alla fonte. Ovviamente quei siti sono pessimi e Google lo sa, perché pubblicano solo contenuti duplicati. Ma nel frattempo puntano al mio blog.

    Sono una minaccia?

    • SEOJedi

      yei-yoh Ric!

      imho no, o quantomeno non più, di questi siti ne è pieno il Web e Google ha imparato a riconoscerli (almeno saranno un paio d’anni che non li ricicciavano fuori, questi!)

  • Francesco D’Agostino

    Ciao Benedetto
    Fare Negative SEO equivale a lanciare una molotov nel negozio concorrente. Dovremmo essere tutti più severi a riguardo mentre la percezione che abbiamo è di una cosa “furba che non si fa”. Distruggere la reputazione di un sito web significa attentare a una risorsa aziendale, che è di tipo economico, usando un mezzo criminale. Come appiccare un incendio nel magazzino, per l’appunto.
    E poi è un segno di debolezza: fai i 400 metri ma l’altro è più veloce e allora tu gli spari.
    Ultimo rischio: il Far West. Se passa il messaggio buonista rischiamo di guardarci tutti in cagnesco e di dubitare l’uno dell’altro, sarebbe una guerra disastrosa per le tasche di tutti i seo, copywriter, smm, webmaster, presi a difendersi e contrattaccare invece di lavorare.
    La patata bollente, inutile dirlo, spetta al 70% a Google: se sminiamo il rischio penalizzazione sarà improduttivo anche cercare la falla di sicurezza.

    • SEOJedi

      Guà, Francesco io la metto così: fare SEO negativa significa davvero andare a togliere il pane di bocca a un altro.
      Il problema è che in certi settori è quasi la regola (non solo fare seo negativa, ma tutto il SEO-devasto).
      Come ho scritto sul post, ribadisco pure qua: le guerre costano. Tanto.
      Vale la pena investire in un carro armato se con la stessa cifra ci tiriamo su i palazzi?
      A rigor di logica – non di etica, puramente di logica, perché non posso pretendere che tutti siano pucciosi come i puffi – NO, non ne vale la pena. Che mangi polvere da sparo invece che del tuo business?
      Allora tanto vale allontanare chi ragiona in modo illogico, alla stregua di chi vuole le cose fatte dal cuggino.
      IMHO l’unica è metterla così, e – mi spiace dirlo perché comunque almeno nella mia esperienza capita spesso – raccomandarsi ad Atena, dea delle guerre difensive, perché pur non volendo incrocerai ‘sta gente.

  • La vita è troppo breve per sprecarla cercando di danneggiare qualcun altro.

    • SEOJedi

      “Mors tua, vita mea” secondo alcuni è l’unico modo di vivere, purtroppo per loro.

  • Facciamo finta che l’etica non esista o che sia assolutamente secondaria. Secondo me non conviene economicamente per un fatto: in quante occasioni si ha UN solo concorrente? Nella stragrande maggioranza dei casi ogni progetto ha diversi concorrenti.

    A quel punto, costa di più cercare di abbatterli tutti (ammesso che si riesca) o cercare di tirarne su uno e per bene?

    • SEOJedi

      sottoscrivo ogni singola parola Emanuele 😉

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