HTTPS come fattore di ranking: Google drop the bomb

Nuclear danger warningImmagine originale tratta da Fotolia
Tempo stimato di lettura: 1 minuto, 30 secondi
Pubblicato il 7 agosto 2014

Google lancia la bomba anche quest’estate: tranquilli, se i tormentoni da playa tardano ad arrivare, dalle parti di Mountain View ci hanno abituato – a noi pallidi SEO – a bombe sganciate in pieno agosto.

Gavettoni pieni pieni di polemiche: l’ultima è il lapidario annuncio sul Webmaster Central Blog “HTTPS as a rank signal“. Come si legge: “La sicurezza è una priorità per Google…. dopo mesi e mesi di test.. abbiamo iniziato a considerare l’HTTPS come fattore di ranking… per il momento si tratta di un fattore davvero leggero, che impatta nell’1% delle ricerche… ci piacerebbe incoraggiare tutti i proprietari di siti a passare dall’HTTP all’HTTPS per rendere sicuro il Web“.

Citando l’amico e collega Marco Maltraversi:

per quale motivo un sito vetrina dovrebbe avere usare https? perchè Google dovrebbe premiare qualcosa di così distante al concetto di posizionamento?

HTTPS per la SEO: mossa “politica”?

Com’è normale, si è scatenato un vespaio a riguardo nel settore: c’è chi parla di mossa politica “anti-NSA” e chi palesa la contraddizione fra indicizzazione e HTTPS (attenzione: il post è di un anno fa e nei giorni successivi Google potrebbe dichiarare qualcos’altro a riguardo).

Fatto sta che – passino le buone intenzioni – ma la dichiarazione di Google rischia di aprire un nuovo scenario “ad interpretazione” per i SEO, così come fu la velocità del sito o il bounce rate (con la nascita di nuovi miti nella cosmogonia del settore).

Altri, come Salvatore Capolupo, hanno ipotizzato la nascita di ingannevoli servizi di bassa lega quali “mettiamo in sicurezza il tuo sito per tot € all’anno”.

Insomma, come al solito Google cerca di fare il Patch Adams della corsia Search ma finisce nel mostare le zanne affilate di IT.

E tu cosa ne pensi? Sei giustamente al mare oppure la news ti ha fatto sudare freddo nonostante (finalmente) il caldo?

  • Ringrazio il buon Benedetto per aver riportato la notizia (e la mia opinione a riguardo), ed aggiungo una cosa: spesso nelle discussioni che sto vedendo in giro sull’argomento vedo esclusivamente… enfasi.

    Per molti la sintesi della notizia è “devo farmi HTTPS che così salgo nei ranking”,
    e questo francamente è ridicolo. Significa non avere la minima idea di quello che si fa, si gioca sulla reazione di pancia (ah, l’ha detto Google), e questo mi pare disonesto. Tanto più se poi non specificano la tipologia di siti che dovrebbero, secondo loro, avere HTTPS, e se magari il servizio HTTPS lo commercializza Google stessa (ops).

    HTTPS, tanto per essere chiari, è un protocollo di protezione delle connessioni che permette, accoppiato con la tecnologia dei certificati, di essere (quasi) certi che un sito sia davvero chi dice di essere. Sistema anti-frode ed anti-spionaggio (anche se, a dirla tutta, NSA pare l’abbia bucato), insomma: Paypal lo usa, la vostra banca lo usa, ebay lo usa, amazon pure e via dicendo.

    E a cosa mi servirà sulle pagine in chiaro? Quel comunicato è scellerato perchè fa facilmente capire che TUTTI debbano averne uno (la vaghezza di Google in queste situazioni è proverbiale), chissà come saranno contenti i titolari degli hosting…

    Questo interessa, in soldoni, i siti di e-commerce con sistemi di pagamento proprietari (neanche tutti gli e-commerce, quindi), teoricamente interessati a quel <1% di query, non a chi ha il suo blog, non se lo caga nessuno e capisce arbitrariamente che debba comprare HTTPS "perché è un fattore di ranking". Dire che agire così non serve a nulla mi pare scontato, a questo punto.

    Se già non erano in buona luce con la storia delle authorship soppresse a casaccio, con questa notizia provocheranno, al di là delle solite (inutili, secondo me) preoccupazioni, una percentuale di blog che implementerà HTTPS sulle pagine degli articoli. Io sono pronto a scommettere che succederà, e che gli hosting cercheranno di tirare acqua al proprio mulino millantando vantaggi che,
    in realtà, non esistono.

    Poi cerchino, magari, anche quelli di Google di non scrivere "fattori di ranking" che, di suo, è già un travisamento della realtà, figuriamoci che presa possa fare su chi non sia familiare con la statistica ed il suo uso pseudo-scientifico.

    • Non posso che darti ragione, my friend.

      A me questa passaggio mi lascia piuttosto (tanto) perplesso:

      “because we’d like to encourage all website owners to switch from HTTP to HTTPS to keep everyone safe on the web”.

      ALL website. Che cacchio! Grazie che poi si travisa.

      • infatti sì, è una cosa davvero abominevole. Google a volte sembra il tuo capo stressato che da’ indicazioni tassative e vaghe al tempo stesso 😀

  • Ciao 🙂

    Scusa se ti rispondo solo ora, ‘sto dannato Disquis non mi ha segnalato il tuo commento!

    Guà, tu mi citi gli update di Google, e io nel mio piccolissimo noto come siano quasi tutti punitivi (a parte Hummingbird).. questo IMHO la dice lunga circa la strada che vuole seguire Google, nel SUO contenitore.. dove ci muoviamo.

    Poi si, c’è chi se ne approfitta largamente..

Shares