Il tuo nome su Google? Qualcuno lo sta già cercando

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Tempo stimato di lettura: 12 minuti, 0 secondi
in: - 26 commenti - 28 ottobre 2013
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La domanda che ci poniamo oggi è la seguente: “Hai mai cercato il tuo nome su Google?”. Se la risposta dovesse essere “No, so già dove trovarmi…” allora l’articolo sarà sicuramente interessante per te.

Qualunque sia la tua professione, titolo di studio, interessi, situazione sentimentale o preferenze di ogni tipo è necessario che tu prenda consapevolezza che oltre al tuo “io” esiste una versione digitale di te, disponibile 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 (compresi i festivi!) e accessibile da un qualunque computer, smart phone o tablet connesso in Rete.

La tua identità digitale vale più del tuo biglietto da visita (su cui hai passato ore ed ore per scegliere il giusto formato, combinazione di colori e lettering) e ancor più del tuo sito web o portfolio online o del mitico completo griffato che indossi per incontrare un potenziale cliente o per affrontare un colloquio di lavoro: quello che il web sa di te è tutto ciò che le persone stanno leggendo in questo momento.

L’argomento di questo articolo è il Personal Branding, ovvero il “considerare sé stessi come un marchio o brand e gestirne la comunicazione e la promozione attraverso attività mirate e strategie definite al fine di ottenerne un vantaggio tangibile e misurabile, generando valore”.

Un buon esempio

Facciamo un esempio molto semplice: sei alla ricerca di lavoro e invii il tuo splendido curriculum all’azienda di tuo interesse, leader indiscussa nel settore del… confezionamento di cibo per cani. (Sì lo so, ma è giusto un esempio). Hai studiato a fondo la filosofia dell’azienda, ti piacciono i cani, sei il miglior confezionatore sulla piazza: il posto è sicuramente tuo!

All’interno dell’azienda ricevono il tuo curriculum, sono entusiasti della tua cover letter e leggono che non vedi l’ora di entrare a far parte del team di lavoro, ma qualcuno propone: “Cerchiamo qualche informazione su di lui in Rete”.

Dramma.

Compaiono le vecchie foto in cui getti un cagnolino in mare per gioco con amici, un articolo di quando ti sei incatenato nudo ad un palo a difesa del diritto di avere un nuovo McDonald dietro casa e (il peggio del peggio) la tua immagine di copertina su Facebook con quell’amabile gattino che ti piaceva tanto!

Certo, potrebbe darsi che sorvoleranno su questi aspetti e sarai comunque invitato ad un colloquio, in fondo è il tuo curriculum quello che conta. Oppure no?

Esistono agenzie specializzate in attività di head hunting (no, non come Lorenzo Lamas in Renegade), ovvero di occupano di ricercare figure personali per determinate posizioni di lavoro. Tra gli aspetti che vengono presi in considerazione, oltre che, ovviamente, un profilo in linea con le aspettative di esperienza, competenza, retribuzione e professionalità anche una serie di “soft skills” (competenze morbide) che vanno a toccare aspetti a cui non avresti mai pensato, tra cui, l’analisi della tua identità digitale e il tuo modo di agire online.

A questo punto? Sei già andato a cercare il tuo nome su Google?

Gli scenari

L’esempio per chi cerca lavoro è a scopo puramente didattico, tuttavia immaginiamo uno scenario alternativo: ti proponi ad un nuovo cliente come web writer, esperto di social media, sviluppatore web, web designer o esperto di comunicazione, avete collaborato con grandi nomi, il sito personale è lindo e pinto (aggiornato appena due giorni prima per fare bella figura…!) ma ecco che provano a cercarti online: cosa troveranno?

1. L’eterno assente Nulla. Neanche a pagina 22 di Google (se qualcosa non c’è prima di pagina 22 si può assumere che quantisticamente non esista).

La prima cosa che si domanderanno è se hai fornito i tuoi reali nome e cognome, tuttavia la mancanza di informazioni può generare le prime problematiche: “Hai scritto per qualche webzine?”, “Non ci sono siti che parlano dei tuoi lavori?”, “Non hai neanche un account Facebook?” Le risposte a questi interrogativi potrebbero riguardare la ricerca della privacy, il non voler avere dati pubblicati chissà dove o che non ti piace la vita digitale.

Sarebbe comprensibile per chi si occupa di studiare il comportamento del salmone canadese in Alaska, ma se stai proponendoti per un progetto dell’economia digitale…beh, non sarai molto credibile!

2. Quello che “non ci avevo pensato” “Ecco qui c’è il mio profilo Facebook, poi più giù un articoletto della mia laurea, a pagine cinque ci sono le foto del concorso astronomico a cui ho partecipato al liceo e il mio profilo Badoo” (esiste ancora Badoo?).

“No sa, è che lavorando tanto non ho mai pensato a lavorare sul rendere semplici ed accessibili le mie informazioni online.” – Anche in questo caso, sebbene le informazioni non siano esaurienti al punto da poter trarre giudizi, la difficoltà del rintracciarti online lascia pensare ad un lavoro saltuario, poche possibilità di mostrare il proprio talento o semplicemente nessun interesse per recensire il proprio lavoro. Non è che avrai la stessa “cura” per il progetto del tuo Cliente?

Da un professionista mi aspetto che sia protagonista della Rete non un semplice fruitore.

3. Quello che “è stato anni fa!” In questo profilo ricade l’esempio fatto per il colloquio con l’azienda di confezionamento cibo per cani: tutti abbiamo una vita e durante il nostro percorso capita di fare qualcosa di sconsiderato, non ponderato o, semplicemente, stupido. Sebbene sia convinto che errare sia la maniera migliore di imparare, far sì che questi errori non vengano “gestiti” nel lungo periodo significa continuare a sbagliare, pur non ricadendo nelle stesse “trappole” del passato.

Un video divertente pubblicato da amici anni prima è ancora disponibile su You Tube, una petizione firmata su un portale tematico, un articolo su una webzine, un commento stizzoso e pieno di volgarità, insomma, tutto ciò che potrebbe arrecarti imbarazzo in una situazione di lavoro o personale deve essere gestito quanto prima e utilizzato a tuo favore.

UPDATE: 4. Quello che…non sono io! Questo profilo nasce dal gentile commento di un lettore (Grazie Andrea!). Cosa capita se, cercando il vostro nome, dovesse apparire un vostro omonimo? Che magari opera nella vostra stessa città, nel vostro stesso settore? E che ogni giorno potrebbe prendere forza e visibilità dalle vostre attività online e raccogliere nuovi clienti al vostro posto?

In questo profilo ricadono anche i casi di omonimia nazionale: personaggi pubblici che a più riprese occupano la cronaca o l’attualità nazionale e che, a causa del proprio nome o cognome, scalzano la vostra identità con articoli di varia natura (positivi e negativi) per cui l’unica risposta possibile è: “Non sono io!”.

5. Quello che ci ha lavorato. Esistono infine i profili che sono stati costruiti. Vuoi perché il tuo nome è impronunciabile e sei l’unico ad averlo sulla Terra, oppure perché hai lavorato per creare un’identità digitale robusta, quando capiterà che qualcuno cercherà il tuo nome online, farai un figurone e, se la prima impressione è quello che conta, farne una ottima ancora prima di incontrarsi farà la differenza.

Come costruisco la mia identità digitale in maniera efficace?

Diffida sempre da una guida generale su come creare efficacemente “qualcosa”.

Soprattutto se stiamo parlando di comunicazione, online marketing e social media. In queste “discipline” non esiste e mai esisterà la ricetta perfetta. Chi sostiene questo sta vendendo un “pacchetto” di informazioni precostruito. Quello che posso fornire senza conoscerti, non avendoti cercato online, non conoscendo i motivi per cui desideri avere un personal branding efficace sono solo una serie di semplici suggerimenti.

1) La verità viene sempre a galla.

Il web non è un modo a parte. Per quanto tu possa sforzarti di costruire un altro te stesso, se questo personaggio non è la copia esatta di chi sei in realtà prima o poi verrà fuori. Questo discorso vale sul web come nella vita reale: non cercare di essere qualcun altro, inventando storie, costruendo profili ad hoc o semplicemente mentendo.

Se la persona che sei in realtà non è quella che vorresti essere, prima di spendere anche un solo secondo a cercarti online, pensa bene a chi vorresti essere e perché desideri cambiare. Quando avrai dato risposta a questi interrogativi, vai al punto 2 e lancia i dadi!

2) Cerca il tuo nome e cognome su Google.

Se sei iscritto a qualche social network più o meno famoso è molto probabile che tra i primi risultati ci sia proprio quello. Non approfondiremo il contenuto del tuo profilo in questo articolo e la maniera per renderlo efficace per lavorare online, tuttavia ricorda che esistono moltissimi social network.

Se hai una iscrizione su tutti i social più conosciuti potrai avere maggiori possibilità di monopolizzare la prima pagina di Google con questi risultati avendo così il controllo dei siti dove un potenziale cliente, datore di lavoro, amico o collega potrà trovare informazioni su di te.

Cosa? Non ti piace Linked In perché non ha la chat con le emoticon?

E consideri Google Plus la copia di Facebook?

E non usi You Tube con il tuo account perché tanto non condividerai alcun video?

Non hai un profilo Behance per pubblicare i tuoi lavori di design?

Beh… questa è una guida introduttiva e chiaramente non posso cambiare il tuo modo di vedere le cose, tuttavia se le possibilità sono a portata di click, non vedo perché sforzarsi a trovare mille scuse: forza, vai a registrati, magari in un prossimo articolo vedremo quali social network sono più utili per le professioni online.

3) Link da altri siti, Partecipare alla vita digitale, associazioni online.

Un giorno un head hunter professionista mi diede un saggio consiglio: “Se per lungo tempo non hai svolto alcuna attività lavorativa il tuo curriculum risulterà lacunoso, cosa hai fatto in quegli anni? Comodamente adagiato sul divano a chattare e perder tempo? Probabilmente sei incline a non dare il 100% sul lavoro, a parità di condizioni sceglierei un candidato più attivo.”

Ti è stato mai chiesto “Che hobby hai? Cosa fai nella vita?” (eheheh chi mi conosce sa che al 99% faccio questa domanda ogni qual volta incontro una persona nuova). La nostra vita non è composta solo da casa e lavoro: siamo tutti inclini a svagarci e a ricercare la socialità. Questa cosa traspare anche online.

Se nel tempo libero o per professione partecipi a concorsi, forum di discussione, newsgroup (esistono ancora i newsgroup?) oppure scrivi per il giornalino della parrocchia online, per una webzine di informatica, per il giornale locale stai semplicemente dimostrando che la tua vita è fatta anche di “altro” che assume un valore.

Quando partecipate ad un progetto di qualunque tipo, che abbia un risvolto digitale fate in modo che vi sia un riconoscimento (credits) online alla vostra persona. Molte webzine danno la possibilità di avere un proprio profilo online, molti siti e forum hanno un profilo pubblico con le informazioni dell’iscritto. Questi sono elementi che possono essere utilizzati per la costruzione della propria identità digitale.

4) Pulizie di primavera

Periodicamente fai un elenco dei siti in cui hai lasciato le tue informazioni. Ti meraviglierai di quanti siano: con l’avvento dei vari “Facebook/Twitter/Linked In Connect”, l’iscrizione ad un sito è diventata veloce ed indolore.

Inoltre esistono molti siti “aggregatori” dei nostri profili social dove, pur non essendo iscritti troveremo i nostri recapiti, informazioni, foto rubacchiate qui e là in Rete. Analizza quali informazioni sono maggiormente in vista e la tematica trattata dai singoli siti. Quelli che sono attinenti alle tue esigenze di lavoro o personali possono essere lasciati o migliorati (aggiornamento delle informazioni, cambio della foto, sostituzione di nickname con il proprio nome e cognome), mentre quelli che potrebbero danneggiare la tua immagine, o semplicemente che non vorresti avere online, vanno modificati o cancellati (eliminando il proprio profilo e attendendo alcune settimane affinché Google ripulisca il proprio archivio, oppure contattando i webmaster per richiedere la cancellazione dei contenuti).

5) Sei una webstar quindi in giro si parla di Te?

Se all’interno dei risultati di ricerchi trovi molti articoli che parlano di te (in maniera positiva / negativa) e desideri lavorare di fino per ripulire e raffinare questi risultati gestiti da altre persone puoi contattare gli autori e richiedere di modificare titoli e contenuti del sito, richiedere la cancellazione dei contenuti o lasciare commenti agli articoli a tuo nome per alimentare un contradditorio sereno e pacifico, chiarire punti di vista che non condividi più o su cui le tue precedenti idee non riflettono più la realtà.

Un punto di vista a tuo favore potrà essere non condiviso, ma quantomeno sarà una risposta migliore dell’assoluto silenzio alle critiche che non lascia spazio a punti di vista alternativi per chi legge.

Una volta un Cliente mi chiese come avrebbe potuto CENSURARE tutti gli articoli che parlavano male di lui. Purtroppo e per fortuna questa è la pratica meno adatta per la costruzione della propria identità digitale: la libertà di pensiero ed espressione sono valori cui tutti sono fieri e lieti di difendere a colpi di spada (e penna) quindi tutto ciò che prevede un’azione forzata si scontrerà, inevitabilmente, contro un muro di critiche e, spesso, un danno di immagine. E’ chiaro che questo è un discorso generale, dove si vedono infranti i propri diritti e si sta subendo un danno è possibile e lecito procedere legalmente.

6) Acquista un dominio con il tuo nome e cognome.

Il modo migliore per posizionare una parola chiave è acquistare il nome a dominio che la contiene per esteso. Se riesci a trovare disponibile il dominio nomecognome.it (o qualunque altra estensione disponibile) potrai utilizzarlo per inserire un elenco di link ai tuoi social network, pubblicare il tuo curriculum o portfolio ed essere certo di averlo, col tempo e un po’ di lavoro, come primo risultato nei motori di ricerca (chiaramente se ti chiami Adolf Hitler o Maria Teresa di Calcutta Madre Teresa di Calcutta, forse apparirai un po’ più in basso però ci potrai comunque lavorare…)

7) Combatti il nemico peggiore: te stesso.

Se non vuoi che una cosa vada online, non farla! Molte persona parlano di privacy e temono che le foto o le prove di momenti imbarazzanti (o peggio) vadano online…Se magari si evitasse di cacciarsi in situazioni sconveniente probabilmente non si correrebbe il minimo rischio. Tuttavia in casi estremi o per necessità varie, è sempre possibile lavorare di fino per trovare una soluzione.

In conclusione

Creare una identità digitale per sé stessi è un buon modo per aiutarvi nell’iniziare relazioni digitali online. In un mondo fatto di bit e chip il passaparola è ancora la miglior fonte di nuove opportunità per tutti. Quando questo viene a mancare non bisogna lasciarsi sfuggire alcuna occasione per presentarsi al meglio ed iniziare una proficua relazione.

Vi siete cercati su Google? Avete trovato qualcuno di interessante? Condividete la vostra esperienza con un commento: sono curioso di sapere chi siete in realtà!

  • http://salvatorecapolupo.it/ Salvatore Capolupo

    bel problema ed articolo molto interessante… in effetti la rimozione delle referenze digitali indesiderate, al di là di richieste assurde e/o “censorie”, è una delle cose più complicate: se trovi riferimenti al tuo nome non voluti su Google l’unica è contattare uno ad uno tutti coloro i quali ti citano, mentre spesso i contatti del sito non esistono o sono difficili da reperire.

    io credo che google per certe query di ricerca dovrebbe fornire, presto o tardi, la possibilità di rimuovere referenze scorrette, inesatte o imbarazzanti… poi comunque sta a noi separare la vita personale da quella lavorativa, cosa tutt’altro che scontata per molti ;)

    • EmanuelePisapia

      Buongiorno Salvatore! Scusa la tarda risposta, ero così entusiasta del primo commento che devo aver azzardato qualche click di troppo :)

      Google Offre la possibilità di eliminare le URL indesiderate attraverso un apposito strumento di Rimozione URL. Tuttavia la prima opzione che viene proposta è esattamente quella indicata da te: contattare il proprietario del dominio che ospita i contenuti.

      Tale strategia offre tuttavia un plus: stabilire (quando si viene risposti) una relazione digitale con i propri interlocutori, creando così rete e rapporti proficui per entrambe le parti.

      Grazie per il commento!

      • http://salvatorecapolupo.it/ Salvatore Capolupo

        Figurati :)

        In realtà la rimozione URL non è così semplice da attivare, questo perchè si presta facilmente ad abusi da parte della concorrenza che potrebbe fare carte false per rimuovere pagine “scomode”.

        Resta il fatto che moltissimi non si rendono conto che, ad esempio, le foto su Facebook spesso finiscono anche su Google, e questo può portare situazioni quantomeno imbarazzanti in sede lavorativa (fermo restando che la privacy è sacra, per me, e che non bisognerebbe MAI usare lo stesso account dei social network per lavoro & per svago)

        In linea di massima in almeno un caso o due su 10, nella mia esperienza, i riferimenti non si riescono a rimuovere a meno che non fai un DoS sul server :D

        Tuttavia è un lavoro da SEO “puro”, a mio vedere, questo, e se trovi professionisti in gamba riusciranno certamente ad aiutarti.

        • EmanuelePisapia

          Io sono sempre stato per un unico account (ne parlavo proprio qualche giorno fa su Fb con alcuni amici) e in un’intervista per una webzine di informazione universitaria: chi sei realmente prima o poi verrà fuori, attraverso un’analisi dei tuoi social o semplicemente conoscendoti meglio.

          Per la rimozione di contenuti è capitato anche a me di trovare difficoltà ad eliminare vecchi contenuti per i più svariati motivi o per esigenze strategiche…quando non hai altre risorse per ELIMINARE ti resta solo uan cosa da fare: CREARE.

          E in questo caso un lavoro SEO è certamente il più indicato, ma non l’unica strada, per migliorare la propria “personal serp” :)

  • Eugenio Fontana

    articolo interessante che apre tutta una serie di altre domande…

    • EmanuelePisapia

      Buongiorno Eugenio: il bello delle webzine digitali sta proprio in questo! :) Magari mille domande sono un po’ tante, ma pian piano ce la fare: cosa ti interesserebbe approfondire?

  • Annalisa Milione

    un articolo molto interessante, che permette di riflettere su quanto oggi vita reale e virtuale si fondano inevitabilmente in un tutt’uno, creando un ampio spettro d’analisi sulla persona stessa.

    • EmanuelePisapia

      Grazie mille del feedback Annalisa. E’ esattamente così: molti ritengono che esista una linea netta tra ciò che è virtuale e ciò che è attuale (non “reale”), tuttavia con l’avvento di social network personali che non nascondono più l’io digitale dietro un nickname, ma che riflettono semplicemente le nostre scelte e comportamenti sul web, una dicotomia tra i due mondi è una teoria ormai obsoleta. Parliamo di sfumature in cui l’individuo torna ad essere tale e si muove relazionandosi col mondo che lo circonda e la Rete che lo avvolge.

      • http://about.me/marcostizioli marcostizioli

        Io sono molto presente online, ma penso che ci sia ancora differenza tra virtuale o reale.
        O meglio, per me c’è differenza.

        Ché su internet non voglio che trapelino i miei affetti, le persone a cui voglio bene.

        Sono molto trasparente online (forse troppo?) tranne per i sentimenti che provo.
        Per me è un vanto non avere una foto che sia una sola – forse c’è qualcosa su Facebook (ufff) – nella quale io sono in compagnia di persone a cui voglio bene.

        Però questa è una mia scelta.
        Non giudico quelle degli altri.

        • EmanuelePisapia

          Ciao Marco, dal tuo commento si evidenzia che la tua scelta è di tutelare le persone a cui tieni. Non ragioni da individuo ma da persona all’interno di altre dinamiche sociali (affetti, amore, famiglia, ecc.).

          Il tuo giudizio e modo di vivere i social con più rispetto per le persone che ti circondano è molto rispettoso ed ammirevole.

          A volte capita che mi venga richiesto di eliminare foto dai miei profili per i più svariati motivi e mi rendo conto che tali richieste sono più che motivate per esigenze personali o di privacy. I social sono uno strumento, sta a noi scegliere come utilizzarli :)

          Emanuele

          • http://about.me/marcostizioli marcostizioli

            In realtà in primis voglio tutelare me stesso.
            Mi dà proprio fastidio pensare che persone che non conosco sappiano chi amo, chi frequento e possano vedere momenti nei quali sono felice.

          • EmanuelePisapia

            E’ l’uso che desideri fare del web.

            Molte persone ragionanto esattamente all’opposto: vogliono mostrare la propria felicità e condividerla con le persone che amano e che, per un motivo o un altro, non possono o vogliono raggiungere in maniera alternativa.

            C’è poi chi desidera essere d’aiuto, chi utilizzarlo “in modalità stealth”, chi vuole costruire, ecc. ecc. Magari questo è un ottimo spunto per un prossimo articolo.

            Grazie mille del tuo commento, Marco :)

  • andreasacca

    La cosa peggiore è scoprire che hai un omonino, che fa il tuo stesso lavoro, che ha il dominio .com, che vive nella tua stessa città, e che qualche agenzia ha contattato per sbaglio perchè pensava fossi tu! :)

    • EmanuelePisapia

      Beh, Andrea, hai evidenziato un ulteriore scenario: “quelli che…non sono io!”

      Nel tuo caso sono riusciti a risalire a te, ma cosa sarebbe accaduto se alla fine si fossero rivolti al tuo competitor? E mi domando: l'”Andrea Sacca” che non sei tu sta beneficiando dell’omonimia raccogliendo nuovi visitatori e Clienti?

      • andreasacca

        Ciao Emanuel, gran bell’articolo!
        Aggiungerei a quaso punto anche questo scenario!!!

        Purtroppo è già successo che si sono rivolti al mio competitor. E’ una storia molto divertente (se così vogliamo dire.. :) e molto probabilmente il mio omonimo, ha già beneficiato di questo.

        Ho pensato di cambiare nome del dominio, ma non ho voluto, ho preferito “combattere”. Ho anche provato a fargli una proposta per acquistare il dominio .com, ma come puoi immaginare senza alcun risultato.

        Tu cosa mi consigli di fare? E’ una gran bella rogna! :)

        • EmanuelePisapia

          Ciao di nuovo, ho cercato il tuo nome su google :) e ho trovato le due versioni di te. Mi piace molto il tuo sito e traspare una differenza sostanziale tra i due siti web, anche solo per la cura dei dettagli. Hai varie strategie, che ovviamente potrebbe intraprendere anche il tuo competitor. Sentiamoci su Facebook per i dettagli (cercami su Google, ehehe…).

          Per rimanere vaghi: puoi lavorare di SEO, ottimizzando alcuni aspetti del tuo sito, puoi lavorare di content marketing creando nuove risorse dedicate a te o di guerrilla marketing giocando in maniera palese sull’esistenza del tuo omonimo in Rete (con il rischio di regalargli ulteriore visibilità, se non ben gestita).

          Nel personal branding giochiamo con un “brand” che può incorrere in queste problematiche. Poniti questa domanda: “ho due Andrea Saccà, sembrerebbero uguali, ma quale dei due smacchia di più?” qual è il valore aggiunto dell’Andrea Saccà su cui voglio scommettere? Quando la risposta sarà chiara a te, impiegherai pochi minuti a trasformarla in un messaggio visuale che sarà la chiave di volta per migliorare la tua identità digitale.

          • andreasacca

            Grazie per i complimenti! Devo sistemare ancora un bel pò di cose, ma verrà il tempo anche per questo!

            Ti aggiungo su Facebook, così ne parliamo, vedo che sei molto preparato in fatto di marketing, mi piacerebbe approfondire l’argomento.

            Grazie ancora!

  • Diego Bonfranceschi

    Articolo davvero interessante che ci ricorda quanto vita reale e virtuale debbano essere curate con la stessa attenzione.
    p.s. Madre Teresa di Calcutta e non Maria Teresa di Calcutta :)

    • EmanuelePisapia

      Buonasera Diego! Concordo con te: la verità viene sempre a galla…esattamente come il mio non conoscere il nome di Madre Teresa di Calcutta :) Correggo subito.

      • Diego Bonfranceschi

        Comunque ho controllato. Nel mio caso, tranne un inspiegabile link ad un giornale locale in prima pagina, sono sempre io fino all’ultima riga di pagina 4. E devo dirlo, di lavoro da fare ce n’è davvero tanto :)

        • EmanuelePisapia

          Quando si dice: “Quello che ci ha lavorato” :) Ottimo lavoro. Percepisci un vantaggio con questo scenario nelle ricerche? Ti è mai capitato che qualcuno ti abbia cercato e poi fatto sapere? Raccontaci :)

          • Diego Bonfranceschi

            No no, quando si dice: “Quello con i cognome strano”. Il risultato non è assolutamente frutto del mio lavoro ma solo del mio cognome non molto diffuso. Come dicevo, nonostante questa situazione favorevole, di lavoro da fare, per ottimizzare il tutto, ce n’è davvero tanto!

    • EmanuelePisapia

      Buonasera Diego! “La verità viene sempre a galla”, così come la mia ignoranza nel nome di MADRE Teresa di Calcutta :) Corretto al volo. Grazie del commento!

  • http://www.lauryn.it Laura Gargiulo

    eheh per fortuna sto a posto, almeno finché non associano a me anche la tipa di pitssburgh che ha combinato qualche guaio negli stati uniti XD

    • https://www.lenus.it/ Emanuele Pisapia

      Ciao Laura! Può essere un interessante spunto per avviare una convesazione… nel frattempo rimani lontana da Pittsburgh ;)

  • Stefano Antonioni

    Grazie Emanuele! Penso che mi salvero’ il PDF del tuo articolo è lo condividero’ in azienda. I miei ragazzi spesso non si rendono conto dell’importanza di una identità digitale. Io da parte mia, capace che mi farò un sito web con il mio nome e cognome come dominio. :-)

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