Grassetto, ma in forma.

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Pubblicato il 10 marzo 2014

Dove metto il grassetto? E soprattutto: a cosa serve?

Questo stile è utilizzato su carta e web per evidenziare le parole principali, facilitare la lettura, attirare l’attenzione dell’utente e lanciare un messaggio in anteprima. Approfondiamo.

Il grassetto e il suo perché.

L’uso dello stile grassetto è una boccata d’aria fresca per i testi, soprattutto se si tratta di brani lunghi, che magari bombardano il lettore con una miriade di informazioni, citazioni e numeri da tenere a mente. Per aiutare ad attrarre l’attenzione e facilitare la lettura, però, il grassetto deve selezionare i concetti e le parole chiave, quelli che da soli introducono un argomento e guidano il lettore lungo il percorso di un articolo. I termini in grassetto formano anche i microcontenuti, i brevissimi testi che titolano, citano o introducono informazioni e racconti.

Una soluzione testuale, proposta da Luisa Carrada nel suo mestierediscrivere.it, è evidenziare la prima frase o la prima riga in grassetto, perché aiuta il lettore a percepirla come un contenuto forte e persuasivo, non banale, né inutile. Gli incipit dei capoversi in grassetto fanno da guida, identificano un passaggio successivo, permettono di prendersi una pausa alla fine della riga precedente e creano (come gli spazi bianchi) varietà visiva, indispensabile per un testo. Già, perché anche l’occhio vuole la sua parte e preferisce il movimento (seppur ordinato e dotato di senso) alla staticità, che il più delle volte annoia.
Altre soluzioni per risvegliare riga dopo riga la curiosità dell’utente e mantenere la vivacità della lettura sono

  • le sottolineature
  • i corsivi
  • le variazioni di font
  • le citazioni con una dimensione del carattere maggiore rispetto al testo
  • le mappe
  • le frecce
  • gli elenchi (puntati, numerati o con lettere, dipende dalle esigenze)
  • le parole chiave in grassetto, come accennato all’inizio.

Presta attenzione alle keyword evidenziate: devono essere le parole più importanti e per questo hanno diritto alla giusta sistemazione. Mi spiego: non evidenzio alcune parole all’interno di un testo lungo e complesso per variare lo stile e renderlo più ammiccante. Il grassetto funziona con il giusto ragionamento di chi lo utilizza. Se le parole chiave acquistano rilevanza all’inizio di un capoverso o in un elenco, allora è possibile che il grassetto non serva: lascialo riposare in dispensa, sarà pronto per una prossima occasione.
Un’altra raccomandazione: grassetto e corsivo sono una coppia vincente se utilizzati con metodo. Agglomerati in un testo lo rendono pesante, la loro funzione svanisce e il lettore se ne va.

Chi evidenzia, trova.

Utilizzato in titoli e sottotitoli, occhielli e titoletti, per caratterizzare un formato e riconoscere un nuovo argomento o un approfondimento, il grassetto non identifica le parole straniere. I termini inglesi (o di altre lingue diverse da quella del testo), infatti, indossano il corsivo, e lo fanno anche le citazioni, i titoli sottoparagrafo, le didascalie e le parti di uno scritto da enfatizzare.

Per nomi di teoremi o concetti scientifici, filosofici e altro puoi utilizzare il grassetto. Per i titoli di opere letterarie e per le domande nelle interviste accompagnalo al corsivo.

Se le parole chiave si ripetono identiche nel testo, evidenzia solo la prima (salvo diverse direttive). Se ci riesci, posiziona i termini in grassetto al centro del testo: aiuterai lo sguardo di chi legge, evitando uno scomodo zigzagare.
Una raccomandazione: non abusare né del grassetto, né di altri stili, perché la confusione penalizza la leggibilità e distrae il lettore.

Il grassetto del web.

Mai sentito parlare di ottimizzazione? Nei testi di siti web e blog le parole chiave, indispensabili anche per la SEO, sono in grassetto. Il codice html per questo stile è <b>, che il W3C ha però abbandonato preferendo il tag strong. Quest’ultimo trasmette l’enfasi semantica che può essere rilevata dai lettori vocali, utilizzati da persone con problemi di accessibilità, ma qual è la differenza tra i due tag?

<b> è uno stile fisico, che definisce solo l’aspetto del carattere; il tag strong è uno stile logico, che oltre a rafforzare la grafica del testo, specializza la funzione del contenuto trasmettendo informazioni.
Il grassetto che aiuta a scalare le pagine dei motori di ricerca è quello dei title e delle intestazioni h1 e h2, che Google predilige nella sua selezione. IlTag Title, che dovrebbe contenere la parola chiave principale per una migliore indicizzazione (meglio se all’inizio del titolo) e che non dovrebbe superare le 65 battute, è evidenziato in neretto per una corretta visualizzazione nelle pagine dei risultati.
Un altro vantaggio del grassetto è la possibilità di creare all’interno di uno scritto un metatesto: parole evidenziate e raggruppate in una struttura visiva, nella quale il lettore può leggere in anteprima il messaggio del contenuto.

Anche per l’ottimizzazione dei testi vale il divieto del sovradosaggio: troppi termini in grassetto producono nell’utente effetti collaterali anche gravi, soprattutto alla vista e alla comprensione.
Non c’è tag che tenga alla guida, che saprai fornire tu al lettore, e alla forma di un buon messaggio.

Se vuoi condividere con noi altri suggerimenti sul grassetto, scrivici nei commenti!

  • Sara Comparato

    grassetto é bello!! le sottolineature invece le trovo fastidiose, specialmente sul web.. mi sembra che vengano utilizzate sempre meno o sbaglio?

    • Martina Guglielmi

      Sempre meno il sottolineato, sempre di più il grassetto. Condivido la tua opinione, Sara.

      • Antonella M.

        Il sottolineato in genere viene evitato per evitare confusione con i link. Il grassetto va difeso a spada tratta. Funzione importantissima: è l’indicazione stradale ad uso e consumo del lettore. 🙂

  • Francesca Mattonelli

    sono curiosa: cosa intendi per “variazioni di font”? Ti riferisci all’uso dei diversi stili di uno stesso font, o proprio all’impiego di font diversi in uno stesso testo?

    • Martina Guglielmi

      A me non piace variare i font in un testo, ma è interessante (sempre con le dovute cautele per non creare un arlecchino di font) variare il font di una citazione, ad esempio. In un articolo abbastanza lungo, adoro quelle due o tre righe tra ” che focalizzano l’attenzione sull’argomento. Queste righe possono essere scritte con un font diverso. Altro esempio può essere il titolo. Tutto dipende da stile del progetto, informazioni offerte e molto altro. Spero di essere stata chiara 🙂

      • Francesca Mattonelli

        capisco! in WordPress utilizzo il tag

        per fare proprio questo genere di variazioni. Lo puoi personalizzare via css e l’effetto è molto gradevole.

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