Freelance e motivazione: istruzioni per l’uso

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Tempo stimato di lettura: 4 minuti, 47 secondi
Pubblicato il 24 settembre 2013

Il professionista social non ha più voglia. Il blog piange, i clienti aspettano invano, la creatività ti ha guardato, ha detto che scendeva a prendere un caffè e non è più tornata.

Accadeva mesi fa.

Si lo sai che devi lavorare e lo fai ma… non hai quel qualcosa che ti rendeva speciale. Insomma: l’entusiasmo, la voglia di fare e di sognare in grande. Sei lì, ti sei seduto e fatto abbracciare dalla routine. Seducente e infida la Routine, lo sanno tutti. Amica della Noia ed esperta portatrice di mediocrità. E sì, stai diventando mediocre, ordinario, e con te lo sta diventando la qualità del tuo lavoro.

Contento?

No?

Però pensaci, non ti devi dar tanto da fare, (e ora hai anche una bella relazione con pigrizia e svogliatezza… lussurioso!) va bene così. Cioè no, non va bene. Perché non ti diverti più, non eccelli, non assapori le sfide e soprattutto non vinci più. Non si può sempre vincere è chiaro: perdere, di tanto in tanto, fa parte del gioco. Il trucco sta a non farlo diventare un’abitudine. Perdere può anche essere fonte di grande saggezza, il nocciolo della quale è quanto sia meglio vincere.

Ma… Non si vince qualche volta, non è una cosa che capita, si vince sempre , vincere è un’abitudine. Purtroppo lo è anche perdere.

Queste tre frasi sono di Vincent Lombardi, il più grande motivatore degli ultimi 100 anni. Cosa c’entra un motivatore in tutto questo? C’entra eccome e sai perché? Perché quello che ti è successo è aver perso la motivazione. Niente di più e niente di meno.

Sei arrivato fino a qui…

A me non interessa il motivo che ti ha portato fin qui, possono essere mille o duemila o anche solo uno. Può essere stanchezza, un evento tragico, i risultati che tardano ad arrivare, i troppi risultati ottenuti… E sì, i motivi possono essere proprio tanti.

Ma, come dicevo, a me dei tuoi motivi interessa poco. Quello che mi interessa sapere è Qual é il motivo per cui combatti? Con cosa si alimentava la fiamma di quel fuoco che avevi dentro? Questa è la base di tutto. Di ogni tuo risultato, di ogni tuo gesto, di ogni più piccola cosa che fai. Perché se ci pensi bene questa sorta di apatia che ti pervade, è un segnale di quanto vorresti realmente: trovare un nuovo motivo per fare le cose, e forse anche trovare nuove cose da fare.

Sarà dura, durissima, ma lo sai anche tu: il dizionario è l’unico posto dove successo viene prima di sudore.

Quindi forse è il caso che ti dai da fare per ritrovare lo smalto di un tempo, rimetterti a fare le cose come solo tu puoi, smettere di sentire il peso delle ore passate al computer per finire un lavoro, delle notti in bianco a scrivere e pensare e fare ricerche prove, test, landing page, Seo, grafica e quant’altro. L’unica cosa che realmente ti serve è una buona motivazione. E … no: mettere qualcosa nel piatto non è mai una buona motivazione, perché per quello basta essere ordinari.

Un esercizio per aiutare la tua motivazione

Analizza la tua situazione, prendi carta e penna, dividi in due il foglio e scrivi da una parte gli obiettivi che hai raggiunto in passato, e dall’altra per chi li hai raggiunti. Spesso infatti si lotta e ci si impegna per obiettivi imposti da altri, e quando si raggiungono si perde la voglia di fare. Poi riprendi in mano il foglio e scrivi gli obiettivi che hai raggiunto per te, e dall’altra parte il perché volevi tanto raggiungerli. Scoprirai che molte delle cose che hai fatto servivano per un obiettivo più grande che hai perso di vista. O forse scoprirai che stai facendo il mestiere sbagliato, o più probabilmente, scoprirai che sei cresciuto e quanto ti spingeva un tempo ora non ha più molta importanza.

Perché se sei bravo, ma davvero bravo nel tuo lavoro, forse hai perso la motivazione perché sei stato… troppo bravo.

Jody Schekter fu uno dei migliori piloti del suo tempo, ma dopo aver vinto un campionato del mondo, perse la motivazione e il suo rendimento crollò drammaticamente. Se sei bloccato, se hai già raggiunto i risultati per cui ti davi tanto da fare hai solo due possibilità:

  1. Cambi mestiere e ricominci da zero
  2. Analizzi bene quelli che sono i tuoi sogni.

Poi trovi un collegamento tra quanto per te è realmente importante e il tuo lavoro. Avrai ritrovato in un batter d’occhio il carburante che ti serve. Ma non basta: ci sono altre cose che devi assolutamente fare per ravvivare il fuoco che hai dentro:

  1. Prenditi immediatamente un’ora per te stesso e fai qualcosa che sia solo per te. Spesso infatti pensare sempre agli altri (clienti, amici, famiglia) ha effetti devastanti che andranno a minare la tua serenità.
  2. Creati dei nuovi traguardi, che siano un bel challenge, abbastanza impegnativi ma non impossibili.
  3. Sdraiati, chiudi gli occhi e sogna un po’. Sogna dove vorresti essere con chi e in che modo fra 3 anni.
  4. Alzati, tira sù le maniche datti da fare per realizzare i tuoi sogni.

I falliti si dividono in due categorie: chi ha agito senza pensare e chi ha pensato senza agire. E tu non sei un fallito, sei solo un po’ stanco. E poi sei un freelance, che equivale a dire uno con gli attributi per fare l’impossibile.

Infine scriviti il tuo motivo per fare le cose e quando senti un calo nella tua spinta, tiralo fuori e rileggitelo. E guarda dritto negli occhi l’obiettivo, perché i problemi sono quelle cose spaventose che vedi, quando perdi di vista i tuoi obiettivi.

Andrea Girardi – HR Specialist, advanced training for managers and entrepreneurs

  • Laura Gargiulo

    dura ritrovarla, quando appunto la motivazione è solo il pane…

    • Andrea Girardi

      La motivazione va alimentata giorno per giorno. Nell’articolo c’è tutto quello che ti serve: se segui alla lettera aiuta molto.

      • Laura Gargiulo

        infatti lo farò, grazie 🙂 sto seguendo anche un percorso spirituale di pensiero positivo, e so che andrà meglio 🙂 va già meglio anzi 🙂

  • Carolina

    Sono bei consigli, ma quando si perde la motivazione, il motivo va considerato, capito. Se non gli presti attenzione, il resto è un palliativo. Può durare un giorno, un mese, tre mesi. Poi sei punto e a capo perché quello che non è risolto, rimane non risolto.
    Carolina

    • Andrea Girardi

      La motivazione è come una doccia: se va bene dura un giorno.
      Quello una parte di quanto scritto serve a mantenerla viva, l’altra ad analizzare quali fossero le basi da cui si alimentava.
      Nell’articolo spiego abbastanza dettagliatamente cosa fare e come.
      Il punto è che per prima cosa bisogna capire dove si alimentasse e solo dopo puoi cercare il perché non è più presente. Come spiego non sempre gli stessi motivi mantengono la propria valenza col passare del tempo, ma le molle che la fanno scattare sono sempre le stesse (differenti per ogni persona)
      Se fai quanto descritto, alla lettera, allora ne avrai un beneficio, in caso contrario no. Ovvero: se non lo fai, non funziona.
      Fermo restando che non è una malattia di cui devi indagare le cause, a meno che si sia in uno stato depressivo, quanto consigliato (in linea generale perché per tutti) è sufficiente. Se uno stato depressivo serve una terapia e non è questa la sede né il mio lavoro.
      Concordo sull’andare più a fondo, se vogliamo personalizzare con interventi mirati sul singolo caso.
      Se invece non è sufficiente per te e hai già messo in pratica tutto esattamente come descritto, non hai che da chiedere: resto a tua disposizione per ritrovare la tua motivazione, in base alle tue caratteristiche ed ai tuoi tempi.

  • Laura Volpe

    Complimenti Andrea… Un articolo bellissimo e soprattutto utile in quei momenti in cui perdiamo un po’ il senso di quello che stiamo facendo e perchè lo stiamo facendo…
    Sono le parole che avrei voluto sentire quando anche io mi sono trovata in questa situazione…

    • Andrea Girardi

      Grazie 🙂

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