Fare personal branding: il blog è necessario?

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Pubblicato il 29 aprile 2015

Pochi giorni fa, sul mio profilo Facebook Leonardo Bellini ha pubblicato un post dedicato al personal branding. La sintesi: molti usano i social per lavorare in questa direzione e ignorano il blog, preferiscono Twitter e Linkedin alla pubblicazione di articoli corposi, densi, ricchi di informazioni.

Giusto? Sbagliato? Ognuno ha la propria ricetta. E sicuramente il personal branding non è un settore facile da legare a vincoli e ricette evergreen. Però ti invito alla riflessione: cosa significa per te fare personal branding? Facciamo chiarezza su questo termine prima di individuare gli strumenti indispensabili. Rubo la definizione dal blog di Luigi Centenaro, una delle istituzioni in questo settore:

Fare Personal Branding (…) significa impostare una strategia per individuare o definire i nostri punti di forza e comunicare in maniera efficace cosa sappiamo fare, come lo sappiamo fare e perché gli altri dovrebbero sceglierci (Luigi Centenaro).

Chiaro come una giornata di primavera. In questi punti puoi trovare tutti i passaggi necessari per capire cosa è il personal branding. Ma, soprattutto, puoi individuare una giustificazione concreta all’uso di determinati strumenti.

Fare personal branding vuol dire comunicare una quantità infinita di dati. Cosa sai fare, come lo sai fare, perché gli altri dovrebbero scegliere proprio te. Le mie domande sono semplici: i social sono sufficienti? Sono adeguati alla tua persona? Aderiscono alle esigenze di chi parte da zero e ha bisogno di farsi trovare? Ecco tre buone ragioni per aprire un blog e fare personal branding. Più una per rimanere fedele ai social.

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Creare relazioni (e sporcare le mani)

Chiedimelo cento volte e io ti risponderò cento volte nello stesso modo: qual è il grande vantaggio di un blog? La sua capacità di creare relazioni con i lettori. Ovvero persone che puoi fidelizzare, che parleranno bene di te con amici e colleghi, che verranno ai tuoi eventi per capire meglio le tue idee.

Attraverso un blog ti fai trovare, e metti in pubblica piazza le tue capacità. Ma soprattutto inizi una discussione proficua con persone che cercano risposte, che amano quello che fai e – perché no – criticano il tuo operato. Questo significa sporcarsi le mani con la materia prima del nostro lavoro: la comunicazione.

Essere blogger vuol dire in primo luogo avere una voce in capitolo per chi ti cerca attraverso questa piattaforma. E sono tante le persone che leggono, condividono, commentano. Senza dimenticare che il blog è uno strumento speciale per aumentare gli iscritti di una newsletter, strumento chiave per mantenere i rapporti con il tuo target e inviare messaggi profilati.

Per approfondire: la newsletter giusta al momento.

La tua voce in primo piano

Fare personal branding vuol dire comunicare quello che sai fare. E credo che un blog sia perfetto per dare massimo risalto alle tue potenzialità, per mostrare ai destinatari qual è il tuo potenziale. E questo non solo perché la scrittura è libera dalle costrizioni imposte dalle singole piattaforme, ma perché ti puoi far trovare in mille modi differenti. Quattro esempi su tutti:

  • Motori di ricerca.
  • Condivisioni.
  • Discussioni.
  • Dark social.

Ogni articolo viene indicizzato e trovato da persone che possono ricondividere questo articolo sui social, possono postare il link nelle discussioni che nascono sui forum o nei gruppi, possono mandare l’URL a un amico o a un collega via email, possono suggerire al capo di dare un’occhiata al tuo blog perché: “Ehi, non stavi cercando uno bravo per quel lavoro? Dai un’occhiata a questo tipo”. Mi appoggio alle parole di Riccardo Scandellari:

Da sempre sono sostenitore della centralità del blog come strumento base della propria comunicazione. Non esiste un altro luogo in cui poter esprimere il massimo della propria capacità comunicativa, liberi da schemi, impostazioni e limitazioni date dalle affollate pareti sociali (Fai di te stesso un brand).

Ok, puoi fare personal branding anche con i social? Certo. I social sono importanti. Ma avere un blog al centro della propria strategia è fondamentale. Ma io ho notato una cosa: Seth Godin non usa i social. Twitter è praticamente un contenitore di link. Però ha un blog. Senza commenti. Magari gli articoli sono brevi. Però il blog lo aggiorna sempre. Perché qui c’è la sua voce in primo piano. Senza inutili orpelli e costrizioni.

Sicurezza e professionalità

Un aspetto non secondario. I prodotti vengono ritirati dal mercato, i servizi chiudono, il blog rimane per sempre. I contenuti sono tuoi. Personali. Nessuno chiuderà il tuo blog, e tu avrai sempre il massimo controllo di quello che stai pubblicando. Fare personal branding per me vuol dire avere un blog proprietario, e quindi un blog con un hosting e un dominio.

Quindi niente WordPress.com o Blogger: ottime soluzioni per fare pratica ma poco professionali e scomode in vista di una futura personalizzazione.

WordPress, dal mio punto di vista, è il massimo. Poi possiamo ragionare su altri CMS ma in ogni caso evita servizi gratuiti che non permettono di personalizzare il blog. Hai dei colori aziendali, un font che caratterizza la tua immagine, un logo da inserire nell’header. Su un blog Wodpress.com tutto questo è impensabile. Quindi la soluzione è questa: investire in un blog self osted.

Per approfondire: quale hosting scegliere per WordPress.

Perché rinunciare al blog?

Ok, il blog è spettacolare. Ti permette di pubblicare contenuti, di creare interazioni, di mostrare i muscoli e di costruire il tuo brand in modi differenti. E tutti validi. Ma c’è un motivo che ti spinge a non aprirlo: la costanza. La maggior parte dei blogger è super convinta la prima settimana: un post al giorno. Poi i risultati non si presentano e le pubblicazioni scendono a due o tre.

La discesa è inesorabile, gli argomenti latitano, lo sprint iniziale è solo un pallido ricordo: un articolo a settimana, anzi, due articoli al mese. Tanto è la qualità che conta, giusto? Certo, nel frattempo il blog diventa una nave fantasma che si aggira per il web senza comandante: i commenti si accumulano, gli argomenti in home page hanno fatto le ragnatele, i titoli citano ancora Friendfeed e Google Buzz.

Ecco, in questi casi io punto alla semplicità e all’essenzialità: essere presente su un canale vuol dire investire tempo e risorse. Se mancano questi punti evita, non investire nel blog. Perché sarà un biglietto da visita pessimo: continua a lavorare sui social, trasforma Google Plus in una sorta di microblog, usa Facebook e Twitter per mantenere rapporti virtuosi con colleghi e clienti.

Le opinioni del pubblico

Qualche giorno fa, subito dopo la discussione aperta su Facebook, ho lanciato un sondaggio. Fare personal branding: è necessario avere un blog? Ho condiviso il form sui social, anche sul gruppo Webhouse, e il risultato è questo:

Fare personal branding: il blog è necessario?

Ovviamente questo sondaggio non ha alcun potere rappresentativo, ha raccolto 164 pareri, ma considerando che è stato condiviso attraverso canali seguiti principalmente da professionisti del settore web marketing è plausibile (ma non obbligatorio) pensare che nel settore l’idea predominante sia questa.

Fare personal branding: la tua opinione

Ho spiegato i motivi utili per aprire un blog e fare personal branding, ho anche individuato la strada utile per chi ha le ore contate e non può dedicare tempo a questo strumento. Adesso voglio conoscere la tua opinione: secondo te il blog è uno strumento necessario per fare blogging? Lascio a te la parola nei commenti!

  • caro Riccardo dobbiamo sempre ricordarci che i canali social, per quanto ben utilizzati e ricche fonti di engagement, sono sempre complementari ad un blog, con il quale mostreremo la natura di qualcosa di NOSTRO nel vero e proprio senso della parola. scegliendo un WordPress avremo molto lavoro da fare, ma se ben fatto i risultati saranno garantiti visto che indicizza l’impossibile, ma se non c’è come hai detto te la voglia e la possibilità di stargli dietro, meglio evitare

    • Ciao. Pienamente d’accordo. Ti dirò di più: meglio tagliare un social e mantenere il blog, almeno in linea di principio. Ogni situazione merita una riflessione a parte, ma il blog per me resta una risorsa chiave. Sei d’accordo?

      • ovvio @riccardoesposito:disqus, il blog sarà sempre al centro della nostra presenza online, indipendentemente dalla strategia e il target con cui abbiamo a che fare e, vista la settorializzazione degli utilizzi social, non vale più neanche la pena averne troppi, ne bastano meno e ben utilizzati che convoglino il loro traffico direttamente nel blog. @OhanaDog:disqus il fatto che Blogger sia un po’ passato in secondo piano è vero, ma ricordiamoci la potenza e la multifunzionalità di WordPress, tralasciando l’utilizzo di template comuni ci permette di fare da soli cose che anni fa ci sognavamo se non sborsavamo chissà quanto denaro. in ogni caso di nativo resta poco, perchè ognuno crea e modifica secondo le sue esigenze

  • Non capisco in nome di quale superstizione Blogger debba essere sempre considerato figlio di un dio minore…quando proprio WordPress corre il rischio di essere ‘uno per tutti nessuno e centomila’…come il tuo template che in Rete è tra i più diffusi… roba da crisi di identità…

  • Le opinioni sono sempre permesse, figurati, ma rimane pur sempre una tua opinione che ha il sapore della propaganda un po’ fine a se’ stessa.
    Dopotutto fare formazione non è fare marketing e dovresti contemplare per lo meno una prospettiva oggettiva e non sulla linea del tuo credo e del punto e basta.
    Comunque non è assolutamente vero che WordPress è superiore a Blogger probabilmente non lo hai mai sviluppato a sufficienza… come posso appurare che non sei affatto informato che tra pochi mesi il CMS di Google offrirà la possibilità di avere il proprio domino ‘proprietario’ ad una spesa irrisoria.
    Ed è solo uno degli aspetti peculiari che posso citare ma ve ne sono anche altri che alla voce sicurezza e professionalità possono aiutare il professionista a svolgere il proprio lavoro online quotidiano rispetto a WordPress riducendo i tempi di lavoro al netto attraverso per esempio la user friendly.

    • Certo, opinione personale. Ma niente propaganda, non ho alcun interesse a spingere WordPress. Che d’altro canto non ha bisogno del mio aiuto: è il CMS più utilizzato al mondo per fare blogging, un motivo ci sarà. Non condanno chi usa Blogger per lavorare, ma io non farei mai. Ecco.

      • Se un motivo c’è, allora; qual’è? Bisognerebbe giustificare…non credi?

        • Qual è il motivo? Ti ha risposto con la giusta precisione @Davide De Maestri:disqus che ha più esperienza di me nel settore WordPress.

          • Va bene chiudiamola così 🙂 vi faccio solo presente che la differenza tra fare formazione e comunicazione è insita proprio nel saper giustificare mantenendo un approccio aperto quanto critico per lo meno verso se’ stessi.
            Formare indica innanzitutto orientare, altrimenti, è = marketing!
            La risposta che ho ricevuto la ritengo secondo la mia opinione arbitraria.
            Oltretutto io non ho sostenuto che WordPress sia inferiore ho solo detto che Blogger non è certo minore.
            Mentre per User Friendly intendo la facilità di utilizzo per esempio della ‘suite di strumenti di produttività e collaborazione – che include Gmail, Google Drive, Google Calendar – per ridurre gli investimenti necessari in tecnologia avvalendosi dell’infrastruttura di Google perfettamente integrati al blog’ cit.
            Infine, la dialettica se mi avete capito per fare formazione attraverso i commenti è la seguente e non vi è niente di offensivo. 😉

          • Mi spiace, ma non è un’opinione che WordPress sia una piattaforma liberamente scaricabile e modificabile/estendibile e Blogger sia una piattaforma online della quale se ne possono sfruttare le potenzialità messe a disposizione. Non è marketing, non è dialettica, è semplicemente un dato di fatto oggettivo che chiunque si occupi di sviluppo web a livello professionale sa 😉

          • D’altro canto non si può relativizzare tutto. In queste poche battute si sintetizza la superiorità di WordPress. Oh… io l’avevo detto: un motivo ci sarà. Eccolo, è uscito fuori 😀

          • Capisco, ma infatti ero già perfettamente a conoscenza di questa differenza tecnica tra le due piattaforme e non si è trattato di dire che Blogger fosse tecnicamente migliore di WordPress ne’ tanto meno smentire il viceversa, bensì di sostenere che se uso la piattaforma di Blogger con un buon design (se non univoco) e come dominio ho il famigerato ‘dominio di primo livello’ sfido la gran parte dell’utenza a capire che esso non sia professionale ne tanto meno sicuro. Tutto qui…:)
            Volutamente lascio all’oblio la questione del marketing e della formazione perché mi hai frainteso; comunque anche Webhouse, poi :), alla fin fine usa un Template già realizzato e non fatto da zero….
            Per concludere credo che l’equivoco sia nato dal confronto delle due piattaforme ai fini del personal branding e non su basi tecnico-informatiche….:)

          • Mi spiace smentirti anche su questo, Webhouse è stato realizzato ex novo sia a livello creativo che tecnico, e tra l’altro dal sottoscritto insieme ad un grafico con cui abbiamo ideato il concept 🙂

          • E con questa credo che si possa mettere la parola fine alla discussione 🙂

          • Si si infatti mi sono sbagliato a scrivere intendevo il template di ‘My Social Web’ non quello di WebHouse..:)

          • Oltre a essere una scelta infelice (nessuno qui ha valutato il tuo blog, e non lo faremo…) puntare il dito sul mio blog senza non cambia la realtà dei fatti: Blogger lo puoi usare per un progetto personale. Se vuoi il massimo per un blog professionale la soluzione è WordPress.

          • ..mica ciò i complessi di inferiorità e mi faccio tutti sti’ problemi…per un template…giudicalo allora…fallo pure…non trattenerti…altrimenti ti scoppia un embolo….

    • Perdonami Ohana ma stai dando informazioni scorrette. Blogger è una piattaforma online ospitata da Google, WordPress (la versione scaricabile dal .org, non .com, conosci la differenza?) è un CMS indipendente open source che permette di sviluppare funzionalità e plugin ad hoc per ogni evenienza. Segnalo che la “user friendly” di cui parli non è nulla, non utilizziamo termini senza sapere di cosa si parla 🙂 Se intendevi invece usabilità o user experience non veniamo a raccontare che WordPress è uno strumento complesso. Hanno, ahimè, inventato mille sistemi drag&drop a prova di dummies. Concludo dicendo che sostenere che si stia difendendo WordPress (che ripeto è open source, non si può nemmeno parlare di interessi economici) è quantomeno fuori luogo. Mi fermo, per non tediarvi oltre, my 2 cents.

  • Architetto Giuseppe Barra

    Meglio fare Personal Branding con Nome & Cognome o sceglier un nome Riferito ad una Competenza ?

    • Nome e cognome.

      Personal branding, puntiamo sulla persona.

  • Mauro Ronci

    Condivido tutta la linea. Se apri un blog, considera anche del tempo da dedicargli: 3-4 post al mese almeno, non credete? Se invece la materia prima latita direi che va bene anche l’uso dei social media: strizzerei in particolar modo l’occhio a Google+, per la sua parentela stretta con IL motore di ricerca.

    • Ciao Mauro,

      Il punto è questo: il blog deve essere vivo, attivo. Pubblicare un blog per poi abbandonarlo non ha senso. Io suggerisco un minimo di due post a settimana per iniziare ad avere dei risultati. Ovviamente tutto dipende anche dalla qualità: se pubblichi dei report spettacolari va bene anche un post al mese.

  • Cristiano Guerra

    Premessa: sono grafico e pubblico i miei lavori sul mio sito/portfolio. Non sono blogger, non sono formatore, non faccio workshop o speech. Faccio molta fatica a scrivere online (Per scrivere questo messaggio ci ho messo 20 minuti). Domanda: secondo voi per sfruttare al meglio il mio sito e far crescere il mio lavoro devo avere per forza un blog?

    • Io il blog lo aprirei a prescindere: avere un blog vuol dire moltiplicare le possibilità di essere trovati su Google e di essere condivisi sui social. Ovviamente avere un blog vuol dire investire tempo e risorse.

      • Cristiano Guerra

        Grazie.

  • Quando penso ai mezzi di promozione (aziendale e personale) che oggi abbiamo a disposizione, immagino ad una struttura ciclica in cui ogni elemento risulta utile al potenziamento di tutti gli altri. Dunque sono del parere che la gestione di un blog possa essere funzionale nel 99% dei casi. Certo servono tempo, studio, competenze tecniche e linguistiche adeguate. Il blog è un po’ lo strumento che, se ben utilizzato, genera interesse nell’utente e/ cliente. Non è (anche) così che si costituiscono rapporti interattivi con la clientela?

    • Certo, è soprattutto così. La differenza la fa il mix di diversi elementi, e il blog è uno di questi. Non ci dimentichiamo però i social.

    • Cristiano Guerra

      Si, però non è detto che la clientela sia sempre interessate a leggere il blog, magari è solo interessata ad acquistare il prodotto o servizio dal tuo sito, velocemente e senza perdere tempo.

      • Sì Cristiano questo certamente. Dipende però anche dall’interesse dell’utente come anche dalla tematica del blog. Io ad esempio ne gestisco uno per la web agency in cui lavoro e in questo caso torna molto utile per far capire elementi tecnici e specifici dei servizi di promozione e marketing digitale che offriamo. Si, dipende anche un po dal tipo di servizio che si sta promuovendo.

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