Freelance: perchè essere assertivo nel Lavoro?

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Pubblicato il 18 settembre 2014

Ho sentito la parola assertività per la prima volta nel 2006, quando muovevo i primi passi nel life coaching. Un mondo nuovo fatto di tanti bei libri, parole inglesi e strumenti utili per essere una persona migliore. Ho imparato che per essere un bravo professionista, non servono solo corsi di formazione ed aggiornamento, ma servono anche intelligenza emotiva, PNL (Programmazione Neuro Linguistica) e time management.

Tutti strumenti e concetti utili che oggi uso quotidianamente nella vita da freelence. Ma ultimamente l’assertività è diventa la chiave dei miei pensieri, perché crescendo professionalmente ci sono delle situazioni che non vuoi più si ripresentino, non vuoi più essere sottostimato e soprattutto sottopagato.

Assertività, questa sconosciuta

La parola assertività deriva dal latino “adsèrere“, banalmente tradotto come asserire o affermare. Dico banalmente, perché la parola assertività raccoglie al suo interno un’infinità di sfaccettature che non possono essere racchiuse in una “banale affermazione”. Secondo alcuni infatti la parola assertività, o meglio il concetto di assertività, derivano dall’inglese “to assert“, il cui originale significato è “mettere uno schiavo in libertà“.  Capirai quindi che l’essere assertivo è molto più dell’affermare se stesso. E’ una condizione dell’essere libero.

Essere assertivo vuol dire affermare se stessi, i propri bisogni, sentimenti e aspettative, in modo chiaro, onesto e senza violare i diritti dell’altro. Una persona assertiva è una persona indipendente dal giudizio e dalle aspettative degli altri, è colui che sa gestire i conflitti trovando soluzioni positive, assumendosi la responsabilità delle proprie azione senza farsi carico dei problemi degli altri.

Tutto questo per dirti che essere una persona assertiva ti renderà una persona migliore, ma soprattutto un professionista migliore.

Come? Beh con tanto impegno e tanta volontà e con 5 piccole regole da seguire.

Alcune regole d’oro dell’assertività

L’assertività ha una lunga serie di concetti chiave, di comportamenti verbali e non, da seguire. Qui trovi le 5 regole fondamentali, quelle che uso quotidianamente nella gestione dei rapporti di lavoro.

  1. Sii consapevole di chi sei – per essere assertivo devi sapere chi sei ed esserti fedele sempre. Fermati un attimo e pensa al tuo lavoro. Pensa al professionista che sei, alle tue competenze ed ai tuoi punti di forza. Bene, ora pensa che tutto questo ha un peso, ed anche un prezzo, che ti devi riconoscere. Devi avere stima di te stesso sempre. Rispetta per primo il professionista che sei e vedrai che lo faranno anche gli altri. Ovviamente parlo di una buona autostima di se stessi, non del sentirsi “er mejo” a prescindere.
  2. Impara a dire no – questo è uno dei punti fondamentali per essere un professionista assertivo. Saper rifiutare un lavoro, una collaborazione con un no assertivo è difficile. Quando si rifiuta una richiesta dobbiamo rispondere in modo chiaro e fermo, chiarendo i motivi del rifiuto ed offrendo delle possibili alternative. Dire no è un tuo diritto. Così come lo è anche il cambiare idea. Il no assertivo non è un no assoluto.
  3.  Ascolta – il linguaggio verbale, ma soprattutto quello non verbale ci offrono tutte le informazioni necessarie per comprendere la situazione. Ascolta il tuo interlocutore, osserva i suoi movimenti ed i suoi gesti. Cerca nelle sue parole i punti in comune ed anche le soluzioni a possibili problemi e futuri conflitti. Ascolta anche te stesso. Comunica il tuo stato d’animo, le tue esigenze e le tue aspettative. Sii onesto e chiaro col tuo interlocutore.
  4. Gestisci i conflitti – per essere un buon professionista devi essere un buon negoziatore. Devi avere chiari in mente gli obiettivi della negoziazione, sia i tuoi che quelli del tuo interlocutore. Non devi vincere per forza, ma non devi neanche arretrare. Prenditi tempo per pensare e trovare delle soluzioni soddisfacenti per te e per l’altro.
  5. Accetta le critiche – le critiche non sono il male. Anzi sono un momento di crescita, una grande opportunità. Ovviamente parlo di critiche costruttive, motivate e che giudicano il comportamento e non la persona. Guarda alla critica come alla carota e non al bastone. Tu non sei i tuoi errori, quindi disapprova i tuoi errori, ma approva te stesso. Impara anche a rispondere alle critiche. Analizzale, chiedi spiegazioni se necessario e prenditi tempo per rispondere.

Sì tutto bello, ma io come uso l’assertività?

Il processo per essere assertivi è lungo ed ad ostacoli. Quindi non avere fretta. Scrivi le 5 regole su un foglietto e appendile davanti alla tua scrivania. Quando ricevi una richiesta di lavoro, prenditi il tempo di analizzarla con calma e soprattutto di analizzare te stesso. Come ti fa sentire? Il lavoro richiesto rientra nelle tue competenze? Il prezzo stabilito è congruo? Le richieste e le aspettative sono chiare?

Rispondi a queste domande onestamente. Se c’è anche un solo “no” prendi le 5 regole e ricomincia. Individua il problema, fai domande, chiedi spiegazioni e soprattutto dichiara le tue intenzioni in modo chiaro e deciso. Sentiti libero quindi di dire no, proponendo un’altra soluzione che possa andare a vantaggio di entrambi. Voglio sottolineare una cosa: non lasciare niente al caso. Il caso può portare a conflitti, che dovrai gestire e non rifuggire.

Ecco anche qui l’assertività ti servirà. Il conflitto crea disagio, oltre che stress. Comprendi le motivazioni che hanno portato al conflitto, accetta le critiche e muovi, tu stesso, delle critiche se necessario. Cerca quindi, e/o collabora a cercare, una soluzione soddisfacente per te e per il tuo interlocutore. Se la soluzione scelta ti lascia l’amaro in bocca, vuol dire che devi cercare ancora. Quindi rileggiti le regole e cerca la risposta, magari facendo una domanda.

Ti senti già un professionista migliore?

  • Di recente sono stato caldamente invitato a frequentare un corso professionale di 5 giorni su assertività, proattività, problem solving, dove hanno cercato di fare un lavaggio del cervello a tutto il gruppo.
    Quando leggo queste cose mi viene da sorridere. Lungi da me il voler screditare l’articolo, anzi, l’ho trovato molto ben scritto e con ottimi spunti di riflessione.
    Il problema è che bisogna sentirsi estremamente fortunati se poi si può realmente mettere in pratica queste “tecniche”.
    Sicuramente un lavoratore autonomo ha possibilità di gestirsi ma per uno dipendente c’è ben poco da fare (nonostante paghino loro il corso). Miracoli all’italiana 🙂

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