Donne e carriera, quando la famiglia diventa un ostacolo

famiglia o carriera?
Tempo stimato di lettura: 3 minuti, 55 secondi
Pubblicato il 1 maggio 2013

Nel 2013 l’avere figli non è più un dato scontato e il non averne è diventata quasi una scelta obbligata fino a una certa età.

Scrivo questo articolo di getto e non, conscia del fatto di esser fresca da un non rinnovo quasi sperato. Per la società sono una nuova disoccupata da mantenere a partire dal 1 maggio e per la mia ex azienda ufficialmente sono un costo in meno.

La spiegazione più logica per me, dal momento che il 17 maggio mi sposo, è il terrore da parte dell’azienda di un eventuale maternità. Per il matrimonio non ho chiesto alcuna licenza, quindi: mancanza di fiducia oppure qualche parente/amico farà il mio lavoro, dal momento che una figura professionale come la mia serve con urgenza?

Chiedo venia anticipatamente se l’articolo risultasse prolisso o acido ma un piccolo sfogo può sempre servire a ricordare come le donne sono trattate oggi. Mai in quasi 10 anni di lavoro mi era successo di dover chiedere la disoccupazione ad uno stato sconvolto dai debiti. Peccato che di quelli “.. sempre a causa dello stato ..” ne abbia accumulati anch’io e a fronte di spese pressanti quali affitto, bollette e un matrimonio tanto desiderato, mollai anni di libero professionismo per un lavoro dipendente che mi desse la tanto agognata sicurezza economica. Ed è proprio in quest’ultima frase la parola che mi ha fregato. MATRIMONIO. Ebbene sì, proprio la speranza di crearmi una famiglia ha buttato ai rovi anni di lavoro.

Quindi la domanda è: come fare a crearsi o mantenere una famiglia?

Ragioniamo.

Il libero professionismo no, regime ordinario, spese del commercialista, clienti che non pagano e spese vive rendono impossibile qualsiasi tranquillità economica. E per tranquillità economica intendo uno stile di vita esente da EQUITALIA.

Uno stipendio da dipendente è impossibile. Lo spettro della licenza matrimoniale e della maternità terrorizza qualsiasi imprenditore tanto da proporre dimissioni in bianco alla firma del contratto nonostante il grosso rischio o nuove strategie per tutelarsi.

Ed ecco le nuove strategie imprenditoriali del 2013 per non “farsi fregare” (da chi poi?)

Contratti a progetto a scadenza annuale con taciti accordi quali orario da dipendente, niente maternità per almeno i primi anni in cambio di stipendio regolare e false ferie e malattia.

Contratti part time a tempo determinato di 6 mesi che si trasformano magicamente con tacito accordo in full time sempre a patto che non ci siano matrimoni o maternità all’orizzonte.

Lavori in nero sempre più frequenti nonostante le campagne anti-parassiti.

Licenze matrimoniali saltate a piè pari per paura di perdere il lavoro.. dimissioni obbligate.. licenziamenti dopo lettere di richiamo assurde o mobbing… donne in cassa integrazione che lavorano tutti i giorni… sindacati completamente assenti che fanno il gioco dei capitalisti… falsi bilanci per rendere i licenziamenti (ahimè si sempre più femminili senza figli) giustificati ai fini dello stato.

In conclusione?

Peccato che il tempo passi e se prima dei 30 anni non puoi far famiglia perché propongono solo contratti da apprendista dopo i 30 ti ritrovi all’interno di labirinti burocratici infiniti. E qui il bivio.. zitella a vita o la famiglia a costo di rinunciare a tutto? Famiglia! Ok, fai presto perché l’orologio biologico corre.

E alla fine ho capito, la zitella è la dimensione migliore per un imprenditore. Peccato che se sua madre lo fosse stato a quest’ora non sarebbe qui.

LEGGI:

Ai sensi dell’art. 54 del D.Lgs. n. 151/2001, le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine del congedo di maternità, nonchè fino al compimento di un anno di età del bambino. Inoltre con sentenza 5749/2008 la sezione lavoro la Cassazione ha stabilito che è comunque dovuto il risarcimento anche nel caso in cui venga licenziata una donna in stato di gravidanza o puerperio e quest’ultima non abbia dichiarato il suo stato al datore di lavoro.

Ai sensi dell’ art.o 4 del D.P.R. n. 1026/1976 per la determinazione del periodo di gravidanza, si presume che il concepimento sia avvenuto 300 giorni prima della data del parto indicata nel certificato medico. E’ inoltre importante sapere che il divieto di licenziamento deve essere applicato anche per le madri adottive o affidatarie (sia in via temporanea che definitiva) dura un anno e decorre dal momento in cui il bambino fa il suo ingresso in famiglia.

Cosa fare nel caso in cui il divieto di licenziamento non venga rispettato dal datore di lavoro? Entro 90 giorni dal licenziamento è necessario presentare la richiesta di ripristino del rapporto di lavoro e una certificazione dalla quale risulti l’esistenza, all’epoca del licenziamento, delle condizioni che lo vietavano. I riferimenti normativi sono i seguenti:

Testo Unico n. 51/2001, artt. 54 e 55
Legge n. 53/2000, art. 18
D.P.R. n. 1026/1976, art. 2
Circolare INAIL n. 51/2001, allegato, punto 6, pag. 23
Circolare INAIL n. 58/2000, punto 7
Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6

Fonti: inail.it 

Oggi è il primo maggio.

Cosa c’è da festeggiare?

  • mi dispiace davvero leggere una storia del genere. io sono sempre più convinta di provare in futuro la strada del libero professionismo, perché da dipendente mi sento schiacciata. fatto sta che di sicuro dovrò provarci all’estero e non qui nel mio paese… tristezza a palate.

    • Fin che sei dipendente (come dico sempre io) gratta quel che c’è da grattare e a sto punto non farti scrupoli. Non meritano altro.

  • La realtà dei fatti è purtroppo quella del post.
    Anch’io ho visto ex colleghe/conoscenti trovarsi dalla gioia della maternità (o del passo del matrimonio) alla dispefrustrazione di vedersi sfilare il lavoro girato poi a uno/una stagista senza grilli per la testa.

    In un caso di questi ho pure sentito lodare l’imprenditore “ha preso due piccioni con una fava, mica scemo”.

    Ora – al di là del malcostume e della poca umanità della cosa – c’è da dire che AMORALMENTE , in una situazione in cui molte aziende, e di conseguenza molti dipendenti, arrivano a fatica a fine mese e il costo del lavoro è assurdamente alto il passaggio è tragicamente logico.

    Io imprenditore perché devo pagarti la maternità a te, che poi non mi lavori, quando posso risparmiare? Si, lo so che la legge dice tutt’altro ma in Itaglia la legge è come l’onore delle puttane (cit. Curzio Malaparte).

    Giusto la “legge morale” potrebbe impedire a un imprenditore di farlo. Ma in questo scenario se non sei una iena, diventi carogna.

    Con questo non voglio né giustificare chi licenzia, né il sistema kapitalista ma è innegabile che è la realtà “a non essere Jedi” (cit. Tempi Oscuri vol .1).

    Ho visto gente licenziare con il groppone sul cuore (pochi) e gente trattare i propri dipendenti come kleenex (i più) induriti da anni di mazzate fiscali.

    E più l’azienda è grande, più la situazione diventa un bailamme.

    Anche se sono gggiovane mi considero fortunato ad avere una famiglia e un fijo-padawan ma a fine mese ci arrivi solo se macini a motopompa perché intanto per formarla questa famiglia, la tua metà ha dovuto faxare un periodo sabbatico inventato per non perdere possibilità di essere richiamata.

    Situazione ancora più assurda per una nostra parente che (madre di due figli) deve far finta di non averne – e di non essere laureata – per mantenere il suo nuovo posto di lavoro e deve gestire una vita fra turni propri e del marito e i bimbi appoggiati ai nonni.

    Io credo che la soluzione migliore, per noi del 2.0, sia essere freelance – come ha accennato Sabrina – e lavorare da casa.
    E’ un impazzimento, per fortuna il mio padawan è tranquillo e quando me lo metto accanto si fa due sorrisi su ‘sto lavoro nerdone ma è comunque difficile conciliare tutto.
    Se in famiglia lavorassimo tutti e due fuori, lo stipendio di uno andrebbe a pagare l’asilo nido o dovremmo sempre appoggiarci ai nonni (che poi è come sono cresciuto io).
    Comunque posso considerarmi fortunato come un Super Mario con la stella.

    Io son sempre dell’idea che finché metà (o più) dei dindi finiscono nelle tasche dello Stato che manco fossimo in Svezia e poi vengono restituiti servizi che nemmeno in Kamtacha non c’è margine per andare avanti tutti: imprenditori, dipendenti, libero professionisti, famiglie.

    Il Kapitale non c’entra, è lo Stato Zentrale a dar problemi.

    my two cents

    • La logica imprenditoriale non fà una piega e allora parti dal colloquio.. valuta e assumi solo maschi e non illudere nessuno. Troppo difficile?

      • conosco situazioni in cui non assumevano donne (se non per lavori ritenuti *da donne* come gli amministrativi) proprio per questo motivo .. e poi rompevano le balle agli uomini perché se avevano figli dovevano pensarci le mogli a portarli per vaccini etc.
        Accade(va.. spero non più oggi) nel 2009, non nel 1809.

        Ribadisco, al di là del malcostume itagliano, se sfondi di tasse le aziende queste cercheranno sempre la soluzione meno problematica e al minor costo anche perché oltre il giogo fiscale c’è proprio la mentalità di non-crescita ma di sopravvivenza.

        E secondo me robe come le “quote rosa” o la percentuale di stagisti etc, sono mortificanti e ghettizzanti. se lo Ztato Kentrale taglia le dannate imposte, cade anche il muro di carta velina del “non possiamo, sei un peso morto” – sentito dire anche questo a professioniste che macinavano come 10 colleghi fantozziani.

        Al medio-lungo termine, liberati dal dover lavorare metà anno per pagare non si sa che cosa, qualcheduno si sveglia e inizia a capire che se investe in persone valide, fotte tutti gli altri dinosauri fermi all’Ottocento.

        Chiudo con l’immancabile nota che sa di populismo: nella civilerrima Svizzera, la compagna del mio ex-coinquilino (e amico Jedi) è stata preferita in selezioni prestigiose per la sua capacità di organizzazione personale – ha un figlio che ha la stessa età del mio – e lavorativa, un plus che mancava agli altri squaletti.
        Ah, inoltre hanno l’area bimbi in azienda, ma già dove lavorava prima, non solo nel posto dove sta ora.

      • Quello che è capitato a me dopo un colloquio: ero piaciuta moltissimo, qualifiche perfette per il posto, ma hanno assunto un maschio di 29 anni solo per evitare possibili maternità e con un contratto di apprendistato (io avevo già compiuto i 30 anni…)
        Credo che se non si riuscirà a fare una legge che dia maternità e paternità, senza differenze di retribuzione e di mesi a casa dal lavoro, sarà impossibile cambiare le cose.
        Forza e coraggio però! Mai mollare!

  • Ste

    “Concezione economicista della società, che cerca il profitto egoista, al di fuori dei parametri della giustizia sociale e della dignità della persona.”
    cit. Papa Francesco

  • Sotto i 30 anni propongono solo l’apprendistato??? Io ho 29 anni e lavoro dal 2006… mai un apprendistato mi è stato proposto, solo stages e cocopro!!! Magari mi proponessero un apprendistato… MAGARI!!!

    • Che amarezza Ilaria, io ho 33 anni e ormai sono fuori “dal giro” e chiedendo a terzi mi avevano detto dell’apprendistato (in senso largo dal momento che lavorano e non apprendono proprio nulla). Grazie anche a te.

  • Tra il mio e il tuo caso ci sono solo due piccole differenze: 1 io non sono nemmeno arrivata a parlare di matrimonio (al tempo del mio lavoro da dipendente, e per ora, mi va benissimo la convivenza), ma l’avere 30 anni ed essere fidanzata era condizione sufficiente per terrorizzare chi mi pagava lo stipendio (e sono elegante, perché se ti citassi testualmente il modo in cui mi veniva “chiesto” di non moltiplicarmi, ti verrebbero tutti i capelli bianchi). 2 io ho scelto di non essere più schiava del sistema. Non ho dovuto aspettare che mi licenziassero, l’ho fatto da sola, anche facendo il loro gioco, ma non avrei resistito 3 secondi di più: pressioni psicologiche e insulti quotidiani, dove il limite di educazione e rispetto si era perso da molto tempo, accompagnavano le mie giornate e rischiavano di farmi ammalare, perché la mente, prima o poi, si sfoga sul corpo. Ho raccolto tutto ciò che avevo, compresa una buona dose di follia e coraggio, e mi sono lanciata nel mondo, da sola. Ora sono felice, e, per il momento, soddisfatta. Certo, sono sacrifici, ma preferisco farli per me. Di sicuro non dovrò più temere le reazioni per un’eventuale gravidanza, al massimo vedrò come gestirmi. Spero che anche tu possa ritrovare una meritata serenità, in barba a tutti, e a questo sistema Italia, che fa proprio pena e non é nemmeno degno di essere considerato parte di una società sedicente civile.

    • Grazie Silvia anche a te per aver condiviso la tua esperienza. E’ giusto ricordare come le donne sono trattate in Italia oggi.

  • Scrissi un post simile sul mio blog, stimolata da un’azienda che era così convinta di volermi assumere da chiedermi addirittura se avessi intenzione di figliare da lì a due anni.

    Mandata a fanculo per direttissima. Ho scelto il lavoro da libera professionista. Come difendersi da clienti non paganti? La soluzione è solo una: contratto. Personalmente adotto anche un altro metodo, ma non posso dirlo pubblicamente (non è niente di illegale). 🙂

    In ogni caso, prima di optare per la libera professione, mi è capitato una volta di sentirmi dire le parole “stage” e “apprendistato”, mi sono sempre posta in maniera da far capire all’agenzia di turno che ero io a scegliere lei, non lei me. Paradossalmente sono sempre stata presa senza passare dall’anticamera, devo ammettere, però, che qui nella mia città siamo in due a saper fare bene il mio lavoro, quindi è stato “relativamente facile”. 🙂

    Probabilmente, in altre città la mia sbruffonaggine non avrebbe attecchito. 🙁

    Per me il libero professionismo is the way. Se sei in grado di far capire il tuo valore aggiunto ai tuoi clienti, hai svoltato. In bocca al lupo a te e a tutte quelle donne che hanno avuto esperienze simili alla tua. 🙂

    • Forse è una cosa che dovevo far pure io. Mandare a fanculo si intende quando a me e al mio compagno (si pure a lui) hanno chiesto se avevamo intenzione di figliare a breve. Esperienza insegna dicono, ora mi farò più furba quando cercherò in un futuro lontano una nuova azienda come dipendente. Grazie per il commento Pika e per aver raccontato anche la tua esperienza 🙂

      • Grazie a te per esserti aperta su un tema così maledetto. Hai fatto bene. 🙂

    • debug

      Sembra la storia (recente) di mia moglie!

  • Chiara

    Ultimo colloquio di lavoro: hai intenzione di sposarti o avere figli?
    come se al giorno d’oggi i figli si fanno solo una volta sposati -.-‘

  • solo in italia, verrebbe da dire. chissà se succede anche fuori, dove non ti chiedono nemmeno l’età e non sei obbligata a metterlo nel curriculum.
    nell’ultimo colloquio che ho fatto (non quello con te 😉 ) temevo mi chiedessero se volevo dare un fratellino/sorellina alla mia piccola…per fortuna non me l’hanno chiesto, ma perché si è rivelata poi una collaborazione saltuaria.
    una mia amica invece, ai tempi del colloquio in una grande multinazionale, le fu chiesto se aveva intenzione di sposarsi e avere dei figli. lei rispose che sì, e stranamente la assunsero lo stesso, ma non credo che il suo contratto fosse partito come indeterminato, lasciandola nel limbo per anni. la cosa curiosa è che se la stessa domanda la fanno ad un uomo, per loro è sintomo di stabilità e di ricerca di un lavoro fisso, come a dire: “ha bisogno di soldi per mantenere la famiglia, questo non scappa sicuro”. e lo assumono. -_-

  • Andrea Lecis

    a chi non va bene l’attuale mercato del lavoro (come me) non resta che fare come ho fatto io:tirare fuori le palle ed i soldi e da dipendente diventare datore di lavoro.poi vorrò vedere come vi comporterete con dipendenti che x il 90% pensano solo a portare a casa lo stipendio e se ne fregano di lavorare bene e del benessere dell’azienda,o peggio ancora,sono lecchini e lavorano bene solo quando sei presente (come se qualcuno non abbia inventato le telecamere per vederli giocare al telefonino)

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