Il corsivo e le sue inclinazioni

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Tempo stimato di lettura: 4 minuti, 33 secondi
Pubblicato il 7 aprile 2014

Dopo aver scritto del grassetto, potevo tralasciare il corsivo? No. E infatti eccomi qui a digitare le tante curiosità e gli usi di questo stile che, come un inchino, offre alle sue parole un’eleganza che cita, forma, alleggerisce e talvolta evidenzia.
Non sono stata abbastanza chiara? Lo so, tutto calcolato. Continua a leggere per scoprire tutto sul corsivo.

C’era una volta l’Italico

Ricorda (e deriva da) la scrittura a mano nella sua evoluzione dalla penna intinta nell’inchiostro all’attuale biro. Legato all’anima più tradizionale e naturale dello scrivere, il corsivo oggi si applica a testi e documenti su carta e on line per assolvere vari compiti, ma qual è la sua storia?

“Le forme alfabetiche che leggiamo solitamente nei testi derivano da tre scritture storiche: la capitale epigrafica dell’antica Roma, la minuscola umanistica e l’italico del Rinascimento. Sono queste le tre forme che furono riprese dai primi tipografi e che, migliorate nei dettagli, sono rimaste invariate nella struttura fino ai giorni nostri”, scrive Monica Dengo.

Davanti al nostro computer lo riconosciamo come Italic. Se lo osserviamo con più attenzione, però, le sue forme rivelano origini rinascimentali. Il corsivo, infatti, lo possiamo ammirare nei primi libri stampati in Italia. La legatura fa la differenza: il corsivo è definito minuscolo legato, grazie ai tratti che legano le lettere tra loro. L’italico viene spesso equiparato al corsivo, ma in realtà lo è solo quando è legato. Questo stile inclinato a destra può essere anche slegato, un insieme di lettere minuscole distinte.

Nel Quattrocento Niccolo Niccoli sviluppa l’umanistica corsiva. L’italico entra nella tipografia all’inizio del XVI secolo grazie all’editore veneziano Aldo Manuzio (da lui deriva il nome aldino, l’ennesimo dato allo stile), che lo commissiona al tipografo Francesco Griffo. L’ispirazione arriva dalla scrittura della cancelleria romana: per questo è detto anche romano. Nella civiltà romana la scrittura italica (minuscola corsiva) era utilizzata per produrre libri manoscritti.

Dove, quando e perché

Arriviamo al dunque. Il corsivo si utilizza per evidenziare una parola o una frase, per differenziare dalle altre una parte di un testo o per creare un gioco di contrasti. Come per tutti gli stili, anche per il corsivo vale la regola del buon senso e della coerenza. Ad esempio, se scelgo questo stile per sottolineare un termine, all’interno dello stesso testo per quella parola ripetuta non userò le virgolette o il grassetto. L’elenco qui di seguito riassume le regole principali del corsivo.

  • Le parole o le citazioni che all’inizio sono in corsivo puoi scriverle in tondo le volte successive (una scelta stilistica che puoi prenderti in libertà).
  • All’interno di una frase in corsivo il tondo conquista il suo ruolo.
  • La punteggiatura tra stili diversi va in tondo (lo stesso vale per l’articolo che precede il termine in corsivo).
  • Le parole straniere, non ancora entrate nel nostro vocabolario, vogliono lo stile inclinato.
  • Utilizza il corsivo per titoli di articoli, quadri, sculture, canzoni, film, libri, ecc. I testi sacri come la Bibbia richiedono, invece, il tondo e la prima lettera maiuscola (solo i singoli libri vogliono il corsivo, come la Genesi).
  • Stesso stile per i nomi di navi (ad esempio il Titanic), aerei, reparti militari (la Folgore) o particolari mezzi di trasporto, come l’Orient Express.
  • Vogliono il corsivo i termini latini di zoologia e botanica, come Helianthus annuus (il girasole).
  • Questo stile serve anche a evidenziare una parola, a indicare i vocaboli di cui vuoi dare una spiegazione oppure a sottolineare che un termine è usato in quanto tale: ad esempio “la locuzione casacca contiene una doppia”.
  • Il corsivo veste prefazioni, dediche di libri o capitoli, premesse degli editori, avvisi al lettore e parti di testi che non nascono dalla mente dell’autore; oltre a funzioni e qualifiche di chi firma un documento.
  • Tutte quelle parole che non fanno parte del testo, ma indicano qualcosa, come segue, fine, continua, ecc. vogliono il corsivo.
  • Se i titoli di rivista e articolo sono citati insieme, il primo va in corsivo, il secondo in tondo tra virgolette.
  • Vuole il corsivo la numerazione latina come bis, ter, quater, ecc. e l’NB, nota bene.

Il corsivo nelle citazioni bibliografiche

La citazione di un libro nella bibliografia prevede l’uso del corsivo nel titolo dell’opera.
Per quanto riguarda le voci di enciclopedie o dizionari (vale per carta e web), si scrivono in corsivo il termine e la fonte, ad esempio: “voce Minimalismo, in Enciclopedia dell’arte contemporanea”.
Nel citare articoli web, in corsivo va il titolo.
Anche le abbreviazioni come ibid e ivi non rinunciano allo stile inclinato.

C’è chi non lo vuole

Esistono termini che non hanno bisogno del corsivo. Eccone alcuni:

  • ad nomine
  • ad honorem
  • ad personam
  • alias
  • curriculum
  • ego
  • élite
  • erga omnes
  • errata corrige
  • ex voto
  • excursus
  • extra
  • in corpore
  • in extremis
  • in vitro
  • input
  • ipso facto
  • mea culpa
  • quorum
  • post scriptum
  • background
  • camera ready
  • copyright
  • joint-venture
  • marketing, ecc.

È preferibile utilizzare le virgolette caporali e non il corsivo nelle citazioni in lingua straniera.

Il corsivo mi ricorda Steve Jobs, che in uno dei suoi discorsi più famosi racconta ai neolaureati di Stanford il corso di calligrafia che ha frequentato al Reed College. Nacque da quelle ore, passate a scrivere e tratteggiare, la sua ricerca della bellezza e la ricchezza tipografica nei computer Apple.
E tu che ne dici? Se hai altre informazioni o pensieri sul corsivo, attendo un tuo commento! Puoi inserirlo qui sotto.

  • Carlotta Silvestrini

    Bello, mi piace un sacco questo articolo! Brava Martina!

    • Martina Guglielmi

      Grazie mille!

  • Quest’immersione nella calligrafia italiana è rigenerante.
    Spesso chi scrive online si arroga il diritto di sovvertire le regole sintattiche e orotgrafiche solo perché “nel web tutto è concesso”.
    Al prossimo che mi dirà “bold e italic li metto a casaccio” linkerò sicuramente quest’articolo.
    Complimenti Martina 🙂

    • Martina Guglielmi

      Grazie, sono appunti che possono sempre servire in caso di scrittura 🙂

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