Contact Form: 5 consigli per renderli efficaci

Word contact on a post it paperImmagine originale tratta da Fotolia
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Pubblicato il 11 agosto 2014

“L’utente trova il contenuto di suo interesse, scatta sulla fascia, ormai è fatta, è nostro!

Si appresta a compilare il form, eccolo è davanti al button…..nooooo, abbandona la pagina!”

Se Analytics si chiamasse Bruno Pizzul, probabilmente commenterebbe così la maggior parte del bounce rate all’interno di un sito o della nostra campagna DEM.

Nel predisporre un contact form all’interno della nostra landing, sito o mail, la scelta dei campi da inserire all’interno del form viene spesso trascurata,  oppure  è l’esito di un becero scopiazzamento,  o peggio ancora, la somma casuale e randomica di una serie di campi che ci sembrano “efficaci”.

Abbiamo dedicato tempo e attenzione alla creazione dei contenuti e dello scenario in cui viene a trovarsi il nostro utente, non curare allo stesso modo il form significa, letteralmente, buttare dalla finestra almeno il 50% del lavoro fatto. Quali sono le cose da fare, ma soprattutto non fare?

#1 Less is more

Per questo primo punto, può essere d’aiuto mettersi (realmente) nei panni della persona che si trova sul nostro sito e si trova a compilare il vostro form.

Nome, cognome, e-mail sono ok, ma supponiamo di dover mettere anche dati come indirizzo, città, CF….eh no, basta!

Usando una metafora scherzosa, al primo appuntamento chiedereste alla persona che vi sta davanti l’indirizzo di casa? Il codice fiscale? Probabilmente no, a meno che l’essere considerati come degli stalker-paranoici non vi dia un sottile piacere.

Mies van de Rohe (che con il marketing non centra nulla, ma ne sapeva molto sulle donne e sull’architettura) diceva “Less is more”. E aveva proprio ragione.

Quindi, siate minimalisti anche con il vostro form; ci sarà tempo per raccogliere dati e per profilare più in dettaglio il vostro utente.

#2 Bando al submit!

Dopo aver analizzato i campi, ci spostiamo un po’ più in giù, al punto caldo del form: il button di submission. E anche qui, più per motivi di pigrizia/limiti di carattere, si rischia di vanificare una call to action scegliendo una parola generica come “submit” o “clicca qui”.

All’utente deve essere chiaro perché vi sta dando i suoi dati, e un invito così generico certo non lo inviterà a concludere l’azione.

#3 Le parole sono importanti

Austeritas sulla scelta dei campi, grande attenzione alla scelta del copy della call to action?

Bravi, ma un po’ di fantasia non guasta. Guardate questo esempio di form essenziale nella scelta dei campi, puntuale nella scelta della call to action…ma con quel pizzico in più che fa sentire chi è dall’altra parte dello schermo un po’ più “amico”.

effective contact form

#4 Mandatory si, mandatory no

In alcuni casi (dipende da come viene realizzato il form), il  campo obbligatorio può essere segnalato in modo diverso da quelli non obbligatori (solitamente un asterisco).

Dal punto di vista psicologico, obbligare qualcuno a fare qualcosa significa abbassare la probabilità che la persona compia questa azione; se già abbiamo rispettato il punto #1 ci troveremo solo campi essenziali, e quindi non ci sarà bisogno di segnalarli come obbligatori.

Nel caso (come ad esempio, per il numero di telefono) si vogliano inserire  i campi non obbligatori, lasciateli per ultimi e in minoranza a quelli necessari.

#5 Una buona relazione nasce dalla fiducia

Il consenso all’uso dei dati va (fortunatamente) obbligatoriamente dato. Molto spesso viene scritta in dimensione 0,5, in inchiostro crema su fondo bianco;  la certa di mimetizzarla proviene da un’insana fobia che l’utente, leggendola, possa avere un qualche tipo di reflusso sulla compilazione del form….No, niente di più sbagliato. Informando l’utente in modo chiaro e diretto circa l’uso dei suoi dati, si comunica immediatamente un’immagine di coerenza. Ma mi raccomando, il rispetto per la privacy e per le scelte non va solo declamato, ma anche attuato.

PS: in questo articolo vi ho snocciolato qualche suggerimento, per avere statistiche un po’ più dettagliate, vi consiglio questa bella infografica , dove vengono indicati esattamente i fattori che penalizzano/migliorano l’efficacia di un form.

E voi, con i form, come ve la cavate?

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