Come Twitter influenza il ranking: il caso studio di Branded3

Twitter influenza la SEO
Tempo stimato di lettura: 4 minuti, 15 secondi
Pubblicato il 2 maggio 2012

Twitter influenza la SEOTwitter è l’arma di ogni strategia di link building perché, come era emerso da questo Whiteboard friday di Seomoz, l’uso dei tweets aiuta a stabilire “connessioni sociali” e, se veniamo ritwittati, ad esporre i nostri contenuti a migliaia di follower. Che Twitter abbia effetti sul ranking di un sito è stato ora provato e documentato da una ricerca di  Branded3 , di cui state per leggere gli interessanti risultati.

Cosa hanno scoperto

Branded3 ha individuato una forte correlazione tra la quantità di tweets su un URL e il suo ranking su Google e i dati sembrerebbero raccolti in uno degli studi più imponenti in questo campo.

Sintesi dello studio

  • gli URL ricevono una notevole spinta in Google quando sono twettati
  • gli effetti di questa spinta si livellano tutti fino ad un numero di circa 50 tweets, e benefici da tweets ulteriori sono minimi fino a circa 5.000 tweets
  • il ranking medio migliora notevolmente dopo 5.000 tweets
  • gli URL che ricevono oltre 7.500 tweets quasi sempre si posizionano nelle prime top 5 delle SERP
  • i ranking medi sono fortemente correlati al numero di tweet su ciascun URL

twitter_effetti_ranking

Cosa significa per i Brands?

Al fine di sfruttare l’impatto SEO dei RT sul ranking del sito, i brand dovrebbero integrare ancora di più Twitter nelle loro campagne Social ed investire in strategie creative per coinvolgere di più ed incoraggiare i followers al retweet.

Lo studio

Branded3 ha utilizzato il suo famoso sito di petizioni su Twitter, Twitition.com, allo scopo di misurare gli effetti che i tweets potevano avere sul ranking di Google (nessun altro motore di ricerca preso in considerazione).

Quando qualcuno firma un Twitition viene inviato un tweet dal proprio account, dando così il via all’effetto virale, così hanno fatto l’ipotesi che ad un certo numero di firme corrispondesse lo stesso numero di tweets su quel determinato URL.

Lo studio è stato eseguito solo sul sito Twitition quindi i risultati non possono riguardare tutti i siti web, ma rimane il fatto che con un bacino di oltre 1,4 milione di followers e 7.6 milioni di firme su 198.000 Twititions, Twitition ha senz’altro la grandezza ideale per questo tipo di ricerca.

Oggetto: Twitter

I SEO discutono per anni sull’effetto dei tweet sul ranking e sulla possibilità che il numero di tweets possa avere qualche impatto sul sito nelle SERP, ma nessuno finora aveva mai intrapreso uno studio significativo su una notevole quantità di tweets.
L’obiettivo di Branded3 era scoprire se la quantità di tweet su un URL specifico potesse influenzare il suo ranking su Google oppure no.

Cosa hanno fatto:

Branded3 ha raccolto i dati da Twitition il 28 febbraio 2012 includendo l’URL breve Twitition, il titolo e la data di inizio della Twitition, e il numero delle firme, cioè i tweets. Da questi dati sono state escluse le Twitition che avevano raccolto poche firme.
Il campione è costituito da 8,528 Twititions totali – un campione abbastanza grande per fornire risultati statisticamente significativi.

Le Twititions sono state divise nei tre gruppi seguenti:

  •    1-99 tweets           (5.322 Twititions)
  •    100-499 tweets  (1.382 Twititions)
  •    500 tweets +       (1.824 Twititions)

Hanno poi controllato le classifiche, eliminato tutti i caratteri speciali dai titoli delle Twitition e preso solo le prime quattro parole di questo titolo, poi su Google hanno fatto il check della posizione di Twitition.com con quella keyfrase.

Ad esempio, una Twitition con il titolo ‘Vogliamo Justin Bieber in Salvador, Bahia, Brazil!’  diventava solo ‘Vogliamo Justin Bieber’.

Hanno raccolto i nuovi rankings il 6 aprile 2012 e messo i risultati nei seguenti grafici

rank_twitter

Twititions con 100 – 499 firme (tweets)

Non si segnalato forti influenze sul ranking su questo numero di questi tweets

Twititions con 500 firme + (tweets)

  • Twititions con questo numero di tweets hanno fornito i risultati più interessanti
  • vi è una correlazione molto forte e positiva
  • i ranking medi erano i seguenti:
Numero di tweets ranking medio su Google
Oltre 500 46
Oltre 1.000 41
Oltre 5.000 31
Oltre 7.500 5

Qui sotto vediamo la posizione nelle SERP degli URL con più di 1.000 tweets. Il grafico mostra che da 7.500 tweets è quasi garantito il posizionamento in prima pagina.

prima_pagina_ranking_twitter

Conclusioni

I risultati di Branded3 mostrano che fino a 50 tweets ci sarebbe una buona influenza sul posizionamento generale, ma nessun incremento significativo è segnalato da 50 a 1.000 tweets.

Da 1000 tweet in poi, invece, il ranking di un URL subisce un notevolmente impatto e gli URL con oltre 7.500 tweets hanno più chance di posizionarsi in prima pagina.

Ora vanno fatte alcune considerazioni: naturalmente ci sono tanti fattori in gioco qui, gli URL con un sacco di tweets hanno più probabilità di essere esposti, ricevere visite ed avere backlink da blog e siti di notizie, ma nonostante il SEO sia un campo estremamente imprevedibile, questo studio è senz’altro riuscito a dare prova di una correlazione tra il numero dei suoi tweets ed il posizionamento su Google.

Ovviamente lo ribadisco, insieme alle parole di Branded3, la correlazione non implica causalità: gli URL che ricevono un sacco di tweets richiamano a loro volta l’attenzione di altri blogger e sono questi legami, i legami personali, i più influenti nel ranking e quelli a dare effetti più duraturi. In definitiva è impossibile, ora ancora di più, non rendere conto sul posizionamento dei fattori sociali, uno tra tutti Twitter: strumento incredibile di Link Building, la quale passa anche attraverso la visibilità e le relazioni sociali.

  • Decisamente interessante come articolo: peraltro l’influenza dei Tweet sul posizionamento è uno degli argomenti più importanti che gli esperti hanno evidenziato negli ultimi anni. Conta qualcosa di sicuro, ma la quantificazione specifica diventa praticamente impossibile… certo è che esiste una forte correlazione da quanto si legge qui. Mi chiedo poi se in Italia possano essere numeri raggiugibili… già 1000 tweet di uno stesso URL sono un’enormità dal mio punto di vista, poi non saprei.

    • Sicuramente sono numeri poco praticabili. Per il resto c’è già chi si schiera contro a questo studio come Giorgio Taverniti: https://plus.google.com/113867674728455110556/posts/LLaUAJUa3kN. Mito o realtà?

      • nei commenti di quel post si cita ironicamente l’esempio storico della diminuzione del numero di pirati correlato all’aumento della temperatura globale… due quantità apparentemente in relazione, ma non considerabili come causali. QUesto dal punto di vista prettamente statistico… Pero’ un margine di probabilità personalmente io lo lascerei, non fosse altro che si tratta di “backlink” che si propagano velocemente e senza rischio di essere considerati “male”.

  • aledesign.it

    Interessante articolo, anche se 1000 tweet son davvero un enormità, poi bisognerebbe sempre vedere a chi proporlo e dirlo. Non tutti i clienti che si possono avere hanno un’interesse attorno a loro d questo tipo..di certo per i grandi brand la cosa può esser utile, senza dubbio. Ripeto, peccato quest’alone di incertezza sui risultati che molto spesso preoccupa la gente e fa definire il tutto la classica bolla di sapone che scoppierà..

  • un altro fattore che andrebbe preso in considerazione per testare l’efficacia di questi test è la competitività della keyword in relazione ai vari numeri di tweets…

    • Valentina Filacchione

      Ottima osservazione Daniele, 7000+ tweet è vero, sono moltissimi su un unico URL. Ma poi rimane il mistero su quali siano state le parole chiave usate, e con quali dicono di aver raggiunto il top ranking. Dall’articolo ne emerge solo una “Vogliamo Justin Bieber” Key ricavata dalla Twition “Vogliamo Justin Bieber a salvador de Bahia”, ma non ne dice il ranking.

      • …e non credo neanche sia un caso che non lo dica, probabilmente hanno preso un loro sucesso come consulenti ma ovviamente si guardano bene dal dirci tutto 🙂 comunque sì, se lavori su certe keyword è un conto, in inglese fanno volumi di traffico imparagonabili a quelli italiani.

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