Come i social media influenzano il social commerce

Social ecommerceImmagine originale tratta da Fotolia
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Pubblicato il 14 luglio 2014
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Il social commerce fa riferimento al fondersi di dinamiche provenienti dall’ecommerce “tradizionale” con quelle tipiche dei social media: quindi sia all’influenza dei social media nella formazione dell’acquisto, sia alle transazioni svolte all’interno dei social network.

Come già ho scritto in un precedente articolo: i social influenzano tutto il processo dell’acquisto online, dalla fase di ispirazione, a quella della scelta alla transazione finale.

In questo articolo analizzo 2 piattaforme di Social Aggregator, Pinterest come strumento di Social bookmarking ed Etsy che invece nasce proprio come “mercato in piazza”. Vorrei sottolineare l’utilità che ogni piattaforma ha e il valore che può apportare ad una strategia di vendita online.
Polyvore: è nato nel 2007 come sito dedicato al “ritaglio” di immagini per il decoro e l’arredamento della casa.

Polyvore

E’ diventato in poco tempo un social media dedicato alla creazione di stili sul fashion e beauty, pur conservando le attività iniziali del settore home decor e arte. Ad agosto 2013 raggiunge i 20 milioni di visitatori unici al mese (per la maggior parte donne. La funzione principale di polyvore è “set”, serve a creare collage di oggetti e capi presi in giro per la rete. Come può essere utile a chi vende i proprio prodotti online? Prima di tutto il sito permette di creare un profilo ad hoc per le aziende e poi ogni foto prodotto inserita avrà una scheda descrizione più link a sito dove può essere acquistato.  Ovviamente gli utenti possono mettere il “like” ai vari prodotti e condividerli su Facebook, Pinterest o incorporarli sul proprio blog. E’ proprio grazie allo strumento set  che gli utenti interagiscono moltissimo con i prodotti, soprattutto quando vengono organizzati dei “contest” che creano un elevato engagement da parte degli utilizzatori. Anche se Polyvore non è un vero store i 2,5 milioni di set e i 7,5 miliardi di visualizzazioni ai prodotti, generano indirettamente degli  acquisti.

Pose: anche questo non è un vero e proprio store, ma una piattaforma social verticale sul fashion.

Pose

Consente alle persone di fotografare i propri outfit quotidiani e di taggarli con i  brand  indossati: ogni utente crea quindi  pose  che vengono poi salvate in “collezioni” e valutati poi da tutti con un cuore (like) fornendo così un flusso continuo di suggerimenti, idee e consigli. L’interfaccia del sito infatti presenta uno scrolling feed di collezioni inserite sia dagli utenti comuni sia da giornalisti, fashion blogger, modelle e così via. Anche qui l’acquisto avviene rimandando l’utente su uno store esterno; si troverà ad uscire dal sito se naviga da un pc, a differenza invece dall’acquisto tramite app dove si apre direttamente il sito del brand linkato.

Il valore che queste piattaforme sociali possono dare ad un brand che vende prodotti online è enorme:  basta pensare all’interazione che gli utenti hanno con le foto dei prodotti che entrano poi nelle famose wishlist.

In questo articolo ho portato esempi del settore fashion e design ma ce ne sono tanti altri che stanno nascendo e via via affermandosi. Mi vengono in mente: Houzz per l’home design  e Shopbevel per i gioielli.

Pinterest è il social network che più esalta il focus visuale incentrato su prodotti e con la più vasta diffusione: quasi 100 milioni di utenti registrati (sempre tantissime donne).

Laura De Vincenzo su Pinterest

Uno dei punti di forza di Pinterest per il business? Sicuramente l’interazione che gli utenti hanno con le immagini pinnate o  repinnate nelle proprie board che diventano delle vere e proprie wishlist di oggetti da acquistare, idee da mettere in pratica, raccolte di illustrazioni e poster ecc… A differenza delle due piattaforme citate prima,  Pinterest è molto più generico: racchiude in se tante tipologie di utenti appassionati a diversi argomenti; non solo fashion, moda o accessori ma anche interior design, illustrazioni, home decor, tattoo… in pratica ogni nicchia troverà pane per i sui denti su Pinterest! Il pubblico, come già abbiamo detto, è per la maggior parte femminile interessato all’artigianato, al do-it-yourself, alla casa e simili.

Alcuni dei collage presenti su Pinterest provengono anche da Polyvore. Piattaforme come Pinterest sono utilissime alla vendita online, in quanto ogni foto prodotto inserita dai brand, che possono costruire un profilo aziendale, viene repinnata  dalle persone interessate che condividendola nella propria board generano commenti/conversazioni con altre persone interessate alla stessa tipologia di prodotto. Un altro punto di forza di Pinterest (oltre alle immagini in alta risoluzione) sicuramente è il tempo che le persone ci trascorrono: dipende principalmente (a mio parere da assidua frequentatrice del social) dal layout della hompage, una serie infinita di immagini e un facilissimo motore di ricerca che ti permette di ricercare i contenuti in base ai tuoi interessi. Anche per questo motivo quindi è da valutarne l’inserimento nella propria strategia aziendale di vendita online.

Un esempio più preciso di social marketplace è Etsy.

Etsy

Adoro etsy, più che un marketplace è una comunità di utenti ricercatori di oggetti unici, capi fatti a mano, cose vintage ecc. La maggior parte dei negozi è creata da artisti, stilisti o artigiani di tutto il mondo. Aprire un negozio su Etsy è molto facile, stesso la piattaforma ti fornisce sul blog delle spiegazioni dettagliate sul tipo di investimento ti troverai a dover affrontare.  Ad agosto 2013 la piattaforma contava più di 30 milioni di utenti iscritti, 900mila negozi e 60 milioni di visitatori unici al mese.

Il punto di forza di Etsy è quello di enfatizzare il rapporto umano, emozionale e comunitario dell’acquisto: come dicono nella sezione chi siamo sul loro sito:

“Etsy è il mercato che noi costruiamo assieme. La nostra missione è reimmaginare il commercio in modo da costruire un mondo migliore e più sostenibile. Noi siamo un’azienda attenta, trasparente e umana. Pianifichiamo e costruiamo nel lungo termine. Riconosciamo il valore dell’artigianato in tutte le sue forme. Crediamo che il divertimento debba essere parte di tutto quello che facciamo. Siamo noi stessi, sempre.”

Diametralmente opposto è il caso di Ebay ad esempio, dove l’utente fa un acquisto del tutto razionale e in ottica di risparmio.

Sono sicura che l’attività e la presenza di un brand su diverse piattaforme sociali è utilissima al fine della vendita, ma paradossalmente i social network non sono affatto nati come strumento di vendita, ma bensì di intrattenimento, come punto di ritrovo per fare “due chiacchiere”; quindi è di fondamentale importanza una strategia e una buona comunicazione, occorre anche realizzare dei contenuti adeguati per ogni target e prodotto da vendere. Insomma ogni caso è un caso a se e va studiata la strategia da realizzare e i social da attivare.

Parte fondamentale della strategia sarà l’ascolto, di questo ne parlerò nel prossimo articolo dove in più segnalerò degli ottimi strumenti di misurazione dell’influenza di un brand online.

  • Francesco

    Grazie per l’articolo. Vi segnalo un errore nel link Plyvore, che punta su Pose.com

    • Grazie Francesco, abbiamo corretto il link 😉

    • Laura De Vincenzo

      Grazie per la segnalazione 🙂

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