Come Google+ usa la SEO per superare Twitter e Facebook

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Tempo stimato di lettura: 6 minuti, 38 secondi
Pubblicato il 3 luglio 2012

Notato mai nulla di strano sul vostro profilo Google Plus? Solitamente tende a posizionarsi molto facilmente per il vostro nome: se non come primo risultato, in pratica, quasi sempre esce fuori in prima pagina (ammesso che le opzioni per la privacy che si sono impostate lo consentano). A livello di identità online, da almeno un anno, Google Plus è certamente “favorito”, in un certo senso, rispetto agli altri tipi di profili: e quando mi riferisco ai concorrenti penso soprattutto a Twitter e Facebook, e questo nonostante li utilizzi molto di più del social network di Google. I profili personali non sono l’unico elemento che tende a posizionarsi velocemente; in alcuni casi anche i post che scrivete nel flusso possono comparire nei risultati di ricerca. In generale, pero’, riuscire a posizionare correttamente il nome di una persona è uno dei Sacri Graal della SEO, e può diventare un territorio potenzialmente molto profittevole, anche in considerazione del fatto che la dimensione social si tende a focalizzare più sugli individui che sui brand.

Ma come ha potuto Google consolidare nel breve periodo la presenza delle sue pagine? Ha forse barato? In realtà torneremo su questo argomento alla fine; per ora basti sapere che l’azienda ha avuto successo basandosi su tecniche SEO alquanto intelligenti, le stesse che chiunque altro avrebbe potuto applicare per il proprio business online. Dal punto di vista di Facebook, in particolare, l’argomento è piuttosto delicato. Il social network di Mark Zuckerberg non permette attualmente a Google di scansionare le proprie pagine, permettendo l’accesso solo alle pagine fan e poco altro. L’ingresso sul mercato della pagine Google Plus, con la sua strategia apertamente open, potrebbe aver messo seriamente a rischio la presenza delle aziende concorrenti all’interno dei risultati di ricerca. Spesso ho avuto a che fare con siti e startup che desideravano introdurre caratteristiche positive in termini SEO sulle proprie piattaforme: se dovessi costruire delle strategie da zero per potenziare la mia presenza sui motori, in effetti, avrei “preso in prestito” molto di quello che Google Plus ha fatto. Ecco il punto cruciale da tenere in considerazione: usare l’ottimizzazione nelle seguenti sei modalità, non importa di che nicchia tu ti stia occupando.

1. Incentiva i link in ingresso

Neanche troppo tempo fa Google ha iniziato a mostrare le foto degli autori dei contenuti all’interno dei risultati di ricerca: per attivare questa caratteristica viene richiesto di linkare il proprio profilo Google Plus in firma ad ogni articolo, con l’ovvia conseguenza di creare milioni di backlink di qualità verso uno dei più influenti publisher online, peraltro diversificandoli notevolmente. Twitter e Facebook, al contrario, pur offrendo benefici simili non possiedono la stessa “gradazione” di link baiting.

Tattica SEO di Google: richiedi agli autori di linkare i profili Google Plus.

2. Cura dei link interni

Una delle cose che salta all’occhio in Google Plus è la velocità con cui si riesce ad entrare nelle cerchie, con il risultato di creare una rete interconnessa di dimensione e consistenza sempre crescente. Molte persone che hanno dovuto lottare per raggiungere i 1000 follower su Twitter, al contrario, si sono ritrovati in 2000/3000 cerchie di Plus da un giorno all’altro. La strategia di Google, legata alla possibilità di connettere le persone di ogni parte del mondo, è molto proficua in termini di interlink del dominio. Per quanto le cerchie molto numerose rischino di risultare un’esperienza social piuttosto vaporosa, esse offrono svariate potenzialità in termini di motori di ricerca. Ad esempio è probabile che più il tuo contenuto viene condiviso su altri stream, maggiori saranno le possibilità che venga scansionato, indicizzato e valorizzato dai motori di ricerca.

Tattica SEO di Google: incoraggia la creazione di “cerchie di link” sempre più grandi

3. Un sacco di contenuti da indicizzare

Un profilo pubblico di Google Plus contiene un’enorme quantità di informazioni visibili ai motori di ricerca, che includono:

  • biografia;
  • post pubblici;
  • foto;
  • link a persone che ci hanno aggiunti alle cerchie;
  • tutto ciò su cui ho fatto “+1”.

Confrontate queste informazioni con quelle di un account Twitter (160 caratteri di biografia) oppure quelle di Facebook (una sorta di pamphlet generato in modo automatico); se ora consideriamo come i motori di ricerca possano vedere queste pagine, ci accorgiamo subito delle differenze in termini di numero di informazioni che si possono desumere. Nel caso di Google Plus abbiamo una quantità di parole molto più lunghe, a volte di un ordine di grandezza superiore rispetto a quelle di Facebook e Twitter. Google struttura i contenuti all’interno del proprio indice per fornire un gran numero di informazioni per i motori di ricerca, le quali potranno essere indicizzate e utilizzate in vario modo all’interno dei risultati.

Tattica SEO di Google: crea profili Search Engine Friendly

4. Ottimizzazione on-page

Sulla falsariga dei retweet di Twitter (o del re-blog di Tumblr), Google Plus rende molto semplice condividere i post con i propri contatti. Capita, in effetti, che i post di questo social network siano mostrati nei risultati di ricerca come se fossero veri e propri articoli pubblicati su un blog. Poichè il tag title è solitamente considerato uno dei più importanti nell’ottimizzazione dei motori di ricerca, Google tende a scegliere quello più lungo e descrittivo di Plus, al contrario di Facebook e Twitter che tendono, invece, a tagliarlo (nel caso di Twitter si tratta di un limite imposto dal sistema stesso, ndt)

Tattica SEO di Google: crea title tag descrittivi (e lunghi)

5. User Generated Content

Ogni post che scrivo su Google Plus è pubblico: di conseguenza, ognuno di essi viene scansionato ed indicizzato da Google, e le opzioni per la privacy, semplici ed intuitive, incoraggiano naturalmente ogni forma di apertura. Il bottone di condivisione, dal canto suo, possiede un’attrattività enorme, e sembra quasi urlare “prendimi! prendimi!”. La maggioranza dei post di Twitter, del resto, sono pubblici di default, ma il famoso limite di 140 caratteri impedisce a questi contenuti di essere realmente rich. Facebook, al contrario, condivide con i motori di ricerca solo alcuni tipi di contenuti (pagine), evitando di far indicizzare i contenuti dei profili standard.

Tattica SEO di Google: incoraggia la condivisione pubblica

6. Mostra i profili degli autori Google+ nei risultati di ricerca

Se le precedenti strategie possono di fatto essere adottate da chiunque, quella che esamineremo ora è utilizzabile solo da Google (ed è, per questo motivo, piuttosto controversa). Mostrando i link ai profili Google Plus all’interno dei risultati di ricerca si viene a creare un vantaggio che nessun altro social media, ufficialmente, può replicare. Google sta quindi “barando”, in qualche modo, favorendo i propri prodotti? In un certo senso credo di sì, ma d’altro canto esiste forse qualche altro contenuto più rilevante? Dal mio punto di vista avrebbe più senso connettere il profilo dell’autore sul sito che ospita il contenuto (ad esempio la pagina autore di SEOmoz) piuttosto che il profilo Google Plus indistintamente. Comunque stiano le cose, questo dimostra ampiamente il potere dei rich snippet: da quando Google ha introdotto le foto degli autori nei risultati di ricerca i webmaster hanno cercato di ottenere questo effetto in vari modi, assumendo quindi che uno snippet di qualsiasi genere tenda a migliorare il click-through rate (CTR). Ma la vera domanda da porsi è la seguente: stiamo migliorando il nostro CTR oppure quello di Google Plus?

Tattica SEO di Google: crea rich snippet originali

Che cosa puoi fare?

A parte l’ultimo punto, le altre tecniche sono disponibili per qualsiasi business online. Google ha trovato il modo di creare una grossa quantità di contenuti friendly per i motori di ricerca, ed opera in tal senso al massimo grado. La mancanza di diversità che ciò crea nei risultati di ricerca è certamente preoccupante, secondo alcuni: è come se Google rischiasse di trasformarsi in McGoogle, in cui ogni risultato ed ogni pagina è prodotta con lo “stampino”. Con un po’ di fortuna, di fatto, sempre più aziende adotteranno strategie SEO per emergere all’interno dei risultati di ricerca. Certamente a livello internazionale con Google Plus, ed oltre 62 milioni di utenti, dovremo aspettarci un numero sempre maggiore di risultati di questo genere nelle nostre ricerche.

Tradotto integralmente da How Google+ Uses SEO to Steal Search from Facebook and Twitter di Cyrus Shepard

  • Fa un pò paura questa egemonia SEO di Google…però per certi aspetti..essendo lui il PadrePadrone dei motori di ricerca…le regole se le fa e se le modifica alla fine. Ora è da far capire ai clienti l’utilità di Google+ rispetto ad altri usando appunto le prime 4/5 tecniche. Un buon articolo. grazie

  • Mi unisco agli apprezzamenti, ottimo e utile articolo, 5 stars

  • grazie dei commenti e dei vostri apprezzamenti, anche se con leggero ritardo 🙂 @twitter-35047330:disqus sì, in effetti fa un po’ paura ma alla fine si tratta di un vantaggio che si sono guadagnati negli anni, soprattutto quando erano quasi sbeffeggiati per le loro scelte… che ora, in questo campo, si sono rivelate le migliori in moltissim casi.

  • daniele

    ciao salvatore.. direi ottimo articolo 😉 ascolta volevo chiederti una cosa.. gentilmente.. mi chiamo daniele inanzi tutto,piacere di conoscerti.. ho visto il tuo google plus.. la mia domanda è questa! le pagine di un sito web postate su google plus e linkate hanno rilevanza in fattore di posizionamento per mister G.? sono neofita e mi sto inoltrando ora.grazie salva 🙂

    • Da un punto di vista tecnico, no, anche se ce l’hanno in senso lato, cioè se il tuo target, molto brevemente, si trova nelle giuste cerchie del profilo che stai utilizzando per la promozione: è chiaro che poi è poco plausibile che si possa condizionare il ranking in assoluto in termini così “spartani”. È anche vero che le visite not provided sono numerose, quindi provengono da utenti loggati in Google che potenzialmente possono accorgersi di questi “innesti” in SERP sotto opportune condizioni. Se attui questo genere di politica, in altri termini, devi lavorare preventivamente – e anche parecchio – sulla gestione delle cerchie, cercando di non crearle a casaccio.

      Grazie del commento e degli apprezzamenti 🙂

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