Blog Aziendale: Che Ci Scrivo?

large_6756753669
Tempo stimato di lettura: 6 minuti, 29 secondi
Pubblicato il 22 gennaio 2014

8 Suggerimenti pratici per aprire (e continuare) un blog aziendale. Specifico per PMI

Si fa presto a dire “content is king”, come si fa presto a parlare di storytelling; idealmente, il blog aziendale – quando esiste – rischia di partire con l’entusiasmo di un bambino che scarta il regalo il giorno del compleanno, per incontrare il destino di quell’orribile soprammobile, regalo di zia Pina, che non ha ancora capito che la la statuina di San Francesco in dimensioni reali NON è minimal, e che finisce dimenticato in fondo ad un armadio. Ancor di più se lavoriamo in una piccola-media azienda, dove solitamente non esiste una figura che si occupa solo ed esclusivamente di content curation e con un target altamente geo-localizzato.

Il marketer delle PMI passa le pause caffè sospirando, guardando i blog di aziende come Boeing o IBM, convinto che la propria azienda non potrà mai raggiungere quei livelli di notorietà e quei contenuti.

large_477140682

Prima di partire a dare qualche suggerimento pratico sul  “cosa” e sul “come” della faccenda “blog aziendale”, vale la pena fare un passo indietro e capire il perché, e ci tocca scomodare proprio il termine content curation. No, il mio non è un eccesso di anglofilia, ma mai come in questo campo, nomen omen. Il termine curation rimanda direttamente alla parola “curator” che non è  il santone dotato di magici poteri taumaturgici, bensì quella figura, che all’interno di istituzioni culturali/formative  analizza, individua ciò che è rilevante per il pubblico (=community), crea il contesto adatto per illustrarlo nella maniera più adatta, e alla fine, lo mostra (=display).

Vista sotto questo punto di vista, la faccenda “corporate blog” cambia sfumatura: il blog aziendale non è il luogo dove l’azienda comunica in maniera granitica la propria identità ma è, prima di tutto, specchio della sua community. Probabilmente rappresenta uno stravolgimento, ma partire dal proprio pubblico, dalla propria community, è la prima regola per creare un corporate blog che sia gestibile, ma soprattutto, interessante.

Veniamo ora ai suggerimenti pratici; sono pensati, non a caso, per le PMI, che non hanno meno da dire rispetto a grandi aziende… semplicemente, lo raccontano in modo diverso.

1. Piano di attacco: Seek, Sense, Share

Punto primo: organizzare il lavoro, in tre fasi distinte. La prima fase si compone di ricerca e analisi:

  1. chi sarebbero i primi lettori del blog aziendale?
  2. che target potrebbe interessare?
  3. questo target, a cosa potrebbe essere interessato?

Nella fase seek, il mantra è: si raccoglie più che si può.

Nella seconda fase, viene fatta una cernita di ciò che è stato individuato, cercando di capire cosa è coerente con i nostri obiettivi, e cosa no.

Share… beh, non credo ci sia nulla da spiegare.

Il piano di attacco diviso in tre fasi dà un’indicazione importante: “Rome wasn’t built in a day”, e neppure un blog aziendale. La prima fase ricopre un’importanza fondamentale, perchè senza questa, non potremmo capire cosa siamo e dove vogliamo andare. Ma soprattutto, prendete il concetto chiave: il lavoro va organizzato in fasi.

Per capire target, contenuti, ma soprattutto, se il blog è il mezzo giusto, auto-somministratevi questo questionario, creato da Beth Kanter; voi direte, e chi è? Non fatevi ingannare dalle guance rubizze e dal cappello rosso fuoco, questa yankee è il guru della content curation nel settore no profit e non solo, e tra i top influencer in Linkedin. Il no profit,   per alcuni aspetti organizzativi, è molto simile alla PMI (mancanza di risorse, mancanza di una figura professionale specifica, ecc…)

2. Se potessi avere mezz’ora al dì

Sia nella fase di analisi, che nelle fasi successive, come a regime, organizzatevi il lavoro in modo progressivo; la raccolta d’informazione è più efficace sul lungo periodo, come allo stesso tempo, la scrittura, purtroppo, non un dispositivo a comando.

Ricavatevi venti minuti al giorno per la fasi di lavoro, e prevedete delle sedute di lavoro di un’ora o più ogni dieci giorni (durante la fase di start-up).

3. Piano editoriale: si, con i post-it

Per la pianificazione, però, dimenticatevi i supporti rigidi e telematici. Punto primo, le scadenze, ma soprattutto i processi, sono da tenere d’occhio allo stesso modo (avrete capito che la scrittura è l’ultima fase).  Specialmente se il blog è collaborativo (vale a dire, vede l’intervento di più autori), è nevralgico avere una visione immediata dei contenuti, sul medio e lungo periodo.

Prendete un cartellone, dividetelo a seconda della tipologia di post (vedi suggerimento #6) o di autore con l’aiuto di post-it colorati per argomento/utente e organizzate la bozza del vostro piano editoriale con un visual immediato. In caso di ritardi, eccessivo carico di lavoro su un autore, sarà più facile individuare la “radice del problema”.

4. Non dire al contadino quanto è buono il cacio con le pere

Sempre facendo riferimento al concetto di cura e attenzione alla community, partite dalle caratteristiche del vostro pubblico ideale. Ad esempio, se siete un’azienda che produce pesticidi, siete davvero sicuri che mettere sul vostro blog le caratteristiche del vostro ultimo prodotto sia davvero così interessante? E soprattutto, è davvero quello il suo posto?

Chi compra i vostri pesticidi, probabilmente, si interesserà di giardinaggio, di coltivazione, e ha conoscenza di tematiche quali l’agricoltura biologica.

Da questa prima mappatura, individuate chi vi può dare le informazioni su questi campi, chi sono gli influencer e come e in che modo si parla sugli argomenti che avete individuato.

5. Orecchie, occhi, social aperti

Sondare il campo in maniera diretta è pressoché impossibile, e allora, fate venire la montagna a voi, con uso di aggregatori, filtri e liste: su Facebook create delle liste per filtrare i feed in base alle news che più vi interessano, su Twitter usate le liste per avere sott’occhio i cinguettii delle personalità da tenere d’occhio.

Ricordatevi anche di Linkedin: recentemente, ha inaugurato Pulse, un aggregatore tutto dedicato alle news.

Altro strumento è Hootsuite: utilissimo per il social media management, ma possiede una serie di tool, quali estensioni per Google Chrome come Hootlet che permettono di raccogliere e salvare ricerche su keyword da voi suggerite. E il bello è che fa tutto da solo.

Altro strumento per è Google News, erede (in parte) di iGoogle, che permette di raccogliere in una sola pagina le notizie di nostro interesse (calibrate anche in base alla nostre geolocalizzazione), dando un “peso” diverso allei notizie

The last, but not the least, il vecchio Google Alerts, che vi farà recapitare nella vostra mail tutti contenuti riferiti a parole chiave da voi indicate.

6. Crea, riusa e fatti una risata

Dall’uso degli aggregatori di cui si parla nel suggerimento #5, avrete capito che la content curation si compone di creazione, ascolto e traduzione. Detto in altre parole, prendere ispirazione da altri (citando le fonti), è più che legittimo, sempre nel rispetto del diritto d’autore.

Oltre a questo, ricordatevi che le persone (e i blog) che si prendono troppo sul serio mettono in imbarazzo; il cosidetto post “scazzo”, futile e divertente, ha la sua dignità. Basta che abbia anche il suo perché.

7. Quanto ci piacciono le serie!

Questo è un meccanismo che conoscete bene: non perdereste una puntata di Boston Legal neppure per la recita di vostro figlio, all’ultimo essere umano che ha osato svilire Game of Thrones avete tolto il saluto. Insomma, le serie ci piacciono, creano aspettativa e coltivano un sentimento di attesa (la stessa del bambino sopraccitato) che le rende irresistibili. Quindi, il meccanismo si può facilmente applicare alla content curation: le serie, vale a dire più post sullo stesso argomento invitano il lettore a seguire il blog, a ritornarci.

Quindi, cominciate a girare la vostra serie personale.

8.  A noi piace minimal

Vabbè, the content is the king, ma ricordatevi anche “The medium is the message”; nella scelta della piattaforma più adatta (wordpress, blogger, tumblr…) ricordatevi che minimal super omnia vincit.

Photo credits: 
> immagine in evidenza: Stuck in Customs via photopin cc
> immagine incorporata:  Pink Sherbet Photography via photopin cc

 

  • Federica Agostini

    L’ho letto tutto d’un fiato, molto interessante! Organizzare razionalmente il lavoro è sempre la parte più dura, almeno per me!

  • i miei più sinceri complimenti, questo post lo allego da oggi in poi in ogni preventivo che farò

  • giuliazuzu

    @federica_agostini:disqus, è dura per tutti, anche perché le giornate sono di 24 ore, e le settimane durano 7 giorni…non capisco perché non abbiano portato la durata delle giornate ad un conto tondo, tipo 30 ore. 😛
    La parte più difficile, almeno per me, è l’inizio, quando si parte da zero. Ma la pianificazione serve, eccome.
    @c4antonio:disqus: grazie, fammi sapere che dicono i clienti!

  • Ivana Gimigliano

    Ottimo articolo (oltre che ben scritto): grazie @giuliazuzu:disqus e… ci vediamo su twitter!

  • giuliazuzu

    Grazie a te @Ivana_Gimigliano:disqus!

Shares